giovedì 13 agosto 2020

NEW YORK, NEW YORK

 

Avevo desiderato conoscere questa città da tanto tempo. In essa erano ambientati momenti della storia dei nostri migranti italiani che, in cerca di una nuova vita, avevano attraversato l’oceano per andare in “ Ammerica”. Immagino quanto importante ed emozionante   poteva essere stato  per essi  avvistare  , dopo la lunga traversata in mare , i lineamenti della statua della libertà. Mi venivano in mente  le tante pagine cinematografiche  ambientate nella Little Italy ed i racconti  di mio suocero e di un mio amico sui parenti emigrati a New York all’inizio del novecento.  Il cinema e la letteratura continuano ad essere al centro della  mia immaginazione  su questa città. Mi passano davanti alla mente scene  con Cary Grant e Doris Day  sull’affollatissima quinta Avenue  o di Jhon Travolta , De Niro o l’immancabile Woody Allen  in relazione al ponte di  Brooklyn. Vedo scatenarsi  per le strade  e gli spazi della città Fred Astaire e Ginger Rogers ed ancora  Gene Kelly e Frank Sinatra  che ballano e cantano , mentre la grande Liza Minnelli   canta a voce piena “ New York , New York”.

Manhattan è il cuore della città  e per me  nessuno più di Woody Allen  è riuscito a trasmettermi  il suo amore per questo pezzo d’America. Per le sue strade , il Central park , la gente che ci vive e la musica  che la pervade. Milioni d’immagini continuavano a passarmi per la testa ; ma,  adesso, ero lì e questa era la cosa più importante.

Avevo trovato un comodo albergo sulla 29° strada , vicino  alla quinta avenue e a Broadway ,che mi permetteva di spostarmi con facilità nelle varie parti di Manhattan. Non avrei mai pensato di potermi orientare così facilmente. In realtà  tutte le strade disposte orizzontalmente  e parallele l’una all’altra avevano una numerazione crescente man mano che salivano verso Times Square e ancora più in alto verso il Central Park. Esse venivano tagliate quasi al centro dalla quinta strada  mentre le altre avenue longitudinali avevano tutte una numerazione ovviamente più alta o più bassa di questa. Solo alcune Avenues  longitudinali non erano numerate  come ad esempio Broadway  e Madison Avenues.

Era un pomeriggio piovoso ,nonostante fossimo nel mese di maggio,  ma valeva comunque la pena iniziare ad esplorare la città. La prima immagine  fu subito quella dell’Empire State Building , forse il grattacielo  simbolo di questa città , che sbucava  alto fra gli altri edifici .

 

Quante persone sono salite sulla cima del grattacielo!

Lo stesso  enorme gorilla KING KONG ha scelto  la sua vetta per dominare la città; ma , la scena che mi è rimasta nel cuore è quella del film “Insonnia d’amore”  in cui Sam( T.Hanks)  e Annie ( M. Ryan)   s'incontrano e si riconoscono sulla terrazza dell'Empire State Building a New York.

La mattina dopo decidiamo di fare il giro della città utilizzando la proposta di una organizzazione turistica specializzata. Il punto di partenza è sulla quarantatreesima strada  che raggiungiamo facilmente a piedi risalendo lungo la quarta avenue.

Sbrigate le varie formalità saliamo in un Autobus dedicato alla gita con accompagnatore in lingua italiana che inizia a descriverci i luoghi che andremo a visitare.

 La prima tappa è Ground Zero la zona dove avvenne il terribile attentato alle torri gemelle, l’11 settembre 2011. In quel triste giorno due dei sette edifici del World  Trade Center  vennero distrutti dall’attacco di due aerei dirottati dai terroristi  del gruppo di Al Qaeda provocando quasi un migliaio  di vittime.

Ricordo che appresi la notizia ,mentre ero al lavoro, con una telefonata di mia moglie. Mi disse che erano state interrotte le trasmissioni e stavano dicendo che  un aereo si era schiantato su una delle torri gemelle di New York. Da li a pochi minuti, mentre parlavamo,  un secondo aereo si era abbattuto ancora sulle torri  lasciandoci ammutoliti.

Fu difficile elaborare  quel disastro che ebbe poi tremende conseguenze umane  e politiche.

 Appena arrivati la prima cosa che ti colpisce  sono le “ Reflecting Absence” .

Così sono chiamate le due grandi vasche costruite dove vi erano le fondamenta delle torri gemelle. Al centro di ognuna vi è un grande quadrato dove cade  l’acqua senza che si veda il fondo. Lungo il bordo sono incisi i nomi delle vittime.





Accanto al parco,   monumento realizzato in  ricordo delle vittime dell’attentato dell’11 settembre 2001 : “ il il 9/11 Memorial “, è stata costruita  la” Freedom Tower” o “One World trade Center” un grattacielo di 104 piani che ha sostituito le torri gemelle.


Poco distante si può vedere una costruzione che è uno dei simboli della rinascita della speranza a New York ,costruito ed ideato  del celebre architetto spagnolo Santiago Calatrava .L’edificio, comunemente chiamato Oculus , evoca  con la sua forma una colomba bianca. La costruzione,  completata  nel 2016, è conosciuta anche come  World Trade Center Transportation Hub e  ospita al suo interno una stazione di collegamento fra le linee della metropolitana, i treni  PATH , che collegano al New Jersey , e l’Hudson Ferry Terminal. Lungo i suoi piani si sviluppa anche il più grande centro commerciale di Manhattan: il Westfield World Trade Center.



 

Continuando il giro programmato ci dirigiamo verso  The Battery, un parco pubblico situato sulla punta meridionale di Manhattan , di fronte  al porto di New York , e  delimitato ad ovest dal fiume Hudson. Da una zona circostante, nota come South Ferry  partono diversi traghetti fra cui  quello  di Staten Island e diverse imbarcazioni verso il monumento della statua della libertà.



Ci imbarchiamo  sul piccolo veliero  che ci condurrà verso la statua della libertà. Lasciamo la costa e cominciamo a solcare il mare .

 Quale emozione  vedere pian piano la statua  diventare sempre più grande e vicina!

Eccola lì, davanti a noi , che alza la sua fiaccola, simbolo della libertà del nuovo mondo, in cielo!

Chissà quanta gente  ha provato una profonda emozione nel vederla così vicina , alla fine di un lungo viaggio,a promettere un mondo nuovo  e una vita migliore con maggiori opportunità!




Chissà come sarà stata, dopo, la loro vita?

Il nonno di mio suocero arrivò a New York agli inizi del novecento. Trovò un lavoro , si sposò , ebbe dei figli ma dopo la prima guerra mondiale  e la morte della moglie  tornò in Sicilia  lasciando a New York una figlia già sposata.

Quante storie simili  vi saranno state!?!

 E non solo  vissute da italiani  , ma da gente che era arrivata da tante parti del mondo a cercare fortuna.

Torniamo verso terra  dopo questa breve ma intensa visita  alla Statua della libertà. Riprendiamo il nostro giro e  passiamo da Wall Street. Oltre ad ammirare i vari palazzi  e la sede  della  Borsa  notiamo la famosa statua del toro che rappresenta lo spirito positivo della Borsa e viene sempre citato nella fasi di crescita dei valori azionari.

Il giro continua e così arriviamo ad un quartiere che per noi italiani è quasi un luogo di pellegrinaggio : Little Italy. Posto nella Lower Manhattan  era abitata  da molti italo americani , napoletani , siciliani ,pugliesi  che successivamente dagli anni cinquanta in poi cominciarono a trasferirsi in altri quartieri più periferici come  il Bronx , la maggior parte  a Brooklyn ed anche a Staten Island. Little Italy  si è andata sempre più riducendo a beneficio dei quartieri circostanti ,primo fra tutti Chinatown.

Entrando nella via principale di Little Italy  ,tuttavia, guardando i nomi dei ristoranti e della famosa pasticceria “Ferrara” la mente torna indietro alle immagini del passato : personalmente mi sembra di vedere passare per la strada il giovane Corleone nei panni di Robert De Niro .





Immancabilmente  per i più golosi la pasticceria “ Ferrara  è decisamente irresistibile!




Gustate parte di quelle meraviglie, diamo uno sguardo a quei tipici palazzi ornati dalle scale esterne di  emergenza e ci allontaniamo da Little Italy per completare il nostro giro organizzato.



Torniamo  nella parte centrale di Manhattan : nella 36° strada  dove si conclude il Tour e ci  dirigiamo verso Times Square .

L’impressione  è forte! Decine e decine d’insegne luminose  fanno da cornice alla piazza ed alle strade che in essa confluiscono tra cui la Broadway Avenue  con i suoi famosi teatri dove  sono stati rappresentati   gli spettacoli  più famosi  del ‘900.






Passiamo accanto all’Hard Rock Cafè  e ci allontaniamo  verso l’Hudson Yards  per vedere il famoso Vessel  che da qualche anno è diventato uno dei nuovi simboli di New York.



Il Vessel sorge all’interno di  quello che potrebbe essere definito quasi un nuovo quartiere della West Manhattan, ovvero Hudson Yards. La sua costruzione è iniziata nell’aprile del 2017 ed è stato inaugurato  il 15 marzo 2019. L’opera è stata  progettata dall’architetto  Thomas Heatherwick  e prevede oltre  alla struttura del Vessel a nido d’ape alta ca. 46 metri  anche un parco con un centro commerciale , un residence  , un Hotel , un grande  giardino , ristoranti e un parco giochi.



Usciti dal parco  ci avviamo all’interno del percorso della High Line in direzione Chelsea.  La High Line è stata  realizzata sulla sezione meridionale in disuso della West Side  Line , un tratto di ferrovia sopraelevata  che corre lungo il lato occidentale di Manhattan per oltre due chilometri .La sua realizzazione è relativamente recente  se pensiamo che i lavori sono iniziati   nel 2006 e l’ultimo troncone è stato aperto al pubblico solo nel 2014 , mentre  l’ultimo breve tratto di intersezione sovrastante la 10ª Avenue e la 30ª strada,  è stata aperto nel 2015.

Questo esempio di  riqualificazione urbana è estremamente piacevole  da osservare anche se nella mia fantasia pensavo ad un percorso più spettacolare .




E’ comunque piacevole spostarsi a piedi  per questo percorso  ed incontrare  alla fine  sulla 10° avenue questo murale  del brasiliano     Eduardo Kobra con la rappresentazione  di così grandi artisti come Andy Warhol, Frida Kahlo, Keith Haring e Jean Michel Basquiat .

 



 

E’ la New York capitale dell’arte e della cultura mondiale  degli anni sessanta e settanta  che questo murale mi fa tornare in mente quando anche  la musica ed i suoi concerti  richiamavano l’attenzione di tutto il mondo sugli USA e l’urlo di Ginsberg era il manifesto della generazione Beat.

C’inoltriamo nel quartiere di Chelsea  e, complice una pioggia continua, ci rifugiamo all’interno del Market che è una delle realtà più caratterizzanti di quest’area.

E’ rilassante  girovagare fra piccoli punti vendita , ristoranti tipici e bar mescolandosi con i residenti , sentendosi per un attimo “ ammericani e sperando  d’incontrare, magari, Diane Keaton  ferma davanti ad una vetrina.

Adesso si è fatto tardi e decidiamo di rientrare  in albergo per cambiarci ed uscire per la cena , sperando che la pioggia smetta di tormentarci.



Per la cena , con tutto il rispetto per l’interessante cucina americana , avevamo pensato di andare per la 5° avenue verso Madison Square , nelle   cui vicinanze  è presente “ Eataly” per gustare un piatto di pasta all’italiana.

Specialmente la sera , con i palazzi illuminati  sullo sfondo, la passeggiata    è molto piacevole sia all’andata che al ritorno , soddisfatti per aver gustato un piatto di pasta e dei dolci  della cucina italiana.

 



L’indomani  percorriamo la 5° Avenue   e svoltiamo verso il   Rockefeller Center,  un gruppo di 19 edifici commerciali  a poca distanza dalla zona del Central Park , tra cui i più importanti sono sicuramente il radio City Music Hall  e il  Rockefeller Plaza building  di  70 piani e alto ca 266 metri  ed in cima al quale vi è il  Top of the Rock: un punto di osservazione da cui si gode un fantastico panorama di New York.



Attorno agli edifici  e lungo le strade di collegamento si possono osservare delle fontane  con delle statue e dei giardini .




 

Ed anche una cioccolateria molto interessante




Ritorniamo sulla 5° Avenue   con l’intenzione di andare a visitare il Moma; ma prima, come sfuggire al fascino  di una “ Colazione da Tiffany”?



Si , è vero , Audrey Hepburn è andata via;  ma, nella nostra mente e nei nostri cuori,  rimane indimenticabile  e guardare le vetrine di Tiffany nel cuore di Manhattan  non può non riportarci alle stupende scene  del film di cui è stata la grande protagonista.

A questo punto ci dirigiamo verso il Moma e ci immergiamo all’interno della struttura per osservare alcune fra le più importanti e belle opere d’arte dei maggiori pittori  dell’arte moderna.

Ci sono quadri che è un privilegio vedere  di presenza.

Parlo delle “ Demoiselles d’Avignon “ di Picasso



Oppure della  “ Notte stellata”  di Vicent Van Gogh



Dell’ incredibile “ La persistenza della memoria “ di Salvador Dalì



O ancora  “ Fulang Chang e io” di Frida Kahlo



E’ stata una  prima parte della giornata lunga ed interessante,  dedicata in particolare  alla visita del Moma, il museo d’arte moderna . Nel pomeriggio,  andiamo a vedere uno dei simboli di questa città “ Il Central Park”  e ci fermiamo un momento accanto al suo orologio , più volte apparso nelle immagini dei films di Woody Allen.


Subito dopo. continuando il nostro percorso all’interno del parco, accanto a tante persone dedite allo jogging o a passeggiare insieme ai propri cari, arriviamo alla fontana con il vicino laghetto    che rappresentano  un po' il punto centrale del parco e dove molti  si divertono a fare un giro nelle piccole barche.


Non molto lontano c’è una parte del Parco dedicata  a John Lennon



E’ stata una bella giornata ! A domani!


Oggi abbiamo deciso  di visitare Harlem con un piccolo giro organizzato da un operatore turistico locale. Ci muoviamo comodamente su di un bus a partire dalla 43° strada, dove era stato fissato l’appuntamento per l’inizio del giro.

Dopo una visione d’insieme del quartiere, il bus ci fa scendere sulla strada principale,  nelle vicinanze del teatro Apollo dove si sono esibite le più grandi star del jazz




 

 Sul pavimento sono presenti delle targhe commemorative  di alcuni grandi artisti




Lasciato il teatro, passeggiando lungo i viali,  possiamo inoltre ammirare degli splendidi “ murales” , alcuni disegnati anche sulle saracinesche.




Guardando i passanti ci accorgiamo che vi è una fortissima presenza ispanica . che si è ormai aggiunta stabilmente alla popolazione di colore,  tradizionalmente presente nel quartiere.  

La nostra guida  ci porta, adesso, ad assistere ad una  funzione  religiosa  con canti gospel.

 



Bisogna ammettere che lo spettacolo  a cui si assiste è sempre toccante e la qualità  della musica e la bellezza del canto  ci coinvolgono.

Finito il giro, ritorniamo alla base di partenza sulla 43° strada   e rimaniamo in zona centrale a goderci il pomeriggio fino a sera  quando ritorniamo verso Madison Square   dove troviamo un piccolo ristorante gestito da un milanese  che ci regala una cenetta veramente squisita.

Seduti comodamente al tavolo, ragioniamo sul da farsi e  restiamo tutti d’accordo di dedicare l’indomani mattina alla visita del ponte di Brooklyn

La scelta giusta è stata quella di farci portare dal taxi  al Brooklyn Bridge Park, un parco  sul lato del East River  con  grandi prati verdi, alberi  ,sentieri e larghi spiazzi attrezzati con una vista spettacolare sul ponte .



Dal parco è stato facile godere del panorama del ponte  seduti comodamente  in una panchina e rivivendo scene come quelle osservate nel film “ Manhattan” o in “ New York , New York”., per poi successivamente cercare l’entrata pedonale  e fare una piccola passeggiata indimenticabile sul ponte.


NEW YORK ,  città ampia , complessa , moderna , dinamica e piena di attività .

E’ vero,  la sua storia è recente   e rispetto alle città europee  si nota subito  una minore presenza di monumenti, edifici e tracce del passato.

Il suo fascino è giocato tuttavia tutto sulla sua capacità di essere stata sicuramente la capitale del mondo  nella seconda metà  del secolo scorso e di battersi ancora per mantenere questo primato.

 

E’ stato sicuramente interessante  vedere

 

     NEW YORK    ……  NEW YORK

 





giovedì 30 luglio 2020

ASPROMONTE – LA TERRA DEGLI ULTIMI




Aspromonte - La terra degli ultimi è un film (2019 ) diretto da Mimmo Calopresti.

Africo questo piccolo “non paese” dell’Aspromonte calabrese, in provincia di Reggio Calabria, è forse  il simbolo di quello che il Sud non doveva e non deve essere : un luogo per troppo tempo abbandonato dall’interesse delle classi dominanti, dove la popolazione ha vissuto e vive spesso in condizioni miserevoli, dove vi è uno sporco interesse e quasi una connivenza silenziosa fra il potere della criminalità organizzata e quello della classe politica perché tutto rimanga immobile, così che nell’arretratezza e nella miseria diventi più facile il controllo del territorio.

Dobbiamo ringraziare il regista, di origini calabresi, Mimmo Calopresti per aver portato sullo schermo gli avvenimenti che sconvolsero la vita di questo paese e dei suoi abitanti nel dopoguerra, ispirandosi al libro  di Pietro Criaco  “ Via dall’ Aspromonte”.

La storia , ambientata nei primi anni del dopoguerra, ci viene in gran parte raccontata con gli occhi  di Andrea , un bambino di Africo,  figlio  del protagonista Peppe ( interpretato da Francesco Colella) che, dopo aver perso la moglie  per la mancanza di un medico condotto in paese e dopo aver a lungo protestato insieme a tutti gli abitanti del paese con le autorità,  proverà a costruire autonomamente, insieme ai suoi compaesani, una strada  di collegamento con i paesi costieri più evoluti.

La strada  è il passaggio reale per la realizzazione della rottura dell’isolamento in cui vive il paese di Africo. È la condizione per entrare in rapporto con altra gente  e culture .

 Per avere  accesso ai servizi  medici e per sperare nell’arrivo anche dell’elettricità e di nuove opportunità di lavoro.

Nel corso del film, viene richiamato l’avvenimento del reportage e successiva pubblicazione sul settimanale “ L’Europeo”  realizzato ad Africo nel 1948 dal giornalista Tommaso Besozzi , corredato dalle fotografie scattate  da Tino Petrelli. Nel corso dell’articolo, Besozzi  affermava che le condizioni di vita del paese erano ferme a quelle descritte vent’anni prima  dallo studioso del Meridione Zanotti Bianco  che ne aveva parlato in questi termini: “ un paese  annidato su case diroccate a causa  del pregresso terremoto, isolato geograficamente, afflitto da tasse indiscriminate e da malattie,  privo di medico, di aule scolastiche (le lezioni si svolgevano nelle stanza da letto della maestra) e dove gli abitanti si nutrivano di un immangiabile pane fatto con lenticchie e cicerchie.

Anche questa immagine dell’attività encomiabile della maestra viene mostrata nel film dove il ruolo viene interpretato da Valeria Bruni Tedeschi.

Il film ed il romanzo da cui è tratto ci raccontano del tentativo di ribellione  e di richiesta di attenzione degli abitanti di Africo, legato alla costruzione della  strada  che avrebbe finalmente collegato il paese al resto del mondo; ma,  con crudezza, ci mostra anche come  contro questo tentativo,  con modalità diverse, si siano mosse le autorità e le forze dell’ordine da una parte e il potente malavitoso ( Don Totò, interpretato da Sergio Rubini)  dall’altra.

 E’ una storia che appare senza speranza  agli occhi del giovane Andrea che, alla fine, insieme al padre e agli altri abitanti di Africo dovrà abbandonare il Paese in cerca della sopravvivenza altrove, proprio mentre una devastante alluvione  distruggerà il paese.

E’ quell’alluvione del 1951 in seguito alla quale le autorità comunque presero il provvedimento dell’evacuazione totale del paese.

Dopo molti anni Andrea , ormai anziano ritornerà nei luoghi della sua infanzia  e ritroverà un libro  a lui dedicato da un abitante di Africo detto “u poeta” ( interpretato da Marcello Fonte) : Ricorderà le sue parole di quando un giorno, proprio di fronte alla pesantezza della realtà che li circondava “ U poeta” lo aveva invitato a non smettere mai di “ sognare” ,perché il sogno ci porta verso la vita e la possibilità di cambiare la realtà opprimente che stiamo vivendo.

Nella realtà storica  le traversie di  Africo e della sua gente continueranno  dal 1951 ai giorni nostri , con non poche difficoltà.

 Dopo aver vissuto per molti anni come dei profughi, i paesani  torneranno ad abitare  “Africo Nuovo”  solo all'inizio degli anni '60. Posto in una zona nuova rispetto al vecchio paese i suoi abitanti dovranno vivere ,di  fatto, di aiuti assistenziali. Avevano perso le loro attività agricole , molti erano emigrati e le maggiori fonti di reddito erano costituite  da sussidi di disoccupazione e rimesse emigrati.

Le lotte e le manifestazioni di protesta della popolazione continuarono a infiammare il paese, ma la risposta delle autorità fu quasi totalmente di tipo repressivo. Nel frattempo, come se non bastasse,  già dagli anni settanta  crebbe l’importanza ed il potere, in tutta la zona, della  ‘ndrangheta.

Film come questo sono importanti per ricordarci le tante situazioni difficili presenti nel nostro Paese.

Situazioni e problemi che richiedono una  continua attenzione ed impegno da parte di tutta la società civile perché non vengano dimenticate ed abbandonate.

Il film ha ottenuto la candidatura  al Globo d’oro 2020  per la migliore musica  a Nicola Piovani  e per la migliore fotografia  a Stefano Falivene; mentre, è stato vinto il Globo d’oro da Valeria Bruni Tedeschi come migliore attrice.

Il regista Mimmo Calopresti  ha ottenuto il Nastro d’argento  2020  della legalità.


martedì 9 giugno 2020

FAVOLACCE




I F.lli D’Innocenzo, con il loro secondo lungometraggio “ Favolacce”,  esprimono una pesante condanna, senza appelli, della generazione degli adulti ed in particolare sulla loro capacità di porsi come genitori e protagonisti del loro tempo.
 Essa viene descritta come incapace di una vera empatia personale e sociale, afflitta da una profonda insoddisfazione nei confronti della propria vita familiare, sociale e lavorativa. Un’insoddisfazione a cui corrisponde una latente  violenza che a volte esce fuori in maniera irrefrenabile . 
E’ una società senza futuro, quella descritta nel film,  che parte dalla descrizione della vita di una piccola comunità di persone  di condizione piccolo borghese  che abita per la maggior parte in piccole villette  a schiera nella estrema periferia romana. Forse quella stessa zona del litorale romano che si estende fino a Lavinio ed Anzio dove hanno trascorso la loro infanzia.
 Vista dall’esterno e con un occhio disattento, potrebbe sembrare quasi una condizione invidiabile  per la facilità di relazioni di vicinato , la presenza di un ambiente naturale gradevole intorno  con molti alberi e piante , spazi ampi, poche automobili, il mare non lontano , servizi scolastici relativamente vicini  che consentono ai  ragazzini delle medie di andare a scuola  anche da soli.
 Eppure, questa società è priva di un’elaborazione valida del proprio presente e del proprio futuro e chi ne paga le spese sono i bambini, su cui i genitori sfogano le proprie insicurezze e frustrazioni rendendoli infelici. Sono essi che nella “ Favolaccia”  rappresentano metaforicamente il futuro.
 Un futuro che , secondo i F.lli D’Innocenzo , in queste condizioni , non arriverà mai.
Paradossalmente, i poveri ragazzini troveranno nell’istituzione scolastica il cattivo maestro  che sfogherà su di loro la sua incapacità di vita e di ruolo insegnandogli  dei  possibili strumenti di morte, utili per organizzare la punizione del mondo adulto e/o di se stessi.
I giovani ragazzini delle medie  sono le vere cartine tornasole di questa società e della sua crisi  strisciante evidenziata nel film . Sono loro  a soffrirne in prima persona  le conseguenze , la sostanziale inadeguatezza dei genitori e a raccontare  questa storia con il diario ritrovato per caso di una di loro.
Un altro aspetto che colpisce è la totale assenza del mondo più anziano.
I nonni , i padri e le madri di questi genitori sono totalmente assenti in questa storia .
Può essere un caso naturalmente!
Non vi era alcuna utilità della loro presenza nella storia raccontata, forse, ma nulla accadde per caso.  Questa assenza  fa pensare ad una possibile rimozione  della presenza di una generazione  a cui  gli attuali adulti non sono interessati. Questo fa pensare anche ad uno dei problemi della nostra società : la mancanza di una continuità storica nella nostra cultura moderna . La possibilità di una immediata consultazione del web  per ottenere  una rapida informazione  su qualsiasi  problema, la crisi delle ideologie e delle visioni  del mondo avvenuta a metà del novecento, rendono quasi superfluo , ma , in realtà , molto difficile  cercare una continuità con il passato: una continuità personale , culturale , politica.
Questa generazione descritta nel film sembra barcamenarsi nei confronti di una realtà più grande di lei che non conosce  e non capisce . All’interno della quale si vive in una condizione di eccessiva instabilità. La crisi dei valori, delle ideologie, della visione del mondo operata dalla generazione precedente a questa è ancora presente e  non ha prodotto risultati.
Le varie soluzioni proposte sono risultate chiaramente inadeguate,  lasciandoci un mondo che si dibatte tra modelli sociali, seppur vincenti, poco “ convincenti”.
Il ribellismo, il disagio il serpeggiare  e l’esplosione improvvisa della violenza sono presenti nel nostro vissuto e nell’immaginario. Se ci pensiamo bene, il cinema , che tenta di rappresentare il “ sentiment” delle persone, quest’anno ce li ha proposti in varie opere che, pur trattando argomenti diversi, risentono di queste problematiche : penso al premio Oscar “ Parasite”,  ma anche a “ Joker”  e  a “C’era una volta a Hollywood”.
I F.lli D’Innocenzo c’invitano a riflettere con “ Favolacce”.
Il film è stato presentato in concorso al Festival di Berlino 2020, dove ha vinto l’Orso d’argento  per la migliore sceneggiatura( sempre realizzata dai F.lli D’innocenzo) e la sua visione è oggi  disponibile on demand. Tutti bravi gli attori,  fra cui  Elio Germano. Da ricordare ancora che i gemelli D’Innocenzo  dopo la loro interessante opera prima “ La terra dell’abbastanza”, che ha ottenuto diversi  riconoscimenti nazionali ed internazionali tra cui miglior opera prima e migliori registi esordienti ai   Nastri d’Argento 2018, prima di realizzare il loro secondo film “ Favolacce”   hanno avuto modo di collaborare alla sceneggiatura del film “ Dogman” di Matteo Rovere.