mercoledì 15 giugno 2016

La Partigiana Agnese

“L’Agnese va a morire” è un romanzo scritto da Renata Viganò nel 1949 che descrive la partecipazione femminile alla lotta partigiana.
La protagonista è una lavandaia di mezz'età, di nome Agnese, che, dopo la morte del marito deportato, pur non essendosi mai interessata prima di politica, inizia a collaborare con i partigiani ssumendo il ruolo di staffetta.
E’ un libro intenso che consiglio di leggere soprattutto ai più giovani che hanno sentito parlare poco della Resistenza e dell’impegno personale di tante persone comuni.
La lettura del libro mi ha ispirato questo piccolo quadro ad inchiostro di china su foglio 30 x 25





venerdì 10 giugno 2016

Spaghetti al nero di seppia
















Questa ricetta, pur semplice, si presta a mille variazioni, sia personali sia in relazione al territorio d’appartenenza.
Quella che vi presento è la versione che mi ha insegnato il fratello di mia madre, zio Armando.
Vi assicuro che vi leccherete i baffi e già, al solo pensarci, mi viene voglia di mangiarne un bel piatto.
Il ricordo più bello della preparazione di questa pietanza è legato ad un mio soggiorno con la famiglia a Botricello,in Calabria.
Lungo la splendida ed ampia spiaggia di sabbia, i pescatori tiravano le reti e c’era la possibilità di acquistare direttamente da loro delle belle seppie con cui ho preparato dei magnifici piatti.

Ingredienti per quattro persone

1 kg di seppie nere
2 cipolle
1 peperoncino
750 g. di salsa di pomodoro o ,in alternativa, concentrato di pomodoro
un bicchierino di Cognac
spaghetti nella quantità che desiderate
sale q.b.

Per prima cosa, quando comprate e fate pulire le seppie,   fate mettere da parte, dal vostro rivenditore di fiducia, le sacche del nero.
Tagliate, quindi, a pezzetti le seppie e mettetele da parte.
Tritate finemente le cipolle e ponetele in un’ampia padella insieme all’olio ed al peperoncino sbriciolato.
 Fate imbiondire le cipolle sul fuoco e solo allora unite i pezzetti di seppia facendoli insaporire insieme . Sfumate a questo punto l’insieme con un bicchierino di Cognac e successivamente unite la salsa di pomodoro. Salate quanto basta, coprite la padella con un coperchio e continuate la cottura a fuoco lento aggiungendo eventualmente dell’acqua se il sugo stringe troppo.
In alternativa alla salsa di pomodoro sarebbe preferibile, come nella tradizione, utilizzare il concentrato di pomodoro aggiungendo dell’acqua quanto basta per continuare la cottura sempre a fuoco lento e coperta.
Dopo una buona mezz’ora, quando il sugo e le seppie vi sembreranno pronte, aggiungete le sacche del nero e mescolate in modo da romperle e colorare l’intero condimento.
Aggiungete quindi gli spaghetti già cotti e mescolate nella stessa padella insieme al condimento.
Quando i piatti saranno pronti a tavola, suggerisco ai commensali di rifinirli condendoli o con pecorino o ricotta salata grattugiata, secondo la vostra preferenza.
E’ uno spettacolo per gli occhi e per il gusto .
La forza del sapore consente, in questo caso, il condimento del formaggio sulla pasta, altrimenti non indicato in quasi tutti i primi piatti a base di pesce.

Annaffiate il tutto con un buon vino bianco siciliano . Non ve ne pentirete!



giovedì 9 giugno 2016

IL GABBIANO





Vola il gabbiano bianco e grigio
Vola maestoso sul mare
Vola sulla terra, vola nel cielo.

Affascinato dall’orizzonte e dal sole
Si ferma a volte ad aspettarti per
Seguire i sentieri del tuo cuore.

Gli sono compagne le note del canto
Che, con un lieve sussurro,
Fluiscono dalle tue labbra

Gli è fedele la luce dei tuoi occhi
In cui si specchia nelle ore più cupe

 Se la lotta e la paura lo hanno segnato,
lavalo nell’acqua fredda dell’oceano,
cura le sue ferite, stecca le sue ossa,
fa’ che non si stanchi di volare

Lo stormo si allontana e lo reclama
e volare in mezzo   è il suo destino.
Potrà allora raccontare
dei mondi lontani conosciuti
e di come si possa volare
da soli in alto controvento.
Così in alto da bruciarsi al sole!

Incaponendosi capriccioso
Nelle sue passioni, lo osserverai,
Ormai vecchio, sorridere sornione
Per il piacere di volare
Avvitandosi in cielo
Incurante della morte.




martedì 31 maggio 2016

LA PAZZA GIOIA



Meno male che ci sei tu!
Dice una delle due protagoniste all'altra che, sorridendo, si schermisce dicendo:  'chi io? " .
Il tenero abbraccio che le unisce suggella la nascita di una bella amicizia.
Si, l'amicizia fra due o più persone , l'unica cosa bella che, come l'amore, ti può accompagnare nella vita per superare le difficoltà.
La cura dell'una per l'altra che, per la prima volta, regala ad ognuna di queste due giovani donne l'esperienza dell'attenzione di qualcuno nei loro confronti . 
Loro, la cui unica esperienza fino a quel momento è stata l'abbandono , l'utilizzo per interesse dei loro sentimenti, la privazione di ciò che c'è di più caro, la sofferenza sorda ed infinita dentro il cuore. Tutte cose che poi infieriscono ancora su di te, facendoti stare male,  deprimendoti ed, alla fine , facendoti diventare così debole ed incapace di controllare il tuo dolore, da renderti  socialmente inaffidabile . 
Si, la società le sta curando, fortunatamente, all'interno di strutture che non sono più solo gli OPG; ma, quanta difficoltà e quanta mancanza di mezzi mantengono  una sproporzione fra ciò che bisognerebbe fare e ciò che si fa!
Paolo Virzì ci regala con " La pazza gioia" uno dei suoi più bei film; anche se, per me, il più amato rimane "La prima cosa bella". 

Che dire delle due interpreti ? Magnifiche!
Micaela Ramazzotti è una delle attrici italiane che amo di più; ma, da oggi, assieme a lei aggiungo Valeria Bruni Tedeschi, che  avevamo già apprezzato nel " Capitale umano" dello stesso regista.
"La pazza gioia" è il titolo del film, ma è anche la frase di felicità e liberazione che esclamano le due protagoniste quando, dopo aver sottratto l'auto ad un squallido corteggiatore, capiscono di potersi muovere verso la gestione della propria vita, l'una insieme all'altra, verso la pazza gioia . 

Gioia per l'attesa di felicità, pazza perché solo vivendo la propria pazzia, conclamata dagli altri ma vissuta a modo proprio, c'è una speranza di libertà.
La società in cui viviamo, che è l'ambiente in cui è cresciuta e si è sviluppata la sofferenza delle due donne, non è certo molto equilibrata.

Di sicuro, potremo dire che le due donne non sono riuscite a crescere, assumendo dentro di se il principio di realtà. Potremo dire che la loro reazione alla sofferenza  è incontrollata , pericolosa per se e per gli altri. Potremo dire mille altre cose; ma, di certo, non  ci possiamo esimere dall'osservare lo squallore, l'interesse,la prepotenza,l'indifferenza che è presente in molti comportamenti normali e prevale all'interno di molte relazioni.
Un film importante, quindi , ben diretto, pensato e realizzato, con due attrici bravissime che rimangono nella nostra mente e nel nostro cuore.

sabato 21 maggio 2016

SOTTO LA ROSSA LUNA

SOTTO LA  ROSSA LUNA- quadro ad olio su tela cm 50 x 70 - ANNO 1978






Una coppia  accoccolata insieme sotto i raggi di una luna rossa, in parte nascosta dalle alture. Come se stessero in una conca, in una piccola casa.
Il nero ed il rosso sono quasi gli unici colori utilizzati, come a rappresentare la profondità ed il fuoco della vita. 
Avevo letto da poco " Il serpente  piumato" e qualcosa dell'importanza e del rapporto di quei colori, per il nostro animo, era presente anche in qualche riga di quel libro.

giovedì 19 maggio 2016

AL DI LA’ DELLE MONTAGNE

















  
Il nuovo film di Jia Zhang-Ke ci parla di una donna contesa fra due amici innamorati e della sua vita; ma, in qualche modo, mi sembra, ci parli, per parafrasi, della stessa Cina.
La storia si svolge in un arco di tempo di ca. 25 anni, iniziando alla vigilia del nuovo secolo in corso e trovando la sua conclusione in un futuro in divenire nel 2025.
Il regista ci accompagna in quest’arco di tempo, facendoci immaginare, anche, l’utilizzo di una diversa tecnologia di ripresa.
 Dalla telecamera portatile delle prime scene fino alla possibile alta definizione delle ultime. La stessa dimensione dello schermo va progressivamente ampliandosi.
Tao, la protagonista, è una ragazza di Fenyang in una regione “Al di là delle montagne”. La prima scena la ritrae mentre balla, insieme con altri giovani, in attesa del nuovo anno. La stessa musica la raggiungerà di nuovo, insieme ad una ritrovata speranza di vita, in una giornata nevosa di venticinque anni dopo mentre, ballando in aperta campagna con accanto il suo cane, avrà il presentimento del prossimo ritorno del figlio.
Un figlio allontanatole dal marito, affascinato dal capitalismo e lui stesso imprenditore, da cui si è separata e che ha gestito la formazione del bambino, ormai divenuto giovane uomo.
Zhang, il marito, è stato un padre che ha gestito la crescita di suo figlio separandolo completamente   dalle sue radici, trasferendosi insieme a lui in Australia e facendogli frequentare una scuola d’elite che gli ha insegnato a pensare ed esprimersi in inglese creando paradossalmente una difficoltà di rapporto con lui stesso, che non ha mai imparato quella lingua.
Tao, 25 anni prima, era stata contesa da due amici innamorati.
Uno era Zhang proprietario di una stazione di servizio che desiderava diventare un ricco capitalista e le proponeva tutti i vantaggi e i miti del lusso, della ricchezza e del progresso.
L’altro Lianzi, umile minatore, semplice e legato ai valori della tradizione.
La stessa Cina si è trovata nel dilemma fra i valori tradizionali ed un progresso legato ai valori capitalisti ed a modelli di comportamento delle società occidentali.
Tao sceglie il futuro promesso da Zhang perdendo il rapporto con il fido Lianzi che disperato preferisce lasciare la casa e la città.
Ma la realtà non è quella che s’immaginava e Tao quindici anni dopo è sola e separata dal marito e dal figlio che ha avuto nel matrimonio. Zhang vive a Pechino con un’altra donna. Ricco e potente ha ottenuto l’affidamento del figlio che ha chiamato Dollar come la moneta americana. 
L’occasione per rivedere il figlio è costituita dalla morte del nonno, il padre di Tao. Il bambino sembra quasi un estraneo e stenta nel rapporto con la madre che resterà comunque un ricordo fondamentale nella sua crescita.Tao in quell’occasione, consegnerà al figlio piccolo una copia delle chiavi della sua casa, spiegandogli che sarà sempre disponibile per lui.
Crescendo, quel ragazzo, quando si ritroverà adulto ed incapace anche di un semplice dialogo con il padre, guardando quelle chiavi, capirà che il suo futuro non sarà possibile senza un ritorno alle sue radici ed al rapporto con la madre.
Qualcosa di simile è probabile che il regista immagini per il suo Paese: la Cina.
Il suo futuro, pur pieno di progresso e di contenuti appresi dalle società occidentali, non potrà ragionevolmente dispiegarsi in un progetto di vita pieno e soddisfacente senza un riferimento preciso alle origini ed alle radici della propria cultura.



martedì 17 maggio 2016

CANNOLI SICILIANI




La descrizione della preparazione è legata, per quanto riguarda l’utilizzo d’alcuni materiali come le cane di bambù e le quantità prodotte, alle   necessità ed al tempo in cui è stata scritta da mio nonno.
Ho preferito, comunque, mantenere la descrizione originale, lasciando al lettore la cura degli eventuali adattamenti.

Scorza dei cannoli

( dose per 50 scorze)
G. 500 farina 00
G. 50     zucchero
G. 30     strutto
2           tuorli d’uova
Vino per impastare

Mettete la farina sul tavolo e fate la fonte; aggiungete lo zucchero, lo strutto, i tuorli ed impastate con il vino.
Lavoratela moltissimo e, quando sarà pronta, formate con la pasta un cilindro lungo cm.50 circa e ricavatene 50 parti uguali.
Schiacciate le parti e stiratele con il rullo, formando delle sfoglie ovali lunghe non più di cm. 10 e larghe cm.8 e disponetele in fila l’una sul’altra, in modo che le estremità si distanzino di cm.2.
Quando saranno tutte stese, avvolgetele intorno alle canne che avrete preparato in precedenza (canne di bambù di media grossezza lunghe cm 12) dalla parte più corta, appiccicando l’estremità non troppo stette, (con la chiara d’uovo) in modo che, dopo fritte e gonfiate, sia possibile togliere la canna senza romperle.
Dopo averle avvolte, si fanno friggere in strutto abbondante molto caldo in una padella dai bordi rialzati, voltandole e rivoltandole sino a quando non avranno raggiunto un bel colore dorato e siano piene di bollicine.
Una volta finito di friggerle tutte, si sfilano le canne con molta attenzione.
Si possono poi conservare in una scatola di latta chiusa ermeticamente per non far loro prendere, in attesa di essere riempite di crema o ricotta e spolverizzate con zucchero a velo.

Per riempire i cannoli si utilizzano varie creme. Ne illustreremo alcune fra le principali.

Ricotta per cannoli

Ingredienti:
Kg 1 ricotta fresca
G.400 zucchero
Cioccolato fondente a piccoli pezzi
Zuccata
Essenza di vaniglia

Si mescolano la ricotta e lo zucchero e si lasciano riposare un’ora. Poi, si passa il composto a setaccio e vi si aggiungono i restanti ingredienti.

Crema al cioccolato

Ingredienti:
G.200 farina 00
G.400 zucchero
G.50 cacao
Lt.1 acqua
G.5   cannella in polvere

Mettere in un recipiente (possibilmente d’alluminio) la farina, lo zucchero e il cacao.
Quindi, aggiungete, poco alla volta, l’acqua, mescolando con il cucchiaio di legno.Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati, mettete il composto sul fuoco mescolando senza mai smettere, fino a che raggiunge il bollore.
Fatelo bollire per dieci secondi, toglietelo dal fuoco e versatelo in una terrina pulita. Aggiungete la cannella, mescolate e lasciate raffreddare.
Una volta fredda, questa crema si potrà utilizzare per riempire i cannoli.

Crema gialla

Ingredienti:
G.200 farina 00
G.400 zucchero
6          tuorli d’uovo
Lt 1      latte

Ponete a fontana la farina e lo zucchero e mettete in questa i tuorli. Mescolate, aggiungendo a poco a poco il latte e mettete sul fuoco.
(N.B. questa crema non deve essere cotta in recipienti di rame)
Vi si aggiunge essenza di limone e cedro.
Vi si può aggiungere inoltre zuccata, cedro in sciroppo e scorza d’arancia sciroppata

Crema di pistacchio

Per prima cosa bisogna preparare il latte di pistacchio.
Sbollentate g.100 di pistacchi, sgusciateli e pestateli molto fini nel mortaio. Sciogliete in ½ Lt d’acqua la pasta così ottenuta e passatela al setaccio molto fine (crivello di seta) facendo passare per il setaccio quanto più è possibile di detta pasta.
Quindi, mescolate a parte g. 200 farina 00, e g. 400 di zucchero, fate la fonte e aggiungete 6 tuorli d’uovo.
Mescolate, aggiungendo il latte di pistacchio e ½ Lt di latte e quando il tutto sarà ben amalgamato potete aggiungere facoltativamente un pochino di colorante verde per dolci per ottenere un colore verde chiaro pistacchio. Mettete sul fuoco e dopo la leggera bollitura mettete a raffreddare.
Prima di adoperarla, aggiungete alla crema, zuccata ed essenza di cedro fresco.
N.B. per tutte le creme a base di latte non si devono utilizzare recipienti di rame.