martedì 15 giugno 2021

LEI MI PARLA ANCORA- Un tenero film di Pupi Avati

 


Cesare Pavese scriveva : “L’uomo mortale ha solo una cosa d’immortale  : il ricordo che porta e il ricordo che lascia” . Questa frase permette  a Nino , il protagonista,   di chiudere in pace la propria esistenza e di riferirla al narratore che insieme a lui  aveva scritto la storia del suo amore per “ Rina” , sua moglie. Un matrimonio che era durato sessantacinque anni  e che prima di iniziare era stato suggellato da una lettera che Rina aveva scritto e consegnato al suo futuro marito in cui affermava che se il loro legame sarebbe stato forte così come il loro amore avrebbero avuto il dono dell’immortalità.

Quella lettera non era mai stato più ritrovata perché il protagonista l’ aveva messa nella tasca interna della giacca dell’abito con cui era stato vestito nel giorno del suo funerale.

La storia dell’amore fra Rina e Nino è una cosa forse d’altri tempi al punto da  far dire  allo scrittore che collabora con Nino per ricucire i suoi ricordi e narrare la storia di questo amore che ha una grossa difficoltà a scrivere perché mai si è trovato davanti ad una persona così diversa da lui. Come tanti , oggi , lo scrittore Amicangelo ( un convincente Fabrizio Gifuni) ha una vita sentimentale difficile , con un matrimonio interrotto che rende difficile il rapporto con la figlia  ed una nuova storia d’amore  che non sa quanto durerà . Vive una realtà ed un mondo profondamente diverso da quello di  Nino; ma, forse il rapporto con una esperienza così diversa lo spingeranno a cercare  qualcosa dentro di se e tentare un rapporto diverso con le persone che ama : a cominciare dalla figlia.

Pupi Avati, ancora una volta con i suoi film, ci porta nella vita della provincia della Bassa Padana  , con i suoi momenti di semplice socialità ed un’importanza  non irrilevante dell’ambiente naturale che fa parte della vita delle persone.

In questo film la storia  nasce dalla rappresentazione del romanzo  “Lei mi parla ancora - Memorie edite e inedite di un farmacista” scritto nel  2016 a 95 anni da  Giuseppe Sgarbi, padre del noto Vittorio Sgarbi e della sorella Elisabetta.

 Giuseppe “ Nino “ Sgarbi da giovane è interpretato da Lino Musella mentre la moglie Rina  da Isabella Ragonese , entrambi convincenti nella rappresentazione dei due personaggi. I ruoli della coppia ormai anziana sono poi ricoperti  da una magnifica Stefania Sandrelli e da Renato Pozzetto che continuano a farci vivere questo splendido legame,  presente all’interno della coppia, che la stessa morte non può separare. Chiuso nella sua stanza , quando pensa che nessuno lo senta , Nino infatti continua  parlare  con Rina senza la quale non riesce nemmeno ad immaginare la sua vita.

E’ la forza del ricordo che ci rende immortali. E’ questa la grande lezione che riceviamo dal film ma anche dalla stessa storia dell’umanità .

 Le persone a noi più care  continuano a vivere nel nostro ricordo e ,se ci pensiamo bene, noi stessi, la  nostra formazione culturale sono  realizzate grazie al ricordo di chi ci ha preceduto e ci ha lasciato le sue riflessioni e le sue emozioni  che risultano immortali per sempre.  La stessa perdita dei nostri punti di riferimento  diventa sopportabile solo grazie al ricordo delle cose che hanno fatto  o hanno detto .

Pupi Avati ha realizzato la sceneggiatura di “ Lei mi parla ancora” con il figlio Antonio ed insieme hanno ricevuto la candidatura al David di Donatello perla migliore sceneggiatura  adattata. Un’ulteriore candidatura al David di Donatello come  miglior attore  protagonista è andata a Renato Pozzetto. Tutti bravi gli attori che hanno collaborato alla realizzazione del film fra cui desidero sottolineare la prova di Isabella Ragonese , Lino Musella , Stefania Sandrelli , Renato Pozzetto , Fabrizio Gifuni, Chiara Caselli  e Alessandro Haber

 

 


venerdì 28 maggio 2021

"I PREDATORI" (2020) – la decadenza della nostra società


 



Al suo  esordio nella regia,  Pietro Castellitto ci regala, con il film “I Predatori”(2020) , un’accorata riflessione sulla crisi latente in cui versa la nostra società. Lo fa ,in qualche modo, ispirandosi alla capacità di denuncia della commedia italiana; ma unendo al grottesco ed all’umorismo  una maggiore drammatizzazione, utile a mantenere viva la tensione  e la riflessione nello spettatore.

Con molta trasparenza intellettuale, Castellitto  non nasconde la profonda influenza  esercitata dal filosofo Nietzsche nei confronti della sua concezione della realtà e del comportamento umano al punto di citarlo espressamente nel film come uno dei principali interessi culturali del  giovane Federico ( interpretato dallo stesso Castellitto) e di assumerne quasi le sembianze  nelle scene finali, mostrandosi con dei grandi baffi spioventi sul viso che ricordano quelli del filosofo.   

La ricerca di Castellitto è legata principalmente alla volontà di denuncia di una società in cui l’individuo è letteralmente schiavo  di una cultura soffocante e condizionante sia quando  è espressione di una classe intellettuale dominante, “ radical chic” simboleggiata dalla famiglia Pavone sia quando  descrive la vita della famiglia Vismara, marginale, coatta e fascista.

 I componenti delle due famiglie, non riuscendo ad esprimere se stessi liberamente ed in maniera autentica, sono  condannati a diventare dei predatori  che pur di realizzare  ed ottenere almeno la propria soddisfazione materiale sono pronti  a “predare “ gli altri utilizzando tutti gli strumenti possibili a loro disposizione. Questi sono sicuramente più brutali  quando parliamo della famiglia  Vismara, che ha disposizione  principalmente la bassa violenza fisica, ma  risultano forse più efficaci  quelli utilizzati dalla famiglia Pavone  che preferisce il condizionamento culturale , il tradimento , la falsità ecc.ecc. 

In qualche modo, la rappresentazione scelta per parlarci della nostra società mi ricorda molto il geniale film “ I mostri” (1963) di Dino Risi, che denunciava la crisi sociale dei primi anni sessanta .Oggi come allora gli artisti più sensibili ci parlano dell’insostenibilità e decadenza della nostra società, lasciandoci dentro un profondo senso di disagio e l’esigenza di dover affrontare questi problemi.

Castellitto nella sua denuncia è ancora più critico nei confronti della società medio alto borghese, di cui non tollera l’intrinseca falsità di un messaggio culturale apparentemente più valido e accogliente , e non esita a metterla in discussione  ad esempio con la scena magistrale in cui durante una cena  una ragazza canta un brano da lei composto di totale condanna della famiglia.

In una conferenza stampa a Venezia  Castellitto ha detto con chiarezza che:  “Nella nostra epoca c’è una classe che per essere predatrice necessita delle armi, e un’altra che ne ha di più raffinate: per questo, il mio è un film anti borghese e non anti fascista”.

E paradossale pensare , in fondo , che la denuncia di questo giovane si rivolge in particolare proprio nei confronti di quei "Baby Boomers"  che nella loro maggioranza si erano rivoltati contro i comportamenti  dei “ Mostri “  (  del film di Risi) e le contraddizioni sociali della società degli anni sessanta rivendicando per tutti i cittadini e le persone il diritto alla libertà , alla felicità , all’eguaglianza . Qualcosa deve esser andato “ storto” se a distanza di anni nel film essi sono oggetto di una battuta rivolta da Federico  nei confronti dei genitori che dice: “siete la prima generazione che era stronza da ragazzi”.

Questo film come  anche tanti altri presenti nel panorama italiano ed internazionale ci segnala una decisa crisi di credibilità dei modelli culturali in essere ed il profondo malessere vissuto in particolare dalla nuove generazioni .

Per tutti questi motivi, pur con i possibili limiti presenti , il film risulta interessante e da vedere.

 Ottimo il cast degli attori  che hanno contribuito alla  sua realizzazione, da  Massimo Popolizio ( Pierpaolo Pavone)  a Giorgio Montanini( Claudio Vismara) . Insieme a loro il regista sceneggiatore e attore  del film Pietro Castellitto( Federico Pavone), Manuela Mandracchia ( Ludovica Pensa) Dario Cassini( Bruno Parise), Anita Caprioli( Gaia) Marzia Ubaldi( Ines) Nando Paone( Nicola Fiorillo) Antonio Gerardi ( Flavio Vismara) e Vinicio Marchioni ( Venditore di orologi  ed infine il sedicente principe).

I predatori ( 2020) diretto, sceneggiato e interpretato da Pietro Castellitto è stato presentato  in concorso alla 77° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia  dove ha ottenuto il  Premio nella sezione Orizzonti per la miglior sceneggiatura. Ha inoltre vinto il  David di Donatello 2021 per il miglior regista esordiente.

 

 

 

 


venerdì 21 maggio 2021

“Rifkin's Festival”- E’ tornato Woody Allen

 


Quando il cielo è nuvoloso e grigio

è grigio solo per un giorno

Quindi avvolgete i vostri problemi nei sogni

E sognate che si allontanino.

Fino a che il sole non fa capolino

C'è solo una cosa da fare

Basta avvolgere i vostri problemi nei sogni

E sognare che si allontanino

I tuoi castelli possono crollare  e questo è il destino, dopo tutto.

La vita è  divertente in questo modo

non stare a brontolare  ma prova a sorridere  mentre cadono

Non sei stato  forse un re per un giorno?

Basta ricordare che il sole segue sempre la pioggia

e quindi avvolgete i vostri problemi nei sogni

E sognate, sognate che si allontanino.

Le parole della canzone " Wrap your troubles in dream"  vengono regalate  da Woody Allen al protagonista del film come risposta alle sue domande esistenziali ,ai problemi che lo turbano  ed in qualche modo anche a tutti noi spettatori ed a lui stesso, mentre scorrono le immagini in bianco e nero  dei principali momenti di riflessione o di incubo vissute dal protagonista nella sua vita: il suo personale festival “ The Rifkin’s Festival”.  Parole di una canzone che era un vecchio successo di Bing Crosby del 1931, riproposto nel film nella versione suonata da Stephane Wrembel e cantata da Aurora Nealand.

Wrembel , di cui avevamo apprezzato la musica nel film " Midnight in Paris", ci viene riproposto da Allen anche in questo film come autore di quasi tutti i brani musicali , mentre per la fotografia si avvale della collaborazione del grande Storaro.

Rivediamo nel ruolo del protagonista Mort Rifkin l’attore Wallace Shawn spesso alter ego di Woody Allen in tanti suoi film a cominciare da  “ Manhattan”  una bella e brava  attrice spagnola come  Elena  Anaya  nel ruolo della dottoressa  Jo Rojas , Gina Gershon  in quello della moglie Sue , Louis Garrel in quello del regista Philippe e Christoph Waltz nel ruolo della Morte.

La musica, il cinema , le donne , la cultura europea e le sue stupende città, insieme all'amata New York, sono poi le costanti motivazioni , i terreni di ricerca della felicità che permettono a Woody Allen, all'età di 85 anni, di avvolgere i suoi problemi e quelli del protagonista del suo film all'interno dei suoi sogni e di allontanarli da se. Mort Rifkin giunge al Festival del cinema di San Sebastian in Spagna  con sua moglie Sue,  che è la Press Agent del giovane regista francese Philippe.

Presto, Mort si accorge di essere messo in disparte  da parte della moglie e dal giovane cineasta, che sospetta abbiano una relazione, e trova un nuovo interesse nei confronti di una giovane dottoressa e nella visita  turistica della bella località spagnola di San Sebastian.

Inizia  così a seguire un suo personale festival  composto da incubi notturni e sogni improvvisi ad occhi aperti  in cui ripercorre le problematiche vecchie e nuove della sua vita. Allen realizza queste scene con immagini in bianco e nero , rifacendosi spesso a delle scene di famosi film dei classici del cinema europeo. Lo stesso  rapporto con il personaggio della Morte  viene realizzato con una scena che ci ricorda i films di Ingmar Bergman. Allen, tuttavia , nonostante concepisca come inevitabile una partita a scacchi con la Morte, la mostra in qualche modo benevola nei confronti del protagonista. Il personaggio della Morte, mentre fa presente a Rifkin  che un giorno dovrà pur ritornare, gli da , invece, dei consigli perché nel frattempo possa condurre una vita sana  e durevole.

C’è ancora qualcosa da aggiungere, chiede Mort Rifkin al suo piscoanalista ?

Forse;  ma, nello stesso tempo, si comprende come il tema del significato e del senso della vita, del dolore e della ricerca della felicità siano le questioni eterne  di ogni riflessione umana e di ogni opera d’arte,  come riafferma ancora il protagonista nel corso dello stesso film.

In qualche modo, anche la realizzazione e la distribuzione di questo film hanno dovuto aspettare che il sole spuntasse dietro un cielo grigio offuscato prima dal rinnovo delle accuse di presunta pedofilia ,mai dimostrate, nei confronti del regista e ,successivamente, a causa delle  limitazioni connesse alla pandemia da Covid 19.

Il film ,nonostante tutto , è ora presente nelle sale cinematografiche italiane e noi tutti spettatori , ancora una volta , possiamo godere della visione del nuovo film di Woody Allen.

 

 


SERATA DEI DAVID DI DONATELLO 2021- IL CINEMA ITALIANO RISPONDE: PRESENTE!

 


In tempo di pandemia, il mondo dello spettacolo è stato tra le attività più colpite e tutti noi abbiamo dovuto accontentarci della fruizione dell’arte a distanza tramite i programmi televisivi e le piattaforme digitali.

Proprio per adattarsi a questa nuova situazione, il regolamento di questa edizione del David di Donatello  è stato modificato per ammettere in concorso  anche le pellicole  che non sono state proiettate nelle sale cinematografiche, ma distribuite solo sulle piattaforme streaming.

E’ stato comunque un bel momento per chi ama il cinema seguire in diretta, ieri sera 11 maggio,  la cerimonia di premiazione  svolta in presenza con i candidati divisi in due luoghi, uno al Teatro dell’opera  di Roma  e  l’altro negli studi televisivi intitolati alla memoria di Fabrizio Frizzi.

La serata, condotta da Carlo Conti, ha avuto inizio con la consegna di uno dei David speciali all’attrice Monica Bellucci ,in collegamento da Sofia dove è impegnata nella lavorazione del film italiano “La befana vien di notte”, seguita, subito dopo, dalle note del tema del film “ Nuovo cinema paradiso” del compianto  grande maestro Ennio Morricone eseguita nel Teatro dell’Opera di Roma dall’orchestra diretta dal figlio Andrea Morricone. Dopo aver gustato questo stupendo brano musicale, la nostra attenzione ritorna negli studi televisivi Fabrizio Frizzi per seguire la prima premiazione della serata dei David:  quella per la migliore attrice non protagonista alla stupenda Matilda De Angelis per la sua interpretazione nel film “ L’incredibile storia dell’isola delle rose”. Matilda  è emozionatissima  e felice. Dichiara che in quel momento non riesce proprio a parlare  perché il cuore le scoppia in petto e nei quindici secondi previsti a sua disposizione le verrebbero in mente solo delle male parole. Abbiamo imparato ad apprezzare la bravura di questa giovane artista già nella serie televisiva “ Tutto può succedere” quindi nel  film  “ Veloce come il vento”(2016) di Matteo Rovere e recentemente nella fiction televisiva “Leonardo” . Una bella giovane realtà del nostro cinema.


Subito dopo, seguiamo  la premiazione di un altro giovane: il figlio d’arte  Pietro Castellitto che ottiene il David per il miglior regista esordiente  con il film “I Predatori”.

La parola viene quindi ceduta  al ministro Franceschini che interviene  nella serata  sottolineando l’importanza dell’industria cinematografica italiana e informando che verranno destinati importanti investimenti all’interno del Recovery Plan a sostegno della produzione cinematografica ed al potenziamento degli studi di Cinecittà: Il ministro conclude il suo intervento affermando che il cinema italiano non ha solo u grande passato  e presente ma avrà anche un grande futuro e se pensiamo ai grandi registi italiani presenti e assenti, a tuto il personale tecnico  dello spettacolo e alla bravura degli i attori e attrici italiane non possiamo che essere d’accordo.

A seguire, assistiamo all’assegnazione del David di Donatelo per il miglior attore non protagonista  che va a Fabrizio Bentivoglio, anche lui per la sua interpretazione nel film “ l’incredibile storia dell’isola delle rose “ di Sidney Sibilia .

Subito dopo, abbiamo uno dei momenti più intensi della serata: ritira il premio per  la migliore sceneggiatura originale concesso a Mattia Torre per il film “ Figli”  la giovane figlia Emma. Emma Torre ci commuove profondamente con le sue parole "complimenti a mio padre che è riuscito a vincere questo premio anche se non c'è più" e aggiunge ancora "Dedico il premio al mio fratellino Nico che mi fa ammazzare dalle risate, e a mia mamma che non si arrende mai. Questo film parla di famiglie sole e bambini che nascono, ringrazio le ostetriche e i medici che non fanno volare via le persone. Bravo papà".

Carlo Conti ha il merito di emozionarsi insieme a tutti noi spettatori, pur senza vederci, e chiedere per questa  stupenda ragazzina la prima standing ovation della serata  che onora lei , suo padre e la sua famiglia.

Gli applausi non si sono ancora spenti che devono continuare per festeggiare il premio David di Donatello per la migliore attrice protagonista consegnato ad una delle più grandi attrici italiane di tutti i tempi : Sophia Loren che lo riceve per il suo ruolo nel film “ La vita davanti a se “ del figlio Edoardo Ponti. E’ ancora un grande regalo per noi tutti  vedere la gioia e la forza di questa donna  che, pur in età avanzata, ci insegna che l’unica cosa importante per vivere bene è quella di continuare a coltivare le proprie passioni. Con delle  bellissime parole Sophia afferma  di non poter vivere senza il cinema e che spera sempre di poterne fare ancora uno più bello e più vero.


 

La serata continua con un altro premio speciale alla carriera per Sandra Milo e quindi ancora la musica di  Ennio Morricone con  il tema  di “C'era una volta in America” del grande Sergio Leone.

L'incanto s'impadronisce della trasmissione e del nostro animo. E' la musica dei films quella che si fonde nei nostri ricordi con le vicende dei protagonisti, con i loro volti e le loro emozioni. Tutto quello che ci fa amare il cinema mentre lo guardiamo seduti nel buio della sala cinematografica, perduti all'interno di quelle immagini che ci trasportano in altre forme di vita che non abbiamo mai vissuto, ma che per un momento viviamo.

Grazie  al maestro  Morricone e alla sua musica!

La serata continua con la premiazione al miglior  attore protagonista . Il premio va a  Elio Germano per il film “Volevo Nascondermi” e la sua magnifica interpretazione del ruolo del pittore Antonio Ligabue. Premio meritatissimo certo,  ma non riusciamo a non segnalare l’altra grande interpretazione che quest’anno ci ha regalato Pierfrancesco Favino nel ruolo di Bettino Craxi nel film “ Hammamet” . Personalmente , guardando il film ho più volte dimenticato la presenza dell’attore Favino ritenendo invece di guardare parlare e muoversi realmente Bettino Craxi. Grande merito va dato anche a  Luigi Ciminelli , Andrea Lanza e Federica Castelli che, come truccatori per il film “ Hammamet”, hanno infatti ottenuto il David.

Considerando comunque che Favino ha già avuto il premio David nel 2020 per la sua interpretazione nel film “ Il traditore” possiamo festeggiare e complimentarci senza ulteriori remore con Elio Germano, meritato vincitore  del David 2021  come miglior attore protagonista. Dobbiamo, tuttavia, ancora parlare di Pierfrancesco Favino perché nel corso della serata è intervenuto  dicendo che sarebbe molto utile ed interessante  che s’introducesse  l'insegnamento del teatro e del cinema nelle scuole. Sarebbe importante  che fossero normali materie presenti nel programma della mattina e non messe tra le attività secondarie pomeridiane. L’attività creativa e di gruppo, propria del cinema e del teatro, potrebbero essere utili in quella che è la funzione formativa e sociale della scuola. E’ una considerazione che sarebbe interessante valutare opportunamente sia da parte del  mondo della politica che della cultura.


La serata continua con l’assegnazione degli altri premi David fra cui quello per il miglior documentario a “ Mi chiamo Francesco Totti” con la regia di Alex Infascelli, per la migliore canzone  a “ L’immigrato” di Luca Medici( Checco Zalone) , per la migliore sceneggiatura non originale  a Gianni Di Gregorio e Marco Pettenello  per il film “Lontano Lontano” , miglior compositore a Gatto Ciliegia contro il Grande  Freddo e Downtown Boys  per il film “ Miss Marx, miglior regia  a Giorgio Diritti per “ Volevo nacondermi “e tutti gli altri tra cui quello speciale per Diego Abatantuono e la Targa David 2021 - Riconoscimento d'onorehttps://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Silvia_Angeletti&action=edit&redlink=1 a Silvia Angeletti, Ivanna Legkar e  Stefano Marongiu per l'importante contributo alla ripresa in sicurezza delle attività delle produzioni cinematografiche e audiovisive a Roma e in Italia durante la crisi COVID-19.

Nel corso della trasmissione un ricordo va alla memoria del grande Gigi Proietti recentemente scomparso e a quella di tanti altri artisti che ci hanno lasciato anch’essi durante quest’ultimo anno.

Si arriva quindi al momento più atteso della serata quello dell’assegnazione del David di Donatello 2021 per il miglior film. Sono candidati “ Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, “Favolacce” di Damiano e Fabio D’innocenzo, “Hammamet” di Gianni Amelio, “Le sorelle Macaluso” di Emma Dante e Miss marx di Susanna Nicchiarelli.   Vince “ Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti  che ha fatto la parte del leone anche nell’assegnazione degli altri premi. Sicuramente un film bello e ben fatto  che ci racconta con profonda partecipazione ed ammirazione la vita del pittore Antonio Ligabue.


Personalmente , tuttavia , pur apprezzandolo, non è riuscito ad emozionarmi. Sono rimasto per diverse motivazioni più colpito dagli altri film in concorso. Ho trovato ad esempio “Le sorelle Macaluso” capace di assorbire lo spettatore all’interno di un delirio familiare del rapporto contrastante ed intenso fra sorelle divorate dall’incubo del ricordo della morte della più piccola di loro. Molto intenso ed impegnativo è poi il tentativo di Gianni Amelio di riconsiderare nel film “ Hammamet” la figura di Bettino Craxi,  troppo facilmente utilizzato come capro espiatorio delle contraddizioni di una società civile e politica incapace di guardare con  coraggiosa onestà  al proprio interno  per superare i propri limiti ed i relativi problemi.  Devo dire che poi più di tutti mi ha coinvolto la visione sia del film “ Favolacce” dei F.lli D’Innocenzo  che di “ Miss Marx” di Susanna  Nicchiarelli. Il primo attraverso una storia intensa e complessa esprime una pesante condanna, senza appelli, della generazione degli attuali adulti ed in particolare sulla loro capacità di porsi come genitori e protagonisti del loro tempo; il secondo è un film che non si limita alla presentazione storica del personaggio di Eleanor Marx ma , nelle intenzioni della regista,  desidera toccare alcuni problemi e lotte  sempre attuali ed urgenti all’interno  dell’universo femminile. Miss Marx affronta anche un tema  sempre attuale e complesso : quando l’amoralità, il superamento di regole considerate false ed ipocrite,    sconfina nell’immoralità diventa, come sempre,  motivo di sofferenza per le persone che ne restano coinvolte e ne subiscono le conseguenze.

Il vincitore è comunque un bel film come “ Volevo Nascondermi” che vale la pena di essere visto e dimostra ancora una volta la vitalità e validità del cinema italiano nel mondo.

Conclude  questo importante appuntamento di nuovo la splendida musica del maestro  Ennio  Morricone  dal Teatro dell’Opera  di Roma con l’orchestra diretta da Andrea Morricone che suona il tema del  film “ Mission”.


lunedì 26 aprile 2021

“UN ALTRO GIRO ( DRUK)”-

 



Martin e i suoi amici Tommy, Nicolaj e Peter, tutti insegnanti nello stesso istituto, vivono un  momento difficile della loro esistenza . Sono nell’età di mezzo, quella in cui non si è più giovani ma neanche anziani , gli impegni di lavoro e di vita sono tanti ma in molti casi si è perso l’entusiasmo  e la voglia di fare le cose . Non ci si sente più apprezzati e compresi sia in famiglia che sul lavoro e si finisce per assumere dei comportamenti che di fatto avvalorano i giudizi negativi di cui si è oggetto.

Nel corso di un incontro serale questi amici ragionano insieme sulla teoria del norvegese Finn Skårderud che afferma la necessità di  bere regolarmente ogni giorno, per supplire alla carenza di alcol che l'uomo si porta fin dalla nascita. Da quel momento i quattro amici provano a verificare questa teoria bevendo una modesta quota di alcool regolarmente e ottenendo un miglioramento generale del proprio comportamento e delle relazioni sociali. Successivamente i loro comportamenti perdono di linearità e si differenziano. C’è chi propone di aumentare la dose di alcool per osservarne le conseguenze , chi cerca di limitarsi, chi si trova ad eccedere  compromettendo il proprio ruolo sociale.

Nel film “ Un altro giro (Druk) diretto da Thomas Vinterberg si tocca costantemente il tema del bere , dell’alcool e del suo possibile abuso evitando tuttavia la sua demonizzazione per rivendicare invece la possibilità di usufruire di questo piacere in maniera consapevole , sapendo gestirne anche l’eventuale abuso in una chiave  di libertà personale e di assunzione di responsabilità delle proprie scelte.

Vinterberg  ci mostra nel film come la gestione dell’insicurezza e dell’ansia siano un aspetto costante della vita così come il desiderio del piacere, della libertà, delle scelte esistenziali  e dei valori che ci permettono di superare la disperazione. Viene inoltre manifestamente espresso un  richiamo culturale al pensiero del grande filosofo danese Kierkegaard ed al suo esistenzialismo.

Allo stesso tempo l’aspetto che il film mi sembra sottolineare è quello della fondamentale importanza del senso dell’amicizia fra le persone , il sostegno nei confronti di chi è momentaneamente in difficoltà o si trova in una situazione di stallo a causa della propria insicurezza ed ansia .Vi è un invito a viverla senza paura  e con fiducia nella possibilità di superarla anche aiutandosi o facendosi aiutare.

Le scene più belle del film sono infatti forse quelle dell’affetto e della stima che le persone che hanno ricevuto il sostegno nella situazione di difficoltà dimostrano verso chi è stato loro vicino e insieme a queste anche quelle in cui si descrive la forza liberatoria  della gioia di chi si lascia andare alla bellezza della vita   buttando alle spalle timori,  ansie  ed insicurezza.

Notevole è a questo proposito l’interpretazione di Mads Mikkelsen nel ruolo del protagonista Martin che riesce a dare al suo personaggio   credibilità al travaglio che lo affligge  liberandosi poi stupendamente in una frenetica scena di ballo.

Another Round ( Druk)  ha avuto un elevato gradimento di critica e di pubblico ed ha ricevuto l' Oscar 2021  per il miglior  film in lingua straniera


 


domenica 25 aprile 2021

The Father - Nulla è come sembra


 

Non è facile parlare in genere della vecchiaia e diventa senz’altro ancora più doloroso quando a questa è associata la malattia mentale,  sia nella forma della  demenza senile , dell’Alzheimer  o altro.

Florian Zeller  , al suo esordio nella regia  , aveva affrontato l’argomento  nella sua pièce teatrale  “ Il padre”(2012) di cui il film “ The Father – Nulla è come sembra” è l’adattamento cinematografico. Stupendamente interpretato da un grande Anthony Hopkins , che ha ricevuto la candidatura agli Oscar 2021 , per il miglior attore, il film descrive  le varie fasi della storia raccontata, guardandole con gli occhi dell’anziano protagonista.

 Insieme a lui resteremo sorpresi, ogni volta,  per un susseguirsi degli avvenimenti a prima vista incomprensibile, secondo quanto è presente nella nostra memoria malata. In realtà, si alternano nella mente ed assumono una veste di realtà momenti attuali e fasi di vita precedente,  senza che riusciamo immediatamente a collegarli. L’effetto principale che si crea  nell’animo dell’anziano malato è una sensazione di smarrimento , di abbandono e di caducità che riusciamo a vivere insieme a lui grazie alla scelta  artistica di Zeller di descrivere la realtà guardandola con i suoi occhi.

La gestione della vecchiaia è senz’altro un problema all’interno della nostra società. Le distanze, i continui cambiamenti ,la mobilità per impegni lavorativi  ed in generale per lo svolgimento della propria vita ha ridotto la dimensione delle  famiglie a  dei nuclei sempre più piccoli se non addirittura inesistenti, con una larga diffusione delle  persone che vivono da sole. Fino a quando la coppia, pur anziana, rimane in essere ,anche se coadiuvata da una domestica, mantiene in qualche modo   le proprie abitudini di vita.

Gli anziani non convivono quasi mai con i loro figli e nipoti, come avveniva fino alla prima età del Novecento;  ma, se possibile, assistiti da una badante o ricoverati in una casa di riposo.  Anche quando sono  in  discrete condizioni di salute,  questa situazione  degenera facilmente verso un senso di emarginazione e di progressivo isolamento. Se poi, come nel film, la salute mentale è compromessa , il dolore di vivere diventa sempre più terribile e riesce ad essere sopportabile   solo grazie all’amore di chi sta loro vicino,  siano essi dei congiunti, dei parenti o del personale che presta loro assistenza in casa o in strutture dedicate.

Questo film ha il pregio di ricordare la presenza di queste situazioni al grande pubblico, facendo allo stesso modo comprendere che le stesse sono molto meno rare o particolari di quanto si possa pensare.

 In qualche modo ci riguardano tutti.

I protagonisti  del film sono il vecchio Anthony ( The Father) che ha lo stesso nome dell’attore che lo interpreta e la figlia Anne  ( Olivia Colman, che ha ricevuto la candidatura agli Oscar 2021 come migliore attrice non protagonista) .

“The Father– Nulla è come sembra”  è in corsa agli Oscar 2021  anche come miglior film, per la migliore sceneggiatura non originale  a Florian Zeller e Christopher Hampton , per il miglior montaggio  a Giorgos Lamprinos e per la migliore scenografia  a Peter Francis e Cathy Featherstone. 

 

 

lunedì 12 aprile 2021

UNA DONNA PROMETTENTE ( Promising young woman)


 

Felice esordio nella regia cinematografica da parte dell'attrice, sceneggiatrice e regista britannica Emerald Fennel, che a soli 35 anni,  con il film " Una donna promettente "     ( Promising Young Woman), ottiene la candidatura all'Oscar 2021  per la migliore regia e la migliore sceneggiatura originale.

Emerald Lilly Fennell è nota soprattutto per aver co-scritto la serie Killing Eve e per aver interpretato Camilla Parker-Bowles nella quarta stagione di The Crown ed oggi è la prima regista britannica a ricevere la candidatura  all'Oscar per la miglior regia.

" Una donna promettente" è sicuramente fra i più interessanti prodotti cinematografici della stagione e figura anche tra le candidature per il miglior film , per il miglior montaggio a Frédéric Thoraval e per la migliore attrice a Carey Mulligan.

La Fennel è riuscita con questo film a presentarci la storia di una prevaricazione sulla donna senza richiedere comprensione o pietà, ma rivendicando una sana  rabbia nei confronti della  trascuratezza, della sottovalutazione ,della sostanziale complicità con cui queste situazioni e questi fatti sono affrontati dai diversi attori sociali coinvolti o chiamati a giudicare  la questione.

 In questo è molto incisiva ed essenziale la prova d'attrice di Carey Mulligan che riesce a dare dignità e forza al suo personaggio senza rinunciare a mostrarne i dubbi , le incertezze,  gli eccessi, la cattiveria, il normale bisogno d'amore e di rispetto. Un'interpretazione che correttamente le fa meritare la candidatura all'Oscar come migliore attrice protagonista.

La storia si sviluppa attorno alle scelte di vita della  protagonista,  facendoci man mano scoprire come sono state inevitabilmente condizionate dalla sostanziale inerzia e auto indulgenza delle persone e delle istituzioni nei confronti della violenza subita  dalla sua amica Nina e lasciandoci nell'animo un senso di disgusto e di forte indignazione.

Il punto di vista femminile si dispiega con forza , tagliente come una lama affilata, nel corso del film , costringendoci per lo meno a riflettere  sulle responsabilità di tutti nei confronti di episodi di tal genere.