venerdì 29 ottobre 2021

THE LAST DUEL


 

Il duello di Dio, era una forma di ordalia (prevista nel  diritto germanico e diffusa  durante il medioevo in Europa) in cui una contesa giudiziaria veniva risolta in base all'esito del combattimento fisico fra i due contendenti.  Quello che si credeva è che l'esito del duello non potesse che premiare , secondo il giudizio di Dio, quello che era nel giusto. " The last duel" diretto da Ridley Scott  ci racconta la storia relativa all'ultimo duello giudiziario registratosi  sotto il dominio  di re Carlo VI di Francia nell'anno 1386, ispirandosi al libro di  Eric Jager ”L’ultimo duello: La storia vera di un crimine, uno scandalo e una prova per combattimento nella Francia medievale (The Last Duel: A True Story of Trial by Combat in Medieval France).

Per realizzare il film, Ridley Scott  si è avvalso del lavoro di sceneggiatura di Ben Affleck, Matt Damon e Nicole Holofcener. I primi due insieme  ad Adam Driver ed alla bella e brava Jodie Corner rivestono anche il ruolo dei personaggi protagonisti del film .

Matt Damon  è Jean de Carrouges, un cavaliere per cui l’onore delle armi ed il suo relativo apprezzamento costituiscono il valore centrale della propria esistenza. Adam Driver impersona il ruolo di Jacques Le Gris , vecchio amico e compagno d’armi di Jean de Carrouges, che invece preferisce misurarsi soprattutto con intelligenza e furbizia  nello scenario della vita di corte , dei rapporti di potere,  ingraziandosi i favori del cugino del re  , il Conte Pierre D’alençon ( interpretato da Ben Afflleck). In questo modo, come premio per i servigi resi al Conte, si trova   di fatto a sottrarre al vecchio amico Jean, da cui si discosta progressivamente, sia una proprietà promessagli come dote per il matrimonio con la bella Marguerite sia il Capitanato di   ,tradizionalmente  gestito dalla sua famiglia da generazioni. Jodie Corner interpreta il ruolo della moglie di Jean de Carrouges: Marguerite, un personaggio che si rivela come centrale nella storia, rappresentandosi  come antesignana di una volontà di emancipazione femminile , con la ricerca del rispetto della propria persona, anche a rischio della vita.

Sicuramente di buon livello sia le Musiche di Harry Gregson-Williams, la Scenografia di Arthur Max ed i Costumi di Janty Yates.


La prima sensazione di fastidio o di critica  al film che sorge spontanea dopo aver visto le tre versioni dei fatti, raccontate secondo il punto di vista dei tre protagonisti della storia, nasce  soprattutto dalla sensazione che  la narrazione dell'accaduto sia in realtà molto simile l'una all'altra e che quindi non ci sia una sostanziale diversità dei punti di vista. Continuando a ragionarci sopra, invece, si comprende come questa sostanziale somiglianza delle tre versioni sia in realtà il pregio della storia raccontata dal film.

In ognuna di esse, infatti, nessuno nega lo stupro di Marguerite, come magari ci si poteva aspettare : è' questo l'elemento più interessante!

I due maschi duellanti si scontrano per difendere una loro verità che non ha niente a che vedere con la violenza subita dalla donna.

Jean de Carrouges crede che la moglie sia stata violentata ,ma non si batte per questo. Egli duella per difendere il proprio onore messo in discussione dall'avversario : lo scudiero Jacques Le Gris che, pur se era stato suo amico e compagno d'armi, si era rivelato nel tempo un opportunista traditore pronto sempre a sottrargli ciò che era legittimamente suo ( una terra promessagli in dote , il capitanato di ...... ecc. )  fino, addirittura, a violentargli la moglie.

Jacque le Gris,  a sua volta, non nega  lo stupro ma lo considera un atto di passione nei confronti di Marguerite e quindi pienamente legittimo anche perché , vincendo le sue resistenze, la liberava dalla soggezione verso un marito non degno di lei  e la rendeva libera di vivere una passione malcelata nei suoi confronti .Le Gris violentando Marguerite la rendeva libera!

In ogni caso, Marguerite è puro oggetto delle decisioni di vita dei due uomini.

Poi, c'è la terza  versione dei fatti : quella di Marguerite. Anche in questa lo stupro non è mai negato, ma, finalmente, si rivendica il diritto della donna di poter scegliere il proprio comportamento senza esserne costretta. La suocera l'aveva avvertita di restare in silenzio  per evitare gravi conseguenze, ma Marguerite non intende tacere e , antesignana rispetto ai tempi, pretende rispetto rischiando anche di essere bruciata, con l'accusa di falsa testimonianza, nel caso in cui l'esito del " Duello di DIo" le sia sfavorevole.

Un film che sembra raccontarci una storia d’azione , di battaglia e di duello ma che invece , alla fine , ci fa riflettere sui costumi e le relazioni presenti in quell’epoca storica, strizzando anche l’occhio ai nostri tempi.  

Ridley Scott riesce a raccontarci, come sempre nei suoi film , gli avvenimenti ed i sentimenti dei protagonisti alternandoli con scene di battaglia e di duello di bella intensità e spettacolo, regalandoci un prodotto  complessivo di buon livello, grazie anche all’ottima interpretazione di  tutti i protagonisti, capaci di calarsi con convinzione e credibilità nei propri ruoli.   

Il film è stato presentato  fuori  concorso al 78° festival del cinema di Venezia ed è finalmente visibile da ottobre 2021  nelle sale cinematografiche italiane.

 

domenica 19 settembre 2021

QUI RIDO IO

 


Eduardo Scarpetta è stato uno dei più grandi autori, attori e capocomici napoletani della fine dell’Ottocento  ed i i primi del Novecento .

Il personaggio da lui creato: “ Felice Sciosciammocca”, divenne così popolare ed acclamato ,nelle rappresentazioni teatrali, da diventare una vera icona che  soppiantò nei gusti della gente  addirittura il successo della maschera di Pulcinella.

Si passava dalla commedia dell’arte a una forma di teatro più moderna che ammiccava con simpatia alle nuove classi popolari della piccola e media borghesia che erano l’anima della nuova società.  Il 15 maggio 1889 ottenne un memorabile successo con 'Na Santarella” al Teatro Sannazaro di via Chiaia. La commedia ebbe tali incassi da permettergli di farsi costruire con il ricavato una villa sulla collina del Vomero  chiamata con lo stesso nome: ” Villa La Santarella”, sulla cui facciata principale  campeggiava  la scritta” Qui rido io” che il regista Mario Martone  ha utilizzato come titolo del suo film  dedicato al grande Scarpetta.

Martone riesce a condurci all’interno di una storia che viene rappresentata come un susseguirsi di scene teatrali con una cura ricercata per i costumi curati da Ursula Patzak e la perfetta ricostruzione degli ambienti d’epoca con la scenografia di  Giancarlo Muselli e  Carlo Rescigno.

 Molto bella è anche la scelta di utilizzare come colonna sonora un susseguirsi delle più belle canzoni napoletane  in armonia con i sentimenti espressi dai personaggi nelle varie scene.

Scarpetta era un grande autore , un grande attore e il grande capocomico di una vasta compagnia all’interno della quale aveva inserito gran parte della sua famiglia e soprattutto gli innumerevoli figli legittimi e illegittimi nati dalle sue diverse relazioni con le donne della famiglia De Filippo :la moglie ufficiale Rosa , la sua sorellastra Anna  e la più giovane nipote Luisa, da cui ebbe quelli che sarebbero diventati tra i più  grandi attori ed autori del novecento napoletano: Titina , Eduardo e Peppino De Filippo.

Martone ci racconta, grazie alla splendida recitazione di Toni Servillo,  la grande immediatezza comica  di Scarpetta, capace di catturare l’animo popolare con  la sua forza istrionica e  la sua capacità di essere un capofamiglia atipico, ma riverito e dominante, attorno a cui ruotavano tutti gli altri componenti.

La vita dell’artista subisce però una grande battuta d’arresto  quando decide di scrivere e rappresentare una sua parodia dell’opera “ La figlia di Iorio “ di Gabriele D’Annunzio. Questa operazione teatrale segna una fase difficile nella vita personale ed artistica di Scarpetta che viene citato in tribunale, accusato di plagio  per la sua commedia “ il figlio di Iorio” dopo che la sua  rappresentazione era stata interrotta dalle grida e schiamazzi di alcuni suoi oppositori.

Martone ci mostra questa difficile fase vissuta da Scarpetta che lo porterà, pur dopo la vittoria in tribunale, a decidere progressivamente l’uscita di scena  a favore del figlio Vincenzo da lui destinato a prendere  il suo posto  nell’interpretazione del personaggio   di Sciosciammocca.

Una nota interessante del film  è  data anche dall’attenzione per i momenti  della crescita artistica del giovane Eduardo De Filippo, forse il più portato dei figli a seguire la vena artistica del padre come autore. Martone ci ha regalato un film bello formalmente ed intenso nella rappresentazione dei sentimenti e della vita del capostipite di una famiglia che ha segnato la storia del teatro napoletano.


sabato 31 luglio 2021

COMEDIANS

 



Con il suo nuovo film “ Comedians”, Gabriele Salvatores torna, invece, al passato ,riproponendo il testo dell’omonimo dramma di Trevor Griffiths , già portato in scena a teatro nel 1985  con protagonisti dei giovani attori ancora poco conosciuti che sarebbero poi diventati delle vere e proprie celebrità  come Paolo Rossi, Claudio Bisio  e Silvio Orlando .

Il film è, tra l’altro, un parziale remake anche  del primo lungometraggio dello stesso  regista : “ Kamikazen -Ultima notte a Milano”, che aveva come soggetto ancora una volta il dramma di Griffiths.

Il periodo di pandemia, che stiamo affrontando, ha in qualche modo favorito la riflessione su noi stessi , sul nostro lavoro , sulle cose che riteniamo importanti e non c’è da stupirsi se Salvatores desideri ritornare di nuovo, utilizzando il testo del dramma di Griffiths, a porre alcune domande che sono centrali nel lavoro di un artista .

La commedia , la rappresentazione è un modo   per consentire allo spettatore di prendere una pausa dai problemi della sua vita, distraendolo e facendolo sorridere, o è invece importante, partendo proprio con sincerità da quei problemi, cercare di osservarli e discuterli trovando un modo per comprenderli e superarli verso una nuova prospettiva di vita più soddisfacente ?

Ed ancora: quanto l’artista deve restare rigidamente fedele ai suoi principi e quanto può essere duttile e disponibile per ottenere un maggiore successo di pubblico e quindi anche economico?

Attorno a questi temi si era rotta tanti anni fa la collaborazione artistica fa i due “comedians” più anziani rappresentati da Eddie Barni ( Natalino Balasso ) che oggi  tiene un corso di stand-up comedy a sei aspiranti attori ed il grande comico televisivo Bernardo Celli (Christian De Sica). A distanza di anni  le loro posizioni ed i temi proposti hanno ancora modo di confrontarsi nei confronti dello spettacolo che i sei aspiranti attori comici porranno in scena in un club famoso a conclusione del loro percorso formativo. Quella sera , tuttavia, a giudicarli sarà proprio Bernardo Celli che ,inoltre ,offrirà al vincente un ingaggio nel suo celebre programma televisivo.

I sei aspiranti comici sono persone animate da un  lato  da una grande passione  artistica e dall’altro letteralmente stufi del loro attuale lavoro.

I temi e le differenze di visione del dramma di Griffiths, per quelle persone, sono alternative da considerare e vivere  drammaticamente in una serata in cui è in gioco il futuro della loro vita, che ognuno affronterà con le proprie caratteristiche caratteriali, le proprie convinzioni  il proprio coraggio e la propria debolezza .

Fra di essi vi sono i fratelli Marri ( Ale e Franz), Samuele Verona ( Marco Bonadei), Giò Di Meo( Walter Leonardi), il giovane Giulio Zappa ( Giulio Pranno)  e Michele Cacace ( Vincenzo Zampa), tutti molto bravi.

Un film che Salvatores ha mantenuto all’interno di un’ambientazione del tutto teatrale, circondato all’esterno da una pioggia scrosciante e torrenziale, quasi a raccontarci la difficoltà e la malinconia dell’esistere in cui i protagonisti sono immersi.

Ottima la qualità del suono e delle immagini.


LUCA (2021)

 



E’ bello gustare la visione di un film animato della Disney ambientato nella nostra Italia ed in una delle più belle zone che si affacciano sul mare Nostrum : quelle cinque terre della Liguria che , per l’occasione, sono diventate sei con l’acquisizione della nuova località immaginaria  di Portorosso.

E’ lungo i vicoli e le strade di questo piccolo centro marino che potremo osservare le scorribande di Luca e dei suoi giovani amici Alberto e Giulia a bordo di una  mitica Vespa degli anni cinquanta/sessanta  mentre inevitabilmente il nostro cuore rivede le immagini del film “ Vacanze romane”  e di un’analoga Vespa con a bordo Gregory Peck e Audrey Hepburn.

I paesaggi, le persone,  i brani della bella musica lirica italiana e  le canzoni degli anni sessanta  cantate da  Morandi, Mina, Bennato, la Pavone, il Quartetto Cetra completano poi , se ce n’era ancora bisogno, la bellezza ed il ricordo di quell’ambiente e di quegli anni, riportandoci idealmente alla nostra preadolescenza.

Enrico Casarosa, al suo esordio alla regia di un lungometraggio, prodotto dai Pixar Animation Studio, in co-produzione con  Walt Disney Pictures, e distribuito dai  Walt Disney Studios Motion  Pictures con il cartone animato “ Luca”, dal nome del ragazzo protagonista, ci regala uno spaccato dell’Italia di quegli anni e una bella storia di amicizia come quelle che molti di noi abbiamo avuto la fortuna di vivere proprio  negli anni della preadolescenza, quando insieme s’imparava a crescere raccontandosi nei minimi dettagli  tutte le esperienze , i sogni  e le difficoltà.

Quell’amicizia , prima fra Luca e Alberto e dopo insieme a Giulia, che permetterà ai ragazzini di provare  insieme  a scoprire la vita e a tentare di superarne i limiti, inseguendo i propri sogni.

Il secondo grande tema affrontato all’interno della storia è quello della diversità .

Luca e Alberto non sono degli esseri umani comuni ma dei “cangianti”. Vivono  dentro l’acqua del mare  in una loro comunità con sembianze che i terreni definiscono di “ mostri marini” e di cui hanno paura.

I “ cangianti” , invece,  nel momento in cui provano ad uscire  dal proprio mondo marino ed arrivano sulle  rive asciutte  hanno la proprietà di modificare il proprio aspetto in quello comune terreno.

E’ una grande metafora che, come in tutte le favole ,affronta un tema difficile e cattivo che ci fa paura, come  in questo caso la diversità, per insegnarci a cercare una soluzione possibile  e  comprendere che, in sostanza, tutti gli esseri viventi,  al di là della propria provenienza o aspetto, hanno una natura simile e possono  convivere rispettandosi ed amandosi.

Ancora una volta le produzioni Disney ci regalano film che fanno bene al nostro cuore e alla nostra mente e fa particolarmente piacere che il regista e la storia siano italiani.

Fra i doppiatori italiani troviamo diversi nomi dello spettacolo, che non  hanno  voluto mancare a questo appuntamento , come  Luca Argentero, Saverio Raimondo, Orietta Berti, Marina Massironi, Luciana Littizzetto e Fabio Fazio.

Il film è distribuito in tutto il mondo solo sulla piattaforma di streaming  Disney+. 

 

 


martedì 15 giugno 2021

LEI MI PARLA ANCORA- Un tenero film di Pupi Avati

 


Cesare Pavese scriveva : “L’uomo mortale ha solo una cosa d’immortale  : il ricordo che porta e il ricordo che lascia” . Questa frase permette  a Nino , il protagonista,   di chiudere in pace la propria esistenza e di riferirla al narratore che insieme a lui  aveva scritto la storia del suo amore per “ Rina” , sua moglie. Un matrimonio che era durato sessantacinque anni  e che prima di iniziare era stato suggellato da una lettera che Rina aveva scritto e consegnato al suo futuro marito in cui affermava che se il loro legame sarebbe stato forte così come il loro amore avrebbero avuto il dono dell’immortalità.

Quella lettera non era mai stato più ritrovata perché il protagonista l’ aveva messa nella tasca interna della giacca dell’abito con cui era stato vestito nel giorno del suo funerale.

La storia dell’amore fra Rina e Nino è una cosa forse d’altri tempi al punto da  far dire  allo scrittore che collabora con Nino per ricucire i suoi ricordi e narrare la storia di questo amore che ha una grossa difficoltà a scrivere perché mai si è trovato davanti ad una persona così diversa da lui. Come tanti , oggi , lo scrittore Amicangelo ( un convincente Fabrizio Gifuni) ha una vita sentimentale difficile , con un matrimonio interrotto che rende difficile il rapporto con la figlia  ed una nuova storia d’amore  che non sa quanto durerà . Vive una realtà ed un mondo profondamente diverso da quello di  Nino; ma, forse il rapporto con una esperienza così diversa lo spingeranno a cercare  qualcosa dentro di se e tentare un rapporto diverso con le persone che ama : a cominciare dalla figlia.

Pupi Avati, ancora una volta con i suoi film, ci porta nella vita della provincia della Bassa Padana  , con i suoi momenti di semplice socialità ed un’importanza  non irrilevante dell’ambiente naturale che fa parte della vita delle persone.

In questo film la storia  nasce dalla rappresentazione del romanzo  “Lei mi parla ancora - Memorie edite e inedite di un farmacista” scritto nel  2016 a 95 anni da  Giuseppe Sgarbi, padre del noto Vittorio Sgarbi e della sorella Elisabetta.

 Giuseppe “ Nino “ Sgarbi da giovane è interpretato da Lino Musella mentre la moglie Rina  da Isabella Ragonese , entrambi convincenti nella rappresentazione dei due personaggi. I ruoli della coppia ormai anziana sono poi ricoperti  da una magnifica Stefania Sandrelli e da Renato Pozzetto che continuano a farci vivere questo splendido legame,  presente all’interno della coppia, che la stessa morte non può separare. Chiuso nella sua stanza , quando pensa che nessuno lo senta , Nino infatti continua  parlare  con Rina senza la quale non riesce nemmeno ad immaginare la sua vita.

E’ la forza del ricordo che ci rende immortali. E’ questa la grande lezione che riceviamo dal film ma anche dalla stessa storia dell’umanità .

 Le persone a noi più care  continuano a vivere nel nostro ricordo e ,se ci pensiamo bene, noi stessi, la  nostra formazione culturale sono  realizzate grazie al ricordo di chi ci ha preceduto e ci ha lasciato le sue riflessioni e le sue emozioni  che risultano immortali per sempre.  La stessa perdita dei nostri punti di riferimento  diventa sopportabile solo grazie al ricordo delle cose che hanno fatto  o hanno detto .

Pupi Avati ha realizzato la sceneggiatura di “ Lei mi parla ancora” con il figlio Antonio ed insieme hanno ricevuto la candidatura al David di Donatello perla migliore sceneggiatura  adattata. Un’ulteriore candidatura al David di Donatello come  miglior attore  protagonista è andata a Renato Pozzetto. Tutti bravi gli attori che hanno collaborato alla realizzazione del film fra cui desidero sottolineare la prova di Isabella Ragonese , Lino Musella , Stefania Sandrelli , Renato Pozzetto , Fabrizio Gifuni, Chiara Caselli  e Alessandro Haber

 

 


venerdì 28 maggio 2021

"I PREDATORI" (2020) – la decadenza della nostra società


 



Al suo  esordio nella regia,  Pietro Castellitto ci regala, con il film “I Predatori”(2020) , un’accorata riflessione sulla crisi latente in cui versa la nostra società. Lo fa ,in qualche modo, ispirandosi alla capacità di denuncia della commedia italiana; ma unendo al grottesco ed all’umorismo  una maggiore drammatizzazione, utile a mantenere viva la tensione  e la riflessione nello spettatore.

Con molta trasparenza intellettuale, Castellitto  non nasconde la profonda influenza  esercitata dal filosofo Nietzsche nei confronti della sua concezione della realtà e del comportamento umano al punto di citarlo espressamente nel film come uno dei principali interessi culturali del  giovane Federico ( interpretato dallo stesso Castellitto) e di assumerne quasi le sembianze  nelle scene finali, mostrandosi con dei grandi baffi spioventi sul viso che ricordano quelli del filosofo.   

La ricerca di Castellitto è legata principalmente alla volontà di denuncia di una società in cui l’individuo è letteralmente schiavo  di una cultura soffocante e condizionante sia quando  è espressione di una classe intellettuale dominante, “ radical chic” simboleggiata dalla famiglia Pavone sia quando  descrive la vita della famiglia Vismara, marginale, coatta e fascista.

 I componenti delle due famiglie, non riuscendo ad esprimere se stessi liberamente ed in maniera autentica, sono  condannati a diventare dei predatori  che pur di realizzare  ed ottenere almeno la propria soddisfazione materiale sono pronti  a “predare “ gli altri utilizzando tutti gli strumenti possibili a loro disposizione. Questi sono sicuramente più brutali  quando parliamo della famiglia  Vismara, che ha disposizione  principalmente la bassa violenza fisica, ma  risultano forse più efficaci  quelli utilizzati dalla famiglia Pavone  che preferisce il condizionamento culturale , il tradimento , la falsità ecc.ecc. 

In qualche modo, la rappresentazione scelta per parlarci della nostra società mi ricorda molto il geniale film “ I mostri” (1963) di Dino Risi, che denunciava la crisi sociale dei primi anni sessanta .Oggi come allora gli artisti più sensibili ci parlano dell’insostenibilità e decadenza della nostra società, lasciandoci dentro un profondo senso di disagio e l’esigenza di dover affrontare questi problemi.

Castellitto nella sua denuncia è ancora più critico nei confronti della società medio alto borghese, di cui non tollera l’intrinseca falsità di un messaggio culturale apparentemente più valido e accogliente , e non esita a metterla in discussione  ad esempio con la scena magistrale in cui durante una cena  una ragazza canta un brano da lei composto di totale condanna della famiglia.

In una conferenza stampa a Venezia  Castellitto ha detto con chiarezza che:  “Nella nostra epoca c’è una classe che per essere predatrice necessita delle armi, e un’altra che ne ha di più raffinate: per questo, il mio è un film anti borghese e non anti fascista”.

E paradossale pensare , in fondo , che la denuncia di questo giovane si rivolge in particolare proprio nei confronti di quei "Baby Boomers"  che nella loro maggioranza si erano rivoltati contro i comportamenti  dei “ Mostri “  (  del film di Risi) e le contraddizioni sociali della società degli anni sessanta rivendicando per tutti i cittadini e le persone il diritto alla libertà , alla felicità , all’eguaglianza . Qualcosa deve esser andato “ storto” se a distanza di anni nel film essi sono oggetto di una battuta rivolta da Federico  nei confronti dei genitori che dice: “siete la prima generazione che era stronza da ragazzi”.

Questo film come  anche tanti altri presenti nel panorama italiano ed internazionale ci segnala una decisa crisi di credibilità dei modelli culturali in essere ed il profondo malessere vissuto in particolare dalla nuove generazioni .

Per tutti questi motivi, pur con i possibili limiti presenti , il film risulta interessante e da vedere.

 Ottimo il cast degli attori  che hanno contribuito alla  sua realizzazione, da  Massimo Popolizio ( Pierpaolo Pavone)  a Giorgio Montanini( Claudio Vismara) . Insieme a loro il regista sceneggiatore e attore  del film Pietro Castellitto( Federico Pavone), Manuela Mandracchia ( Ludovica Pensa) Dario Cassini( Bruno Parise), Anita Caprioli( Gaia) Marzia Ubaldi( Ines) Nando Paone( Nicola Fiorillo) Antonio Gerardi ( Flavio Vismara) e Vinicio Marchioni ( Venditore di orologi  ed infine il sedicente principe).

I predatori ( 2020) diretto, sceneggiato e interpretato da Pietro Castellitto è stato presentato  in concorso alla 77° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia  dove ha ottenuto il  Premio nella sezione Orizzonti per la miglior sceneggiatura. Ha inoltre vinto il  David di Donatello 2021 per il miglior regista esordiente.

 

 

 

 


venerdì 21 maggio 2021

“Rifkin's Festival”- E’ tornato Woody Allen

 


Quando il cielo è nuvoloso e grigio

è grigio solo per un giorno

Quindi avvolgete i vostri problemi nei sogni

E sognate che si allontanino.

Fino a che il sole non fa capolino

C'è solo una cosa da fare

Basta avvolgere i vostri problemi nei sogni

E sognare che si allontanino

I tuoi castelli possono crollare  e questo è il destino, dopo tutto.

La vita è  divertente in questo modo

non stare a brontolare  ma prova a sorridere  mentre cadono

Non sei stato  forse un re per un giorno?

Basta ricordare che il sole segue sempre la pioggia

e quindi avvolgete i vostri problemi nei sogni

E sognate, sognate che si allontanino.

Le parole della canzone " Wrap your troubles in dream"  vengono regalate  da Woody Allen al protagonista del film come risposta alle sue domande esistenziali ,ai problemi che lo turbano  ed in qualche modo anche a tutti noi spettatori ed a lui stesso, mentre scorrono le immagini in bianco e nero  dei principali momenti di riflessione o di incubo vissute dal protagonista nella sua vita: il suo personale festival “ The Rifkin’s Festival”.  Parole di una canzone che era un vecchio successo di Bing Crosby del 1931, riproposto nel film nella versione suonata da Stephane Wrembel e cantata da Aurora Nealand.

Wrembel , di cui avevamo apprezzato la musica nel film " Midnight in Paris", ci viene riproposto da Allen anche in questo film come autore di quasi tutti i brani musicali , mentre per la fotografia si avvale della collaborazione del grande Storaro.

Rivediamo nel ruolo del protagonista Mort Rifkin l’attore Wallace Shawn spesso alter ego di Woody Allen in tanti suoi film a cominciare da  “ Manhattan”  una bella e brava  attrice spagnola come  Elena  Anaya  nel ruolo della dottoressa  Jo Rojas , Gina Gershon  in quello della moglie Sue , Louis Garrel in quello del regista Philippe e Christoph Waltz nel ruolo della Morte.

La musica, il cinema , le donne , la cultura europea e le sue stupende città, insieme all'amata New York, sono poi le costanti motivazioni , i terreni di ricerca della felicità che permettono a Woody Allen, all'età di 85 anni, di avvolgere i suoi problemi e quelli del protagonista del suo film all'interno dei suoi sogni e di allontanarli da se. Mort Rifkin giunge al Festival del cinema di San Sebastian in Spagna  con sua moglie Sue,  che è la Press Agent del giovane regista francese Philippe.

Presto, Mort si accorge di essere messo in disparte  da parte della moglie e dal giovane cineasta, che sospetta abbiano una relazione, e trova un nuovo interesse nei confronti di una giovane dottoressa e nella visita  turistica della bella località spagnola di San Sebastian.

Inizia  così a seguire un suo personale festival  composto da incubi notturni e sogni improvvisi ad occhi aperti  in cui ripercorre le problematiche vecchie e nuove della sua vita. Allen realizza queste scene con immagini in bianco e nero , rifacendosi spesso a delle scene di famosi film dei classici del cinema europeo. Lo stesso  rapporto con il personaggio della Morte  viene realizzato con una scena che ci ricorda i films di Ingmar Bergman. Allen, tuttavia , nonostante concepisca come inevitabile una partita a scacchi con la Morte, la mostra in qualche modo benevola nei confronti del protagonista. Il personaggio della Morte, mentre fa presente a Rifkin  che un giorno dovrà pur ritornare, gli da , invece, dei consigli perché nel frattempo possa condurre una vita sana  e durevole.

C’è ancora qualcosa da aggiungere, chiede Mort Rifkin al suo piscoanalista ?

Forse;  ma, nello stesso tempo, si comprende come il tema del significato e del senso della vita, del dolore e della ricerca della felicità siano le questioni eterne  di ogni riflessione umana e di ogni opera d’arte,  come riafferma ancora il protagonista nel corso dello stesso film.

In qualche modo, anche la realizzazione e la distribuzione di questo film hanno dovuto aspettare che il sole spuntasse dietro un cielo grigio offuscato prima dal rinnovo delle accuse di presunta pedofilia ,mai dimostrate, nei confronti del regista e ,successivamente, a causa delle  limitazioni connesse alla pandemia da Covid 19.

Il film ,nonostante tutto , è ora presente nelle sale cinematografiche italiane e noi tutti spettatori , ancora una volta , possiamo godere della visione del nuovo film di Woody Allen.