In questo blog raccolgo i racconti , i quadri , le poesie realizzate nel corso degli anni e che verranno ulteriormente prodotte.
Benvenuti e grazie per l'attenzione.
Prendete due recipienti di diversa misura, puliti e asciutti.
In uno mettete lo zucchero e i tuorli e lavorate con un cucchiaio di
legno. Dopo unite le chiare, montate a neve nell’altro recipiente, e la farina.
Si raccomanda di tenere la pasta ben montata.
Con la siringa ( con il cornetto largo un dito) si preparano i savoiardi , della lunghezza di
ca. 10 cm. versati direttamente su di una teglia rivestita di carta forno
Si pone poi la teglia nel forno già caldo a ca. 180/200°. Bisogna avere
l’accortezza di infornarli appena versati pe non far montare la pasta.
Prima di porre i savoiardi nel forno, spolverarli con zucchero
impalpabile.
Il 20 febbraio del 1962, per la prima volta, un astronauta americano , John Glenn, navigò in orbita attorno alla terra .
Lo stesso Glenn , tuttavia, dichiarò espressamente che avrebbe rifiutato di volare a meno che Katherine Johnson non avesse verificato prima i calcoli relativi al suo volo elaborati per la prima volta dai calcolatori elettronici della NASA.
L'impegno, la determinazione ed il merito della matematica afroamericana Katherine Johnson che , insieme alle sue colleghe Dorothy Vaughan e Mary Jackson, aiutò la NASA nella corsa allo spazio sono raccontate nel film "Il diritto di contare (Hidden Figures) " del 2016, diretto da Theodore Melfi.
Il film non è solo una consacrazione del merito di queste straordinarie donne; ma, anche la descrizione della difficoltà del suo riconoscimento a causa della discriminazione, in questo caso razziale, ma che spesso non ci risparmia in tante altre modalità.
Siamo nei primi anni '60 del secolo scorso , quando, in piena guerra fredda, il mondo comunque viveva un epoca di grande ambizione e voglia di sfidare i propri limiti.
E' in quel periodo che si svolge la grande competizione spaziale fra russi ed americani con lo sviluppo collaterale di competenze, procedure , scoperte scientifiche che faranno fare al mondo un balzo in avanti anche dal punto di vista della crescita economica.
Per una volta gli eroi non erano sui campi di battaglia militari, ma su quelli dello studio , del lavoro , della ricerca scientifica, dell'impegno civile.
Solo grazie a mentalità capaci di sfidare i limiti creati da chi preferisce mantenere le proprie rendite di posizione, si raggiungono obiettivi prima definiti impossibili . Solo grazie a comportamenti positivamente devianti, si raggiunge l'innovazione sociale e scientifica.
Vi fu una classe politica americana capace di sfidare la segregazione razziale e lo status quo.
Il pensiero va immediatamente ai fratelli Kennedy . A John e Bob che persero entrambi la vita ed ai grandi combattenti per i diriti civili degli afroamericani come Martin Luther King .
Il pensiero va a persone come Katherine, Dorothy e Mary che ci mostrano come, grazie al proprio coraggio ed al proprio merito, si riescano a sconfiggere gli atteggiamenti razzisti e oscurantisti. Durante tutta la visione del film è presente e palpabile la forza e la determinazione di questo sentimento.
E' un film contro il razzismo ? Certamente , ma è qualcosa di più.
Ci mostra la voglia di andare oltre i limiti posti alla crescità , al miglioramento della società in cui viviamo ed al rispetto della persona in tutti i suoi aspetti. E' un atteggiamento che dovremmo recuperare nei tempi attuali se, per qualche motivo, lo abbiamo dimenticato!
Splendida l'interpretazione delle attrici protagoniste: da Taraji P. Henson nel ruolo di Katherine Johnson a Octavia Spencer ( Dorothy Vaughan) a Janelle Monáe( Mary Jackson).
Buona anche l'interpretazione di un efficace Kevin Kostner.
Il film basato sul libro Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race di Margot Lee Shetterly ha avuto la candidatura agli Oscar 2016 per Miglior film , per Miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer e per la Migliore sceneggiatura non originale a Theodore Melfi e Allison Schroeder.
Vi presento una ricetta che ho imparato da mia madre e di cui sono particolarmente goloso.
Ingredienti per 4 persone
g.800 di alici
kg 1 di patate
n. 8 pomodori ciliegini
n. 1 cipolla
pecorino grattugiato q.b.
sale, pepe , olio extra vergine di oliva
Pulite le alici privandole della testa, delle viscere e dopo averle
aperte togliete la spina centrale senza
romperle.
Preparate una teglia ungendola d’olio.
Tagliate le patate a fette sottili e
riempite tutto il fondo della teglia. Aggiungete mezza cipolla tritata fine e
salate .
Disponete sopra uno strato di alici e salate nuovamente con moderazione.
Ponete quindi un nuovo strato di patate tagliate sottili .Cospargete di
cipolla, salate moderatamente e ponete sopra un nuovo strato di alici .
A questo punto tagliate a metà i pomodorini e poneteli sopra le alici. Salate
il tutto con moderazione e pepate .
Grattugiate sopra del pecorino e
completate con un filo d’olio.
Ponete al forno la teglia a ca. 180 gradi per una buona mezz’ora .
Per assicurarsi una buona cottura delle patate è importante che le
stesse siano state tagliate sottili .
Può anche essere utile coprire
la teglia con della carta forno per buona parte della cottura e toglierla negli ultimi dieci minuti.
Consiglio di annaffiare con un buon vino bianco dal sapore pieno come un Rapitalà di Alcamo o un Fiano di Avellino .
Una volta ho provato un particolare abbinamento con un vino da tavola di Pantelleria, liquoroso, che spezzava molto con il sapore pieno e forte del
tortino.
L’intensità e la forza dei sapori del piatto permettono un abbinamento anche con un vino rosso.
Chiron non ha avuto fortuna
neanche nella notte forse socialmente più importante della sua vita : quella
degli Oscar.
Il protagonista, il regista Barry Jenkins , produttori, attori e
tutta l’equipe che ha collaborato alla realizzazione di “ Moonlight” hanno
dovuto, infatti, aspettare che si facesse chiarezza sull’errore, che aveva
portato ad una iniziale premiazione di “
La la land” , per poter finalmente salire a loro volta sul palco e ricevere gli
applausi e l’Oscar per il miglior film
dell’anno.
Moonlight ha potuto così aggiungere questo premio a quelli già ottenuti
con la premiazione di Mahershala Ali per miglior attore non protagonista e di Barry Jenkins e Tarell Alvin McCraney per
la migliore sceneggiatura non originale.
Basato sull'opera teatrale “ In Moonlight Black Boys Look Blue” dello
stesso Tarell Alvin McCraney , il film ci parla delle difficoltà e della
solitudine che caratterizzano il
percorso di una giovane vita nei
quartieri periferici americani. La narrazione è suddivisa in tre parti in cui
il protagonista è ancora bambino , quindi adolescente ed infine giovane adulto.
Il “ piccoletto”, il bambino nero che osserviamo muoversi solo e
spaventato nella prima parte del film non ha una casa, né una famiglia che possano definirsi tali ed,
alla fine, forse neanche un nome con cui essere chiamato (almeno un riferimento ad una sua dignità identitaria).
L’unica figura presente ,o per meglio dire assente, è quella femminile di una
madre che si occupa di lui solo per manifestargli la terribile ambiguità dei
propri sentimenti, divisi fra il fastidio e l’intralcio della presenza del
figlio nella sua vita e la coscienza di
provare per lui un affetto materno insopprimibile.
La realtà vissuta dal “
piccoletto “ sarà tuttavia quella di una madre da odiare.
Assente, perché perennemente
presa fra l’assunzione di droga e l’esercizio della prostituzione, e
terribilmente presente quando lo scaccia di casa perché impegnata a svolgere la “ professione” o quando lo rimprovera per aver fatto tardi o
non essere ancora andato a scuola.
Per il resto, il “ piccoletto “
vive nella più completa solitudine, in
balia della strada , dei suoi pericoli e
delle sue difficoltà. La sua sostanziale diversità attirerà poi i “bulli” , i cani da guardia del gregge che
si sentono in dovere di punire e perseguitare
tutti coloro che con il loro atteggiamento e comportamento attirano la
loro attenzione , rappresentando già questo un elemento di colpa.
Sfuggendo ad una di queste
persecuzioni “il piccoletto” incontrerà l’unica figura maschile adulta di riferimento
della sua vita: Juan, lo spacciatore di origine cubana, che si prenderà cura di
lui, insieme alla sua donna “Teresa”, anche se occasionalmente.
Sarà Juan ad insegnargli a rilassarsi nell’acqua ed imparare a nuotare e
a tentare di essere comunque se stesso.
Sarà Juan a raccontargli che sotto i raggi della luna i piccoli bambini neri
diventano “blu”: belli e magici, come gli aveva spiegato tanti anni prima una vecchia
signora.
Il rapporto con l’acqua , con il mare sotto i raggi della luna saranno
una delle aree di rifugio per il giovane “ Chiron”. Solo in quella situazione
potrà sentirsi anche lui “ blu” e finalmente, senza paura né agitazione, potrà
stare sdraiato nel silenzio , di fronte al
mare ad ascoltare i battiti del suo cuore.
Tutto intorno, tuttavia, la situazione è sempre più pesante. Morto Juan,
l’unica figura di riferimento positivo rimane la sua donna Teresa, che tuttavia,
per Chiron, non ha la stessa rilevanza di quella dello scomparso. La figura di Juan
non doveva scontrarsi con quella di un padre mai conosciuto; mentre, Teresa si misura
con quella reale di una madre sempre più pesante. Le persecuzioni continuano e l’unico momento
di vera serenità rimane quello davanti
al mare, sotto i raggi della luna.
Sarà proprio in quella situazione che dividerà quel momento d’intimità e di verità con l’unico amico presente nella sua
adolescenza in un miscuglio di sensazioni
che avranno pure un risvolto sessuale. Un’amicizia contraddittoria e
inaffidabile che dietro la pressione persecutoria del bullismo porterà proprio
l’amico Kevin a massacrarlo di pugni lì per la strada, davanti ai suoi nemici. Ma
la misura è colma, ed il giovane Chiron,
seguendo in cuor suo la figura di riferimento maschile adulta di Juan, prima prenderà a sediate il capo dei “ Bulli”,
lasciandolo a terra e poi, dopo un
periodo di galera , giovane e possente adulto
diventerà uno spacciatore di droga rispettato e temuto dai suoi gregari.
Il simbolo del successo sarà come
per Juan la macchina di lusso con cui si
sposta per il quartiere , e poi la pesante collana dorata al collo ed altro ancora.
E’ solo a questo punto che potrà forse fare i conti con il proprio
passato.
Sarà disposto, quindi, a rivedere la madre, accettandone il tardivo
pentimento e la manifestazione d’amore. Accetterà anche di rivedere l’amico
inaffidabile e controverso della sua adolescenza, che ha rappresentato,
comunque, l’unica sua esperienza affettiva.
I due giovani adulti , reduci
ognuno dalle proprie esperienze, si rincontreranno riuscendo ad aprire ancora il loro cuore e
forse tentando un futuro di amici , di amanti o chissà cosa?
Non importa, se ,comunque, riusciranno ad aiutarsi
reciprocamente ad essere se stessi e
riscoprirsi “ blu” sotto i raggi della luna.
La capacità di gestire in modo nuovo e potente le categorie del tempo e
dello spazio.
È questa la suggestione suggerita da "Arrival", un film del
regista canadese Denis Villeneuve, con Amy Adams e Jeremy Renner, , basato sul
racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, presentato il 2 settembre 2016 in
concorso alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, che ha ottenuto 8 candidature ai Premi Oscar.
È questo forse il dono che, attraverso l’accostamento e la comprensione
del loro linguaggio, gli "alieni" desiderano comunicare al genere
umano.
È la protagonista Louise Banks, linguista di fama mondiale, che riuscirà,
proprio grazie a questo regalo ed alla comprensione dei messaggi linguistici
dei due extraterrestri con cui cerca un contatto (ridefiniti scherzosamente
"Tom" e Jerry"), ad evitare una guerra fra il pianeta terra e
gli alieni, arrivati con ben dodici strane astronavi sparse a toccare le
diverse aree geografiche del nostro mondo.
Louise ci spiega, infatti, che esiste una teoria, l’ipotesi Sapir-Whorf,
secondo la quale il linguaggio è in grado di influenzare i nostri pensieri,
"riprogrammando" la mente. In questo modo, grazie all'apprendimento
della lingua degli alieni, riuscirà in qualche modo ad avere visioni del futuro
che le permetteranno di interagire diversamente con il presente, valorizzandone
gli aspetti o cercando di modificarlo positivamente grazie all’utilizzo delle
informazioni acquisite.
Indubbiamente, la capacità di attraversare lo spazio e gli anni luce, da
parte di qualunque astronave o mezzo di trasporto non meglio identificato che
arrivi sul nostro pianeta, pone in discussione le nostre concezioni delle
categorie del tempo e dello spazio.
La suggestione, che personalmente non mi convince, è che questo possa
accadere alla stessa singola unità di percezione umana. Vale a dire, è
difficile immaginare che per la percezione della singola persona possa variare il
concetto di prima e dopo e dell'avanti e indietro, pena la difficoltà di
comprensione della stessa realtà. Lo stesso regista ci mostra la difficoltà e
diversità emotiva di vivere le conseguenze di questa percezione da parte dei
due protagonisti.
Villeneuve prova a ad immaginare esempi di questa possibilità nel film
che ci propone, specialmente per quanto riguarda la dimensione temporale. Questa
dimensione dell'eternità della vita, la possibilità di vederla in un attimo
dall'inizio alla fine da un altro punto di vista più lontano, somiglia molto al
concetto di onniscienza dell'eternità divina che faticosamente cercavano di
spiegarci i religiosi quando ci raccontavano che Dio conosce già il nostro
futuro perché Egli esiste in una dimensione eterna al di fuori, appunto, delle
categorie di tempo e di spazio puramente umane.
Pensare che tutto questo possa essere gestito con maggiori poteri
da altre forme viventi e che possa essere oggetto di comunicazione nei nostri
confronti può risultare suggestivo, ma, alla fine, poco capace di trasmettere
una vera emozione.
È di questi giorni la notizia della scoperta di un sistema solare molto
simile al nostro alla distanza di circa quarant'anni luce e con almeno tre
pianeti con possibili condizioni di vita simili alle nostre, che ruotano
attorno ad una stella simile al nostro sole.
Guardando il film non è stato possibile non pensarci e non immaginare la
possibilità che esistano altre forme di vita.
Quali saranno le loro
caratteristiche? Quali i contenuti della loro cultura?
Damien Chazelle, dopo averci regalato
Whiplash (2014), ritorna con la sua
terza regia cinematografica a parlarci di noi, dei nostri sogni e dell’amore
con il film La La land.
Per questo film ha già ottenuto diversi Golden Globe e ben 14
nomination ai premi Oscar 2017, tra i quali quello per miglior film, migliore
regia e migliore sceneggiatura originale; mentre. al suo compagno di studi di Harvard,
Justin Hurwitz, si devono quelli per le due canzoni originali “City of stars” e
“Audition”, oltre alla migliore colonna sonora.
Chazelle ci parla dei nostri
sogni, oltre che della difficoltà della loro realizzazione, all’interno delle
stagioni di un’importante storia d’amore fra i due protagonisti; due stupendi attori
come Ryan Gosling e Emma Stone, che possiamo ammirare nella loro completezza d’interpreti
anche nel ballo e nel canto.
L’avvio del film, in Cinemascope,
ci apre la visione alla bellezza e grandezza dell’immagine e del suono.
Splendida la scena del balletto iniziale. La stagione della “primavera”ci
presenta i due protagonisti e ci racconta di come i nostri sogni, le nostre
passioni si siano formate lentamente attraverso l’amore per le cose e le
persone del nostro passato. Sono quelle che fanno parte della nostra formazione
personale e culturale ispirando i sogni che desideriamo
realizzare per dare senso alla nostra vita.
In questa prima parte della
narrazione, i nostri protagonisti ci
raccontano quelle che sono le loro passioni. Per Sebastian è il jazz classico.
Quello dove, attraverso la creatività e lo scontro fra melodie e strumenti, si
realizzava l’incontro fra persone diverse. Il suo sogno è di riuscire a
ricreare quelle atmosfere in un proprio locale dove poter suonare quella musica
con il suo strumento, il pianoforte, privo di condizionamenti.
Per Mia è la magia del teatro,
del cinema, della narrazione e recitazione quella che fin da piccola è stata
instillata nella sua mente e nel suo cuore dalla presenza vitale della zia.
Per Chazelle è forse il mondo del
cinema e del musical quello che lo affascina e che gli fa utilizzare volutamente,
in tutta la fase della primavera e dell’estate, delle scene che richiamano alla
mente quelle dei films di Fred Astaire o dei musicals di quegli anni .
L’amore di Mia e Sebastian diventa
la forza per ottenere il coraggio di credere fino in fondo nella possibilità di
riuscire a raggiungere i propri sogni e di vivere le proprie passioni. Tutto
questo anche se, nella fase della loro realizzazione, potrà comportare
la necessità di adeguarsi gradualmente ad una realtà concreta e diversa da quella
che si pensava e anche se il loro amore e la possibilità di continuarlo a
vivere sarà messa a dura prova dalla lontananza e dagli impegni di lavoro.
Potrebbe essere visto come la
descrizione di quello che ognuno di noi ha vissuto con il passaggio all’età adulta. L’accettazione del principio di realtà che, senza impedirci di provare a
realizzare i nostri sogni e le nostre passioni, ci costringe ,tuttavia, a cercare
di portarli avanti tenendo conto delle difficoltà reali e concrete che
incontriamo.
In questa prima fase è stupenda
la presentazione della canzone “City of stars”.
In particolare, mi colpisce il
momento in cui il protagonista la canta al tramonto su di un pontile che per un
momento mi fa pensare a quello di “Ostia lido” e mi vede magicamente camminare,
al suo posto, ascoltando le note magiche della chitarra di un anziano suonatore
di strada.
Altrettanto bello ed affascinante
appare il ballo fra le stelle dei due
protagonisti in visita al Planetarium, in cui spiccano il volo sulle ali del
loro amore e della loro fantasia, come può capitare a qualunque coppia in
amore.
È in “Autunno” che si pongono le
basi della propria futura realizzazione e contemporaneamente della difficoltà
di continuare a vivere il loro amore, proprio quando si dichiarano l’un l’altra
che si ameranno “per sempre”.
È in “Autunno” che il film
raggiunge toni di commozione quando, durante l’audizione per il ruolo di
protagonista in un film sperimentale, Mia racconta della zia e , insieme al
regista, invita a brindare a chiunque nella vita provi a seguire i propri sogni.
A tutti gli artisti di qualunque
disciplina che, con le loro opere, ci permettono di ascoltare le nostre
emozioni e nello stesso tempo di riviverle.
A tutti noi che amiamo e sogniamo ed a tutti i
disastri inevitabili che combiniamo vivendo.
Nell’ultima stagione “Inverno”
assisteremo poi alla dicotomia fra l’amore dei due protagonisti, che ormai
vivono una vita separata e diversa, e la realizzazione completa delle proprie ambizioni.
Ognuno ha realizzato ciò che
desiderava; ma, come spesso accade anche ad ognuno di noi, non sempre il
sentiero della realizzazione di se stessi e la soddisfazione della propria vita
si sposano con la felicità.
La serenità, a volte, prende il
suo posto; ma l’immagine della felicità, dell’amore che poteva essere vissuto
fino in fondo e che doveva essere vissuto ritorna improvviso per via dell’incontro
casuale dei protagonisti all’interno del locale jazz che Sebastian ha finalmente
realizzato e sulle note della loro musica.
Il sorriso rassicurante di
Sebastian a Mia, alla fine dell’esecuzione del brano al pianoforte, le farà
capire che il lor sentimento è e sarà comunque importante ed incancellabile; ma,
che è giusto che ognuno continui ormai per la sua strada.
L’applauso spontaneo in sala alla
fine del film, in un mercoledì pomeriggio frequentato da anziani spettatori, mi
fa pensare che “La la land” ci ha parlato in qualche modo di noi stessi, delle
nostre emozioni e dei nostri sogni e che probabilmente vincerà l’Oscar 2017 per
miglior film