mercoledì 18 ottobre 2017

Ammore e malavita


Quando Carlo Buccirosso inizia a cantare nel classico vibrato della canzone napoletana  mentre, chiuso    all'interno della bara,  si chiede  chi diavolo sia il defunto  di cui si sta celebrando il funerale, inevitabilmente lo spettatore comincia a sorridere per poi liberare l'animo in una risata che l'accompagnerà durante tutta  la proiezione del film. 
I Manetti Bros ci regalano dopo "Song e Napule " un'altro film ambientato nella capitale partenopea, aggiungendo a un  copione  del tipo "azione -poliziesco"  una solida  base d'ironia  e  romanticismo.
Il tutto  all'interno di una struttura di "musical-sceneggiata", che guarda con amore ed interesse alla realtà napoletana.
C'è chi ha visto anche l'influenza del  Musical americano; ma, più che al recente La La Land , il richiamo esplicito è nei confronti di Flashdance e della sua splendida canzone "What a feeling " che, modificata con un  testo in napoletano,  ci regala uno dei momenti da "applauso" del film.
Cantata da una superba Serena Rossi  e con la scena ravvivata dal  balletto, ci racconta  del riconoscimento del primo amore di Fatima in occasione dell'incontro con  Giampaolo Morelli ( Ciro) altro ottimo protagonista del  film. 
Piacevole e misurato l'inserimento dei brani musicali e  dei balletti all'interno della sceneggiatura. La Napoli presentata è quella  resa famosa nello stereotipo di serials come Gomorra ; ma, i Manetti Bros ci suggeriscono, tramite le vicende dei loro personaggi, una supremazia comunque dell'amore e della voglia di vivere sulle catene  del vissuto e dei ruoli  anche criminali imposti dalla dura realtà quotidiana.
C'è uno sguardo innamorato su Napoli , la cui bellezza viene alla fine celebrata nel brano       " Nun è Napule". Bravissimi tutti gli interpreti, dai citati Serena Rossi e Giampaolo Morelli  a Carlo Buccirosso,  Claudia Gerini e Raiz.
Presentato al Festival del Cinema di Venezia, il film ha avuto un ottimo riscontro sia nella critica che fra il pubblico. Adesso , proiettato nelle sale italiane  ,  impone all'interesse del largo pubblico il lavoro di questo duo registico che , accompagnato  da un gruppo di fedeli collaboratori, abbiamo imparato ad apprezzare già  nella serie televisiva de '"L'ispettore Coliandro" e nel gia citato film " Song e Napule".
Aspettiamo con curiosità il prossimo lavoro dei Manetti Bros. Dove sarà ambientato? Continueranno ad esplorare la realtà di Napoli  e criminal/poliziesca o imboccheranno nuove strade? Lo vedremo! 

lunedì 9 ottobre 2017

HASTA SIEMPRE COMANDANTE !




Cinquant'anni fa, perdevamo una delle figure più importanti della rivoluzione cubana:Ernesto "Che" Guevara. 
Moriva assassinato in Bolivia dove si era recato per organizzare e realizzare, anche in quel paese, la rivoluzione socialista. Quella cubana era stata vittoriosa! Guevara ne era stato uno dei principali combattenti ed artefici e aveva assunto il ruolo di ministro all'interno del governo rivoluzionario; ma, egli sapeva che la rivoluzione era accerchiata e che bisogna continuarla e svilupparla negli altri paesi dell'America latina ed in generale in tutti i paesi vittime dell'imperialismo.
Era quella la frontiera su cui combattere  in quel momento storico . Era il cosiddetto "terzomondismo" che individuava l'anello debole del capitalismo/ imperialista ,quindi il principale terreno di scontro rivoluzionario, nei paesi sottosviluppati del terzo mondo.
Guevara si sentiva più adatto a questo compito rispetto a quello di partecipare, pur se nel ruolo  di ministro, al governo rivoluzionario di Cuba.
La sua figura rimane nella storia come quella di chi ha sempre combattuto per un ideale anche a rischio della vita.
La sua morte, insieme a quella di altri grandi uomini appassionati, ha segnato in modo indelebile la mia formazione culturale e politica giovanile.
Per la prima volta  da ragazzo mi ritrovai a sfidare le convinzioni  familiari, appendendo nella mia stanzetta il poster del “ Che”. In precedenza, avevo seguito con dispiacere gli eventi legati alla morte di John F. Kennedy , che ai miei occhi appariva come il giovane leader di un’America che ammiravo. Ne apprezzavo lo stile di vita moderno che avevo imparato a conoscere tramite il suo cinema  e la sua letteratura. Successivamente alla sua morte, lessi con interesse “ Strategia di pace “ ,che mi colpì molto. Trovavo in quelle pagine la convinzione profonda di poter affrontare i problemi del mondo nel segno della democrazia e della libertà, sfidando alla pari e senza riserve l’altro modello culturale mondiale alternativo  rappresentato dalla cultura comunista, oltre cortina. Negli anni successivi esplose tutta la ricchezza culturale innovativa degli anni 60, a partire dalla musica , il cinema  e tutti gli altri aspetti della vita sociale. Il Concilio Vaticano II fu personalmente un grosso punto di riferimento e con esso anche le esperienze militanti sociali cristiane in America latina. Insieme a quella di Guevara due altre morti premature   e causate da mano assassina segnarono in maniera indelebile  quegli anni e la mia personale formazione : quella di Martin Luther King e quella di Robert Kennedy.
Negli USA il reverendo King guidava con una forza morale immensa il Movimento dei diritti civili per il riscatto  e l’ eguaglianza delle persone di colore. Ascoltavamo con grande partecipazione emotiva le notizie che giungevano dagli USA .Non si poteva evitare da un lato d’indignarsi di fronte alle discriminazioni e dall’altro di restare commossi di fronte a quella marea di persone che in marcia gridavano e cantavano insieme “ We shall overcome”. La voce di Joan Baez, che la interpretò magistralmente, rimase scolpita nel mio cuore.
Avevo letto con grande attenzione “La forza di amare “ di Martin Luther King e ne ero rimasto profondamente coinvolto.
Era l’aprile del 1968 quando King viene ucciso e non era ancora passato un anno dalla morte di Guevara. Qualche mese dopo, viene ucciso Robert Kennedy. Era il 6 giugno del 1968 e solo qualche giorno prima: il 31 maggio, avevo compiuto 18 anni. Qualche mese prima avevo letto con interesse il suo libro “ Vogliamo un mondo più nuovo “ e ne avevo respirato l’impegno civile e la speranza di cui era impregnato.
Era veramente insopportabile tutto questo!
Stroncare con la violenza quello che in nessun altro modo si riesce a battere è l’ultima risorsa in mano ai vigliacchi. Mi appariva chiaro come questi uomini apparentemente battuti, perché privati del bene più prezioso : la vita , sarebbero rimasti per sempre vittoriosi dentro il mio cuore, indicandomi con chiarezza la strada dell’impegno civile e della convinzione nei propri ideali.

Hasta Siempre Comandante!

mercoledì 4 ottobre 2017

L'ordine delle cose


L'ordine delle cose risponde a necessità e problemi che superano il singolo caso umano per entrare nell'ambito generale e politico dell'interesse collettivo.
Interessi delle nazioni, rappresentati dalla politica che non sempre trova le soluzioni ideali per i rapporti fra le popolazioni.
Cosa può fare pertanto un funzionario di una struttura istituzionale?
Cercare di fare bene il lavoro/missione che gli è stata affidato/a, per ottenere e conseguire l'obiettivo necessario.
Tutto questo sta nell'ordine delle cose e, forse, è inevitabile.
Forse? Perché forse?
Perché davanti ad ognuno di noi, come tanti anni fa sottolineava il filosofo francese Sartre, c'è il dito puntato dell'altro a chiedere attenzione, amore, giustizia. A chiederci conto delle nostre scelte.
Cosa possiamo fare davanti a questo?
È questo il dilemma morale ed umano che Andrea Segre ci mostra nel suo film e che dilania l'animo, il cuore e la mente del protagonista del film, un ottimo Paolo Pierobon nel ruolo di Corrado, un alto funzionario del Ministero degli Interni con il compito di stipulare in Libia degli accordi con i potentati locali che portino ad una riduzione sostanziale degli sbarchi clandestini d’immigrati sulle coste italiane
Quando conducendo brillantemente la sua missione in Libia, s'imbatte in una giovane donna, rinchiusa in uno dei cosiddetti luoghi di contenimento, che chiede il suo aiuto, Il protagonista entra in una spirale di sentimenti ed avvenimenti che lo coinvolgono personalmente.
Il volto di una singola persona, il suo dolore, la sua richiesta d’aiuto non sono più un problema generico; ma, un incontro umano preciso che mette in discussione tutto.
Di fronte a questo Corrado, il preciso e capace funzionario dello Stato, penserà e cercherà seriamente di aggirare “l’ordine delle cose”, che lui stesso ha contribuito ad edificare e per una volta, una sola volta, penserà che sia giusto infrangere quelle regole, che ritiene, comunque, necessarie.
Andrea Segre non vuole darci soluzioni, non ci dice cosa bisogna fare; ci chiede, invece, di guardare con occhio attento e con disponibilità d’animo ai problemi che si pongono nel rapporto con una gran parte del continente africano.
Un mondo in forte destabilizzazione, molti dei cui componenti guardano con speranza all’Europa.
Il regista non segue il percorso dell’analisi politica; ma, ci racconta di uomini e donne che s’incontrano e vivono sentimenti. idee, dolori, necessità e ci chiede forse d’interrogarci ed informarci meglio su quello che sta succedendo e di valutare, quindi, se siamo soddisfatti dell’”Ordine delle cose”.
Il film è stato presentato alla 74° Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, tra le Proiezioni speciali, suscitando un generale apprezzamento.
Fra gli interpreti troviamo, oltre ad un efficace Paolo Pierobon, anche Giuseppe Battiston che ha già collaborato con Segre nel film teatrale “Come il Peso dell’acqua” del 2014 a firma dello stesso, insieme a Marco Paolini e Stefano Liberti.
Andrea Segre, a partire dal suo primo documentario” Lo sterminio dei popoli zingari”, (1998) ha lavorato sempre a opere sui problemi della marginalità di etnie, popoli e culture, regalandoci dei quadri belli e complessi di queste realtà che lo collocano fra i migliori giovani registi italiani a cui guardare con attenzione ed interesse


sabato 16 settembre 2017

LEI


“Lei” è un film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze che si è aggiudicato il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, scritta dallo stesso Jonze.
“Lei” è sicuramente un film interessante e mai banale in cui il regista ci conduce all'interno di una storia al limite fra la riflessione sulla vita e sull'amore insieme a quella nei confronti della rivoluzione digitale e delle sue conseguenze nei confronti delle nostre abitudini. Il tutto in un misto di curiosità, d'invenzione creativa e di tenerezza.
L'animo tormentato ed introverso di Theodore (uno straordinario Joaquin Phoenix) ci coinvolge nella sua difficoltà di divorziare dalla moglie, che ancora ama, ci conduce poi per mano a seguirlo in quella relazione con Samantha , il sistema operativo dolce e comprensivo che riesce a cogliere  i suoi sentimenti, le sue aspirazioni e gli sta costantemente vicino fino a farlo di nuovo innamorare,   arrivando anche ad eccitarlo sessualmente.
L'invenzione del regista e sceneggiatore nei confronti di questa realtà digitale avveniristica non è mai scontata e sfugge dall'utilizzo consolatorio dell'essere umano per lasciarlo di nuovo alle sue responsabilità di vita. Samantha infatti confesserà a Theodore che non esiste nel suo mondo l'esclusività dell'amore. Lei è innamorata di altri 600 umani ma questo non toglie niente al suo sentimento per lui. C'è purtroppo di più! Il sistema operativo, che riteniamo al nostro completo servizio e su cui pensiamo di poter contare ciecamente, decide di lasciarci.
Samantha e gli altri OS sono ormai capaci di svilupparsi ancora emotivamente ed intellettualmente e si separano dagli umani pur continuando ad amarli, ma spiegando loro che il proprio futuro è ormai altrove.
Theodore riuscirà positivamente ad utilizzare questa esperienza per ritrovare il calore di una vera amicizia femminile di antica data e per scoprire la reale capacità di accettare la separazione dalla moglie, da cui ha divorziato, spiegandole che comunque non rinnegherà mai l'amore che ha provato per lei.
E’ forse questa la lezione più importante di questa storia.
Comunque avvenga la propria crescita sentimentale, sia attraverso emozioni intime e solitarie o coinvolgendosi in una relazione con l’altro, reale o digitale che sia, è poi decisivo il processo di maturazione dell’animo che ne consegue.
Questo è forse l’aspetto più importante. Quello che rimane nel cuore sia dell’umano che dell’OS nel proprio futuro percorso di quella che può definirsi “vita”.

E così Theodore dopo la scomparsa di Samantha, finalmente in pace con se stesso, potrà stare seduto vicino ad Amy , la sua amica di sempre  , a guardare il panorama della città e forse della  vita che lo attende.

mercoledì 13 settembre 2017

IRIS


Preparate la pasta lievitata con g. 100 farina 00 e  g. 50 di lievito di birra. Impastate con acqua calda e fate lievitare . Quando il composto sarà ben lievito unite:
- Kg 1 farina 00
- g. 200  zucchero
- g. 100 strutto
un pò di colorante giallo uovo
Impastate il tutto con acqua calda. Lavorate molto la pasta  così ottenuta, che deve avere la consistenza di quella del pane  o dei biscotti.
Tagliate la pasta  in 20-22 parti uguali e fatene altrettante pallottole.
Mettetele  a lievitare nelle teglie, alla distanza di  cm 5 o 6 l'una dall'altra, in luogo caldo.
Quando saranno ben lievitate infornate.
Avendo così ottenuto le paste, incidetele nella parte inferiore con un taglio rotondo. Svuotatele della mollica con la punta del coltello e riempitele di crema gialla o al cioccolato; quindi, richiudetele con i tappi tolti precedentemente, dopo aver tolto la mollica anche di questi. 
Passatele prima in una pastella di farina diluita con acqua  e dopo nella mollica di pane  grattugiata.
Mettete sul fuoco una padella con molto strutto e quando sarà caldissima friggetele.

domenica 6 agosto 2017

FORTUNATA



Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini ci hanno regalato una storia  sul diritto alla vita , alla libertà , all'autodeterminazione,  spesso messe in dubbio, nella nostra società, da un'eccessiva sperequazione sociale che  mantiene in uno stato  di marginalità  troppe persone.
 E' "Fortunata"  la protagonista femminile  del film a rappresentare pienamente questa " sfortunata"condizione, giocando abilmente sulle parole.
 Mentre viene sballottata da un capo all'altro della città, per trovare quel minimo di mezzi necessari alla sopravvivenza quotidiana sua e di sua figlia, non sembra godere di alcun diritto e di alcuna possibilità . Al contrario, a valere  sui suoi sogni e sul suo desiderio di emancipazione, ingrassano gli strozzini e le  altre persone con cui entra in contatto.
Quello che nessuno potrà toglierle sono, tuttavia,  il suo amore di madre , la sua antica amicizia e solidarietà con Chicano,  il suo desiderio di vivere. 
In questa condizione , lo stesso concetto di giustizia, di "bene" come possono essere applicati  su degli esseri disperati che lottano per la sopravvivenza,  sostanzialmente abbandonati e marginalizzati dalla cosiddetta gente " normale? 
Come possiamo limitarci a condannare i loro errori ,senza preoccuparci di salvare le persone che li commettono , dandogli  un'opportunità di cambiamento?
"Fortunata" non è solo un'elegia della lotta per la sopravvivenza, per il diritto alla vita e la speranza di poterla migliorare;  è anche un film di denuncia sociale,  che sottolinea, senza  retorica,  le difficoltà e la durezza di una periferia e di una marginalità  che vivono accanto a noi e, forse, sono anche il frutto di una società in cui le disuguaglianze sono ulteriormente aumentate . 
La periferia romana( Tor Pignattara) è una delle protagoniste del film , insieme alle sue trasformazioni  come, prima fra tutte, l'importante presenza d'immigrati. 
Quella stessa periferia che ci fa venire alla mente i film di Pasolini ,con la loro stessa forza ed intensità sia di partecipazione alla vita delle persone che di sottintesa denuncia sociale . "Fortunata" è un film che dimostra la maturità tecnica e creativa della coppia Castellitto Mazzantini,  circondata da un cast di attori  di altissimo livello.
Una  grande Jasmine Trinca  ( Fortunata) insieme a Alessandro Borghi ( Chicano) ,  allo psicologo  Stefano Accorsi , al marito  separato Edoardo Pesce,  ad una ottima  Hanna Schygulla nel ruolo della vecchia madre, ex attrice, ormai fuori di testa di Chicano  e non ultima la brava piccola Nicole Centanni nel ruolo della figlia di Fortunata:Barbara. Commoventi le ultime inquadrature sulle note della canzone Vivere di Vasco Rossi .
Un film duro, intenso e bello !
La pellicola è stata presentata in concorso al Festival di Cannes dove Jasmine Trinca ha ricevuto il premio "Un Certain Regard" come miglior attrice. La stessa ha vinto anche il nastro d'argento 2017  insieme ad Alessandro Borghi come miglior attore non protagonista e ad  Alessandro Rolla per il migliore sonoro in presa diretta.



lunedì 10 luglio 2017

BOGEY


Humphrey  Bogart, "Bogey", è  stato uno dei primi volti del cinema americano che ho imparato ad amare. Mentre nelle sale affollate dei cinema di periferia della fine degli anni anni ‘50, inizi degli anni ‘60,  partecipavamo al rito collettivo delle risate a crepapelle guardando il grandissimo Totò, Nino Taranto o Peppino (senza dimenticare tutti gli altri eroi del cinema italiano), ci esaltavamo con i film western e i grandi Kolossals della storia romana come “ la Tunica” o “Ben Hur” o seguivamo con interesse la commedia americana che ci mostrava la ricchezza e la modernità del Paese che aveva vinto la Guerra e le prime tensioni giovanili di “Gioventù Bruciata”, l’arrivo della televisione ci permise di scoprire il grande cinema americano degli anni precedenti ed a cavallo della guerra.
La televisione ci faceva vedere ,  comodamente seduti nella poltrona di casa,  tantissimi films e conoscere, con i suoi cicli dedicati, i maggiori registi ed attori americani.
Vedevamo così il James Stewart  de” La vita è meravigliosa” o Spencer Tracy o  appunto H. Bogart che dapprima ci mostrò il suo  lato peggiore , quello  rude e cattivo del gangster, per poi  incarnare il perfetto detective ne “ Il mistero del falco” e nel “ grande sonno” per poi, più maturo e vissuto, rappresentare tutti noi in storie d’amore dense di sentimento  come “ Casablanca “ e Sabrina”.
Humphrey DeForest Bogart nasce a New York il  25 dicembre 1899 . Giovanissimo, finite le scuole superiori, decide di arruolarsi volontario in marina, appena dopo l'entrata in  guerra degli Stati Uniti nel primo conflitto mondiale. Terminato il servizio militare, un amico d'infanzia, figlio di un produttore teatrale, gli procura dei lavori dietro le quinte dei palcoscenici di Brooklyn e successivamente lavora stabilmente a Broadway  recitando in ben ventuno produzioni sino al 1929 .Dopo una prima esperienza cinematografica deludente ritorna  sulle scene teatrali ed in quel periodo stringe una grande amicizia con Spencer Tracy , che durerà  tutta la vita. Tra il 1932 e il 1935 partecipa ad altre sette produzioni teatrali, l'ultima delle quali è “La foresta pietrificata” di Robert E. Sherwood. Gli viene assegnata la parte di Duke Mantee, pericoloso killer evaso, mentre la parte del protagonista va all'amico Leslie Howard. Quando la Warner Brothers compra i diritti de” La foresta pietrificata” e decide di realizzarne un film , grazie all’amicizia di Leslie Howard riesce ad ottenere  il ruolo di Duke per cui era stato scelto in precedenza  Edward G. Robinson.

Il film esce nel 1936 e Bogart guadagna una serie di entusiastiche recensioni, 

Le pellicole interpretate da Bogart a tutto il 1940 sono ben trentanove. Benché molto spesso calato in personaggi minori, riuscì egualmente  a mostrare  la sua  capacità d’interpretazione di ruoli drammatici.
Oltre al già citato “La foresta pietrificata”, ricordiamo “Strada sbarrata” e soprattutto “ Gli angeli con la faccia sporca"

Ricordiamo ancora “ I ruggenti anni Venti” e “Strada maestra”, quest'ultimo diretto da Raoul Walsh.
Una grande interpretazione che porrà Bogart all’attenzione generale sarà tuttavia  nel 1941“Una pallottola per Roy”, ancora una volta per la regia di Walsh.

Sempre del 1941 è l'altro film che impone Bogart come grande protagonista:” Il mistero del falco”, che vede esordire alla regia  il suo amico John Huston. Il personaggio di Sam Spade è destinato a caratterizzare la figura di Bogart nell'immaginario collettivo con il suo classico  impermeabile chiaro, il  cappello floscio a larghe tese e l’eterna sigaretta all'angolo della bocca molto simile, per noi appassionati della lettura dei romanzi di Salgari, all’ “ ennesima sigaretta” del tenebroso Yanez de Gomera

Huston lo dirige nuovamente in “Agguato ai tropici” del 1942.
E’ quasi marginalmente che  Bogart incontra, a quel punto, uno dei film più importanti della sua carriera. Il film a basso costo, diretto da Michael Curtiz e basato su una sceneggiatura più volte cambiata in corso d’opera, diventerà un classico della storia del cinema  ed otterrà l'Oscar per il miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura non originale. Stiamo parlando di “Casablanca” e dell’importante storia d’amore vissuta dai due protagonisti, Humphrey Bogart assieme a Ingrid Bergman, in una  splendida Parigi per poi ritrovarsi   a Casablanca, in Marocco, durante gli anni della guerra.


Nel 1944 Bogart recita nel film “ Acque del Sud “tratto dal romanzo “Avere e non avere” di Ernest Hemingway, dove incontra  e s’innamora della giovane e bella esordiente Lauren Bacall.


La coppia si sposa nel 1945 e lavorerà ancora insieme sul set de “Il grande sonno”(The Big Sleep) un film del 1946 diretto da Howard Hawks. Avvincente la trama  tratta da un romanzo di Chandler  e magnifica l’interpretazione di Bogart e della Bacall. 

Nel 1948 John Huston offre all'amico Humphrey un altro capolavoro,” Il tesoro della Sierra Madre.” Un film pieno d’avventura e di forti passioni.

E’ ancora John Huston a offrirgli un altro ruolo da antologia nel film “ La regina d'Africa” in cui duetterà con Katerine Hepburn e per cui finalmente Bogart conquisterà l’Oscar per la migliore interpretazione maschile protagonista

Dopo La regina d'Africa, Bogart, ormaial vertice della sua carriera, può permettersi di scegliere i copioni a lui graditi. Uno dei film che interpreterà è uno dei miei preferiti e si chiama “Ultima minaccia (Deadline - U.S.A.), del 1952 diretto da Richard Brooks. In esso Bogart interpreta il ruolo di un direttore di un giornale che si oppone alla cessione del quotidiano dopo la morte dell'editore per portare a termine una campagna contro un'organizzazione criminale. In questo ruolo Bogart appare come uno degli esponenti di quell’America Liberal ed impegnata civilmente che tanto ha affascinato lo spettatore europeo

Dopo diversi altri films come “ Essi vivranno”, sulla guerra di Corea, la commedia “Non siamo angeli”, “La mano sinistra di Dio” e “ Il tesoro dell'Africa”, arriva un altro film indimenticabile :” Sabrina” , in cui Bogart  duetta con una stupenda Audrey Hepburn . E’ particolare pensare  come sia  in “ Casablanca”, sia anche in questo film, la citta di Parigi rimanga nello sfondo o nell’orizzonte di questa storia d’amore.

Intensa e forte l’interpretazione di Bogart nel film successivo “ L'ammutinamento del Caine”, che gli fa ottenere la terza candidatura all'Oscar 

Con “Ore disperate” (1955) Bogart torna, dopo molti anni, ad interpretare la figura di un gangster: uno spietato criminale che, evaso dalla prigione assieme ad alcuni suoi complici, tiene in ostaggio una tranquilla famiglia. Film molto intenso ed in cui Bogart viene spesso odiato dallo spettatore per il ruolo svolto.

Il colosso d'argilla (The Harder They Fall) è un film successivo del 1956 diretto da Mark Robson. Girato in bianco e nero, è ambientato nel mondo del pugilato ed è liberamente ispirato alla figura di Primo Carnera. 

Fu mentre girava questo film che Bogart accusò i primi sintomi del male che lo avrebbe ucciso nel gennaio 1957, pochi mesi dopo l'uscita del film nelle sale, avvenuta il 9 maggio 1956. Si trattava di un cancro. Scompariva così uno dei simboli del cinema americano che rimarrà per sempre nel nostro cuore con le sue belle ed intense interpretazioni.