In questo blog raccolgo i racconti , i quadri , le poesie realizzate nel corso degli anni e che verranno ulteriormente prodotte.
Benvenuti e grazie per l'attenzione.
Quando Carlo Buccirosso inizia a cantare nel classico vibrato della canzone napoletana mentre, chiuso all'interno della bara, si chiede chi diavolo sia il defunto di cui si sta celebrando il funerale, inevitabilmente lo spettatore comincia a sorridere per poi liberare l'animo in una risata che l'accompagnerà durante tutta la proiezione del film.
I Manetti Bros ci regalano dopo "Song e Napule " un'altro film ambientato nella capitale partenopea, aggiungendo a un copione del tipo "azione -poliziesco" una solida base d'ironia e romanticismo.
Il tutto all'interno di una struttura di "musical-sceneggiata", che guarda con amore ed interesse alla realtà napoletana.
C'è chi ha visto anche l'influenza del Musical americano; ma, più che al recente La La Land , il richiamo esplicito è nei confronti di Flashdance e della sua splendida canzone "What a feeling " che, modificata con un testo in napoletano, ci regala uno dei momenti da "applauso" del film.
Cantata da una superba Serena Rossi e con la scena ravvivata dal balletto, ci racconta del riconoscimento del primo amore di Fatima in occasione dell'incontro con Giampaolo Morelli ( Ciro) altro ottimo protagonista del film.
Piacevole e misurato l'inserimento dei brani musicali e dei balletti all'interno della sceneggiatura. La Napoli presentata è quella resa famosa nello stereotipo di serials come Gomorra ; ma, i Manetti Bros ci suggeriscono, tramite le vicende dei loro personaggi, una supremazia comunque dell'amore e della voglia di vivere sulle catene del vissuto e dei ruoli anche criminali imposti dalla dura realtà quotidiana.
C'è uno sguardo innamorato su Napoli , la cui bellezza viene alla fine celebrata nel brano " Nun è Napule". Bravissimi tutti gli interpreti, dai citati Serena Rossi e Giampaolo Morelli a Carlo Buccirosso, Claudia Gerini e Raiz.
Presentato al Festival del Cinema di Venezia, il film ha avuto un ottimo riscontro sia nella critica che fra il pubblico. Adesso , proiettato nelle sale italiane , impone all'interesse del largo pubblico il lavoro di questo duo registico che , accompagnato da un gruppo di fedeli collaboratori, abbiamo imparato ad apprezzare già nella serie televisiva de '"L'ispettore Coliandro" e nel gia citato film " Song e Napule".
Aspettiamo con curiosità il prossimo lavoro dei Manetti Bros. Dove sarà ambientato? Continueranno ad esplorare la realtà di Napoli e criminal/poliziesca o imboccheranno nuove strade? Lo vedremo!
Cinquant'anni fa, perdevamo una delle figure più importanti della
rivoluzione cubana:Ernesto "Che" Guevara.
Moriva assassinato in
Bolivia dove si era recato per organizzare e realizzare, anche in quel paese,
la rivoluzione socialista. Quella cubana era stata vittoriosa! Guevara ne era
stato uno dei principali combattenti ed artefici e aveva assunto il ruolo di
ministro all'interno del governo rivoluzionario; ma, egli sapeva che la
rivoluzione era accerchiata e che bisogna continuarla e svilupparla negli altri
paesi dell'America latina ed in generale in tutti i paesi vittime
dell'imperialismo.
Era quella la frontiera su cui combattere in quel momento storico . Era il cosiddetto
"terzomondismo" che individuava l'anello debole del capitalismo/
imperialista ,quindi il principale terreno di scontro rivoluzionario, nei paesi
sottosviluppati del terzo mondo.
Guevara si sentiva più adatto a questo compito rispetto a quello di partecipare,
pur se nel ruolo di ministro, al governo
rivoluzionario di Cuba.
La sua figura rimane nella storia come quella di chi ha sempre
combattuto per un ideale anche a rischio della vita.
La sua morte, insieme a quella di altri grandi uomini appassionati, ha
segnato in modo indelebile la mia formazione culturale e politica giovanile.
Per la prima volta da ragazzo mi ritrovai
a sfidare le convinzioni familiari,
appendendo nella mia stanzetta il poster del “ Che”. In precedenza, avevo
seguito con dispiacere gli eventi legati alla morte di John F. Kennedy , che ai
miei occhi appariva come il giovane leader di un’America che ammiravo. Ne
apprezzavo lo stile di vita moderno che avevo imparato a conoscere tramite il
suo cinema e la sua letteratura. Successivamente
alla sua morte, lessi con interesse “ Strategia di pace “ ,che mi colpì molto. Trovavo
in quelle pagine la convinzione profonda di poter affrontare i problemi del
mondo nel segno della democrazia e della libertà, sfidando alla pari e senza
riserve l’altro modello culturale mondiale alternativo rappresentato dalla cultura comunista, oltre
cortina. Negli anni successivi esplose tutta la ricchezza culturale innovativa
degli anni 60, a partire dalla musica , il cinema e tutti gli altri aspetti della vita sociale.
Il Concilio Vaticano II fu personalmente un grosso punto di riferimento e con
esso anche le esperienze militanti sociali cristiane in America latina. Insieme
a quella di Guevara due altre morti premature e
causate da mano assassina segnarono in maniera indelebile quegli anni e la mia personale formazione :
quella di Martin Luther King e quella di Robert Kennedy.
Negli USA il reverendo King guidava con una forza morale immensa il
Movimento dei diritti civili per il riscatto
e l’ eguaglianza delle persone di colore. Ascoltavamo con grande
partecipazione emotiva le notizie che giungevano dagli USA .Non si poteva
evitare da un lato d’indignarsi di fronte alle discriminazioni e dall’altro di
restare commossi di fronte a quella marea di persone che in marcia gridavano e
cantavano insieme “ We shall overcome”. La voce di Joan Baez, che la interpretò
magistralmente, rimase scolpita nel mio cuore.
Avevo letto con grande attenzione “La forza di amare “ di Martin Luther
King e ne ero rimasto profondamente coinvolto.
Era l’aprile del 1968 quando King viene ucciso e non era ancora passato
un anno dalla morte di Guevara. Qualche mese dopo, viene ucciso Robert Kennedy.
Era il 6 giugno del 1968 e solo qualche giorno prima: il 31 maggio, avevo compiuto
18 anni. Qualche mese prima avevo letto con interesse il suo libro “ Vogliamo
un mondo più nuovo “ e ne avevo respirato l’impegno civile e la speranza di cui
era impregnato.
Era veramente insopportabile tutto questo!
Stroncare con la violenza quello che in nessun altro modo si riesce a
battere è l’ultima risorsa in mano ai vigliacchi. Mi appariva chiaro come
questi uomini apparentemente battuti, perché privati del bene più prezioso : la
vita , sarebbero rimasti per sempre vittoriosi dentro il mio cuore, indicandomi
con chiarezza la strada dell’impegno civile e della convinzione nei propri ideali.
L'ordine delle cose risponde a necessità e problemi che superano il
singolo caso umano per entrare nell'ambito generale e politico dell'interesse
collettivo.
Interessi delle nazioni, rappresentati dalla politica che non sempre
trova le soluzioni ideali per i rapporti fra le popolazioni.
Cosa può fare pertanto un funzionario di una struttura istituzionale?
Cercare di fare bene il lavoro/missione che gli è stata affidato/a, per
ottenere e conseguire l'obiettivo necessario.
Tutto questo sta nell'ordine delle cose e, forse, è inevitabile.
Forse? Perché forse?
Perché davanti ad ognuno di noi, come tanti anni fa sottolineava il
filosofo francese Sartre, c'è il dito puntato dell'altro a chiedere attenzione,
amore, giustizia. A chiederci conto delle nostre scelte.
Cosa possiamo fare davanti a questo?
È questo il dilemma morale ed umano che Andrea Segre ci mostra nel suo
film e che dilania l'animo, il cuore e la mente del protagonista del film, un
ottimo Paolo Pierobon nel ruolo di Corrado, un alto funzionario del Ministero
degli Interni con il compito di stipulare in Libia degli accordi con i
potentati locali che portino ad una riduzione sostanziale degli sbarchi clandestini
d’immigrati sulle coste italiane
Quando conducendo brillantemente la sua missione in Libia, s'imbatte in una
giovane donna, rinchiusa in uno dei cosiddetti luoghi di contenimento, che
chiede il suo aiuto, Il protagonista entra in una spirale di sentimenti ed
avvenimenti che lo coinvolgono personalmente.
Il volto di una singola persona, il suo dolore, la sua richiesta d’aiuto
non sono più un problema generico; ma, un incontro umano preciso che mette in
discussione tutto.
Di fronte a questo Corrado, il preciso e capace funzionario dello Stato,
penserà e cercherà seriamente di aggirare “l’ordine delle cose”, che lui stesso
ha contribuito ad edificare e per una volta, una sola volta, penserà che sia
giusto infrangere quelle regole, che ritiene, comunque, necessarie.
Andrea Segre non vuole darci soluzioni, non ci dice cosa bisogna fare;
ci chiede, invece, di guardare con occhio attento e con disponibilità d’animo ai
problemi che si pongono nel rapporto con una gran parte del continente africano.
Un mondo in forte destabilizzazione, molti dei cui componenti guardano
con speranza all’Europa.
Il regista non segue il percorso dell’analisi politica; ma, ci racconta
di uomini e donne che s’incontrano e vivono sentimenti. idee, dolori, necessità
e ci chiede forse d’interrogarci ed informarci meglio su quello che sta
succedendo e di valutare, quindi, se siamo soddisfatti dell’”Ordine delle cose”.
Il film è stato presentato alla 74° Mostra d'Arte Cinematografica di
Venezia, tra le Proiezioni speciali, suscitando un generale apprezzamento.
Fra gli interpreti troviamo, oltre ad un efficace Paolo Pierobon, anche Giuseppe
Battiston che ha già collaborato con Segre nel film teatrale “Come il Peso dell’acqua”
del 2014 a firma dello stesso, insieme a Marco Paolini e Stefano Liberti.
Andrea Segre, a partire dal suo primo documentario” Lo sterminio dei
popoli zingari”, (1998) ha lavorato sempre a opere sui problemi della marginalità
di etnie, popoli e culture, regalandoci dei quadri belli e complessi di queste realtà
che lo collocano fra i migliori giovani registi italiani a cui guardare con attenzione
ed interesse
“Lei” è un film del 2013 scritto e diretto da Spike Jonze che si è
aggiudicato il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, scritta
dallo stesso Jonze.
“Lei” è sicuramente un film interessante e mai banale in cui il regista
ci conduce all'interno di una storia al limite fra la riflessione sulla vita e
sull'amore insieme a quella nei confronti della rivoluzione digitale e delle
sue conseguenze nei confronti delle nostre abitudini. Il tutto in un misto di
curiosità, d'invenzione creativa e di tenerezza.
L'animo tormentato ed introverso di Theodore (uno straordinario Joaquin
Phoenix) ci coinvolge nella sua difficoltà di divorziare dalla moglie, che ancora
ama, ci conduce poi per mano a seguirlo in quella relazione con Samantha , il
sistema operativo dolce e comprensivo che riesce a cogliere i suoi sentimenti, le sue aspirazioni e gli
sta costantemente vicino fino a farlo di nuovo innamorare, arrivando anche ad eccitarlo sessualmente.
L'invenzione del regista e sceneggiatore nei confronti di questa realtà
digitale avveniristica non è mai scontata e sfugge dall'utilizzo consolatorio
dell'essere umano per lasciarlo di nuovo alle sue responsabilità di vita.
Samantha infatti confesserà a Theodore che non esiste nel suo mondo
l'esclusività dell'amore. Lei è innamorata di altri 600 umani ma questo non
toglie niente al suo sentimento per lui. C'è purtroppo di più! Il sistema
operativo, che riteniamo al nostro completo servizio e su cui pensiamo di poter
contare ciecamente, decide di lasciarci.
Samantha e gli altri OS sono ormai capaci di svilupparsi ancora
emotivamente ed intellettualmente e si separano dagli umani pur continuando ad
amarli, ma spiegando loro che il proprio futuro è ormai altrove.
Theodore riuscirà positivamente ad utilizzare questa esperienza per
ritrovare il calore di una vera amicizia femminile di antica data e per scoprire
la reale capacità di accettare la separazione dalla moglie, da cui ha
divorziato, spiegandole che comunque non rinnegherà mai l'amore che ha provato
per lei.
E’ forse questa la lezione più importante di questa storia.
Comunque avvenga la propria crescita sentimentale, sia attraverso
emozioni intime e solitarie o coinvolgendosi in una relazione con l’altro, reale
o digitale che sia, è poi decisivo il processo di maturazione dell’animo che ne
consegue.
Questo è forse l’aspetto più importante. Quello che rimane nel cuore sia
dell’umano che dell’OS nel proprio futuro percorso di quella che può definirsi “vita”.
E così Theodore dopo la scomparsa di Samantha, finalmente in pace con se
stesso, potrà stare seduto vicino ad Amy , la sua amica di sempre , a guardare il panorama della città e forse
della vita che lo attende.
Preparate la pasta lievitata con g. 100 farina 00 e g. 50 di lievito di birra. Impastate con acqua calda e fate lievitare . Quando il composto sarà ben lievito unite:
- Kg 1 farina 00 - g. 200 zucchero - g. 100 strutto un pò di colorante giallo uovo
Impastate il tutto con acqua calda. Lavorate molto la pasta così ottenuta, che deve avere la consistenza di quella del pane o dei biscotti.
Tagliate la pasta in 20-22 parti uguali e fatene altrettante pallottole.
Mettetele a lievitare nelle teglie, alla distanza di cm 5 o 6 l'una dall'altra, in luogo caldo.
Quando saranno ben lievitate infornate.
Avendo così ottenuto le paste, incidetele nella parte inferiore con un taglio rotondo. Svuotatele della mollica con la punta del coltello e riempitele di crema gialla o al cioccolato; quindi, richiudetele con i tappi tolti precedentemente, dopo aver tolto la mollica anche di questi.
Passatele prima in una pastella di farina diluita con acqua e dopo nella mollica di pane grattugiata.
Mettete sul fuoco una padella con molto strutto e quando sarà caldissima friggetele.
Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini ci hanno regalato una storia sul diritto alla vita , alla libertà , all'autodeterminazione, spesso messe in dubbio, nella nostra società, da un'eccessiva sperequazione sociale che mantiene in uno stato di marginalità troppe persone.
E' "Fortunata" la protagonista femminile del film a rappresentare pienamente questa " sfortunata"condizione, giocando abilmente sulle parole.
Mentre viene sballottata da un capo all'altro della città, per trovare quel minimo di mezzi necessari alla sopravvivenza quotidiana sua e di sua figlia, non sembra godere di alcun diritto e di alcuna possibilità . Al contrario, a valere sui suoi sogni e sul suo desiderio di emancipazione, ingrassano gli strozzini e le altre persone con cui entra in contatto.
Quello che nessuno potrà toglierle sono, tuttavia, il suo amore di madre , la sua antica amicizia e solidarietà con Chicano, il suo desiderio di vivere.
In questa condizione , lo stesso concetto di giustizia, di "bene" come possono essere applicati su degli esseri disperati che lottano per la sopravvivenza, sostanzialmente abbandonati e marginalizzati dalla cosiddetta gente " normale?
Come possiamo limitarci a condannare i loro errori ,senza preoccuparci di salvare le persone che li commettono , dandogli un'opportunità di cambiamento?
"Fortunata" non è solo un'elegia della lotta per la sopravvivenza, per il diritto alla vita e la speranza di poterla migliorare; è anche un film di denuncia sociale, che sottolinea, senza retorica, le difficoltà e la durezza di una periferia e di una marginalità che vivono accanto a noi e, forse, sono anche il frutto di una società in cui le disuguaglianze sono ulteriormente aumentate .
La periferia romana( Tor Pignattara) è una delle protagoniste del film , insieme alle sue trasformazioni come, prima fra tutte, l'importante presenza d'immigrati.
Quella stessa periferia che ci fa venire alla mente i film di Pasolini ,con la loro stessa forza ed intensità sia di partecipazione alla vita delle persone che di sottintesa denuncia sociale . "Fortunata" è un film che dimostra la maturità tecnica e creativa della coppia Castellitto Mazzantini, circondata da un cast di attori di altissimo livello.
Una grande Jasmine Trinca ( Fortunata) insieme a Alessandro Borghi ( Chicano) , allo psicologo Stefano Accorsi , al marito separato Edoardo Pesce, ad una ottima Hanna Schygulla nel ruolo della vecchia madre, ex attrice, ormai fuori di testa di Chicano e non ultima la brava piccola Nicole Centanni nel ruolo della figlia di Fortunata:Barbara. Commoventi le ultime inquadrature sulle note della canzone Vivere di Vasco Rossi .
Un film duro, intenso e bello !
La pellicola è stata presentata in concorso al Festival di Cannes dove Jasmine Trinca ha ricevuto il premio "Un Certain Regard" come miglior attrice. La stessa ha vinto anche il nastro d'argento 2017 insieme ad Alessandro Borghi come miglior attore non protagonista e ad Alessandro Rolla per il migliore sonoro in presa diretta.
Humphrey Bogart, "Bogey", è stato uno dei primi volti del cinema
americano che ho imparato ad amare. Mentre nelle sale affollate dei cinema di
periferia della fine degli anni anni ‘50, inizi degli anni ‘60, partecipavamo al rito collettivo delle risate
a crepapelle guardando il grandissimo Totò, Nino Taranto o Peppino (senza
dimenticare tutti gli altri eroi del cinema italiano), ci esaltavamo con i film
western e i grandi Kolossals della storia romana come “ la Tunica” o “Ben Hur”
o seguivamo con interesse la commedia americana che ci mostrava la ricchezza e
la modernità del Paese che aveva vinto la Guerra e le prime tensioni giovanili di
“Gioventù Bruciata”, l’arrivo della televisione ci permise di scoprire il grande
cinema americano degli anni precedenti ed a cavallo della guerra.
La televisione ci
faceva vedere , comodamente seduti nella
poltrona di casa, tantissimi films e
conoscere, con i suoi cicli dedicati, i maggiori registi ed attori americani.
Vedevamo così il James
Stewart de” La vita è meravigliosa” o
Spencer Tracy o appunto H. Bogart che
dapprima ci mostrò il suo lato peggiore
, quello rude e cattivo del gangster,
per poi incarnare il perfetto detective
ne “ Il mistero del falco” e nel “ grande sonno” per poi, più maturo e vissuto,
rappresentare tutti noi in storie d’amore dense di sentimento come “ Casablanca “ e Sabrina”.
Humphrey DeForest
Bogart nasce a New York il 25 dicembre
1899 . Giovanissimo, finite le scuole superiori, decide di arruolarsi
volontario in marina, appena dopo l'entrata in
guerra degli Stati Uniti nel primo conflitto mondiale. Terminato il
servizio militare, un amico d'infanzia, figlio di un produttore teatrale, gli
procura dei lavori dietro le quinte dei palcoscenici di Brooklyn e
successivamente lavora stabilmente a Broadway
recitando in ben ventuno produzioni sino al 1929 .Dopo una prima esperienza
cinematografica deludente ritorna sulle
scene teatrali ed in quel periodo stringe una grande amicizia con Spencer Tracy
, che durerà tutta la vita. Tra il 1932
e il 1935 partecipa ad altre sette produzioni teatrali, l'ultima delle quali è “La
foresta pietrificata” di Robert E. Sherwood. Gli viene assegnata la parte di
Duke Mantee, pericoloso killer evaso, mentre la parte del protagonista va
all'amico Leslie Howard. Quando la Warner Brothers compra i diritti de” La
foresta pietrificata” e decide di realizzarne un film , grazie all’amicizia di
Leslie Howard riesce ad ottenere il ruolo
di Duke per cui era stato scelto in precedenza Edward G. Robinson.
Il film esce nel 1936 e Bogart guadagna una
serie di entusiastiche recensioni,
Le pellicole interpretate da Bogart a tutto il
1940 sono ben trentanove. Benché molto spesso calato in personaggi minori,
riuscì egualmente a mostrare la sua capacità
d’interpretazione di ruoli drammatici.
Oltre
al già citato “La foresta pietrificata”, ricordiamo “Strada sbarrata” e
soprattutto “ Gli angeli con la faccia sporca"
Ricordiamo ancora “ I ruggenti anni Venti” e “Strada
maestra”, quest'ultimo diretto da Raoul Walsh.
Una grande interpretazione che porrà Bogart
all’attenzione generale sarà tuttavia nel 1941“Una pallottola per Roy”, ancora una
volta per la regia di Walsh.
Sempre del 1941 è l'altro film che impone Bogart
come grande protagonista:” Il mistero del falco”, che vede esordire alla regia il suo amico John Huston. Il personaggio di
Sam Spade è destinato a caratterizzare la figura di Bogart nell'immaginario
collettivo con il suo classico impermeabile chiaro, il cappello floscio a larghe tese e l’eterna
sigaretta all'angolo della bocca molto simile, per noi appassionati della
lettura dei romanzi di Salgari, all’ “ ennesima sigaretta” del tenebroso Yanez
de Gomera
Huston lo dirige nuovamente in “Agguato ai
tropici” del 1942.
E’ quasi marginalmente che Bogart incontra, a quel punto, uno dei film
più importanti della sua carriera. Il film a basso costo, diretto da Michael
Curtiz e basato su una sceneggiatura più volte cambiata in corso d’opera,
diventerà un classico della storia del cinema ed otterrà l'Oscar per il miglior film, migliore
regia e migliore sceneggiatura non originale. Stiamo parlando di “Casablanca” e
dell’importante storia d’amore vissuta dai due protagonisti,Humphrey Bogart assieme
a Ingrid Bergman, in una splendida Parigi
per poi ritrovarsi a Casablanca, in Marocco, durante gli anni
della guerra.
Nel 1944 Bogart recita nel film “ Acque del
Sud “tratto dal romanzo “Avere e non avere” di Ernest Hemingway, dove
incontra e s’innamora della giovane e
bella esordiente Lauren Bacall.
La coppia si sposa nel 1945 e lavorerà ancora
insieme sul set de “Il grande sonno”(The Big Sleep) un film del 1946 diretto da
Howard Hawks. Avvincente la trama tratta
da un romanzo di Chandler e magnifica l’interpretazione
di Bogart e della Bacall.
Nel 1948 John Huston offre all'amico Humphrey
un altro capolavoro,” Il tesoro della Sierra Madre.” Un film pieno d’avventura
e di forti passioni.
E’ ancora John Huston a offrirgli un altro ruolo da
antologia nel film “ La regina d'Africa” in cui duetterà con Katerine Hepburn e
per cui finalmente Bogart conquisterà l’Oscar per la migliore interpretazione maschile
protagonista
Dopo La regina d'Africa, Bogart, ormaial
vertice della sua carriera, può permettersi di scegliere i copioni a lui
graditi. Uno dei film che interpreterà è uno dei miei preferiti e si chiama “Ultima
minaccia (Deadline - U.S.A.), del 1952 diretto da Richard Brooks. In esso
Bogart interpreta il ruolo di un direttore di un giornale che si oppone alla
cessione del quotidiano dopo la morte dell'editore per portare a termine una
campagna contro un'organizzazione criminale. In questo ruolo Bogart appare come
uno degli esponenti di quell’America Liberal ed impegnata civilmente che tanto
ha affascinato lo spettatore europeo
Dopo diversi altri films come “ Essi vivranno”,
sulla guerra di Corea, la commedia “Non siamo angeli”, “La mano sinistra di Dio”
e “ Il tesoro dell'Africa”, arriva un altro film indimenticabile :” Sabrina” ,
in cui Bogart duetta con una stupenda
Audrey Hepburn . E’ particolare pensare come sia in “ Casablanca”, sia anche in questo film, la
citta di Parigi rimanga nello sfondo o nell’orizzonte di questa storia d’amore.
Intensa e forte l’interpretazione di Bogart nel
film successivo “ L'ammutinamento del Caine”, che gli fa ottenere la terza
candidatura all'Oscar
Con “Ore disperate” (1955) Bogart torna, dopo
molti anni, ad interpretare la figura di un gangster: uno spietato criminale
che, evaso dalla prigione assieme ad alcuni suoi complici, tiene in ostaggio
una tranquilla famiglia. Film molto intenso ed in cui Bogart viene spesso odiato
dallo spettatore per il ruolo svolto.
Il colosso d'argilla (The Harder They Fall) è
un film successivo del 1956 diretto da Mark Robson. Girato in bianco e nero, è
ambientato nel mondo del pugilato ed è liberamente ispirato alla figura di
Primo Carnera.
Fu mentre girava questo film che Bogart accusò i
primi sintomi del male che lo avrebbe ucciso nel gennaio 1957, pochi mesi dopo
l'uscita del film nelle sale, avvenuta il 9 maggio 1956. Si trattava di un cancro.
Scompariva così uno dei simboli del cinema americano che rimarrà per sempre nel
nostro cuore con le sue belle ed intense interpretazioni.