giovedì 12 novembre 2020

I MISERABILI ( 2019)

"Ricordatevi di questo, amici miei. Non ci sono cose come le piante cattive o uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori.' Questa citazione, tratta dall’opera “Les Misérables” di Victor Hugo, sembra racchiudere tutto il significato del film “ I miserabili”, scritto e diretto da Ladj Ly e basato sull'omonimo cortometraggio diretto dallo stesso regista nel 2017. Le contraddizioni e le tensioni presenti negli strati più deboli della popolazione delle nostre città sono sicuramente il terreno da cui prendono vita i fatti di cronaca più cruenti e le peggiori vicende sociali che ci troviamo ad osservare; ma , senza fare sconti a nessuno, è pur vero che la maggiore responsabilità ricade pur sempre sulle spalle delle istituzioni e delle classi dirigenti che amministrano le nostre società. Quando, come avviene per la squadra di poliziotti presentata nel film, non si riesce a gestire in maniera moralmente trainante il territorio che si sorveglia ( pretendendo non solo il rispetto delle regole, ma operando altresì nel rispetto delle dignità delle persone) ma ci si accontenta di sopravvivere all’interno di un terreno ovviamente scomodo e pericoloso, è probabile che prima o poi le tensioni presenti possano esplodere. Gli equilibri instabili presenti fra le diverse etnie e religioni, governate normalmente dai loro capi locali e naturali, possono sfuggire di mano in seguito ad un evento imprevisto. Dopo una prima inquadratura dedicata alle immagini della folla di Parigi che, in un abbraccio collettivo fra le diverse etnie e classi sociali , celebra, all’interno dell’Avenue des Champs Elysées , la vittoria della squadra francese ai Mondiali di calcio del 2018, la narrazione si sposta verso il piccolo centro di Montfermeil , a poca distanza da Parigi, nel dipartimento della Senna – Saint Denis regione dell’ Ile de France. E’ infatti in questa località che si trova a prendere servizio l’agente di polizia Stéphane Ruiz ( Damien Bonnard), recentemente trasferito a Parigi, in una squadra della brigata anticrimine, la BAC, insieme a Chris ( Alexis Manenti) che ne è il capo e il brigadiere Gwada ( Djibril Zonga). Il piccolo centro di Montfermeil, dove il regista Ladj Ly ha ambientato il film, è proprio lo stesso dove si svolsero gli episodi riguardanti la famiglia Thénardier all’interno del romanzo “ I Miserabili” di Victor Hugo. Il richiamo alla sua opera è presente poi anche nel titolo del film e nella frase che lo conclude. La giornata della squadra di polizia trascorre all’interno dei quartieri più miseri di questo centro di periferia, controllando specialmente i comportamenti dei più giovani che, vivendo in condizioni di elevata marginalità, tendono ad essere devianti. Nello svolgere questo ruolo, il film ci mostra come spesso i poliziotti tendano ad abusare del proprio potere specie nei confronti delle controparti più deboli . come le donne più giovani e gli adolescenti, mentre si rapportano con rispetto e sottintendendo la ricerca della collaborazione in cambio del quieto vivere con i vari leaders presenti all’interno della popolazione. Siano essi delle autorità semi delinquenziali come “Il sindaco” ( Steve Tientcheu) o come l’Imam degli islamici ” Salah” (Almamy Kanouté) o ancora come Zorro ( Raymond Lopez) capo degli zingari e domatore di leoni del Circo. I veri marginali da controllare rimangono i giovani adolescenti , che non sono ancora in quadrati in un qualsiasi ordine costituito e operano in maniera deviante ed incontrollata in base al loro istinto di vita che si oppone inconsciamente alla condizione di “ miserabili” in cui si trovano a vivere. Sarà uno di loro: il giovanissimo “ Issa”, a scatenare l’inferno , rubando il cucciolo di un leone al capo degli zingari e domatore di leoni “ Zorro”. Le situazioni e la conflittualità generata da questo gesto costringeranno i vari potenti locali a confrontarsi fra di loro e con la squadra di poliziotti , aprendo una crisi che solo in un primo momento sembrerà risolversi con l’ennesima sofferenza , anche se aiutata e compresa da alcuni , del giovane “ Issa”. Quello che invece accadrà è che quell’ennesima sofferenza accenderà la miccia di una rivolta adolescenziale che coinvolgerà tutti . Sia i capi locali , sia le forze di polizia ed in particolare i componenti di quella squadra anticrimine rischieranno di essere distrutti da una molotov che il giovane “ Issa” sta per lanciargli addosso, rischiando a sua volta di essere fermato da un colpo di pistola. E’ una tragedia annunciata che potrà concludersi tragicamente o far nascere proprio a partire da quel momento una speranza. E’ questa la responsabilità che la vita cuce addosso a tutti noi che , alla fine , come ci ricorda questo densissimo film , siamo i veri responsabili, individualmente e con le istituzioni a cui diamo il nostro credito, della qualità della vita della nostra società e dei quartieri dove ancora oggi vivono dei “ Miserabili”. IL film , presentato al festival di Cannes nel 2019, ha ottenuto il premio della Giuria e successivamente nel 2020 ha ottenuto la candidatura agli Oscar per il miglior film internazionale ed il premio César per il miglior film.

mercoledì 11 novembre 2020

DIVORZIO A LAS VEGAS

Dopo qualche anno dal suo ultimo film “ Studio illegale” ( 2013) e dopo essersi dedicato alla realizzazione di tre stagioni della serie televisiva “ L’isola di Pietro “ su Canale 5 , Umberto Arteni ritorna in sala cinematografica con il suo ultimo film “ Divorzio a Las Vegas” ,una piacevole commedia italiana ambientata fra l’Italia ed il Nevada (USA), verso Las Vegas, di cui ha curato il soggetto e la regia. La storia ruota attorno alle vicende di Lorenzo ( Giampaolo Morelli ) ed Elena ( Andrea Delogu) che dopo essersi sposati, in una atmosfera di scanzonata follia di ragazzi, vent’anni prima a Las Vegas, e dopo essersi persi di vista subito dopo, vi ritorneranno per divorziare e permettere ad Elena di risposarsi, , scoprendo nel corso del viaggio tanto di se stessi e dell’altro che gli sta accanto. Molto bravi Morelli e Andrea Delogu che ci conducono con naturalezza e semplicità in questa commedia sentimentale . Giampaolo Morelli, con la sua bravura e simpatia istintiva, sta ormai diventando uno dei protagonisti della attuale commedia italiana e accanto a lui possiamo apprezzare una decisamente bella e brava Andrea Delogu . Accanto a loro si muove un’altra simpatica coppia , quella di Lucio (Ricky Memphis) storico amico di Lorenzo e di Sara (Grazia Schiavo) amica e avvocato di Elena. Non dimentichiamo inoltre la piacevole interpretazione di Gianmarco Tognazzi nel ruolo di Giannandrea, il fidanzato di Elena. Arteni non accentua, né esagera mai i toni della narrazione, utilizzando al contrario una discreta ironia insieme al delicato emergere dei sentimenti per regalarci una visione gradevole .

mercoledì 28 ottobre 2020

Il processo ai Chicago 7

 


Era il marzo del 1968 quando il presidente USA Lyndon B. Johnson annuncia di non volersi ricandidare  alle prossime elezioni per dedicarsi completamente al suo impegno per una conclusione vittoriosa della guerra nel Vietnam. A tal fine, aumenta geometricamente il numero dei giovani americani chiamati alle armi e, purtroppo  di conseguenza, il numero dei morti e la gravità indiscriminata dei bombardamenti americani sul territorio Vietnamita.

Dopo pochi mesi ,ad aprile, viene ucciso il leader indiscusso delle speranze della popolazione afroamericana: Martin  Luther King  e ,a giugno,  muore assassinato Bob Kennedy , uno dei più quotati candidati alla nomination democratica e portatore delle maggiori speranze di cambiamento del paese.

I giovani e gli afroamericani erano rimasti senza una voce capace di esprimere i loro bisogni e di rappresentarli all’interno delle istituzioni.

Si erano formati in quegli anni organizzazioni di studenti  come la Students for a Democratic Society ( SDS) che aveva espresso leaders come Tom Hayden   che nel manifesto di Port Huron, di cui era l’autore, aveva tracciato le linee della nuova sinistra radicale degli anni sessanta .

Si era affermata la ricerca  di un nuovo stile di vita, totalmente libero  e pacifista, che aveva trovato nel movimento degli hippies la propria espressione  ed in leaders come Abbie Hoffman e Jerry Rubin il proprio riferimento politico.

Un collante per tutti questi gruppi ed i movimenti pacifisti, guidati da persone come  il socialista cristiano non-violento David Dellinger, era rappresentato dalla piena  condanna della guerra del Vietnam e dell’establishment economico e istituzionale che ne era considerato responsabile.

L’altra grande protesta che scuoteva la società americana era quella degli afroamericani che, privati della credibilità della proposta non violenta di Martin Lutehr King , finita con il suo assassinio, guardavano sempre di più verso il movimento delle pantere nere, guidato da Bobby Seale.

Tutti questi giovani avevano perso la fiducia in quello che doveva essere il loro partito di rappresentanza: il partito democratico.

Questo li spingerà a contestare e manifestare con forza in occasione della Convention Democratica di Chicago dove si sta per scegliere un candidato alla Presidenza del paese come Hubert Horatio Humphrey  che non li rappresenta. Egli pensa di continuare la guerra in Vietnam seguendo le indicazioni di Lyndon Johnson , stando dalla parte di quell’establishment che trae enormi vantaggi economici dalla continuazione della guerra e che non sembra molto attento alle richieste degli afroamericani.

Il film “Il processo ai Chicago 7”(del 2020), scritto e diretto da Aaron Sorkin , ci racconta del processo ai cosiddetti Chicago Seven ( i leaders dei movimenti politici di cui abbiamo parlato) ,  accusati  di aver cospirato per causare lo scontro tra manifestanti e Guardia Nazionale avvenuto il 28 agosto 1968 a Chicago in occasione delle proteste alla convention del Partito Democratico.

Abbie Hoffman e Jerry Rubin (fondatori dello Youth International Party, YIP -da cui Yippie), David Dellinger   attivista del movimento pacifista , Tom Hayden e Rennie Davis ( SDS) , Lee Weiner e John Froines ( due accademici accusati  di aver insegnato agli altri come costruire delle bombe) sono i sette messi sotto processo.  Insieme a loro, inizialmente, c’era anche Bobby Seale, uno dei fondatori del movimento delle Pantere Nere .

Durante le varie fasi del processo il film ci mostra le differenze ed il confronto fra le posizioni politiche dei diversi leaders  giovanili e l’assurdità delle modalità di svolgimento del processo che culminano nel trattamento di Seale, imbavagliato e legato al tavolo degli imputati nel corso del processo, il vero e proprio assassinio di stato di Fred Hampton, leader della sezione di Chicago delle Pantere nere e l’uso di un falso messaggio delle Pantere Nere come pretesto per dismettere membri della giuria favorevoli agli imputati.

Quello che a mio parere rimane non chiaramente espresso nel film è l’importanza del travaglio morale ed esistenziale vissuto da quella generazione di giovani che vivevano un profondo disincanto rispetto al modo di vivere americano ed i suoi valori tradizionali ,denudati dagli orrori della guerra del Vietnam e dal sacrificio della vita di molti giovani.

Sfiducia e rabbia che sanciva anche il distacco da quello che avrebbe dovuto essere il loro partito di rappresentanza: il partito democratico.

Si crea in quel momento una separazione fra la popolazione progressista ed il partito democratico che  durerà per molti anni  all’interno degli USA.

 


giovedì 15 ottobre 2020

UN DIVANO A TUNISI(2019)

 


Dopo la caduta di Zine El-Abidine Ben Ali ,in seguito alla  Rivoluzione dei Gelsomini,   la Tunisia è stato l’unico paese, fra quelli interessati dalla cosiddetta primavera Araba, a riuscire a portare avanti un processo reale di democratizzazione.

Ciononostante,  la società tunisina è sempre afflitta da una  crisi economica e sociale   con gravi conseguenze sulle possibilità occupazionali dei giovani e sul tenore di vita della popolazione, mentre la minaccia  di un sempre  più violento movimento jihadista condanna il Paese allo stato di emergenza dal 2015.

C’è stato , comunque, un tentativo di combattere la corruzione che affliggeva il Paese e sono state ottenute  importanti conquiste sul fronte dei diritti, in particolare delle donne e delle minoranze , oltre che nel campo istituzionale.

All’interno di questo quadro Selma Derwich, psicanalista di 35 anni protagonista  del film  “ Un divano a Tunisi”,  decide di lasciare Parigi, dove vive insieme ai suoi genitori emigrati dalla Tunisia, per aprire un proprio studio alla periferia di Tunisi, dov'è cresciuta prima di partire per la Francia.

In questo nuova situazione sociale , Selma ritiene di potersi reintegrare nella società tunisina offrendo la sua professionalità  per aiutare le persone che la circondano. Desidera  aiutarli  a liberare il proprio animo, imparando ad esprimerlo liberamente e contribuendo, anche in questo modo, ad una reale democratizzazione  e liberalizzazione del tessuto sociale , superando i condizionamenti religiosi e del conformismo.

Nell’offrirci la visione dei questa storia la giovane regista e sceneggiatrice del film  franco-tunisina Manele Labidi Labbé, al suo primo lungometraggio, sceglie la strada di una leggera e piacevole ironia . Questo, sia nel trattare i vari aspetti della società tunisina che nella presentazione dei pazienti della giovane psicanalista e delle loro problematiche.

 L’ironia e la commedia non diminuiscono, tuttavia, la pesantezza delle difficoltà che la protagonista  si trova ad affrontare sia nei rapporti con le istituzioni che con le altre persone a lei vicine. Nel momento cruciale del film quando la protagonista  entra in una situazione di stallo simile a quella di chi ha forato le ruote della propria auto in una strada  isolata e con grandi difficoltà di contatti con il mondo esterno, in suo aiuto  arriverà il fondatore stesso della Psicoanalisi ,Sigmund Freud, a bordo di una autovettura .  Questa parte simbolica e di centrale importanza, in cui la protagonista  fonderà realtà e introspezione in un ‘unica visione onirica,  avrebbe forse avuto bisogno di una maggiore chiarezza, per consentire a tutti gli spettatori di coglierne a pieno la rilevanza e la dinamica.   

Dopo questo momento ,  ritrovata la sua direzione di vita,  Selma Derwich  parteciperà con rinnovato amore ed autenticità personale al ruolo professionale ed umano che ha scelto all’interno della società tunisina, la quale, inaspettatamente, è più capace, di quello che crediamo, di crescere  e migliorarsi.

La protagonista Selma   è ben  interpretata dall’affermata attrice di origine  iraniana  Golshifteh Farahani  che abbiamo già potuto osservare  anche in film di successo come  Pirati dei Caraibi- La vendetta di Salazar , e che le offre il suo volto interessante , le sue emozioni  ed una bella dinamicità.

Interessante anche la presenza di Majd Mastoura  nei i panni dell'ispettore di polizia, che indaga sull'attività di Selma, e di Hichem Yacoubi ( nel ruolo del panettiere  Raouf).

Il film è risultato vincitore del premio del pubblico alla mostra del cinema di Venezia 2019.

Per lo spettatore  italiano è stata una bella sorpresa  ascoltare nella colonna sonora  due canzoni di Mina : “  La città vuota” all’inizio del film  e “ Io sono quel che sono”  alla fine.

 Testimonianza dell’interesse e dell’amore della regista per la musica italiana.

 


lunedì 5 ottobre 2020

E' PER IL TUO BENE ( 2020)

 


Nel costruire  un remake del film spagnolo  “ Es por tu bien “ diretto da Carlos Theròn, Rolando Ravello ha immaginato che i tre padri amici e protagonisti del racconto si trovino nella situazione di voler proteggere le proprie figlie  dall’incontro con aspetti, forse non tradizionali, della nostra società attuale .

L’occasione è rappresentata dall’incontro delle ragazze  con l’amore e col desiderio di costruire un rapporto importante con il loro partner che, tradizionalmente, si concludeva nel matrimonio in chiesa.

Proprio da questo ,tuttavia, nelle prime scene del film, scappa la figlia di Arturo, affermato avvocato interpretato da Marco Giallini, vinta dall’appassionata dichiarazione d’amore della sua amica .

E’ un amore importante, ma diverso da quello tradizionale immaginato dal padre ; così come diversi saranno gli amori delle altre due figlie dei due amici di Arturo, il poliziotto Antonio (Vincenzo Salemme) e il "selvaggio" Sergio ( Giuseppe Battiston).

La prima  s’innamora del rapper “ Biondo” ,dalla vita poco convenzionale e alternativa, e la seconda di uno “sciupafemmine” dell’età del padre e da lui ben conosciuto.

Per proteggere le ragazze da questi amori “ sbagliati” i tre amici decideranno di formare un ‘associazione quasi a “ delinquere”  e la storia  ci condurrà  sorridendo  e facendoci riflettere attraverso i loro goffi e sbagliati tentativi  d’impedire questi rapporti.

In qualche modo Rolando Ravello ha cercato di mettere davanti agli occhi dello spettatore l’ipotesi di doversi confrontare con realtà ritenute  normalmente “situazioni limite” e che tendiamo ad emarginare dal nostro vivere quotidiano . Lo ha fatto, utilizzando gli occhi e l’animo dei tre padri amici, non dimenticando il ruolo altrettanto decisivo delle tre madri  interpretate da Isabella Ferrari, Claudia Pandolfi e Valentina Lodovini.

Nello stesso tempo, ha cercato di mostrarci la complessità delle diverse situazioni che non possono essere catalogate secondo degli inadeguati pregiudizi.

Il film presenta un ampio e ottimo cast di attori che, oltre a quelli già citati,  è  completato anche da Matilde Gioli, Alice Ferri, Eleonora Trezza, Lorena Cesarini, Biondo e Alberto Lo Porto.

 


giovedì 24 settembre 2020

IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE

 


Il sentimento dell’amicizia è forse una delle colonne più importanti della nostra vita e ci accompagna sia nei momenti belli,  quando ci permette di sfidare la vita e ,cercando il sogno, di buttare il passo oltre l’ostacolo, sia nei momenti più difficili , quando la solitudine e le difficoltà ci sembrano insormontabili.

L’amicizia è un grande tesoro che ti accompagna, se sei fortunato ,fin dall’infanzia o ,se sei ancora più fortunato, puoi incontrare anche nella vita adulta ,quasi per caso .

Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte ci avevano già regalato un film che, da parte mia, considero quasi un classico del cinema francese moderno: “ Le Prénom” ( cena tra amici) del 2012  in cui la stessa amicizia  ed i rapporti familiari sono messi a dura prova dalla “cartina tornasole” costituita della domanda sulla scelta di un nome per un nascituro.Nella vera amicizia  non esiste solo la condivisione o la stima ma anche il duro scontro di posizioni quando pensi che la persona amica stia sbagliando , mettendosi in una situazione difficile.

E’ proprio dai momenti di lavorazione di quel film che è nata pian piano , in seguito a diversi ed, in qualche caso, dolorosi avvenimenti, l’idea del nuovo film “ Il meglio deve ancora venire”.

“Il progetto ha una doppia origine — spiega Delaporte — Cena tra amici, che avevamo scritto quasi per noi, è stato un successo da favola, il set felice. Segnato però dal fatto che l’attrice Valérie Benguigui si è ammalata durante le riprese, poi è morta a 48 anni. L’esperienza ci ha profondamente scossi. Nel frattempo Alexandre mi regala il libro La cura Schopenhauer di Irvin Yalom in cui il protagonista, a cui viene diagnosticato un melanoma, si interroga su come spendere l’ultimo anno di vita. Mentre lo leggo capisco di avere anche io un melanoma, vengo operato, restiamo, Alexandre ed io, un mese nell’attesa, chiedendoci se dirlo o no agli altri. In questa fase è nato il film".

Saranno Fabrice Luchini (César) e Patrick Bruel (Arthur) a farci condividere con loro i momenti divertenti e drammatici di una grande amicizia, solida e capace di fargli  affrontare insieme la vita e la morte .

Accanto a loro, due dolci e intense presenze femminili: quelle di  Zineb Triki  e di  Pascale Arbillot .

Un film che nella sua semplicità affronta con tenerezza ed ironia il rapporto di amicizia dei due protagonisti insieme ad una profonda attenzione per i sentimenti che ognuno di loro e le persone vicine provano  nella difficile situazione che si trovano a vivere.

Bello!

 

 

 

 

 

lunedì 21 settembre 2020

MISS MARX

 


Quando l’amoralità sconfina nell’immoralità diventa, come sempre,  motivo di sofferenza per le persone che ne restano coinvolte e ne subiscono le conseguenze.

 Quasi sempre la persona ”amorale”  si erge a paladino di un processo mentale e sociale liberatorio dai vincoli e dall’osservanza di leggi inutili ed ipocrite ; ma , accade, spesso,  che il suo desiderio di libertà possa portarlo inevitabilmente alla mancanza di rispetto nei confronti degli altri. Egli potrà giudicarlo anche  necessario, perché quelle persone vengono percepite come portatrici inconsapevoli ed involontarie di una sottile violenza nei suoi confronti; ma, a volte, il puro soddisfacimento delle proprie pulsioni non è di per sé corretto ed inevitabile .

 Ognuno di noi potrà rifiutare qualunque ipocrisia o dovere nato da uno schema di potere o da valori che non condivide; ma, alla fine, il suo rapporto con gli altri dovrà pur fondarsi su di una reciprocità su cui dovrà creare  una nuova morale, con la definizione di criteri di rispetto dell’altro e di valori condivisi .Quando, invece, il soddisfacimento dei propri bisogni ed impulsi viene sempre  prima di tutto , è difficile,  per la stessa persona, distinguere i confini fra l’amoralità e l’immoralità.

Quante volte abbiamo potuto osservare questo atteggiamento attorno a noi ?!?

Specialmente accanto a dichiarazioni di sedicente liberazione da regole definite fondate sull’ipocrisia?!?

Non so se il dolore di scoprire questo atteggiamento nelle persone a lei più care   divenne talmente opprimente  ed insopportabile da indurre Eleanor Marx ad interrompere precocemente la sua vita !

 Certo è che, comunque, il principio della “ verità” era stato sempre il criterio guida della sua vita , del suo impegno sociale e della valorizzazione della donna; pertanto, scoprire che le persone che più amava e di cui era disposta a tollerare anche l’amoralità , l’anticonformismo , il disprezzo per regole ritenute inutilmente vincolanti , in realtà, tradivano la sua fiducia  con comportamenti  incoerenti , irrispettosi della sensibilità altrui e quindi in realtà profondamente “ immorali”, poteva produrre un dolore profondo.

La vita di Eleanor Marx( detta affettuosamente Tussy)  è stata  ricca d’ impegno e di militanza all’interno del movimento socialista internazionale .La sua preparazione culturale fu ampia ed approfondita per essere stata sempre molto vicino al padre  ed, in particolare, la sua biografa ufficiale , Rachel Holmes, ha scritto che  "l'intimità infantile di Tussy con [Marx] mentre scrisse il primo volume del Capitale le ha fornito un approfondito fondamento della storia economica, politica e sociale britannica: Tussy e il Capitale crebbero insieme".

 Si è interessata molto anche alla letteratura ed al teatro  ed è stata la prima a tradurre in inglese  “ Madame Bovary” di Gustave Flaubert. Intorno agli anni del  1880  ritenne  che anche l’attività artistica e teatrale potesse essere utile  alla propaganda e conoscenza dei valori  del “ femminismo socialista” e nel 1886 eseguì una leggendaria interpretazione di  “ Casa di Bambola” di henrik Ibsen a Londra,  nella parte di Nora Helmer, insieme  ad  Aveling nel ruolo di Torvald Helmer e George Bernard Shaw in quello di  Krogstad.

Come può una donna di questo livello restare talmente coinvolta in una storia d’amore  appassionata con Edward Aveling da decidersi di togliersi  la vita?

Questa è probabilmente la domanda  e la  questione principale trattata  nel film   Miss Marx ( 2020) scritto e diretto da Susanna Nicchiarelli, presentato in concorso alla  77° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia ed ormai presente nelle sale cinematografiche italiane.

La Nicchiarelli ritorna  con una sua opera nelle sale cinematografiche  dopo averci regalato, in precedenza nel 2017,  l’interessante film “Nico, 1988” ,incentrato sugli ultimi anni della cantante Christa Päffgen, in arte “ Nico” . Con questo film aveva partecipato alla  74 mostra Internazionale  d’Arte Cinematografica di Venezia  vincendo il premio  come Miglior film nella sezione Orizzonti. In seguito, ha ottenuto  il David di Donatello . 2018 -  per la  Migliore sceneggiatura originale.

Nella realizzazione  del film “ Miss Marx”  è aiutata dall’ottima e sofferta interpretazione del personaggio di Eleanor Marx da parte della brava  attrice inglese Romola Garai. E’ interessante anche la capacità della regista di inframezzare, all’interno della storia,  immagini e  filmati  di momenti storici reali, come ad esempio quello della “ Comune di Parigi” , o l’utilizzo dirompente  dei brani musicali della colonna sonora   eseguiti dal gruppo musicale torinese “Gatto Ciliegia Contro il Grande Freddo” ,che ne è anche l’autore insieme alla punk rock band americana  dei “ Downtown Boys” .

Un film che non si limita alla presentazione storica del personaggio di Eleanor Marx ma che, nelle intenzioni della regista,  desidera toccare alcuni problemi e questioni  sempre attuali all’interno  dell’universo femminile: “ La storia di Eleanor mi ha dato l’opportunità di esplorare temi incredibilmente contemporanei in un contesto d’epoca, ma ho ritenuto necessario capovolgere i clichés del dramma in costume. Ho cercato di sovvertire l’immagine dell’eroina vittoriana e sostituirla con quella emblematica e moderna di una donna che combatte sul fronte personale e pubblico. Credo che la storia di Eleanor richieda di essere raccontata con delicata ironia: la sua vita sentimentale fu assurda e tragica, i suoi guai condivisibili anche per le donne di oggi. Ma questa storia richiede anche un profondo rispetto: le battaglie di Eleanor e dei suoi compagni risultano più che mai attuali e urgenti, oggi come ieri.”