In questo blog raccolgo i racconti , i quadri , le poesie realizzate nel corso degli anni e che verranno ulteriormente prodotte. Benvenuti e grazie per l'attenzione.
giovedì 12 novembre 2020
I MISERABILI ( 2019)
mercoledì 11 novembre 2020
DIVORZIO A LAS VEGAS
mercoledì 28 ottobre 2020
Il processo ai Chicago 7
Era il marzo del 1968 quando il presidente USA Lyndon B. Johnson annuncia
di non volersi ricandidare alle prossime
elezioni per dedicarsi completamente al suo impegno per una conclusione
vittoriosa della guerra nel Vietnam. A tal fine, aumenta geometricamente il
numero dei giovani americani chiamati alle armi e, purtroppo di conseguenza, il numero dei morti e la
gravità indiscriminata dei bombardamenti americani sul territorio Vietnamita.
Dopo pochi mesi ,ad aprile, viene ucciso il leader indiscusso delle
speranze della popolazione afroamericana: Martin Luther King
e ,a giugno, muore assassinato
Bob Kennedy , uno dei più quotati candidati alla nomination democratica e
portatore delle maggiori speranze di cambiamento del paese.
I giovani e gli afroamericani erano rimasti senza una voce capace di
esprimere i loro bisogni e di rappresentarli all’interno delle istituzioni.
Si erano formati in quegli anni organizzazioni di studenti come la Students for a Democratic Society (
SDS) che aveva espresso leaders come Tom Hayden che nel manifesto di Port Huron, di cui era l’autore,
aveva tracciato le linee della nuova sinistra radicale degli anni sessanta .
Si era affermata la ricerca di un
nuovo stile di vita, totalmente libero e
pacifista, che aveva trovato nel movimento degli hippies la propria espressione
ed in leaders come Abbie Hoffman e Jerry
Rubin il proprio riferimento politico.
Un collante per tutti questi gruppi ed i movimenti pacifisti, guidati da
persone come il socialista cristiano
non-violento David Dellinger, era rappresentato dalla piena condanna della guerra del Vietnam e dell’establishment
economico e istituzionale che ne era considerato responsabile.
L’altra grande protesta che scuoteva la società americana era quella degli
afroamericani che, privati della credibilità della proposta non violenta di
Martin Lutehr King , finita con il suo assassinio, guardavano sempre di più
verso il movimento delle pantere nere, guidato da Bobby Seale.
Tutti questi giovani avevano perso la fiducia in quello che doveva
essere il loro partito di rappresentanza: il partito democratico.
Questo li spingerà a contestare e manifestare con forza in occasione
della Convention Democratica di Chicago dove si sta per scegliere un candidato
alla Presidenza del paese come Hubert Horatio
Humphrey che non li rappresenta. Egli pensa di
continuare la guerra in Vietnam seguendo le indicazioni di Lyndon Johnson ,
stando dalla parte di quell’establishment che trae enormi vantaggi economici
dalla continuazione della guerra e che non sembra molto attento alle richieste
degli afroamericani.
Il film “Il processo ai Chicago 7”(del 2020), scritto e diretto da Aaron
Sorkin , ci racconta del processo ai cosiddetti Chicago Seven ( i leaders dei
movimenti politici di cui abbiamo parlato) ,
accusati di aver cospirato per
causare lo scontro tra manifestanti e Guardia Nazionale avvenuto il 28 agosto
1968 a Chicago in occasione delle proteste alla convention del Partito
Democratico.
Abbie Hoffman e
Jerry Rubin (fondatori dello Youth International Party, YIP -da cui Yippie),
David Dellinger attivista del movimento pacifista , Tom Hayden
e Rennie Davis ( SDS) , Lee Weiner e John Froines ( due accademici accusati di aver insegnato agli altri come costruire
delle bombe) sono i sette messi sotto processo. Insieme a loro, inizialmente, c’era anche
Bobby Seale, uno dei fondatori del movimento delle Pantere Nere .
Durante le varie fasi del processo il film ci mostra le differenze ed il
confronto fra le posizioni politiche dei diversi leaders giovanili e l’assurdità delle modalità di svolgimento
del processo che culminano nel trattamento di Seale, imbavagliato e legato al
tavolo degli imputati nel corso del processo, il vero e proprio assassinio di
stato di Fred Hampton, leader della sezione di Chicago delle Pantere nere e l’uso
di un falso messaggio delle Pantere Nere come pretesto per dismettere membri
della giuria favorevoli agli imputati.
Quello che a mio parere rimane non chiaramente espresso nel film è l’importanza
del travaglio morale ed esistenziale vissuto da quella generazione di giovani che
vivevano un profondo disincanto rispetto al modo di vivere americano ed i suoi
valori tradizionali ,denudati dagli orrori della guerra del Vietnam e dal
sacrificio della vita di molti giovani.
Sfiducia e rabbia che sanciva anche il distacco da quello che avrebbe
dovuto essere il loro partito di rappresentanza: il partito democratico.
Si crea in quel momento una separazione fra la popolazione progressista
ed il partito democratico che durerà per
molti anni all’interno degli USA.
giovedì 15 ottobre 2020
UN DIVANO A TUNISI(2019)
Dopo la caduta di Zine El-Abidine
Ben Ali ,in seguito alla Rivoluzione dei
Gelsomini, la Tunisia è stato l’unico
paese, fra quelli interessati dalla cosiddetta primavera Araba, a riuscire a
portare avanti un processo reale di democratizzazione.
Ciononostante, la società tunisina è sempre afflitta da una crisi economica e sociale con
gravi conseguenze sulle possibilità occupazionali dei giovani e sul tenore di
vita della popolazione, mentre la minaccia di un sempre più violento movimento jihadista condanna
il Paese allo stato di emergenza dal 2015.
C’è stato , comunque, un
tentativo di combattere la corruzione che affliggeva il Paese e sono state ottenute
importanti conquiste sul fronte dei
diritti, in particolare delle donne e delle minoranze , oltre che nel campo
istituzionale.
All’interno di questo quadro Selma
Derwich, psicanalista di 35 anni protagonista
del film “ Un divano a Tunisi”, decide di lasciare Parigi, dove vive insieme
ai suoi genitori emigrati dalla Tunisia, per aprire un proprio studio alla
periferia di Tunisi, dov'è cresciuta prima di partire per la Francia.
In questo nuova situazione
sociale , Selma ritiene di potersi reintegrare nella società tunisina offrendo
la sua professionalità per aiutare le
persone che la circondano. Desidera
aiutarli a liberare il proprio
animo, imparando ad esprimerlo liberamente e contribuendo, anche in questo modo,
ad una reale democratizzazione e
liberalizzazione del tessuto sociale , superando i condizionamenti religiosi e
del conformismo.
Nell’offrirci la visione dei
questa storia la giovane regista e sceneggiatrice del film franco-tunisina Manele Labidi Labbé, al suo
primo lungometraggio, sceglie la strada di una leggera e piacevole ironia .
Questo, sia nel trattare i vari aspetti della società tunisina che nella presentazione
dei pazienti della giovane psicanalista e delle loro problematiche.
L’ironia e la commedia non diminuiscono, tuttavia,
la pesantezza delle difficoltà che la protagonista si trova ad affrontare sia nei rapporti con
le istituzioni che con le altre persone a lei vicine. Nel momento cruciale del
film quando la protagonista entra in una
situazione di stallo simile a quella di chi ha forato le ruote della propria
auto in una strada isolata e con grandi
difficoltà di contatti con il mondo esterno, in suo aiuto arriverà il fondatore stesso della Psicoanalisi
,Sigmund Freud, a bordo di una autovettura .
Questa parte simbolica e di centrale importanza, in cui la
protagonista fonderà realtà e introspezione
in un ‘unica visione onirica, avrebbe
forse avuto bisogno di una maggiore chiarezza, per consentire a tutti gli
spettatori di coglierne a pieno la rilevanza e la dinamica.
Dopo questo momento , ritrovata la sua direzione di vita, Selma Derwich
parteciperà con rinnovato amore ed autenticità personale al ruolo
professionale ed umano che ha scelto all’interno della società tunisina, la
quale, inaspettatamente, è più capace, di quello che crediamo, di crescere e migliorarsi.
La protagonista Selma è ben interpretata dall’affermata attrice di origine
iraniana
Golshifteh Farahani che abbiamo
già potuto osservare anche in film di
successo come Pirati dei Caraibi- La
vendetta di Salazar , e che le offre il suo volto interessante , le sue
emozioni ed una bella dinamicità.
Interessante anche la presenza di
Majd Mastoura nei i panni dell'ispettore
di polizia, che indaga sull'attività di Selma, e di Hichem Yacoubi ( nel ruolo
del panettiere Raouf).
Il film è risultato vincitore del
premio del pubblico alla mostra del cinema di Venezia 2019.
Per lo spettatore italiano è stata una bella sorpresa ascoltare nella colonna sonora due canzoni di Mina : “ La città vuota”
all’inizio del film e “ Io sono quel che
sono” alla fine.
Testimonianza dell’interesse e dell’amore
della regista per la musica italiana.
lunedì 5 ottobre 2020
E' PER IL TUO BENE ( 2020)
Nel costruire un remake del film
spagnolo “ Es por tu bien “ diretto da Carlos Theròn, Rolando Ravello ha immaginato che i tre
padri amici e protagonisti del racconto si trovino nella situazione di voler
proteggere le proprie figlie dall’incontro
con aspetti, forse non tradizionali, della nostra società attuale .
L’occasione è rappresentata
dall’incontro delle ragazze con l’amore
e col desiderio di costruire un rapporto importante con il loro partner che, tradizionalmente, si concludeva nel matrimonio in chiesa.
Proprio da questo ,tuttavia,
nelle prime scene del film, scappa la figlia di Arturo, affermato avvocato interpretato
da Marco Giallini, vinta dall’appassionata dichiarazione d’amore della sua
amica .
E’ un amore importante,
ma diverso da quello tradizionale immaginato dal padre ; così come diversi
saranno gli amori delle altre due figlie dei due amici di Arturo, il poliziotto
Antonio (Vincenzo Salemme) e il "selvaggio" Sergio ( Giuseppe Battiston).
La prima s’innamora del rapper “ Biondo” ,dalla vita
poco convenzionale e alternativa, e la seconda di uno “sciupafemmine” dell’età
del padre e da lui ben conosciuto.
Per proteggere le
ragazze da questi amori “ sbagliati” i tre amici decideranno di formare un ‘associazione
quasi a “ delinquere” e la storia ci condurrà
sorridendo e facendoci riflettere
attraverso i loro goffi e sbagliati tentativi d’impedire questi rapporti.
In qualche modo Rolando Ravello ha cercato di mettere davanti agli occhi dello spettatore l’ipotesi di doversi confrontare con realtà ritenute normalmente “situazioni limite” e che tendiamo ad emarginare dal nostro vivere quotidiano . Lo ha fatto, utilizzando gli occhi e l’animo dei tre padri amici, non dimenticando il ruolo altrettanto decisivo delle tre madri interpretate da Isabella Ferrari, Claudia Pandolfi e Valentina Lodovini.
Nello stesso tempo, ha cercato di mostrarci la complessità delle diverse situazioni che non possono essere catalogate secondo degli inadeguati pregiudizi.
Il film presenta un ampio e ottimo cast di
attori che, oltre a quelli già citati, è completato anche da Matilde Gioli, Alice Ferri, Eleonora
Trezza, Lorena Cesarini, Biondo e Alberto Lo Porto.
giovedì 24 settembre 2020
IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE
Il sentimento dell’amicizia è forse una delle colonne più importanti
della nostra vita e ci accompagna sia nei momenti belli, quando ci permette di sfidare la vita e ,cercando
il sogno, di buttare il passo oltre l’ostacolo, sia nei momenti più difficili ,
quando la solitudine e le difficoltà ci sembrano insormontabili.
L’amicizia è un grande tesoro che ti accompagna, se sei fortunato ,fin
dall’infanzia o ,se sei ancora più fortunato, puoi incontrare anche nella vita
adulta ,quasi per caso .
Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte ci avevano già regalato
un film che, da parte mia, considero quasi un classico del cinema francese
moderno: “ Le Prénom” ( cena tra amici) del 2012 in
cui la stessa amicizia ed i rapporti
familiari sono messi a dura prova dalla “cartina tornasole” costituita della domanda
sulla scelta di un nome per un nascituro.Nella vera amicizia non esiste solo la condivisione o la stima ma
anche il duro scontro di posizioni quando pensi che la persona amica stia
sbagliando , mettendosi in una situazione difficile.
E’ proprio dai
momenti di lavorazione di quel film che è nata pian piano , in seguito a
diversi ed, in qualche caso, dolorosi avvenimenti, l’idea del nuovo film “ Il
meglio deve ancora venire”.
“Il progetto ha una doppia origine — spiega Delaporte — Cena tra amici,
che avevamo scritto quasi per noi, è stato un successo da favola, il set
felice. Segnato però dal fatto che l’attrice Valérie Benguigui si è ammalata
durante le riprese, poi è morta a 48 anni. L’esperienza ci ha profondamente
scossi. Nel frattempo Alexandre mi regala il libro La cura Schopenhauer di
Irvin Yalom in cui il protagonista, a cui viene diagnosticato un melanoma, si
interroga su come spendere l’ultimo anno di vita. Mentre lo leggo capisco di
avere anche io un melanoma, vengo operato, restiamo, Alexandre ed io, un mese
nell’attesa, chiedendoci se dirlo o no agli altri. In questa fase è nato il
film".
Saranno Fabrice Luchini (César) e Patrick Bruel (Arthur) a farci condividere
con loro i momenti divertenti e drammatici di una grande amicizia, solida e
capace di fargli affrontare insieme la
vita e la morte .
Accanto a loro, due dolci e intense presenze femminili: quelle di Zineb Triki e di Pascale Arbillot .
Un film che nella sua semplicità affronta con tenerezza ed ironia il
rapporto di amicizia dei due protagonisti insieme ad una profonda attenzione
per i sentimenti che ognuno di loro e le persone vicine provano nella difficile situazione che si trovano a
vivere.
Bello!
lunedì 21 settembre 2020
MISS MARX
Quando l’amoralità sconfina nell’immoralità
diventa, come sempre, motivo di sofferenza
per le persone che ne restano coinvolte e ne subiscono le conseguenze.
Quasi sempre la persona ”amorale” si erge a paladino di un processo mentale e
sociale liberatorio dai vincoli e dall’osservanza di leggi inutili ed ipocrite ;
ma , accade, spesso, che il suo desiderio
di libertà possa portarlo inevitabilmente alla mancanza di rispetto nei
confronti degli altri. Egli potrà giudicarlo anche necessario, perché quelle persone vengono
percepite come portatrici inconsapevoli ed involontarie di una sottile violenza
nei suoi confronti; ma, a volte, il puro soddisfacimento delle proprie pulsioni
non è di per sé corretto ed inevitabile .
Ognuno di noi potrà rifiutare qualunque ipocrisia
o dovere nato da uno schema di potere o da valori che non condivide; ma, alla
fine, il suo rapporto con gli altri dovrà pur fondarsi su di una reciprocità su
cui dovrà creare una nuova morale, con
la definizione di criteri di rispetto dell’altro e di valori condivisi .Quando,
invece, il soddisfacimento dei propri bisogni ed impulsi viene sempre prima di tutto , è difficile, per la stessa persona, distinguere i confini
fra l’amoralità e l’immoralità.
Quante volte abbiamo potuto osservare
questo atteggiamento attorno a noi ?!?
Specialmente accanto a
dichiarazioni di sedicente liberazione da regole definite fondate sull’ipocrisia?!?
Non so se il dolore di scoprire
questo atteggiamento nelle persone a lei più care divenne
talmente opprimente ed insopportabile da
indurre Eleanor Marx ad interrompere precocemente la sua vita !
Certo è che, comunque, il principio della “
verità” era stato sempre il criterio guida della sua vita , del suo impegno sociale
e della valorizzazione della donna; pertanto, scoprire che le persone che più amava
e di cui era disposta a tollerare anche l’amoralità , l’anticonformismo , il
disprezzo per regole ritenute inutilmente vincolanti , in realtà, tradivano la
sua fiducia con comportamenti incoerenti , irrispettosi della sensibilità
altrui e quindi in realtà profondamente “ immorali”, poteva produrre un dolore profondo.
La vita di Eleanor Marx( detta affettuosamente
Tussy) è stata ricca d’ impegno e di militanza all’interno
del movimento socialista internazionale .La sua preparazione culturale fu ampia
ed approfondita per essere stata sempre molto vicino al padre ed, in particolare, la sua biografa ufficiale
, Rachel Holmes, ha scritto che "l'intimità
infantile di Tussy con [Marx] mentre scrisse il primo volume del Capitale le ha
fornito un approfondito fondamento della storia economica, politica e sociale
britannica: Tussy e il Capitale crebbero insieme".
Si è interessata molto anche alla letteratura
ed al teatro ed è stata la prima a
tradurre in inglese “ Madame Bovary” di
Gustave Flaubert. Intorno agli anni del 1880 ritenne che anche l’attività artistica e teatrale
potesse essere utile alla propaganda e
conoscenza dei valori del “ femminismo
socialista” e nel 1886 eseguì una leggendaria interpretazione di “ Casa di Bambola” di henrik Ibsen a Londra, nella parte di Nora Helmer, insieme ad Aveling nel ruolo di Torvald Helmer e George Bernard
Shaw in quello di Krogstad.
Come può una donna di questo livello
restare talmente coinvolta in una storia d’amore appassionata con Edward Aveling da decidersi
di togliersi la vita?
Questa è probabilmente la
domanda e la questione principale trattata nel film Miss
Marx ( 2020) scritto e diretto da Susanna Nicchiarelli,
presentato in concorso alla 77° Mostra internazionale d’arte
cinematografica di Venezia
ed ormai presente nelle sale cinematografiche italiane.
La Nicchiarelli ritorna con una sua opera nelle sale cinematografiche
dopo averci regalato, in precedenza nel
2017, l’interessante film “Nico, 1988” ,incentrato
sugli ultimi anni della cantante Christa Päffgen, in arte “ Nico” . Con
questo film aveva partecipato alla 74 mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
vincendo il premio come Miglior film nella
sezione Orizzonti. In seguito, ha ottenuto il David di Donatello . 2018 - per la Migliore sceneggiatura originale.
Nella realizzazione del film “ Miss Marx” è aiutata dall’ottima e sofferta
interpretazione del personaggio di Eleanor Marx da parte della brava attrice inglese Romola Garai. E’ interessante
anche la capacità della regista di inframezzare, all’interno della storia, immagini e filmati di momenti storici reali, come ad esempio
quello della “ Comune di Parigi” , o l’utilizzo dirompente dei brani musicali della colonna sonora eseguiti dal gruppo musicale torinese “Gatto
Ciliegia Contro il Grande Freddo” ,che ne è anche l’autore insieme alla
punk rock band americana dei “ Downtown Boys” .
Un film che non si limita alla presentazione
storica del personaggio di Eleanor Marx ma che, nelle intenzioni della regista, desidera toccare alcuni problemi e questioni sempre attuali all’interno dell’universo femminile: “ La storia di
Eleanor mi ha dato l’opportunità di esplorare temi incredibilmente
contemporanei in un contesto d’epoca, ma ho ritenuto necessario capovolgere i
clichés del dramma in costume. Ho cercato di sovvertire l’immagine dell’eroina
vittoriana e sostituirla con quella emblematica e moderna di una donna che
combatte sul fronte personale e pubblico. Credo che la storia di Eleanor
richieda di essere raccontata con delicata ironia: la sua vita sentimentale fu
assurda e tragica, i suoi guai condivisibili anche per le donne di oggi. Ma
questa storia richiede anche un profondo rispetto: le battaglie di Eleanor e
dei suoi compagni risultano più che mai attuali e urgenti, oggi come ieri.”






