giovedì 6 luglio 2017

SONG TO SONG




Dopo la Palma d’oro al Festival di Cannes di qualche anno fa con “The Tree of life” Terrence Malick, forse uno dei più stimati registi statunitensi, torna a dirigere “Song to Song”, che, come si dicono i due protagonisti, dovrebbe segnare il ritmo della loro vita e della loro storia d’amore.
Da canzone in canzone , da un’ispirazione all’altra, la vita artistica e reale dovrebbero fondersi nella bellezza.  
Così non è!
L’esigenza della propria realizzazione, vissuta come desiderio di successo e come ipotesi di totale libertà da tutti i possibili condizionamenti, si rivela, alla fine, una strada molto pericolosa ed incapace da sola di assicurare un senso compiuto e salvifico alla propria vita .
Siamo a Austin, città di festival musicali e popolata da rock stars, impresari e personaggi che ruotano attorno a questo mondo artistico. Malick si avvale dell’interpretazione di alcuni fra i più importanti attori del momento  come Ryan Gosling, Rooney Mara, Natalie Portman, Michael Fassbender e Cate Blanchett e affiancati da guest star come Patti Smith e Iggy Pop, particolarmente interessanti come testimonianze dell’importanza dei sentimenti  all’interno proprio di quel mondo che può apparire  effimero, vacuo e sempre alla ricerca del piacere.
L’esercizio smodato della propria libertà senza il senso del limite e del rispetto di un progetto comune, senza      l’importanza dell’ ”altro” (che si realizza grazie all’amore per la propria compagna o anche per quello in cui si crede o per la realtà che ci circonda ), può portarci anche alla nostra distruzione o a quella di chi ci sta vicino . Attraverso la storia dei suoi protagonisti, Malick , come in altre sue opere,  ha parlato ancora una volta della vacuità del successo e della fama e dei pericoli del piacere fine a se stesso e della dissolutezza. 
Lo fa procedendo tecnicamente con un susseguirsi di scene che seguono il pensiero e la confidenza dell’anima dei diversi personaggi. Sensazioni e riflessioni che s’intrecciano l’una all’altra, conducendoci verso il dolore, l’amarezza e le scelte di ognuno di loro. Spesso il film dà la sensazione di una estrema lentezza, di un senso di vuoto, di una frammentazione dei sentimenti e della narrazione . In parte è un effetto voluto ma a volte ,personalmente, avrei accelerato alcuni tempi.
Un film comunque intenso, interessante, particolare. Bella la fotografia di Emmanuel Lubezki.




sabato 1 luglio 2017

Musica e parole




Vorrei saper scrivere la musica
 e raccontarvi quello che sento nel mio cuore.
Trasmettervi la bellezza di quello che vedo attorno a me.
e lo stesso dolore che ci atterrisce!
Vorrei saper cogliere la musica che sento scorrere e
che meglio delle parole può trasmettere  i nostri sentimenti,
ma non so farlo !
Posso solo provare a scrivere queste frasi
come se fossero una musica
e  farvi cantare a bocca chiusa insieme  a me
con gli occhi lucidi ed il cuore  colmo di emozione
accarezzando la vita !


giovedì 22 giugno 2017

Noi che sognavamo

Noi ………….che avevamo sognato di cambiare il mondo
 con la forza dell’immaginazione!
Con l’amore per la giustizia! Con la disponibilità ad ascoltare !
Noi………. Impietriti, assistiamo  al dilagare della barbarie!
E’ cresciuta pian piano,  come un’erba innocua ,
 per le strade dell’avidità e dei consumi,
Ha rifiutato ogni richiamo ai valori
definendoli obsoleti e superati
Ha deriso   l’impegno  e  la gentilezza
scambiandoli per debolezza e seriosità.
I nostri figli,  moderni gladiatori,
si mostrano nelle nuove arene televisive.
Guerrieri mediatici  per la nostra soddisfazione.
Poi, è nato l’imbroglio!
La prima menzogna è stata ripetuta  tante di quelle volte
che alla fine  è diventata verità.
Viviamo momenti bui che, giorno dopo giorno,
diventano neri….. lentamente…..
 senza che nessuno di noi cambi le proprie abitudini,
o si aspetti che  qualcosa succeda davvero!
Prendi il cappuccino al bar,
 mentre,  qualche chilometro più in là,
 una testa viene lentamente staccata dal collo di un ragazzo
 con un coltellaccio assassino.
Qualcuno muore  tra le macerie
di una torre  sventrata da un aereo,
 un altro  viene ucciso in una rappresaglia
 di militari ebrei in Palestina,
 salta in aria qualche vagone della metro di Madrid,
un camion fa strage di turisti ,
dei ragazzi muoiono in un concerto attaccati dai terroristi
 E tu entri al lavoro in orario
e pensi agli impegni con gli amici per il fine settimana.
Dove andiamo in vacanza quest’anno?
No!… in Tunisia è meglio evitare… non si sa mai!
Parliamo , parliamo, moriamo,
gridiamo, piangiamo, sogniamo .
A volte restiamo muti
perché le parole sono inadeguate
ad esprimere il dispiacere che ci lacera il cuore
Sognavamo di cambiare il mondo
e il mondo è maledettamente uguale, .. come sempre.
Per sperare ancora  nel futuro
dobbiamo con pazienza osservare il passato.
Studiare con attenzione chi, precedendoci,
ha messo dei punti fermi  a cui  aggrapparci per ricominciare.
Il livello di civiltà di ogni epoca  
È sempre  stato  il risultato
Dell’ intensa  lotta  morale .
Di uomini che ci indicano, dal passato,
le strade della dignità e dell’onore.
Quello che ci porta a superare i  nostri limiti
per  creare ciò che chiamiamo scienza. cultura .. arte .
Preghiera dei popoli davanti all’eternità
rincorrendo un Dio che si fa desiderare
e che appare con parsimonia
in cambio della nostra libertà.
Basta alla barbarie !
Gridiamolo con forza se ancora possiamo  farlo .
I tempi bui sono  fuori e dentro di noi,
in agguato  con il volto del compagno e dell’amico
Basta con la barbarie!
Noi…….sognavamo di cambiare il mondo!.



martedì 20 giugno 2017

Vi presento Toni Erdmann



Vi presento Toni Erdmann è un film del 2016 ( Germania) diretto da una giovane regista quarantenne Maren Ade. Il film è stato presentato in concorso al Festival di Cannes dove ha ottenuto il premio Fipresci della critica internazionale). Successivamente, ha ottenuto diversi riconoscimenti agli European film Awards , tutti nelle categorie più rilevanti, ed ha ricevuto la candidatura agli Oscar come miglior film in lingua straniera.
Maren Ade è una regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica tedesca. Dopo aver lavorato  alla realizzazione  di due cortometraggi “ Ebene 9” (2000) e “Vegas” (2001), ha esordito nel 2003  con “Der Wald vor lauter Bäumen “. Il suo secondo film “ Alle Andersen” ( 2009) ha vinto l'Orso d'argento a Berlino, gran premio della giuria.
“Vi presento Toni Erdmann “ è un film costruito con attenzione  e con lentezza attorno al rapporto fra un padre ed una figlia; ma, è anche il confronto fra diversi modelli di comportamento sociale. Si addentra all’interno delle contraddizioni economiche presenti nelle nostre società e nei problemi connessi ad uno sviluppo economico improntato all’efficienza, ma poco attento alle conseguenze sociali;  ma, soprattutto, in ultimo si addentra in quella che è, per ognuno di noi, la ragione di vivere, o meglio quello che ci permette di affrontare e vivere con pienezza la nostra vita.
Winfred Conradi è un insegnante di musica in pensione che ama mettere in ridicolo tutto e che riesce attraverso lo scherzo , la creazione di personaggi immaginari ed  il travestimento a colorare  una vita altrimenti sostanzialmente solitaria e priva di grandi soddisfazioni .
Ines , la figlia , sembra invece il suo opposto. E’ la manager di una società di consulenza internazionale che ha spesso il compito di riorganizzare le aziende clienti operando dei drastici tagli di personale. Lucida, determinata, a tratti cattiva, la ritroviamo a Bucarest  proprio nel pieno della sua attività di consulenza con tutti i problemi che comporta.
Il risvolto umano di questa situazione non è semplice e la vita personale della donna  ne risente profondamente, privandola di reali amicizie disinteressate e di una vera vita affettiva. Il contagio fra i due protagonisti avviene nella maniera più insolita.
Il padre Winfred,  percependo le difficoltà della figlia e desiderando rivederla  e ristabilire con lei un contatto umano, piomba a Bucarest e sotto le vesti di un personaggio immaginario : “Toni Erdmann” irrompe nella vita della figlia che, dopo una iniziale irritazione, si presta al gioco . Assistiamo, a partire da quel momento, ad una continua misurazione silenziosa di diversi punti di vista su tutti gli aspetti della vita lavorativa e personale di Ines.
Winfred Conradi diventa Toni Erdmann grazie ad una dentiera finta ed una parrucca. il gesto del mettersi e togliersi la dentiera rappresenterà il continuo alternarsi della messinscena.
Sarebbe troppo semplice pensare che la questione posta da questo racconto consista nello  scegliere fra questi due comportamenti o questi mondi a confronto. In realtà, nessuno dei due convince completamente neanche lo stesso protagonista. Man mano che la storia si svolge, Ines accetterà di mettere in discussione parte del suo atteggiamento inserendo in esso l’elemento dell’imprevedibilità e della non convenzionalità. Windred, da parte sua,  farà sparire lentamente il personaggio di “Toni” dapprima rivelandone la falsità dopo aver suonato e cantato insieme alla figlia la canzone che forse racchiude il senso della storia e ,dopo, partecipando alla festa “ nudista” per il compleanno di Ines completamente travestito da una specie di scimmione,  personaggio mitologico bulgaro, che non permette il suo riconoscimento. Solo la figlia potrà finalmente abbracciarlo, da sola,  chiamandolo papà.
Quando Ines canta il brano suonato al pianoforte dal padre, ancora nel personaggio di Toni Erdmann, accettando di recitare il ruolo della sua segretaria, ci troviamo forse davanti alla scena più profonda e commovente del film.
Le parole  della canzone di Whitney Houston  “Greatest Love of All” ci raccontano  ,da un lato, il desiderio di un padre di far crescere i propri figli infondendo in loro la sicurezza di se stessi e la gioia di vivere  e dall’altro il quasi incosciente desiderio dei figlio di trovare   in quella figura di riferimento  quasi le sembianze di un eroe da seguire ed in cui riporre la propria sicurezza . Ma gli eroi non esistono o comunque non si trovano facilmente a propria disposizione e la cosa più importante per tutti noi è imparare ad amare noi stessi, la vita che ci è stata regalata e contare sulle nostre forze.
Quando in ultimo Ines, tornata a casa in occasione della morte della nonna, accetterà di truccarsi mettendo anche lei, come il padre, la dentiera finta ed un canestro in testa, come una parrucca, non sarà dunque per l’accettazione o la ripetizione asettica del modo di fare burlesco del padre.
Nel suo silenzio assorto, cercherà di farci capire come sarà sempre più importante, partendo dalla fiducia in se stessi, decidere il modo migliore di vivere gli impegni che ci siamo assunti e la vita che stiamo conducendo: ognuno a modo suo, ma con l’identico desiderio di renderla unica.
Credo che possa essere interessante concludere questa riflessione riportando alcune frasi del testo della canzone della Houston cantata e suonata da padre e figlia:
“Io credo che I bambini siano il nostro futuro…………Mostragli tutta la bellezza che hanno dentro………………….. Tutti cercano un eroe…….Le persone hanno bisogno di qualcuno a cui guardare.. Io non ho mai trovato nessuno che soddisfi le mie necessità……… Così ho imparato a contare solo su me stessa…………………………………….Ho deciso molto tempo fa di non rimanere mai nell’ombra di nessuno. Se sbaglio, se riesco, almeno vivo come credo. Non importa cosa prendono da me, non possono togliermi la mia dignità perché il più grande amore di tutti, lo sto vivendo io. Io ho trovato il più grande amore di tutti dentro me. Il più grande amore di tutti è facile da ottenere Imparando ad amare te stesso.”



giovedì 15 giugno 2017

La febbre del sabato sera

La febbre del sabato sera è un film USA di John Badham del 1977, con  un grande John Travolta nel ruolo di "Tony" Manero (Nomination all 'Oscar come Migliore attore protagonista)  e Karen Lynn Gorney in quello di " Stephanie Mangano".
Il film è ambientato nella New York di fine anni Settanta e ci mostra  l'America delle periferie , delle lotte giovanili fra bands rivali, delle discoteche, della separazione della vita giovanile dal mondo adulto.
Se  nel frattempo non ci fosse stata la rivoluzione Beat. i movimenti dei diritti civili, le rivolte studentesche , i movimenti Hippies ecc. si potrebbe pensare  ad un semplice aggiornamento nel tempo della vita di quei ragazzi descritta  in " Gioventù bruciata " o in "West side story". Il cambiamento più significativo è forse nella musica : la stupenda colonna sonora dei Bee Gees . Di certo, dopo tanti anni di movimenti alternativi e rivoluzionari , l'entrata in scena di Tony Manero, pur nella drammaticità di alcune situazioni , ha qualcosa di diverso e sancisce il  ritorno alla normale vita quotidiana   da parte di  una generazione .
Tony Manero  è un ragazzo semplice che lavora  in un colorificio  e che pur con i normali contrasti con i genitori   vive tranquillamente la sua vita  in famiglia. 
Il sabato sera tutto cambia. Scoppia la "febbre" e questi giovani che durante il giorno sembrano accettare una vita opaca senza discutere  si trasformano nella ricerca di una piena autonomia e libertà. Il sabato è il momento degli eccessi , delle risse con le bande rivali , del bere e delle corse in macchina , del sesso e del ballo. 



Tony il sabato sera è il re delle discoteche .


L'idolo di ragazzi e ragazze; ma, tutto questo non può cambiare la sua vita reale ed evitare i problemi di una gioventù che esplodono  con la morte improvvisa di un amico.Solo forse attraverso la sua passione per il ballo  ed il duro allenamento potrà trovare  una sua diversa realizzazione  personale.Qui ormai la dimensione collettiva della protesta e/o del riscatto generazionale è definitivamente conclusa per fare posto al sentiero di una emancipazione strettamente individuale .Dopo una notte  passata in metropolitana a riflettere sulla sua vita,  Tony cercherà nell'aiuto e nell'amicizia di Stephanie la forza per seguire una nuova via.

sabato 3 giugno 2017

PANZEROTTI ALLA CREMA




preparate L.1 di crema a piacere ( cioccolato o gialla) e Kg.1 di pasta frolla

ingredienti:
Kg 1            farina 00
g.400          zucchero
g.300          strutto
3                  tuorli d'uovo
g.10             lievito in polvere
scorza grattugiata di un limone verde

Impastate con acqua fredda gli ingredienti fino ad ottenere una pasta malleabile; ma, stando attenti a non strapazzarla troppo per evitare che si riscaldi.
Dividete la pasta in 18 parti uguali. Schiacciate ciascuna delle parti con il palmo della mano in modo che assuma una forma rotonda. Stendetele con il mattarello  fino ad ottenere lasagne lunghe cm 12 e larghe  cm 8.
Disponetele su una superficie di marmo spolverizzata di farina , distanti l'una dall'altra tanto da poterle lavorare.
Dopo averle tutte stirate e disposte sul marmo, mettete sulla punta di ciascuna lasagna molliche di pan di spagna e su queste un cucchiaio della crema precedentemente preparata.
Dopo averle così farcite, ribaltate sulla crema l'altra punta della lasagna e stringete piano piano con le mani, in modo da ottenere un panetto rotondo, ma avendo cura di non stringere troppo per evitare crepe e la fuoriuscita della crema.
Togliete ai panzerotti così ottenuti la pasta superflua, incidendo con la rondella la pasta tutto intorno allo spazio occupato dalla crema.
Mettete i panzerottii nelle teglie ben pulite distanti l'uno dall'altro  5 o 6 centimetri.
Preparate il forno ben caldo, spennellate i panzerotti con l'uovo sbattuto e infornate
N.B. I panzerotti non devono rimanere in forno per più di 15 minuti perchè, se la crema raggiunge l'ebollizione, i panzerotti crepano e la crema esce.
Dopo cotti, lasciateli raffreddare; quindi,spolverizzateli con zucchero impalpabile e servite.

mercoledì 31 maggio 2017

Il cinema di Billy Wilder

testo tratto da wikipedia e filmati tratti da youtube

Billy Wilder, pseudonimo di Samuel Wilder (Sucha Beskidzka, 22 giugno 1906 – Beverly Hills, 27 marzo 2002), è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico austriaco naturalizzato statunitense..
È considerato uno dei registi e sceneggiatori più prolifici ed eclettici nella storia del cinema statunitense ed è divenuto celebre come il padre della commedia brillante americana.
Se già dal 1934 aveva debuttato come regista in Francia, è di fatto solo nel 1942 che Wilder riuscì a dirigere il suo primo vero film, la commedia Frutto proibito (1942), interpretata da Ginger Rogers e Ray Milland che, in forza degli equivoci e dei travestimenti che ne caratterizzarono la brillante trama, segnò quello che diventerà il tipico stile di Wilder nella narrazione cinematografica, da cui egli trarrà risultati artisticamente magistrali.


Il secondo film da regista, I cinque segreti del deserto (1943), basato su un lavoro teatrale di Lajos Biró, ma reso attuale e ambientato nella guerra contro Erwin Rommel (interpretato da Erich von Stroheim, altro emigrato austriaco che pare collaborò con Wilder e Brackett a qualche dialogo), fu di tutt'altro genere. 

Wilder e il dramma

Il successivo La fiamma del peccato (1945), tratto da un romanzo di James M. Cain e sceneggiato con Raymond Chandler (che odiò il film e Wilder stesso[1]), è considerato uno dei classici del genere noir, e ottenne la nomination agli Oscar per la migliore regia. L'indimenticabile interpretazione di Barbara Stanwyck e la suggestiva fotografia di John Seitz contribuirono al grande successo del film, del quale esiste un remake televisivo girato nel 1973 da Jack Smight con lo stesso titolo.



Nel 1946 Wilder vinse i primi 2 dei 7 Oscar della sua carriera, in veste sia di sceneggiatore che di regista del film drammatico Giorni perduti (1945). Anche se la guerra non era ancora terminata, e i veterani disadattati e alcolisti non popolavano ancora l'immaginario filmico degli americani, il film narrò il fallimento e la solitudine del protagonista (Ray Milland, premiato anch'egli con l'Oscar per la sua interpretazione), le cui allucinazioni vennero filmate con un uso sapiente dei chiaroscuri e dei piani di messa a fuoco, ispirati al cinema espressionista del decennio precedente.



Due anni più tardi fu la volta de Il valzer dell'imperatore (1948), commedia musicale con Bing Crosby, qui senza l'abituale partner artistico Bob Hope, e con Joan Fontaine, che nello stesso anno girò Lettera da una sconosciuta (1948) di Max Ophüls. Successivamente Wilder tornò in Germania per la prima volta dopo la guerra per ambientarvi Scandalo internazionale (1948), una storia d'amore ambientata nella Berlino dell'immediato dopoguerra, con in primo piano il caos della vita notturna e del cabaret dove si esibisce Marlene Dietrich, e i problemi legati alla sopravvivenza e alla pratica della borsa nera.
A questo seguiranno altri capolavori come il noir Viale del tramonto (1950) (Oscar per la sceneggiatura originale, per la scenografia e per la colonna sonora[2]), che si apre con la morte del protagonista (William Holden) e poi ricostruisce la vicenda attraverso la narrazione fuori campo del morto (tecnica usata per la prima volta), che rievoca gli episodi che l'hanno portato a sfuggire ai creditori e a rifugiarsi nella villa di un'anziana diva del muto (interpretata da Gloria Swanson) e del suo strano e laconico domestico (interpretato dall'attore e regista Erich von Stroheim)[


 Fu poi la volta de L'asso nella manica (1951) (nomination per la sceneggiatura scritta con Walter Newman e Lesser Samuels), ambientato nel mondo del giornalismo di provincia, e del cinico film di guerra Stalag 17 (1953) (nomination per la regia e Oscar al migliore attore per il protagonista William Holden).
Wilder e la commedia
Se fino agli anni cinquanta i maggiori successi di Wilder furono rappresentati da pellicole drammatiche, verso la metà del decennio la sua produzione sembrò orientarsi sempre più spesso nella direzione della commedia leggera, esplicitamente ispirata allo stile del suo mentore Ernst Lubitsch (nello studio di Wilder si trovava una targa, ora esposta al Museo del Cinema di Berlino, con scritto: "How would Lubitsch do it?" cioè "Come lo farebbe Lubitsch?"). Grazie a questo genere, Wilder diresse con enorme successo pellicole entrate nella storia del cinema, come Sabrina (1954) con Audrey Hepburn e Humphrey Bogart; 


Quando la moglie è in vacanza (1955), tratto da una commedia teatrale di George Axelrod e uno dei primi grandi successi di Marilyn Monroe, da allora divenuta simbolo dei sogni erotici dell'americano medio e non solo;


 Arianna (1957), per il quale Wilder inaugurò un'altra delle sue importanti collaborazioni, quella con lo sceneggiatore I. A. L. Diamond, A qualcuno piace caldo (1959) (Oscar ai costumi), probabilmente il suo film più famoso e da molti definito "perfetto", nuovamente con la Monroe e, per la prima volta, con Jack Lemmon, attore con cui Wilder collaborerà spesso; 



L'appartamento (1960), vincitore di cinque Oscar nel 1961, ma con altre 5 nomination, tra cui quella ai protagonisti Lemmon e Shirley MacLaine.



Nel frattempo Wilder girò anche L'aquila solitaria (1957), tratto da un libro autobiografico di Charles Lindbergh (qui interpretato da James Stewart), in cui è narrata la storia della prima trasvolata atlantica, e Testimone d'accusa (1957), tratto da un racconto di Agatha Christie e dalla stessa pubblicamente celebrato come il migliore film mai tratto da una sua opera[8].
Negli anni sessanta Wilder diresse ancora quattro commedie esemplari e di grande successo: Uno, due, tre! (1961), in cui si divertì a ironizzare sulle operazioni commerciali con i sovietici, in piena guerra fredda, Irma la dolce (1963) (Oscar alle musiche]), nuovamente con Lemmon e la MacLaine, dei quattro l'unico film a colori,


 Baciami, stupido (1964) con Dean Martin e Kim Novak, divertente commedia degli equivoci, ma anche spunto di riflessione più serio sui sotterfugi del successo, e Non per soldi... ma per denaro (1966), primo film interpretato dalla coppia Lemmon-Matthau (che lavoreranno ancora con il regista in Prima pagina (1974) e in Buddy Buddy (1981)); il film, l'ultimo in bianco e nero diretto da Wilder, frutterà l'Oscar a Walter Matthau e una nomination per la sceneggiatura alla rodata coppia Wilder e Diamond.


Dopo decenni di frenetica attività, negli anni settanta la vena creativa di Wilder apparve poco interessata ad adattarsi al mutare dei tempi. In questo decennio girò Vita privata di Sherlock Holmes (1970), in un momento di amarezza per non essere riuscito a dirigere La strana coppia, la commedia di Neil Simon che fu invece portata sullo schermo dal regista Gene Saks, in cui riprese in qualche modo il tema del confronto quotidiano tra due uomini scapoli, Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (1972) (a suo modo, una nuova variante di "strana coppia"),


 Prima pagina (1974), nuovamente di ambientazione giornalistica, e Fedora (1978).
Con Buddy Buddy (1981), remake del film francese Il rompiballe (1973) di Edouard Molinaro, Wilder chiuse la sua carriera. Ritiratosi dalle scene, morì nel 2002, tre mesi prima del suo novantaseiesimo compleanno per una polmonite.
Regista
Amore che redime (Mauvaise graine), in co-regia con Alexander Esway (1934)
Frutto proibito (The Major and the Minor) (1942)
I cinque segreti del deserto (Five Graves to Cairo) (1943)
La fiamma del peccato (Double Indemnity) (1944)
Death Mills, cortometraggio documentaristico (1945)
Giorni perduti (The Lost Weekend) (1945)
Il valzer dell'imperatore (The Emperor Waltz) (1948)
Scandalo internazionale (A Foreign Affair) (1948)
Viale del tramonto (Sunset Boulevard) (1950)
L'asso nella manica (Ace in the Hole) (1951)
Stalag 17 - L'inferno dei vivi (Stalag 17) (1953)
Sabrina (1954)
Quando la moglie è in vacanza (The Seven Year Itch) (1955)
L'aquila solitaria (The Spirit of St. Louis) (1957)
Arianna (Love in the Afternoon) (1957)
Testimone d'accusa (Witness for the Prosecution) (1957)
A qualcuno piace caldo (Some Like It Hot) (1959)
L'appartamento (The Apartment) (1960)
Uno, due, tre! (One, Two, Three) (1961)
Irma la dolce (Irma La Douce) (1963)
Baciami, stupido (Kiss Me, Stupid) (1964)
Non per soldi... ma per denaro (The Fortune Cookie) (1966)
Vita privata di Sherlock Holmes (The Private Life of Sherlock Holmes) (1970)
Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (Avanti!) (1972)
Prima pagina (The Front Page) (1974)
Fedora (1978)
Buddy Buddy (1981)