martedì 14 novembre 2017

LA RAGAZZA NELLA NEBBIA



Non è abituale vedere sugli schermi cinematografici una pellicola italiana di genere thriller. Una vera e propria storia d'investigazione su di un delitto, con gli inevitabili colpi di scena.
E' stato quindi con piacere ed una certa sorpresa che ho visto  l'opera prima di Donato Carrisi , trasposizione cinematografica di uno dei suoi più noti romanzi: " La ragazza nella nebbia".
 Carrisi è un buon autore  e i  suoi romanzi hanno un notevole successo di pubblico e di critica. Il suo libro " Il suggeritore"  è stato  premio bancarella nel 2009 .
L’esordio come regista è sicuramente positivo. Pur beneficiando del fatto di essere già autore del soggetto, ha saputo trasporlo con un'adeguata sceneggiatura che, forse, solo nel finale doveva forse  essere più didascalica e chiara.
L'ambientazione nella piccola comunità montana di Avechot è perfettamente funzionale alle atmosfere e all'ambientazione sociale della storia. Il cast è sicuramente importante , da Tony Servillo ad Alessio Boni a Jean Reno. Mi è piaciuta molto anche l'interpretazione di Lucrezia Guidone.
In un paese montano, avvolto dalla nebbia, la sedicenne Anna Lou dai lunghi capelli rossi , sparirà  improvvisamente  dopo essere uscita di casa per andare, come sempre,  nei locali della Confraternita a cui appartengono gli stessi  suoi genitori.
 Quale sarà stata la sua fine?
Cosa sarà successo in quei trecento metri da casa in cui è sicuramente avvenuta la scomparsa della ragazza?
 E' l'ennesima vittima di un serial killer o lo strumento scelto dall'assassino per conseguire il suo " scopo"?
Il male si annida anche in un piccolo centro di montagna e, alla fine, è il reale protagonista della storia. Quello che la rende interessante agli occhi dello spettatore e del vasto pubblico. Quello che richiama l'afflusso dei  giornalisti e dei mass media,  che ne spettacolarizzano  le  mosse.
"il peggior peccato del diavolo è la vanità" ci racconta, tuttavia, uno dei protagonisti del film: un professore d'italiano nel corso di una sua lezione in classe. Sarà questo che permetterà di sciogliere i nodi della matassa.
Come in ogni buona storia d'investigazione, da quelle firmate da Agata Christie o altri ancora, lo spettatore sarà condotto per mano, attraverso diversi indizi, verso il sospetto nei confronti di un personaggio. Contemporaneamente, tuttavia, gli saranno dati altri elementi da valutare per confermare quanto sospetta o per cambiare del tutto le sue convinzioni. Non mancheranno i colpi di scena, anche se non saranno mai gratuiti e fuorvianti. Un film interessante che tiene avvinto lo spettatore per tutta la sua durata.
Il  male  comunque, alla fine , sarà punito anche se forse per ottenere questo risultato se ne alimenterà ancora dell’altro.


lunedì 6 novembre 2017

GIARDINO INCANTATO



- OLIO SU TELA  40 X 50 - ano 1974-

Una bellissima donna , frutto e fiore all'interno di un giardino incantato con gemme , fiori , piante carnose e frutti che la circondano ; mentre, le fronde di un albero, al centro accanto a lei, s'inchinano per abbracciarla. 

domenica 5 novembre 2017

VITTORIA E ABDUL



Vittoria e Abdul (Victoria & Abdul) è un film del 2017 diretto da Stephen Frears e francamente mi aspettavo di più dal regista di Philomena (2013), anche se già con Florence (Florence Foster Jenkins) (2016) l'aspetto ironico e grottesco sembrava interessarlo sempre di più . 

Il film è basato sull'omonimo libro di Shrabani Basu e  racconta la storia vera dell'amicizia tra la Regina Vittoria, a cui presta il volto una sempre  grande  Judi Dench, e il suo segretario indiano Abdul Karim interpretato da Ali Fazal.

Sembra che solo nel 2010  i diari di Abdul Karim  siano stati scoperti  con la possibilità di ricostruire quindi  questa storia.

Oltre alla bellezza consueta della fotografia , dei costumi e dell'ambientazione, mi aspettavo che Frears  sfruttasse meglio l'occasione di questa storia. Poteva essere il racconto dell'incontro interessante , quasi sfidante , fra due culture vissuto attraverso dei personaggi  di eccezione. 

La storia, invece, lascia solo accarezzare questa realtà, per perdersi in aspetti forse secondari e per poi sviluppare molto di più il tema del razzismo e della rivolta  della Corte inglese nei confronti di questa " Strana coppia". Lo stesso aspetto dell'affetto e della fedeltà di Abdul nei confronti della Regina Vittoria sembra a volte caricato e poco reale.
 La lenta decadenza fisica, ma non mentale nè affettiva,  e la morte della regina  sono forse uno degli aspetti invece magistrali della rappresentazione.

In realtà, le notizie storiche  di questo incontro ci riferiscono che il Munshi( il maestro)  Abdul ebbe un relativo successo a Corte,   non solo nei confronti della Regina, per l'esotismo e la curiosità suscitata dal suo modo di vestire,  dai cibi e le altre usanze indiane.

Quella che risulta vera   è l'avversione provata dal principe Edoardo evidenziata  nel film; ma, che  nella realtà sembra sia stata molto più forte. 
Addirittura,  insieme ad altri nobili, egli  mosse ad Abdul  l'accusa di essere una spia della Lega Patriottica Musulmana e d'influenzare la regina a parteggiare per i Musulmani. La regina respinse queste accuse tacciando la corte di razzismo ( fonte wikipedia).

Il film pur lasciandosi vedere,  grazie soprattutto alla bravura della Dench ( mentre il personaggio di Abdul è troppo stigmatizzato in un'unica espressione di affetto e fedeltà ),mi sembra alla fine un'occasione mancata. 
La rappresentazione dell'incontro fra due culture così diverse ed importanti  come quella dell'Impero Britannico e quella musulmana/indiana meritavano forse un maggiore approfondimento.

LE SARDE A LINGUATA




Una delle più semplici, antiche e gustose ricette catanesi.
Abbiate la pazienza di pulire le sarde, rigorosamente fresche, aprendole a libretto e togliendo la spina centrale pur mantenendo la coda.
Mettetele quindi a marinare in un bagno di aceto allungato con acqua per ca. due ore.
Io le preferisco con l'aceto diluito dall'acqua  perché, alla fine, il sapore è più morbido.
Dopo, non dovete fare altro che infarinarle, lasciandole sempre aperte a libretto, e friggerle in olio di oliva bollente.
Sono squisite! Buon appetito!



lunedì 30 ottobre 2017

TRENO DI NOTTE PER LISBONA



Il caso è quello che, quasi sempre,  occupa la nostra esistenza; ma, non nel senso del fato o del destino, che l'incontro ci permette di realizzare, quanto come  pura e semplice occasionalità degli eventi che ci riguardano e/o da cui siamo momentaneamente coinvolti .
E' questo uno dei temi centrali del film "Treno di notte per Lisbona (Night Train to Lisbon)" del 2013, diretto da Bille August e  basato sull'omonimo romanzo scritto da Pascal Mercier nel 2004
L'altro tema sviluppato è quello della potenza della passione, non solo fisica o sensuale, ma anche culturale.
 In genere, la voglia di approfondire , di conoscere  la realtà che ci circonda e di coglierne il senso profondo. Questo anche quando, per riuscirci, siamo costretti a fare delle scelte importanti  che possono  compromettere la nostra tranquillità e sicurezza personale.
Il gioco sta tutto qua: nella capacità, pur partendo dalla pura casualità, di cogliere la possibilità di vita  e di crescita personale che ci viene presentata.
La storia intensa e coinvolgente di questo film inizia proprio dall'incontro casuale , nella città di Berna, del prof.  Raimund Gregorius ( un ottimo Jeremy Irons)  con una ragazza che sta per buttarsi giù da un ponte. L'istinto immediato, che spinge il professore a  salvarla,  gli aprirà gli occhi su di un nuovo mondo, legato alla trama di vita di alcuni giovani esponenti della società di Lisbona, coinvolti nella lotta rivoluzionaria contro il regime dittatoriale di Salazar e oggetto della sua repressione. Nel cercare di rintracciare  la ragazza che ha salvato, e che è improvvisamente scappata via, il prof. Gregorius  viene rapito anche dall'interesse per le parole e la stessa vita dell'autore di un libro di proprietà della  giovane.  Gli eventi lo porteranno quindi a prendere un treno per Lisbona  e in  quella città ricostruirà la vicenda e la vita narrata nel libro, che scoprirà essere alla base del gesto disperato di quella ragazza.A Lisbona, soprattutto, Gregorius troverà la possibilità di cambiare la sua esistenza ed a viverla  come forse aveva sempre desiderato .
Ci riuscirà ?
Saprà dire di si all'invito a restare  per abbracciare una nuova vita?
Questa è sempre la scelta  di fronte a cui siamo posti.
La chiave  di tutto è forse sempre  quella di seguire la passione, sia quando questa  è sbocciata lentamente ed è stata curata  con assiduità nel corso del tempo, sia quando scoppia improvvisa e coinvolgente come quella fra i  due giovani di Lisbona di cui uno era l' autore del libro   Amadeu de Prado  interpretato da  Jack Huston  e l'altro la giovane  Estefânia ( Mélanie Laurent )
Una stupenda Lisbona appare sullo sfondo di questa storia,  con un'atmosfera  intensa e coinvolgente per un film imperdibile.

Ancora una volta il regista danese Bille August ci ha regalato una storia importante che ci fa riflettere. Ricordiamo  altre sue importanti opere come  la "Pelle alla conquista del mondo", tratto dal romanzo di Martin Andersen  Nexo , premiato con l'Oscar al miglior film straniero e la Palma d'oro  nel 1988  e  " Le migliori intenzioni" ( 1992) tratto da una sceneggiatura autobiografica di Ingmar Bergman con cui rivinse la Palma d'oro. Personalmente  desidero ricordare anche  " La casa degli spiriti" tratta dal romanzo di Isabel Allende ,  "Il senso di Smilla per la neve"  e Il colore della libertà - Goodbye Bafana (Goodbye Bafana) (2007).

mercoledì 18 ottobre 2017

Ammore e malavita


Quando Carlo Buccirosso inizia a cantare nel classico vibrato della canzone napoletana  mentre, chiuso    all'interno della bara,  si chiede  chi diavolo sia il defunto  di cui si sta celebrando il funerale, inevitabilmente lo spettatore comincia a sorridere per poi liberare l'animo in una risata che l'accompagnerà durante tutta  la proiezione del film. 
I Manetti Bros ci regalano dopo "Song e Napule " un'altro film ambientato nella capitale partenopea, aggiungendo a un  copione  del tipo "azione -poliziesco"  una solida  base d'ironia  e  romanticismo.
Il tutto  all'interno di una struttura di "musical-sceneggiata", che guarda con amore ed interesse alla realtà napoletana.
C'è chi ha visto anche l'influenza del  Musical americano; ma, più che al recente La La Land , il richiamo esplicito è nei confronti di Flashdance e della sua splendida canzone "What a feeling " che, modificata con un  testo in napoletano,  ci regala uno dei momenti da "applauso" del film.
Cantata da una superba Serena Rossi  e con la scena ravvivata dal  balletto, ci racconta  del riconoscimento del primo amore di Fatima in occasione dell'incontro con  Giampaolo Morelli ( Ciro) altro ottimo protagonista del  film. 
Piacevole e misurato l'inserimento dei brani musicali e  dei balletti all'interno della sceneggiatura. La Napoli presentata è quella  resa famosa nello stereotipo di serials come Gomorra ; ma, i Manetti Bros ci suggeriscono, tramite le vicende dei loro personaggi, una supremazia comunque dell'amore e della voglia di vivere sulle catene  del vissuto e dei ruoli  anche criminali imposti dalla dura realtà quotidiana.
C'è uno sguardo innamorato su Napoli , la cui bellezza viene alla fine celebrata nel brano       " Nun è Napule". Bravissimi tutti gli interpreti, dai citati Serena Rossi e Giampaolo Morelli  a Carlo Buccirosso,  Claudia Gerini e Raiz.
Presentato al Festival del Cinema di Venezia, il film ha avuto un ottimo riscontro sia nella critica che fra il pubblico. Adesso , proiettato nelle sale italiane  ,  impone all'interesse del largo pubblico il lavoro di questo duo registico che , accompagnato  da un gruppo di fedeli collaboratori, abbiamo imparato ad apprezzare già  nella serie televisiva de '"L'ispettore Coliandro" e nel gia citato film " Song e Napule".
Aspettiamo con curiosità il prossimo lavoro dei Manetti Bros. Dove sarà ambientato? Continueranno ad esplorare la realtà di Napoli  e criminal/poliziesca o imboccheranno nuove strade? Lo vedremo! 

lunedì 9 ottobre 2017

HASTA SIEMPRE COMANDANTE !




Cinquant'anni fa, perdevamo una delle figure più importanti della rivoluzione cubana:Ernesto "Che" Guevara. 
Moriva assassinato in Bolivia dove si era recato per organizzare e realizzare, anche in quel paese, la rivoluzione socialista. Quella cubana era stata vittoriosa! Guevara ne era stato uno dei principali combattenti ed artefici e aveva assunto il ruolo di ministro all'interno del governo rivoluzionario; ma, egli sapeva che la rivoluzione era accerchiata e che bisogna continuarla e svilupparla negli altri paesi dell'America latina ed in generale in tutti i paesi vittime dell'imperialismo.
Era quella la frontiera su cui combattere  in quel momento storico . Era il cosiddetto "terzomondismo" che individuava l'anello debole del capitalismo/ imperialista ,quindi il principale terreno di scontro rivoluzionario, nei paesi sottosviluppati del terzo mondo.
Guevara si sentiva più adatto a questo compito rispetto a quello di partecipare, pur se nel ruolo  di ministro, al governo rivoluzionario di Cuba.
La sua figura rimane nella storia come quella di chi ha sempre combattuto per un ideale anche a rischio della vita.
La sua morte, insieme a quella di altri grandi uomini appassionati, ha segnato in modo indelebile la mia formazione culturale e politica giovanile.
Per la prima volta  da ragazzo mi ritrovai a sfidare le convinzioni  familiari, appendendo nella mia stanzetta il poster del “ Che”. In precedenza, avevo seguito con dispiacere gli eventi legati alla morte di John F. Kennedy , che ai miei occhi appariva come il giovane leader di un’America che ammiravo. Ne apprezzavo lo stile di vita moderno che avevo imparato a conoscere tramite il suo cinema  e la sua letteratura. Successivamente alla sua morte, lessi con interesse “ Strategia di pace “ ,che mi colpì molto. Trovavo in quelle pagine la convinzione profonda di poter affrontare i problemi del mondo nel segno della democrazia e della libertà, sfidando alla pari e senza riserve l’altro modello culturale mondiale alternativo  rappresentato dalla cultura comunista, oltre cortina. Negli anni successivi esplose tutta la ricchezza culturale innovativa degli anni 60, a partire dalla musica , il cinema  e tutti gli altri aspetti della vita sociale. Il Concilio Vaticano II fu personalmente un grosso punto di riferimento e con esso anche le esperienze militanti sociali cristiane in America latina. Insieme a quella di Guevara due altre morti premature   e causate da mano assassina segnarono in maniera indelebile  quegli anni e la mia personale formazione : quella di Martin Luther King e quella di Robert Kennedy.
Negli USA il reverendo King guidava con una forza morale immensa il Movimento dei diritti civili per il riscatto  e l’ eguaglianza delle persone di colore. Ascoltavamo con grande partecipazione emotiva le notizie che giungevano dagli USA .Non si poteva evitare da un lato d’indignarsi di fronte alle discriminazioni e dall’altro di restare commossi di fronte a quella marea di persone che in marcia gridavano e cantavano insieme “ We shall overcome”. La voce di Joan Baez, che la interpretò magistralmente, rimase scolpita nel mio cuore.
Avevo letto con grande attenzione “La forza di amare “ di Martin Luther King e ne ero rimasto profondamente coinvolto.
Era l’aprile del 1968 quando King viene ucciso e non era ancora passato un anno dalla morte di Guevara. Qualche mese dopo, viene ucciso Robert Kennedy. Era il 6 giugno del 1968 e solo qualche giorno prima: il 31 maggio, avevo compiuto 18 anni. Qualche mese prima avevo letto con interesse il suo libro “ Vogliamo un mondo più nuovo “ e ne avevo respirato l’impegno civile e la speranza di cui era impregnato.
Era veramente insopportabile tutto questo!
Stroncare con la violenza quello che in nessun altro modo si riesce a battere è l’ultima risorsa in mano ai vigliacchi. Mi appariva chiaro come questi uomini apparentemente battuti, perché privati del bene più prezioso : la vita , sarebbero rimasti per sempre vittoriosi dentro il mio cuore, indicandomi con chiarezza la strada dell’impegno civile e della convinzione nei propri ideali.

Hasta Siempre Comandante!