martedì 19 novembre 2019

La belle époque




Il desiderio dell'amore, della passione ci accompagnano per tutta la vita . I momenti dell'innamoramento costituiscono per tutti noi " La belle époque " in cui vorremmo sempre tornare e continuare a vivere.
E' questo il tema del gradevole e sentimentale film, scritto e diretto da Nicolas Bedos, che non si limita ad accompagnarci in un viaggio alla ricerca del nostro passato, ma coglie l'occasione per rivitalizzarlo con nuove storie d'amore che si sviluppano insieme e che ci permettono di guardare al futuro.
Quella della bella attrice Margot con Antoine ,  il titolare della Time Traveller, una curiosa agenzia che mette in scena il passato, ricostruendo in studio le varie “belle époque” richieste dai clienti, quella del nostro protagonista Victor che andando alla ricerca del passato s'invaghisce dell'attrice che rappresenta sua moglie , quella della riscoperta  dell'amore  in un matrimonio ormai in crisi.
In tutti i casi il regista Bedos ci mostra come l’intraprendere, nella nostra vita, una strada che ci allontana da un amore che abbia la capacità di coinvolgerci totalmente potrà, al limite, sembrare più tranquilla, più soddisfacente, ma non placherà mai il nostro bisogno di autenticità e di vero amore.
Non si parla, in questo caso, solo della passione fra un uomo e una donna; ma, ad esempio, appare tenera anche la descrizione della ricerca, attuata da uno dei personaggi,   verso la riscoperta dell'amore filiale nei confronti del padre ormai scomparso.
La sempre bella Fanny Ardant e Daniel Auteuil vivono con autenticità e credibilità i loro ruoli di Marianne e Victor (la coppia protagonista) ma non si può non sottolineare anche l'efficacia emotiva e di rappresentazione dei personaggi del figlio della coppia interpretato da Michael Cohen,  della giovane e bella attrice Margot(Doria Tillier)  e dell’artefice della ricostruzione delle diverse “situations belle époque” il sig. Antoine (Guillaume Canet) oltre che dell'anziano Pierre( Pierre Arditi)   che ogni volta  incontra suo padre, ormai scomparso, nella finzione scenica .
"La belle époque "ci riporta nelle atmosfere dei primi anni settanta, che per molti sono state vicine ai momenti della gioventù; anche questo aspetto risulta piacevole.
Dopo il primo lungometraggio “ Un amore sopra le righe “(2017) scritto ed interpretato  insieme alla sua compagna  Dora Tillier, che rivediamo anche in questo film nel ruolo di Margot , Nicolas Bedos fa di nuovo centro con un film coinvolgente, sentimentale  e pieno di speranza come “ La belle époque”
Il film è stato presentato in anteprima al Festival di Cannes 2019 ed alla Festa del Cinema di Roma 2019.

sabato 16 novembre 2019

PARASITE




Privo di una coscienza di classe, che consenta il superamento, all’interno di una prospettiva di cambiamento  sociale comune, della sofferenza individuale, e di fronte ad una società che ti emargina, gli ultimi sono destinati a scontrarsi selvaggiamente fra di loro ed, in molti casi, ad accontentarsi anche di una condizione “parassita” nei confronti delle classi  agiate. Parassita, si ,come qualsiasi organismo animale o vegetale che viva a spese di un altro e non di vita propria.
Paradossalmente, nel film “ Parasite” , le classi dominanti ,  pur se evidentemente costituite da privilegiati, mostrano una gentilezza d’animo  ed  una superiorità  di comportamento umano ed intellettuale rispetto ai  subordinati; mentre, contemporaneamente, ne disprezzano i lati più negativi stereotipati  nell’emanazione di un odore fisico insopportabile di cui gli stessi sono macchiati indelebilmente.
Oggettivamente, i componenti delle classi elevate si mostrano superiori  e risultano desiderati ed invidiati da chi non ha mai raggiunto la loro posizione  e vive nella miseria  e nell’emarginazione.
Bong Joon-ho nel suo film ci mostra una classe subalterna  intelligente , abile , furba ed, in qualche caso, anche colta; ma, che non prefigura mai una visione alternativa della società in cui la propria condizione di miseria possa essere riscattata.
Essa si muove , utilizzando comportamenti  spesso  al di fuori dell’ambito della  legalità, per la propria sopravvivenza e lotta  anche  brutalmente contro gli altri emarginati.
E’ sostanzialmente subalterna alle classi elevate anche se, alla fine, è possibile il verificarsi di un atto di ribellione individuale quando  risulterà insopportabile subire, addirittura,  il loro disprezzo fisico.
Il film “ Parasite” è ambientato nel Sud Corea, ma i fenomeni di disgregazione , frammentazione  e precarizzazione del lavoro stanno diventando un problema mondiale che investe tutte le nostre società, sull’onda della globalizzazione,  scatenando tensioni e conflitti.
Il grido d’allarme ed i contenuti del film che ne estremizzano scenicamente le problematiche ci riguardano tutti  e giustificano il successo di critica e di pubblico che lo hanno portato, fra l’altro, ad ottenere la Palma d’oro per miglior film al Festival di Cannes 2019.
In “ Parasite” ,la speranza,  pur presente nelle  componenti più giovani delle classi subalterne, rimane quella di riuscire ad elevarsi socialmente con un investimento personale nella formazione. Grazie alla nuova condizione economica raggiunta sperano di potere liberare se stessi e gli altri componenti della famiglia dalla miseria , emarginazione e dall’eventuale condizione di “ Parassita”.
E’ questa l’unica possibilità presente all’interno di una realtà contraddistinta da una pesante e stabile divaricazione sociale: una strada del tutto individuale.


lunedì 11 novembre 2019

L'UOMO DEL LABIRINTO



Con il suo secondo film, adattamento per lo schermo dell’omonimo romanzo “ L’uomo del labirinto” (2017), Donato Carrisi ci conduce per mano all’interno di una complicata indagine, alla ricerca di un killer seriale, che si trasforma in un perverso intreccio di personaggi e di situazioni che sviano lo spettatore dall’immediata corretta comprensione di quello che sta osservando. Solo nel finale riuscirà ,infatti, a comprendere la dinamica degli avvenimenti ed il filo logico e conseguenziale che li ha diretti.
Il romanzo “L’uomo del labirinto”, da cui è stato tratto il film, fa parte  di un ciclo di libri  che ruota attorno al personaggio  dell’investigatrice  Mila Vasquez ed è composto anche da “ Il suggeritore”(2009) , “ L’ipotesi del male” (2013)  e “ Il gioco del suggeritore”(2018).
Nel film, l’indagine alla ricerca del rapitore e serial killer è condotta dall’investigatore privato Bruno Genko, ben interpretato dall’ottimo Tony Servillo; mentre, scopriremo, solo alla fine del racconto, l’identità ed il ruolo dell’investigatrice Mila Vasquez , interpretata  da Valentina Bellé.
Da citare poi fra gli attori Vinicio Marchioni , collega della Vasquez, ed il grande  Dustin Hoffman in un ruolo ambiguo e delicatissimo.
La figura malefica del serial Killer con il volto di Bunny il coniglio mi ha ricordato solo per un attimo il film Harvey (1950) in cui James Stewart ha per amico un coniglio immaginario; ma non c’è nulla di simile con il  personaggio e il racconto del nostro film.
“L’uomo del labirinto”, ben diretto da  Donato Carrisi e sostenuto da una buona scenografia,  avvince lo spettatore che si ritrova profondamente immerso nella storia fino alle sue disorientanti battute finali. Un thriller, certamente, ma anche un’analisi della contorta psicologia  dei cosiddetti “figli del buio “ ,dapprima vittime di rapimenti, prigionia e tortura psicologica  ed a loro volta, infine, carnefici .
Così come nel caso de “ La ragazza della nebbia”, fa piacere osservare come sia possibile vedere realizzato  da un regista/scrittore  italiano un film/giallo complesso ed avvincente che non fa rimpiangere  quelli della cinematografia inglese o  americana.



venerdì 25 ottobre 2019

CIAO





Peppuccio...... dai.... mangia!
Guarda...... guarda   sta passando una rondine
guarda ....apri la bocca dai ....
ecco  manda giù la pasta che è buona ... dai!
Ma tu, invece, la bocca non la apri più;
neanche per dirmi, come una volta, che
noi giovani stavamo distruggendo tutto 
senza spiegare come le cose dovevano cambiare 
Ti vedo bella e giovane sposa
 ed io................ vicino  a voi,
a fare da paggetto in chiesa
il giorno del matrimonio
Poi , dopo la cerimonia, siete partiti
ed io, che avevo solo quattro anni ,vi aspettavo
mentre la casa mi pareva vuota.
Allora, cercavo  il mondo arrampicandomi
sulla sedia per arrivare alla finestrella del camerino
da cui guardavo un orto ed un giardino
dove immaginavo di correre verso la mia vita.
Per anni siamo stati una sola famiglia
e le tue figlie erano quasi mie sorelle,
anche quando siamo stati in città diverse.
Milioni di immagini passano nel mio cervello
mentre ci stiamo lasciando
Scorrono in esse la tua vita e la mia
anche adesso che si separano
senza che io riesca ad accettarlo
mentre capisco che un giorno
succederà anche a me.
Cosa ne sarà di tutto quello
che abbiamo amato e ci ha fatto sognare?
Chissà se qualcun altro lo amerà allo stesso modo!

lunedì 21 ottobre 2019

IL MIO PROFILO MIGLIORE



La magia di poter gestire  autonomamente la propria fisicità, al di là dei limiti del tempo, che producono l’invecchiamento, o al di là della bellezza o bruttezza originali, è forse uno dei sogni segreti dell’umanità.
Una rivincita sul naturale decadimento o sulla disparità fisiche delle condizioni di partenza.
La possibilità di esercitare ancora la seduzione ed il desiderio.
Tutto questo è in qualche modo una possibilità legata alla realtà virtuale.
Si , certo , comporta la menzogna. Dovrai creare un profilo falso della tua identità fisica e rinunciare alla tua naturalezza. Dovrai rinunciare soprattutto ad essere desiderata per quello che sei veramente.
Ma poi…….. chi sei veramente? Chi ti rappresenta meglio…….. il tuo fisico o la tua anima?
La tentazione è grande!
Claire , una bella donna cinquantenne,  una brava docente universitaria , si ritrova all'improvviso sola. Il suo rapporto sentimentale, a cui si era completamente dedicata,  è finito  e le è stata preferita una ragazza ventenne. Claire desidera ancora essere amata e desiderata. Dapprima, si rende disponibile a rapporti saltuari di puro piacere, che non vanno  al di là di questa dimensione. Ad un certo punto, si fa tentare dalla realtà virtuale e si presenterà con il volto di una giovane ventenne. Forse, quasi per dimostrare a se stessa di essere ancora una persona desiderabile, come era stata in passato, da giovane: il suo profilo migliore.


Il gioco le riesce in parte perché la fisicità incombe su ogni nostra storia. Perché ,in realtà, corpo e mente sono indissolubili.
Il limite della realtà virtuale presto o tardi arriva; a meno di non uscire mai dalla stessa ed accontentarsi solo di quella dimensione che, tuttavia, ad un certo punto si dimostra per quella che è : virtuale, appunto.
La storia e la ricerca del film cercano di esplorare le varie possibilità e le conseguenze personali  insite in un rapporto ed in scelte di questo genere, mostrandoci  , alla fine,  i limiti ed in qualche modo la patologia ad esso connesse.
Riuscirà Claire ad avere una nuova possibilità nella vita reale? Sarà la vita stessa a deciderlo.
Un film interessante ed attuale “ Il mio profilo migliore” ( Celle que vous croyez ) propostoci dal regista francese Safy Nebbou e tratto dal romanzo “Quella che vi pare”  di Camille Laurens. Brava e credibile nel ruolo della protagonista la stupenda Juliette Binoche. Ottima l’interpretazione anche di François Civil nel ruolo  del giovane fotografo Alex e di Nicole Garcia in quello della psicoterapeuta.
Il film è stato presentato al Festival di Berlino 2019 nella sezione Berlinale Special.

mercoledì 9 ottobre 2019

JOKER



Gotham è una città che non esiste, ma che, purtroppo, somiglia a molte realtà a noi vicine. Sempre più travolte da un esacerbato rancore reciproco e prive di una reale cultura della solidarietà e dell’ascolto dell’altro.   Città con una diffusa povertà e marginalità sociale che affolla le periferie e a cui fa da contraltare, spesso, un’incredibile tracotanza dei potenti nei confronti dei più deboli.
Joker rappresenta, forse, la sintesi malata di questa contraddizione.
La sua irrefrenabile risata, che, magistralmente, un grande Joaquin Phoenix coniuga contraddittoriamente con una sorta di struggente lamento, rappresenta un grido di lamento e di condanna verso una società che lo ha maltrattato, bullizzato, abbandonato e ignorato.
Contro di essa esplode una violenza malata e incontrollabile che, a modo suo, cerca giustizia, ma che è sempre e comunque una tragedia.
Fin da bambino è stata questa la sua risposta all’abuso : quella strana e incontrollabile risata che somiglia troppo ad un pianto inconsolabile e straziante.
Poi, propiziato forse dalla casualità della vita, quel pianto si trasformerà in un’esplosione di violenza incontrollabile e la sua risata risuonerà sinistra e drammatica nel silenzio della morte.
Arthur Fleck è un  giovane alienato che vive con l'anziana madre Penny in un appartamento dei bassifondi di Gotham City e si guadagna da vivere facendo il pagliaccio.
Dopo essere stato licenziato, sceglierà di chiamarsi proprio “Joker”, un clown, così come era stato definito dal presentatore di una nota trasmissione televisiva, che lo aveva invitato al suo programma, e come veniva acclamato dai cittadini di Gotham che manifestavano in piazza, inneggiando al clown che aveva ucciso nella metropolitana tre collaboratori del potente candidato sindaco, dopo che gli stessi lo avevano aggredito e malmenato.
JOKER è un film denso e complesso diretto da Todd Phillips e, pur basandosi sull'omonimo personaggio dei fumetti DC Comics, ne rappresenta una versione diversa e particolare.
Il personaggio principale Arthur Fleck (Joker) è interpretato da un ottimo Joaquin Phoenix, che non mi stupirei se con questo film si aggiudicasse la statuetta dell’Oscar come miglior attore protagonista. Accanto a lui non si può non sottolineare la bravura di Robert De Niro nel ruolo di Murray Franklin, il conduttore della trasmissione televisiva, e di Zazie Beetz in quello della vicina di casa: Sophie Dumond.
Il film ha vinto il Leone d'oro alla 76ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e penso che lo troveremo fra le prossime nomination all’Oscar.


mercoledì 25 settembre 2019

C'era una volta a... Hollywood





Con il suo nuovo film " C'era una volta a... Hollywood (Once Upon a Time in... Hollywood) Quentin Tarantino ci porta nella Los Angeles del 1969, raccontandoci una storia che ruota attorno all'industria cinematografica di Hollywood.
E' un momento di cambiamento nella vita della società americana, che non lascia indenne neanche il mondo fantastico del cinema e della televisione, imponendole un mutamento dei temi trattati e dei personaggi  e sottoponendola, in qualche caso, ad un impatto violento come fu quello dell'omicidio di Sharon Tate e di alcuni amici , nella sua stessa casa  di Cielo Drive a Beverly Hills, per mano di alcuni componenti della Manson Family ( una comune o meglio una setta di persone che ruotavano  attorno alla figura fascinosa ed inquietante di Charles Manson).
Tarantino riesce a riportarci indietro nel tempo ricostruendo, meticolosamente, gli scenari degli Studios   e dell'atmosfera della Los Angeles del 1969.
In particolare, l'intervento più difficile è stato quello di riportare indietro, all'immagine che aveva nel 1969, un segmento di Hollywood Boulevard, lungo sei isolati. Il tutto, intervenendo sulle facciate degli edifici, ricostruendone l'aspetto con insegne e manifesti di quel periodo. Operando ancora sui marciapiedi e sulla strada riempita di auto d'epoca.
Accanto a questo, è stata importante la scelta della colonna sonora, densa di pezzi musicali come The letter di Joe Cocker, Victorville Blues degli Harley Hatcher Combo, Soul Serenade di Willie Mitchell, Out of Time dei Rolling Stones, Straight Shooter e Twelve Thirty (Young Girls Are Coming to the Canyon) dei The Mamas & the Papas ed altri ancora.
Il racconto segue le vicende di un attore televisivo e della sua controfigura che desiderano entrare nell'industria cinematografica Hollywoodiana. Rick Dalton, interpretato da Leonardo di Caprio, è l'attore protagonista della popolare serie televisiva western Bounty Law; mentre, Brad Pitt, nei panni di Cliff Booth   è, invece, da oltre dieci anni la sua controfigura e il suo miglior amico.
Tarantino riesce a delineare in maniera soddisfacente la peculiarità del carattere dei due personaggi, i loro punti di forza ed i loro problemi, mentre scorrono le immagini del racconto. Accanto a loro, s'intrecciano momenti della storia dei vicini di casa di Rick Dalton: i coniugi Polanski. Dalton, infatti, per accostarsi il più possibile al mondo di Hollywood, aveva comprato un’abitazione nella località di Cielo Drive a Beverly Hills, dove da poco erano venuti ad abitare anche i Polanski, che vivevano un momento di grande celebrità cinematografica.
Il racconto continua fra delusioni e successi, fra cambiamenti e situazioni nuove, accettate anche se non desiderate, e con la descrizione del saldo rapporto di amicizia fra Rick e Cliff.
Anche Hollywood in quegli anni sta cambiando e un personaggio, come quello che Rick è solito interpretare, stenta a trovare spazio nel nuovo cinema americano. Sono momenti difficili che mettono a dura prova la carriera di Rick e Cliff.
La musica della West Cost, la droga diffusa, il fumo, le comunità Hippies, la cultura alternativa nate anche come risposta della gioventù americana alla guerra del Vietnam, al contrasto nei confronti della parte più conservatrice della società americana, come sbocco del movimento dei diritti civili   di quello studentesco, sono sottintese nel film come forze determinanti il cambiamento, restando, tuttavia, marginali all’interno del racconto.  Tutto questo, anche se poi l'impatto con una delle comunità più settarie e, in qualche modo, " malate" di quel mondo sarà devastante.
In realtà, Tarantino smorza la forza di questo impatto, sentendo il bisogno di modificare i fatti realmente avvenuti per dare una chance di successo ai due protagonisti della sua storia: Rick e Cliff. Essi sono infatti capaci, come gli eroi dei suoi film, di realizzare, anche grazie all'uso deliberato ed efficace della violenza, un sentore del classico " lieto fine".
Il racconto realizzato da Tarantino per legare insieme la vita dei protagonisti con l'ambientazione e la ricostruzione storica di quel periodo di Hollywood e dei tragici fatti che l'hanno interessata, è forse la parte più deludente e meno avvincente del film
Uscendo dalla sala cinematografica, siamo portati a chiederci se Tarantino abbia voluto realizzare un documentario personalizzato su quell'epoca o una storia che, alla fine, purtroppo, non è riuscita a toccarci l'animo.