In questo blog raccolgo i racconti , i quadri , le poesie realizzate nel corso degli anni e che verranno ulteriormente prodotte. Benvenuti e grazie per l'attenzione.
sabato 2 marzo 2019
ANIMALI FEROCI
Noi siamo terribili animali feroci
ma anche docili e teneri amanti.
Genitori trepidi e pieni d'amore
e selvaggi assassini
Cosa può salvarci?
Non so rispondere; ma, credo che solo l'amore
possa aiutarci a comprendere
il senso del nostro animo
ed il cammino che dobbiamo provare a seguire.
venerdì 1 marzo 2019
Se la strada potesse parlare
Dopo la grande prova di Moonlight
(Oscar 2017 per il miglior film), Barry Jenkins ci regala un film a tratti
delicato e romantico, a tratti duro e feroce, ma, nell’insieme, capace di forza
e speranza. Quella stessa forza e speranza che, nel corso degli anni, ha
permesso agli afroamericani di resistere alla schiavitù, allo sfruttamento, alle
vessazioni di ogni tipo per continuare ad amare, a ridere, a sognare, a cantare
e suonare come forse nessun altro.
“Se la strada potesse parlare “((If
Beale Street Could Talk) del 2018 è il nuovo film di Barry Jenkins in cui
ci viene raccontato tuto questo, adattando per lo schermo l’omonimo romanzo del
1974 di James Baldwin.
Nell’America degli anni settanta,
Tish e Fonny, due giovani di colore, tentano di vivere il loro amore tra mille
difficoltà e ,proprio quando stanno iniziando la loro vita insieme, il più
becero razzismo si avventa su di loro con la prepotenza ed il volto di chi
dovrebbe garantire l’ordine e la giustizia.
Pur all’interno della
disperazione connessa all’arresto ed alla detenzione di un Fonny, totalmente
innocente e ingiustamente e volutamente perseguitato, i due giovani e le loro
famiglie accolgono la notizia della gravidanza di Tish come una benedizione,
dandoci una grande lezione di vita e di concreta moralità.
Non solo il film ci mostra come negli USA vi
siano cittadini di secondo livello; ma, come addirittura per essi, per gli afroamericani,
la giustizia ufficiale spesso venga distorta con un segno apertamente persecutorio.
L’America ci ha spesso raccontato questa realtà, che speravamo fosse stata
spazzata via dal movimento dei diritti civili degli anni sessanta. Le vicende di questo film, tuttavia, e molti
episodi d’intolleranza e di rivolta, avvenuti negli anni recenti, ci mostrano
come tutto questo sia ancora attuale. Nonostante vi sia stato un Presidente di
colore, in molti Stati e regioni persistono evidenti discriminazioni. D’altra
parte, fenomeni di razzismo ricominciano a presentarsi di recente anche in
Europa ed in Italia, adducendo come motivazione il forte disagio di fronte al
fenomeno dell’immigrazione.
Kiki Layne e Stephan James
riescono a comunicare una bella freschezza ed intensità ai loro personaggi Tish
e Fonny. Bella anche la prova di Regina King nel ruolo di Sharon Rivers, la
mamma di Tish, per la cui prova ha ottenuto l’Oscar 2019 come miglior attrice
non protagonista, oltre che il Golden Globe ed altri premi.
Il film ha ottenuto anche la candidatura
agli Oscar 2019 per la migliore colonna sonora a Nicholas Brittel e quello per
la migliore sceneggiatura non originale a Barry Jenkins. Stupisce la mancata
candidatura per la migliore attrice protagonista a KiKi Layne, per la migliore
regia a Barry Jenkins oltre che come miglior film.
giovedì 21 febbraio 2019
IL CORRIERE - THE MULE
Canticchiando i motivi delle
canzoni che ascolta alla radio del suo
Pick Up e fermandosi di tanto in tanto per gustare un panino con il
miglior arrosto di maiale degli States, Earl Stone/Eastwood , questo
incredibile ma simpatico ottanta/novantenne, percorre le strade degli USA trasportando droga agli ordini del “Cartello” . E’ un “ Mule”,
un corriere insospettabile che in tarda età, dopo aver dovuto interrompere la
sua attività di floricoltore e rimasto
senza casa a causa dei debiti e del
conseguente pignoramento dei beni, ha
trovato un’inaspettata ciambella
di salvataggio in questa nuova remunerativa
professione.
Racconta Clint Eastwood che non
ha voluto perdere l’occasione di essere anche il protagonista del suo film con
la possibilità interpretare il ruolo di un personaggio con un’età maggiore della
sua. Eastwood ha infatti solo ottantotto
anni; mentre, il vero corriere della
droga ,da lui interpretato, sembra che avesse
raggiunto i novanta. Si, il film è
basato sulla storia vera di Leo Sharp,
un veterano della seconda guerra
mondiale che negli anni ottanta diventò
uno spacciatore e corriere di droga per il “ Cartello”. Il tutto fu raccontato
dal giornalista Sam Dolnick sul The New
York Times nell'articolo del “The Sinaloa
Cartel's 90-Year-Old Drug Mule” .
Nel film Il protagonista viene
chiamato Earl Stone . La sua figura è
solo quella di un corriere, senza essere anche uno spacciatore. Il suo
ritrovarsi circondato dalla più efferata delinquenza ed il rischio connesso
alla nuova attività non lo impressionano più di tanto e continua ad affrontare
la vita come ha sempre fatto , cercando di cogliere sempre quello che gli piace,
senza curarsi molto delle conseguenze.
In certi momenti lo spettatore rischia addirittura di
compiacersi del suo modo di fare o di
arrivare ad una possibile invidia quando il mitico ottanta/novantenne si accinge a trascorrere una piacevole notte
di passione insieme a due conturbanti ragazze.
Nonostante la generale piacevolezza
e la suspense del racconto , tuttavia , la parte più toccante è sicuramente
quella legata all’attenzione che il vecchio, scusate , l’anziano Earl dedica in modo nuovo alla sua famiglia
che, in passato, aveva colpevolmente trascurato. E’ questo forse il messaggio
più forte che il film vuole trasmetterci: quello di non trascurare mai le
persone che si amano e che ci amano, anche se questo accadesse per le ragioni più importanti o necessarie
che vi siano. Non trascurarle mai, assumendosi la responsabilità e accettando
anche le possibili conseguenze negative che questo può comportare.
Tra gli interpreti, oltre a Clint, troviamo anche Allison Eastwood
nel ruolo della figlia di Earl Stone, un ottimo Bradley Cooper nei panni
dell’ agente anti-droga della DEA Colin Bates , Andy Garcia ( il capo dei trafficanti di
droga) e un convincente Ignacio Serricchio nel ruolo di un componente dell’organizzazione
del “ Cartello”.
Ancora una volta Clint Eastwood
riesce a coinvolgerci nei suoi films che , quando portano il suo marchio, ci
garantiscono un livello elevato e sempre meritevole d’attenzione.
Alla prossima Clint.
venerdì 15 febbraio 2019
IL PRIMO RE
Matteo Rovere,
alternando con successo l’attività di produttore ( il ciclo di film “ Smetto
quando voglio”) e quella di regista, ci regala dopo “ Veloce come il vento “
del 2016, interpretato da Stefano Accorsi e Matilda De Angelis, un
nuovo film intenso ed interessante : “ Il primo re”.
All’interno di un ambiente primitivo e e
selvaggio, Rovere ci racconta la storia
di due fratelli destinati, con le loro
gesta, a cambiare la storia del mondo . Sono Romolo e Remo ,due pastori scampati per miracolo ad una esondazione del
fiume Tevere che , tuttavia , gli ha fatto perdere le bestie di proprietà e li ha fatti ritrovare schiavi
della terribile città di Alba Longa.
Il percorso di liberazione dalla schiavitù dei
due fratelli coinvolgerà altre genti latine e sabine e li porterà pian piano ad
affermarsi come capi indiscussi . Solo uno di loro tuttavia sarà il nuovo re e,
nonostante il grande amore fraterno che li accomuna, alla fine inevitabilmente
sarà compiuto il loro destino . Il fratello ucciderà il fratello e sarà il
primo re di Roma. Il film si muove nell’ambito di una rivisitazione del mito di
Romolo e Remo e della fondazione di Roma;
ma, nel farlo, ci suggerisce un percorso di confronto e di valutazione di due modalità di esercizio
del potere e dell’autorità.
Durante quasi tutto il film è Remo ,
magistralmente interpretato da Alessandro Borghi, ad essere il protagonista con
la sua determinazione , la sua forza, la sua generosità che lo porterà ad
essere il capo assoluto del suo gruppo . Romolo , al contrario , ferito in
combattimento sarà quasi sempre visto come un peso , un problema anche per la
sua forte determinazione a mantenere con sè e nel gruppo il fuoco sacro e la sacerdotessa Satnei della dea Vesta così da conservare il favore
degli dei.
Proprio ,
spinto dall’amore fraterno, Remo rifiuterà i dettami della predizione della
sacerdotessa che gli impongono di uccidere il fratello per diventare Re. Si
ribellerà agli Dei, spegnerà il sacro fuoco di Vesta sacrificherà i sacerdoti
per immaginare e perseguire una realtà concreta di dominio personale fondato
sulla forza , il coraggio , la determinazione e la capacità; tuttavia, proprio
questa eccessiva personalizzazione del
potere porrà le basi della sua sconfitta.
Il film,
infatti, ci suggerisce, al contrario, come vincente il percorso di Romolo (
Alessio Apice) che, guarito dalla sua ferita, riaccenderà il fuoco sacro e si
farà riconoscere come capo grazie proprio ad una spersonalizzazione del potere.
Un esercizio dell’autorità come servizio di tutela di
credenze e valori della comunità. Valori a cui tutti debbono fare riferimento e
che legittimeranno il potere reale.
Il film risulta
interessante, vibrante ed intenso, con un‘ambientazione tutta all’interno del territorio laziale: dal
Bosco del Foglino alla zona di Nettuno,
Viterbo e Manziana. Il tutto valorizzato dall’utilizzo della luce naturale da parte
del direttore della fotografia Daniele Cipri. Interessante anche la scelta dei
dialoghi recitati unicamente in protolatino, antecedente a quello arcaico, con
sottotitoli in italiano.
venerdì 1 febbraio 2019
DUE FAMIGLIE - Parte 6
Era il
4 di agosto 1943. Turiddu dovette salutare subito Maria e le bambine perché
doveva presentarsi al Comando in Piazza Duomo.
Le
voci della ritirata tedesca in corso erano ormai dilaganti. Tutti aspettavano
quel cambiamento e non si parlava d’altro . Turiddu invece ebbe altro su cui
concentrare la sua attenzione . Era stato comandato di presentarsi l’indomani
mattina alla Direzione delle Poste per accompagnare il Direttore nel trasporto
dei valori in cassa presso la Banca d’Italia.
La mattina successiva presto, insieme al Direttore, montarono sul pulmino di trasporto valori
.Erano decisamente guardinghi e preoccupati . Appena partiti,
videro che tutti punti stradali normalmente sorvegliati dai soldati tedeschi
erano vuoti.
-Che
succede Tenente? -chiese il Direttore- la città sembra vuota . Non c’è nessuno
in strada.
-
Sembra proprio che i tedeschi siano andati via – rispose Turiddu--Sono giorni
che si parla che Kesserling aveva
intenzione di far lasciare la città alle truppe tedesche. Penso che l’abbia
fatto.
- Ed
ora che facciamo? -disse il Direttore- In questo momento , prima che arrivino
gli alleati in città, chi comanda? A chi portiamo i valori che stiamo
trasportando? Chi mi garantisce che le varie amministrazioni siano ancora
funzionanti e responsabili?
-
Nessuno -ammise Turiddu- Siamo nella terra di nessuno. Tutta la precedente
amministrazione deve essere convalidata dalle nuove autorità occupanti.
Figuriamoci poi i valori che stiamo trasportando! Farli sparire, sarebbe
questione di un attimo! Non solo, ma
potremmo anche essere accusati di averli trafugati.
Turiddu
si fermo un attimo a riflettere. Il Direttore
, nel frattempo, dal canto suo stava in silenzio ma tradiva il suo
nervosismo contorcendosi febbrilmente le mani in un continuo strofinio.
Dobbiamo
essere certi di consegnare i depositi a chi ci garantisce il buon esito
dell’operazione . A qualcuno con i poteri avallati dalla nuova amministrazione.
Anzi, dovremmo aspettare l’entrata degli americani in città.-propose Turiddu .
-Oppure
potremmo sparire con i soldi e chi s’è
visto, s’è visto- disse il Direttore.facendo esplodere tutto il suo nervosismo in una
risata .
Il
ridere fu contagioso e Turiddu senza rendersene conto ne fu coinvolto senza
volerlo:
-Complimenti
Direttore- Rispose Turiddu ridendo. Dopo una vita integerrima finalmente
avremmo un vero premio: Ah! Ah! Ah!
- Era
ora che qualcuno si accorgesse di noi!!!- Aggiunse il Direttore ormai fuori di se dalla risate
-Eh
no! Speriamo che nessuno se ne accorga!
-Disse Turiddu-ridendo ancora più forte.
- Hoi
! Hoi Hoi! Basta non ne posso più-Rispose il Direttore-Ho le lacrime agli occhi
!
Dopo ,
riprendendo il controllo disse : Che facciamo? Dobbiamo fare passare almeno
la mattina e vedere che succede.
Dirigiamoci
verso la Villa Bellini. Entriamo dentro : All’ingresso ci sono i vigili miei colleghi e ci faranno passare :
Aspettiamo li dentro, nelle strade della villa. Potremo anche avere delle
informazioni su quello che succede dagli altri vigili urbani!
Va
bene ! E … speriamo bene ! – Aggiunse il Direttore.
Tutto
si svolse come Turiddu aveva previsto. All’ingresso c’erano due vigili che riconoscendo
il tenente scattarono sull’attenti e senza discutere fecero passare il
pulmino. Dopo Turiddu e il Direttore
posteggiarono il pulmino vicino ad una
fontana alla base della strada in salita dove stanno le varie panchine dette
degli innamorati e che porta al piazzale dove si trova il Chiosco Cinese.
Trascorsa
mezza giornata , verso le tre del pomeriggio , Turiddu stanco ed impaziente si
accorse di un certo trambusto all’ingresso del giardino dove sostavano i
colleghi vigili urbani: Chiese al Direttore
di potersi allontanare un attimo per vedere che succedeva e si diresse verso i suoi colleghi. Arrivato
si accorse che proprio davanti all’ingresso della villa lungo il viale Regina
Margherita stavano sfilando delle camionette di truppe “alleate”. Si rivolse ai
vigili suoi colleghi e gli chiese:
_-Sono
arrivati gli americani?
-No! Sono inglesi – rispose un collega- Ce ne sono pure molti di colore. Truppe di
africani delle colonie inglesi.
- Da
quanto tempo li hai visti?
- E’
circa mezz’ora che stanno passando.
-
Adesso ascoltami- disse Turiddu- ti do un incarico importante-
-Comandi Sig. Tenente-rispose il vigile
-Devi
andare al Municipio e chiedere ai superiori se il nuovo Comando Militare ha preso in mano le redini
dell’amministrazione locale . e dove ha stabilito i suoi locali. Dove si è
insediato? Quindi ,appena hai questa informazione , torna qui ,subito.-disse Turiddu-
Il
vigile parti immediatamente a svolgere l’importante incarico conferitogli da
Turiddu e tornò trafelato dopo ca due ore.
Allora?
– chiese Turiddu-
-Gli
inglesi sono a Piazza Duomo . Hanno preso tutto un palazzo come sede del loro
Comando e l’amministrazione della città fa riferimento a loro.
-Bene
– Disse Turiddu – Grazie – Adesso li andiamo a trovare.
Si
diresse verso il pulmino portavalori , parlò con il Direttore delle Poste e
convennero di recarsi subito in Piazza Duomo. Nonostante i bombardamenti la
strada era resa praticabile e si poteva arrivare al Duomo percorrendo via
Etnea. Così fecero e finalmente dopo le
opportune presentazioni e intercessioni dei suoi superiori si poterono liberare del prezioso carico e
scortati da militari inglesi consegnarlo ai responsabili locali della Banca
d’Italia perché riponessero i depositi
valori in cassaforte in contropartita del credito a favore del conto di
evidenza delle Poste Italiane.
Quella
difficile giornata si stava concludendo onorevolmente. Turiddu ed il Direttore
delle poste potevano finalmente tornare a casa, poveri come prima, ma con la
coscienza pulita ed orgogliosi di aver fatto il proprio dovere.
Circa
un mese dopo , la sera a letto Turiddu e
Maria parlavano insieme sulla nuova
situazione :
-
Beh! Ormai
si può pensare che la guerra sta
finendo. Con la firma dell’armistizio con gli alleati siamo ormai in
territorio protetto e libero.- disse
Turiddu
-
Non ci posso ancora credere ! – rispose Maria –
Le
bambine, nell’altra stanza, stavano riposando tranquille ed il silenzio regnava
nella casa.
- Sai penso
che ricomincerò a studiare e completerò
il mio percorso di laurea-aggiunse Turiddu
- E come farai ? Ancora non ci sono servizi
regolari per passare lo Stretto.- rispose Maria
-Non ti preoccupare . Mi hanno detto che si passa
tranquillamente con delle barche di pescatori
da Messina; e poi, ci vuole ancora qualche mese per riprendere bene a
studiare. Poi speriamo di fare qualche miglioramento di stipendio avere una promozione e riuscire a riparare
le case bombardate di mio papà.
- C’è speranza? -Chiese Maria
- Mah! Mi hanno detto che con l’esperienza che ho
accumulato ai servizi annonari potrei assumere un ruolo di Direzione ai Mercati Generali e mi
darebbero anche un aumento di stipendio.
Tutto questo sempre rimanendo nel
corpo dei vigili urbani ma distaccato nel ruolo.
- Magari!
- Chissà? A questo punto potremmo anche ingrandire
la famiglia! Potrebbe finalmente
arrivare un maschietto! Che ne dici?
- Dico che per adesso non abbiamo occhi per
piangere e che bisogna aspettare –
rispose Maria.
Aspettarono anni e anni; ma, alla fine, il maschietto arrivò e quando si fece grande incontrò una ragazza :
la figlia di Gaetano.
FINE
mercoledì 30 gennaio 2019
DUE FAMIGLIE - Parte 5
Gaetano
si era rifugiato fuori Asmara , nella campagna di suoi amici di origine
italiana. Aveva ottenuto dei documenti nuovi grazie all’amicizia con i
dipendenti dell’anagrafe locale che
preparavano le carte d’identità e aveva
preso il nome di Fortunato Speranza. Avevano
timbrato il documento con un colpo di
martello su di una moneta riscaldata sul
fuoco che aveva dato un risultato simile a quello di un timbro a secco.
“Fortunato” del resto era conosciuto e voluto bene da tutta la comunità
italiana, dai colleghi carabinieri
rimasti in servizio e dagli impiegati dell’amministrazione di governo
che aveva conosciuto negli anni di servizio. Quel documento era abbastanza
sufficiente per garantirgli una relativa agibilità anche nei confronti dei
controlli occasionali delle truppe inglesi
. “Fortunato” lavorava insieme a
molti braccianti di colore ed altri italiani
nelle campagne dell’Eritrea vicino ad Asmara ed otteneva il necessario per vivere . I pasti erano
garantiti e per dormire vi era un grande
capannone di legno coperto da grandi foglie di palma , adibito a dormitorio
comune. La sera ormai stanchi si crollava sui mucchi di fieno preparati per il
giaciglio e si perdevano completamente i sensi in un profondo sonno
ristoratore.
Quella
sera , tuttavia , appena preso sonno , Fortunato fu improvvisamente svegliato
insieme a tutti gli altri da un
frastuono che veniva dal tetto. Nel buio della notte si vedevano le
foglie di palma tutte smosse come se vi stesse passando in mezzo un treno. Era
impressionante! Qualcosa stava strisciando
sul tetto del capannone ed era enorme! Subito tutti si alzarono dal
giaciglio spaventati. Alcuni scapparono
di corsa fuori , altri si raggrupparono
in un angolo del capannone armandosi di bastoni , coltelli ed attrezzi da
lavoro .
Era un
animale ed era grosso! Strisciava sopra il tetto scompigliando tutto e facendo un rumore
sordo: Doveva essere molto lungo perché sembrava arrivare da un lato all’altro del tetto.
Ad un
tratto sembrò che scendesse lungo la parte esterna. Fuori
le grida di molti indigeni, accorsi a vedere che cosa stesse succedendo,
risuonarono forte nel buio.
Un
serpente ! Un serpente ! – gridavano- E’ un Pitone enorme . Attenti! Attenti!
Sparategli!
Fortunatamente
per tutti, ed anche per lui stesso, il Pitone, tuttavia, se ne andò così come
era venuto salendo su di un grosso albero prospiciente al capannone e sparendo
dopo pochi minuti dalla vista di tutti.
Non ho
mai visto un animale simile! – disse Fortunato – Doveva essere lungo quattro o cinque metri!
-E’ un
animale formidabile e pericoloso anche se non è velenoso- gli rispose Amir – un
compagno di lavoro eritreo. Ha una forza tremenda con le sue spire riesce a stritolare le sue
prede e addirittura ad ingoiarle intere.
-Meno
male che non aveva fame! –disse “
Fortunato” sorridendo-
-Meno
male! – rispose Amir
Dopo
quella bella notte in campagna “
Fortunato” pensò bene di cercare qualche
altro sbocco professionale rispetto a quel duro lavoro manuale. Sempre aiutato dai
suoi amici italiani, si procurò un
calesse /carretto tirato da un cavallo con cui
iniziò un servizio di trasporto di persone o di merci .Metà dei soldi
guadagnati andavano ai proprietari del calesse e con l’altra metà Fortunato
riusciva a vivere dignitosamente e pagarsi un letto in un ammezzato /cantina di altri conoscenti.
Il
tempo passava e arrivò anche ad Asmara
la notizia dell’armistizio firmato da
Badoglio fra l’Italia e le forze alleate. Fortunato poteva riacquistare la sua
identità presentandosi al Comando dei
carabinieri ed alle forze alleate. Tutto procedette abbastanza bene ma alla
fine Fortunato venne tuttavia
considerato, a causa delle sue precedenti azioni . equiparato agli altri
prigionieri di guerra ma con la
possibilità di un inquadramento in un campo di lavoro nei campi petroliferi
sulla costa Araba dirimpettaia.
“Fortunato”
ritornato Gaetano si ritrovò così per la
prima volta nella sua vita seduto in
fila con alti compagni all’interno di un aereo militare adibito al trasporto di
uomini verso i campi petroliferi arabi. Non aveva mai preso l’aereo ed era
comprensibilmente emozionato . Quando si
ritrovò in aria , la tensione , piano
piano si allentò e tutti cominciarono a prendersi in giro l’un l’altro e
trasformare l’iniziale paura in riso.Il viaggio durò meno di quanto si
aspettavano e presto dopo aver di nuovo sospeso il fiato durante la manovra di
atterraggio si ritrovarono in Asia , fra le sabbie arabe e vicino al mare.
Gaetano
imparò a lavorare nei campi di petrolio e a nuotare nelle acque dell’oceano
indiano, poi finalmente la guerra finì e si cominciò a predisporre il rientro in
Italia. Passò ancora qualche mese e finalmente Gaetano potette prendere posto
nell’aereo militare che lo avrebbe sbarcato all’aeroporto di Fiumicino a Roma .
Ormai era un veterano del volo , diceva a se stesso, e in ogni caso non vedeva l’ora di rientrare in Italia e riprendere il suo posto fra i
carabinieri.
Gaetano
fu reintegrato nell’Arma e mandato a
prendere servizio a Ventimiglia promettendogli
che appena possibile sarebbe
stato trasferito in Sicilia con la
possibilità finalmente di riprendere meglio i contatti familiari. Prima di
andare a Ventimiglia aveva avuto comunque una licenza di un mese per andare in
Sicilia . Era stato incredibile rivedere
il suo paese e i suoi fratelli e sorelle ,anche se aveva appreso la
notizia che nel frattempo il padre era morto . Adesso doveva riprendere una
nuova vita. La guerra era finita e bisognava ricominciare. Gaetano era giovane
e desiderava una donna sua , una
famiglia dei figli: Voleva una della sua terra
e trovò la possibilità di scambiare una corrispondenza con una ragazza di Caltanissetta . La
preferiva alle ragazze che aveva conosciuto a Ventimiglia. La sentiva più
vicina alle cose più intime in cui credeva e che sentiva essere la sua più
profonda natura: Passò il tempo e Gaetano ritornò in Sicilia ,sposò quella ragazza e si stabilì a
Caltanissetta . Un giorno, la sua figlia minore avrebbe incontrato il figlio di Turiddu.
CONTINUA
martedì 29 gennaio 2019
DUE FAMIGLIE -Parte 4
Lina
giocava con Armando il piccolo zio , fratello della mamma, e Renza
nel terreno fuori dalla casa di
Mascalucia, dove la sua famiglia si
era rifugiata dopo che i bombardamenti su Catania si erano
fatti devastanti e continui e gli
alleati erano sbarcati in Sicilia. Adesso, il fronte si era attestato nella Piana di Catania. L’8° armata guidata da Montgomery era riuscita a superare il ponte Primosole
sul Simeto ma la forte resistenza dei paracadutisti tedeschi e degli uomini
della "Hermann Göring" sistemati in posizione difensiva, favoriti
dalle postazioni d'osservazione sopraelevate dell'Etna la bloccava a una decina
di chilometri dalla città. I combattimenti continuavano da una settimana quando
giunse notizia che era arrivata dal Nord Africa una divisione di fanteria per rafforzare le forze britanniche.
Erano
i primi giorni di agosto e rispetto alla
solita afa che colpiva Catania in quelle giornate estive a Mascalucia la sera
il tempo rinfrescava e si stava un po' meglio. La casa di Mascalucia era stata
affittata dai nonni materni. Fin dai primi bombardamenti su Catania avevano
deciso di “ sfollare” sull’Etna e avevano trovato la possibilità di affittare
questa casa ampia grazie ad una conoscenza comune. C’era stata po la
possibilità di ospitare anche la figlia con la sua famiglia e i genitori del
genero rimasti soli a Catania e bisognosi anche loro di scappare dai
bombardamenti. La convivenza non era stata molto semplice a causa del carattere forte delle due “ nonne” e dei rapporti non facili fra Maria e la suocera.
Quella
sera ,dopo cena, mentre i bambini giocavano i grandi si erano seduti fuori
all’aperto per discutere della situazione.
Quella
mattina era successo il finimondo ! C’era stata una vera e propria battaglia. Tutto
era cominciato quando dei soldati tedeschi, dopo avere sottratto la motocicletta
ad un miliare italiano portaordini e dopo aver tentato di rubare i quattro
cavalli ad un carrettiere , avevano riprovato a rubare i cavalli ad una famiglia catanese sfollata nel paese. I tedeschi avevano
sparato provocando un morto ed un
ferito. In un altro punto del paese, in un casolare, un tedesco ubriaco aveva
sparato ed ucciso un soldato italiano. Successivamente i tedeschi avevano
ucciso ancora un altro soldato italiano.
Non se ne poteva più.
In
paese c’era una famiglia di armieri che aveva un deposito .Distribuì le armi a molti
paesani e gli stessi risposero così a quelle prepotenze . Fu il “segnale” dell’inizio
della resistenza popolare.
Molti cittadini armati di fucili e pistole erano scesi per le strade, sparando ai soldati tedeschi. Molti sparavano dalle terrazze delle case e dal campanile della chiesa principale del paese. Gli abitanti di Mascalucia erano stati poi aiutati dai soldati italiani, carabinieri e Vigili del fuoco, sfollati da Catania.
Molti cittadini armati di fucili e pistole erano scesi per le strade, sparando ai soldati tedeschi. Molti sparavano dalle terrazze delle case e dal campanile della chiesa principale del paese. Gli abitanti di Mascalucia erano stati poi aiutati dai soldati italiani, carabinieri e Vigili del fuoco, sfollati da Catania.
La sparatoria durò circa quattro ore.
I
tedeschi, dopo avere lasciato diversi caduti sul campo, si erano ritirati quindi dal paese lasciandolo in mano agli insorti. .
Alcuni paesani avevano riferito a Turiddu che si muoveva qualcosa e che i
tedeschi si stavano preparando alla ritirata anche da Catania. Questa voce era
stata in qualche modo confermata dai suoi superiori d’ufficio che avevano detto
che nello spazio di pochi giorni Catania sarebbe stata liberata dagli alleati.
Era per questo che Turiddu insisteva con Maria e gli altri che era ormai il
caso di provare a ritornare in città.
-E’
necessario farlo adesso , prima che vi sia quel momento di vuoto di potere in cui i delinquenti possono tentare di
entrare nelle case vuote per rubare. Poi- disse Turiddu- io devo tornare in ufficio e quindi è il momento di tornare adesso insieme in città.
- Per
noi va bene – rispose la madre di Turiddu- Vero, Giuseppe?- aggiunse
rivolgendosi al marito.
-Si ,
certo – rispose lui- Bisogna andare via di mattino presto – Dopo la prima
scarica di cannonate dei tedeschi verso la piana . Dopo, c’è qualche ora di
pace e a quel punto possiamo già essere
arrivati a Catania.
- Ma
siete proprio sicuri di non voler restare con noi fino a quando la situazione non è definita? –
chiese la madre di Maria
- No mamma , partiamo adesso- rispose Maria- .
E’ meglio ! Turiddu potrebbe avere difficoltà a tornare qui dopo ed è meglio
andare via ora, insieme.
Così
decisero e la mattina dopo presto si
misero in cammino per tornare a casa in città. Lina e Renza cercavano di fare
del loro meglio ma c’erano punti da attraversare in campagna difficili e
Turiddu e Maria dovevano spesso fermarsi per prenderle in braccio per lunghi
tragitti. D’altra parte , spesso ci si doveva fermare per aspettare e far
riposare gli anziani genitori di Turiddu.
Alla
fine, comunque , mentre riprendevano, le
cannonate tedesche, arrivarono ai margini dell’abitato cittadino. Usciti
dall’agglomerato urbano della Barriera
del bosco, si trovarono già al Tondo Gioeni
da cui si poteva ammirare il panorama della città. Poco distante c’era
la casa dei genitori di Turiddu e ci
arrivarono in pochi minuti. A questo punto rimase un chilometro in discesa su
Via Etnea verso la loro casa nel
quartiere Borgo, prima di Piazza Cavour.
Arrivarono stanchi e preoccupati ma contenti
di avercela fatta senza incidenti di percorso.
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