venerdì 19 gennaio 2018

LOVELESS



Senza amore è il titolo, il contenuto ed il messaggio del film.
Senza amore, la vita e le relazioni fra le persone si esauriscono. Anche i più importanti rapporti affettivi  non riescono più a soddisfarci, diventando al contrario insopportabili.
Non rimane che la separazione, più o meno consenziente, o la fuga, come quella irreversibile di Alyosha.
Se nei confronti del partner  o di chi può avere un rapporto paritario  l'idea di quanto accade è ancora sopportabile, come possiamo accettarla nel comportamento egoista di un genitore?
Come possiamo sopportare il lamento , gli strilli . l'inquietudine , la sostanziale incapacità di vita autonoma di chi dovrebbe sostenerci ed educarci?
Eppure, continueremo a rimproverare l’altro per la nostra infelicità e riproporremo infinitamente di nuovo la stessa modalità di rapporto fondata sul nostro desiderio di appagamento e di soddisfazione, curandoci scarsamente di quella dell’altro.
Siamo sicuramente più attenti ad ottenere un like sui "social" che frequentiamo, piuttosto che un vero e intimo sorriso da parte di una persona reale.
E’ questo il quadro della relazione fra le persone e della stessa moderna società russa che ci mostra Zvyagintsev in questo duro e crudo film che ci lascia senza alcun finale consolatorio.
Loveless è un film diretto da Andrej Zvjagincev, scritto dallo stesso in collaborazione con Oleg Negin e  interpretato da Maryana Spivak, Aleksey Rozin, Matvey Novikov, Marina Vasilyeva, Andris Keiss.  Produzione Russia, 2017. 
Il film è stato selezionato per rappresentare la Russia agli Oscar 2108 nella categoria per il miglior film in lingua straniera ed ha ricevuto il premio della giuria al Festival di Cannes- 2017.


mercoledì 17 gennaio 2018

C'era una volta un Re


C'era una volta in un paese che non c'è
un Re bafè, viscottu e minè.
Questo Re bafè , viscottu e miné
aveva una figlia bafiglia, viscottu e miniglia.

La figlia bafiglia , viscottu e miniglia
del Re bafè , viscottu e miné
aveva un uccello bafello , viscottu e minello
con cui giocava , bafava , viscottu e minava.

Un giorno, l'uccello bafello , viscottu e minello
della figlia , bafiglia , viscottu e miniglia
del Re bafè, viscottu e minè
se ne volò ,bafò , viscottu e minò.

Disperata ... la figlia bafiglia viscottu e miniglia
del re bafè viscottu e minè
chiangeva e chiù non mangiava bafava, viscottu e minava
Allora il re, bafè,viscottu e minè disse:
“A chi  trova l’uccello bafello viscottu e minello.
di me figlia bafiglia viscottu e miniglia.
ci a dugnu in sposa, bavosa, viscottu e minosa.”

Passò il tempo e finalmente
si presentò a  palazzo un vecchio  dicendo:
Ecco ho  riportato l' uccello , bafello, viscottu e minello
di vostra figlia bafiglia, viscottu e miniglia
che adesso mi tocca  in sposa.

Allora Il Re bafè, viscottu e minè
prese l'uccello bafello, viscottu e minello 
e chiamò la figlia bafiglia, viscottu e miniglia

Quando la figlia  bafiglia, viscottu e miniglia
del Re bafè, viscottu e minè
vide quel vecchio ............bavoso... viscottu e....... minoso!
che la voleva in sposa bavosa, viscottu e minosa
gli diede un calcio e lo mandò via.
E così vissero ... quasi tutti ... felici e contenti!

Questa filastrocca popolare siciliana  ha perse le sue origini nel tempo!
Vi sono molte versioni e molti finali diversi.
Quella che vi ho proposto è una versione personale  e molto italianizzata, per renderla più agevole ai non siciliani ed anche ai piccoli bambini di oggi,  molto meno avvezzi al dialetto.




domenica 14 gennaio 2018

La ruota delle meraviglie


Il nuovo film di Woody Allen, La Ruota delle Meraviglie (Wonder Wheel),2017,  ambientato nei primi anni cinquanta  a Coney Island ,con la spiaggia . il brulicare della gente e la  spettacolare Ruota panoramica costruita negli anni venti sullo sfondo ( quasi a simboleggiare  il lento  svolgersi dell’esistenza) si addentra nella  vita dei quattro personaggi centrali della storia, raccontandocene  le  frustrazioni , i desideri, le debolezze,  le speranze.. Stupenda la fotografia di Storaro , la ricostruzione dell’atmosfera dell’epoca e la scelta dei brani musicali che ci accompagnano per tutta la durata del film.

La coppia  dei protagonisti  Ginny (Kate Winslet) e Humpty (Jim Belushi) sposatisi in seconde nozze, vivono li nei pressi della boardwalk, in una modesta baracca, svolgendo degli umili lavori.


 Lei ,ex attrice , aveva avuto un’avventura con un suo collega di scena e Il marito, che amava, dopo averli sorpresi, amareggiato e deluso era sparito per sempre, lasciandola a struggersi per il rimorso  insieme al suo figlioletto.
Lui, dopo la morte della moglie , era rimasto deluso dalla figlia che, nonostante  il suo diniego, aveva sposato un gangster e si era dato all’alcool.
 Distrutti ed amareggiati, avevano provato a sorreggersi a vicenda e ricostruirsi una vita. Adesso, erano lì a provarci, trovandosi comunque a combattere il malessere del figlioletto di Ginny  che si esprimeva in una tendenza alla piromania ed alla fuga. Forse l’unico modo immaginato in cuor suo per sfuggire a un destino come quello di sua  madre.
 Cosi’ come in qualche modo avevano conosciuto l’amore ,adesso, in quello strano connubio di sopravvivenza che era la loro unione, questo  non sembrava essere più presente, lasciando nei loro cuori una costante ombra di malinconia e di rimpianto.
Ma la ruota della vita non si ferma mai  ed ecco che Ginny  si trova ad incontrare durante una passeggiata in riva al mare  il giovane bagnino Mickey (Justin Timberlake), con aspirazioni da commediografo, con cui intreccia una relazione clandestina . Humpty, nel mentre, ritrova la speranza nel futuro  con il ritorno della figlia Carolina (Juno Temple) che gli chiede asilo dopo essere scappata dal marito gangster che la cerca per ucciderla.
La ruota della vita continua a girare ed il motore che ne assicura il movimento non si ferma mai ,intrecciando  inesorabilmente fra di loro le vite di tutti i protagonisti.
 E’ anche una ruota delle meraviglie perché è questo che forse, inconsciamente, ognuno continua testardamente a cercare : di essere stupito dalla bellezza dell’esistenza e di ricercare la felicità, sottovalutandone i costi e le possibili conseguenze.
La desolante esperienza quotidiana comune è tuttavia, per molti, quella della gestione del fallimento  attraverso una  triste accettazione della rinuncia. Ricetta  altrettanto deludente contro di cui spesso l’unica soluzione possibile sembra la fuga o la distruzione di tutto ; magari, attraverso il fuoco purificatore del  figlioletto di Ginny
La nostra naturale ricerca della felicità, però,  non ci lascia mai e ci ricorda continuamente quello che abbiamo perduto o che non abbiamo ancora trovato.
L’impulso irrinunciabile ed irresistibile che guida la nostra vita  non è comunque necessariamente  portatore di equilibrio ; anzi, spesso, al contrario, è possibile che ci porti a scontrarci con tutto ciò che lo ostacola, anche quando è legittimo .
Le categorie morali non riescono a guidarci nelle nostre scelte perché il senso d’innocenza di cui siamo  pieni ,quando crediamo di perseguire solo il nostro diritto naturale ad essere felici, ci fa pensare che tutto il resto non conti.
Tutto il resto, invece,  sarà importane per il futuro e la realizzazione della nostra felicità e della nostra vita. Se spinti dai nostri impulsi, considerati sempre innocenti ed irrinunciabili, oltrepasseremo i limiti del rispetto dell’altro, inevitabilmente saremo coinvolti nel baratro della conseguenza negativa delle nostre azioni. La stessa realizzazione di ciò che desideriamo  andrà rapidamente in fumo lasciandoci da soli a piangere sui nostri errori . Cercheremo a quel punto , nel migliore dei casi, una strada per  sopravvivere cercando disperatamente una qualsiasi forma di serenità  anche a costo di  compromessi e dell’accantonamento dei nostri sogni ; ma,  l’impulso inarrestabile della ricerca della felicità continuerà a covare  all’interno dei nostri cuori ed irrisolto  sarà pronto a sfociare in un nuovo incendio.





sabato 13 gennaio 2018

Pagine Maltesi- Parte Finale


Nei giorni seguenti, cambiammo di nuovo alloggio- La casa della zia di Maria, pur se accogliente, presentava diverse difficoltà . Le principali erano quelle legate all’uso del bagno ed, inoltre, la lontananza dalla Valletta. Nel corso di varie visite a questa città, trovammo un piccolo alberghetto, ideale per un soddisfacente rapporto qualità prezzo, e decidemmo di trasferirci. Ora, avevamo a disposizione molti più punti ristoro e potevamo spostarci in ogni punto dell’isola con facilità. Quasi ogni giorno, ci capitava di ritrovarci ad ascoltare musica dal vivo , seduti nei tavolini all’aperto, nella piazza principale,  quasi alla fine di King’s way, o di passeggiare  per la stessa via pedonale accompagnando le ragazze ai relativi autobus. Era sempre particolare notare, in quelle passeggiate ,come il massimo dell’eleganza per molti maltesi fosse accoppiare un camicia bianca  con cravatta nera su dei pantaloni altrettanto neri come le scarpe lucide ed appuntite.
Stavamo bene insieme io e Catherine. Era un rapporto  sereno e divertente . Senza pretese, forse, ma pieno di vita. Rimasi, quindi,  dispiaciuto, ma senza farne un dramma, quando mi spiegò che sarebbe partita fra pochi giorni insieme ai genitori per andare a trovare la sorella, che si trovava in Gran Bretagna per motivi di lavoro.
Decidemmo di fare qualche cosa di bello per salutarci e Catherine propose una gita in battello all’isoletta di Comino, nella parte nord di Malta. Il battello salpava da St. Julien. Arrivava in ca. mezz’ora   a Comino, dove sostava sino a dopo pranzo, per consentire una giornata balneare nelle splendide  spiagge ed insenature dell’isoletta, e poi  si ritornava nel pomeriggio.

Ci ritrovammo così, l’indomani, nell’isola di Comino,  dove si trovano  forse le più belle spiagge di Malta. Le sfumature del colore azzurro del mare andavano dal celeste al turchese. Non avevo mai visto niente del genere. Eravamo nella Blue Lagoon , un posto incantevole. Una specie di canale naturale fra Comino e Cominotto, un isolotto più piccolo e completamente disabitato  posto ad una breve distanza di fronte all’isola. La spiaggia era prevalentemente rocciosa con scogli e con un breve tratto  di spiaggia .
 L’acqua era stupenda. Trasparente, limpida e  di un colore celeste intenso.
Ci lasciammo scivolare dentro le onde in un bagno ristoratore nuotando dolcemente    mentre i raggi del sole scendevano anch’essi in mezzo a noi circondandoci in un tripudio di riflessi  dorati . Eravamo degli Dei in un paradiso!.
Così ,qualche giorno dopo, ricordavo quei momenti vissuti con Catherine nella Blue Lagoon, mentre già la nave solcava implacabile il mare verso casa. C’eravamo salutati con un sorriso e con la promessa di scriverci e rivederci  la prossima estate.
Forse! Eravamo troppo giovani  e troppo felici per quei giorni passati insieme per rattristarli oltre il normale dispiacere di un gioco finito troppo presto.
Ma già nuovi pensieri ed avventure erano all’orizzonte: l’Università, il racconto delle vacanze agli amici rimasti a casa, telefonare ad Elena.
Le altre volte che ero stato in viaggio , ad un certo punto, tornava inevitabilmente la nostalgia di casa. Desideravo gli angoli della mia stanza, le mie abitudini , i miei libri, le compagnie e la vita di ogni giorno.
Quella volta era diverso. Sarei potuto stare lì per sempre. Non avevo nessuna nostalgia del ritorno ed anzi, quando pensavo alla mia casa, mi veniva di andare con il pensiero a quella che mi sarei potuta costruire ovunque fossi andato. Chiesi ad Alfio se anche lui avesse una sensazione simile e ci ritrovammo a pensare che,  dopo tutto , avremmo potuto vivere benissimo a Malta
La nave continuava la sua rotta e si cominciava ad intravedere  Porto Palo e la punta di Capo Passero.
 Eravamo delle persone diverse rispetto a  quando eravamo partiti .Ormai eravamo degli adulti ed il pensiero del ritorno a casa non era per niente entusiasmante .
 Volevamo essere liberi e disporre del nostro tempo. Vivere la nostra vita  a modo nostro  e da quel momento sarebbe stato così


                                    FINE

venerdì 12 gennaio 2018

Pagine Maltesi - Parte 13



Abitando ormai nello stesso paesino, avevamo conosciuto i genitori di Maria, che ci avevano invitato spesso a pranzo: Era la prima volta che andavamo fuori casa e all’estero e così capimmo subito quanto fosse eccellente la cucina italiana! La nostra cara e amata pasta non c’era! L’acqua non era buona: era di un sapore salmastro e forse poco sicura per la salute.
Decidemmo di non berne mai; anche perché, invece, la gassosa più comune: la “Seven up” era molto buona e dissetante.
Nonostante la buona volontà, il piatto migliore che ci venne offerto furono delle polpettine, stile cucina inglese. Erano molto gentili ma era meglio mangiare altrove. Alla Valletta c’erano diversi locali dove si mangiava sia la cucina italiana che quella inglese. Quando desideravamo mangiare un buon piatto di tagliatelle al ragù bolognese andavamo al “Bologna”, cucina italiana e deliziose giovani cameriere. Quando invece, con una modica spesa, desideravamo un piatto sostanzioso, non si poteva sbagliare. Si andava al “Britannia”: Il locale era immenso e sotto il livello stradale. Si accedeva attraverso una scaletta e si mangiava un’ottima bistecca alla Bismark. Non finirò mai di ringraziare il grande statista tedesco per questa ricetta. Mi portavano  un’enorme bistecca con sopra un uovo fritto e circondata da quattro contorni: patate fritte, insalata di pomodori, altrettanto di barbabietola rossa a fette, carote lesse a fettine.
Mi abituai a berci sopra un’ottima birra ed uscivo sorridente e satollo come non mai!
Ci vedevamo ogni giorno con Catherine; ma alternativamente la mattina o il pomeriggio e comunque doveva tornare per cena a casa. Dopo averla accompagnata alla stazione dei bus per Zurrieq passeggiavo per la Valletta e mi capitava di tornare spesso al bar con i tavolini all’aperto dove si poteva ascoltare musica dal vivo, mentre si sorseggiava un semplice caffè o una seven up. A volte uscivamo con Maria ed Alfio, specialmente per andare a visitare dei siti interessanti dell’isola.
Una mattina, ad esempio, eravamo andati nel borgo di Pawla, non molto lontano dalla Valletta, per visitare il complesso megalitico di Tarxien. Era uno spettacolo impressionante. Non avrei mai pensato che, a poche miglia marine dalla Sicilia, averi potuto vedere templi megalitici, i dolmen, le incisioni sulle pareti fatte da uomini della preistoria vissuti quasi 3.000 anni prima di Cristo. Eppure, eravamo in mezzo a quella meraviglia. Incise nelle pareti dei passaggi fra i templi vi erano rappresentate file di animali: arieti, capre, tori tutti in fila, l’uno dietro l’altro come se fossero in processione e poi tante decorazioni a spirale. La cosa che mi colpiva era l’intensità e la bellezza della rappresentazione che ti toccava al di là della possibile imperfezione del disegno.
Molto superficialmente, quando avevo sentito palare della preistoria, ero stato sempre portato a pensare a uomini rozzi, quasi scimmieschi mentre adesso capivo quanto potevo sentirli simili a me. Come potevo intuire la loro passione nel disegnare quelle figure. La dedizione con cui avevano voluto rappresentarle e decorare quelle pareti. Decorarle per rendere più belle e per fare in modo che gli altri che guardavano riconoscessero in quelle immagini la vita che li circondava.
Un grande bisogno di spiritualità, per riunirsi insieme a considerare il mistero dell’esistenza e della speranza, così come sempre abbiamo fatto e continuiamo a fare.
 Uomini primitivi…………………………come me.
Quella sera, lasciata Catherine e mangiato qualcosa al Britannia, mi ritrovai a Rabat una buona mezz’ora prima dell’appuntamento con Maria ed Alfio, per il ritorno a Dingli. Era già buio e la sera era tersa e limpida. Non avendo niente da fare, decisi di passare quella mezz’ora facendo una passeggiatina e m’inoltrai su di una stradina che portava in aperta campagna. Pian piano le poche luci di Rabat si allontanarono e mi ritrovai nel buio più completo, con una pioggia di stelle nel cielo rese più evidenti proprio grazie alla mancanza di altre sorgenti di luce vicine. Vi era un gran silenzio e mi sentivo solo; ma, il possibile timore fu rimpiazzato presto da una sensazione di pienezza e quasi d’euforia. Pensavo alla bellezza di quelle giornate, a Catherine alla gioventù che palpitava forte dentro i nostri cuori, alla bellezza di quella pioggia di stelle nel cielo e sentivo dentro di me   una sensazione di forza e di libertà. Stetti ancora  qualche minuto a passeggiare sotto la luna e poi tornai indietro ad aspettare Alfio e Maria.
 CONTINUA

giovedì 11 gennaio 2018

Pagine Maltesi -Parte 12

Passeggiando per le vie deserte ed illuminate da una luce calda e diffusa, che evidenziava tutti i palazzi ed ogni angolo di Mdina, non potei fare a meno di pensare di come la descrivesse pienamente la definizione di “città silente”. Si alternavano, in un’atmosfera senza tempo, le strette strade medioevali, che, improvvisamente, si aprivano, mostrando imponenti palazzi di architettura barocca.  Il pensiero, per un momento, mi lasciava immaginare di poter incontrare una di quelle famiglie nobili, discendenti dai Normanni o dai grandi feudatari siciliani, che ne fecero, in passato, la propria residenza. Non c’erano riferimenti evidenti sull’epoca in cui eravamo. Tutto perfettamente conservato.
Sembra che anche S. Paolo abbia vissuto in questi luoghi.
Quella sera, approfittando del fatto di trovarci a Rabat, centro di smistamento degli autobus in direzione Dingli, avevamo deciso di dare uno sguardo a quell’affascinante “città silente”.
Da qualche giorno, ci eravamo trasferiti a casa della zia di Maria a Dingli con il vantaggio di risparmiare sull’alloggio, ma con il disagio di una maggiore lontananza da La Valletta e dalle altre borgate più turistiche limitrofe, come Sliema e St. Julien. Dingli era un paesino molto piccolo con poca gente e nessuna attrazione turistica, a parte le vicine scogliere. La casa della zia di Maria era un antico piccolo casolare circondato da un giardino ed un orto. L’appartamento, che ci ospitava, era al primo ed unico piano, perché quello di terra era adibito a magazzino attrezzi e ripostiglio. L’entrata dell’appartamento e le finestre davano su di una terrazza che rappresentava anche l’unica via d’ingresso. Da un  lato della stessa si poteva raggiungere l’uscita tramite una scala esterna che la collegava al giardino e, importantissimo, all’unico bagno disponibile, situato all’interno di un piccolo capanno.
L’appartamento era costituito da un grande stanzone con due lettini ai lati opposti ed un grande tavolo al centro. Lungo tutte le pareti e sui mobili e mobiletti vi erano decine e decine d’immagini, quadretti e statuette a carattere religioso, oltre agli immancabili candelabri e lumini vari di cera. Sembrava una sagrestia! A parte l’impressione, c’era comunque spazio a sufficienza e comodità, se non consideriamo il problema gabinetto.
Il giorno dell’arrivo, dopo aver sistemato i bagagli, la zia e Maria rimasero un po’ con noi per darci il tempo di prendere confidenza con il posto. Naturalmente, una delle prime informazioni riguardò il bagno e ci accompagnarono per farci vedere che la chiave d’ingresso stava nella serratura. Poi, ci rendemmo conto che, all’interno del locale, esisteva solo il gabinetto ed un piccolo lavandino. Neanche l’ombra del bidè (usanza moderna) e, almeno, di una doccia. Era proprio un servizio esterno di campagna. Maria notò la nostra delusione e ci disse che avremmo potuto usare il bagno di casa sua per poterci fare la doccia, al bisogno.


Il peggio doveva ancora venire! Dopo una mezz’oretta di chiacchiere, ebbi il bisogno di sperimentare la comodità del bagno. Mi avviai, scesi la scala e con gratitudine trovai subito che la porta si apriva agevolmente. La richiusi alle mie spalle e nell’accomodarmi vidi che non ero solo!
Non ero abituato alla presenza di animali a casa mia ed, invece, compresi che lì avrei dovuto condividere quel mio momento d’intimità con la curiosa fissità dello sguardo di un magnifico gatto, appollaiato davanti a me.  Cercai di farlo sloggiare ma quell’amabile quadrupede non ne aveva alcuna intenzione. Così, considerando l’urgenza, mi rassegnai alla sua curiosa compagnia.
Superato quell’attimo di smarrimento, precipitai quindi nel terrore!  Non riuscivo a trovare la cassetta dell’acqua dello scarico.
 Cercai pulsanti …….. catenelle………. ma non ce n’erano!?!
Esplorai tutto l’ambiente, cercando un contenitore… un secchio   da riempire con l’acqua del lavandino. Niente!....... Mentre………, sarà stata la mia impressione, il gatto continuava ad osservarmi sornione. Alla fine, dovetti cedere. Uscii dal casotto, salii le scale e chiesi alla zia di Maria di darmi un secchio per l’acqua. La zia fu estremamente gentile…anche troppo!  Scese con me le scale e, nel magazzino sottostante l’appartamento, trovò un secchio che riempì d’acqua e, prima che potessi rendermi conto di quello che stava facendo, entrò nel casotto e pulì il gabinetto, lasciandomi in preda ad una profonda vergogna. Sorridendo, mi disse che avrebbe lasciato il secchio dentro il casotto in modo che tutto ci fosse più facile! …………. Certo! Pensai. Sarebbe stato meglio averglielo messo prima.

CONTINUA


mercoledì 10 gennaio 2018

Pagine Maltesi- Parte 11



Arrivammo in albergo prima di pranzo. Era piccolo ma grazioso, con diverse camere, tra cui la nostra, con l’ingresso in una galleria che guardava il mare e la costa prospiciente. La camera era grande e confortevole.  Posammo i bagagli, ci rinfrescammo e decidemmo di andare a trovare qualcosa da mangiare nel villaggio. Vi erano molti giovani in giro e molte ragazze. Per lo più avevamo la sensazione che la popolazione fosse composta da turisti maschi e femmine oltre che a sole ragazze maltesi. In questa località turistica non si vedevano anziani, famiglie, bambini e pochissimi maschi adulti.
Mentre addentavamo un hot dog e bevendo una Seven up (tipica gassosa diffusissima) ci confrontammo sul da farsi nel pomeriggio/sera. Alfio era dell’opinione di andare insieme all’appuntamento con le ragazze; ma, non aveva nessuna voglia di continuare poi la serata insieme con il mio compagno di classe Giorgio.
Sicuramente dovrò accompagnare Maria a Dingli – mi disse Alfio- perché è possibile che sua zia possa ospitarci, andando momentaneamente a casa dei suoi genitori. Se tutto va bene, domani ci possiamo trasferire là. Possiamo risparmiare un po’ di soldi ed io posso stare più vicino a Maria.
-Ma non ti secca conoscere i suoi genitori? –gli chiesi
- No, mi ha detto che la lasciano fare, senza immischiarsi nelle sue scelte. Sono anche anziani e non parlano l’italiano. Poi siamo solo amici di penna in vacanza.
OK – proviamo-aggiunsi- Se non ci troviamo bene, possiamo sempre andarcene!
Era estate piena, la giornata era chiara e l’aria tersa. Nel pomeriggio, c’incontrammo con le ragazze e decidemmo di fare una passeggiata per Kings Way, la strada principale della Valletta, per cominciare a farcene un’idea. Si camminava con piacere perché la strada aveva un carattere strettamente pedonale, ad eccezione delle carrozze tipiche   che passavano insieme a qualche mini bus di servizio pubblico e taxi. Mi stupii nel vedere la strada controllata da coppie di agenti in divisa che andavano avanti ed indietro. D’altra parte, l’amministrazione era ancora in mano inglese e se ne coglieva l’impronta. Parlammo insieme del da farsi e Maria confermò quanto aveva pensato Alfio. Sarebbe rimasta fino alle diciannove con noi e poi insieme ad Alfio sarebbe tornata a casa per vedere di organizzare il nostro trasferimento nell’appartamento della zia. Con Alfio ci saremmo trovati poi in albergo.
Catherine, invece, poteva rimanere fino alle 20; ma, dopo doveva tornare a casa. Nel frattempo, si poteva entrare nella Cattedrale di San Giovanni per ammirare le opere del Caravaggio e poi, se restava tempo, dare uno sguardo al palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri di Malta
Quando entrammo nella Cattedrale, rimasi letteralmente ammirato dalla bellezza dei dipinti del soffitto a volta e dall’esempio completo di stile barocco con cui era stata realizzata. La cattedrale prendeva il nome dal santo dei suoi patroni, i Cavalieri di San Giovanni. I dipinti del soffitto, i disegni sul muro di pietra e le scene della vita di San Giovanni, presenti negli altari laterali, erano opera di Mattia Preti; ma, nulla poteva eguagliare la gioia di trovare davanti ai propri occhi il capolavoro del Caravaggio “La decollazione di San Giovanni Battista”.
Restammo incantati a guardarlo con Catherine e lei mi sorrise. Poi, mentre Alfio e Maria si attardavano, ci sedemmo in silenzio ad aspettarli sulle sedie di legno, con lo sguardo perso nella bellezza di quel luogo sacro.  
Prima di lasciarci con Maria ed Alfio, avemmo il tempo di dare uno sguardo all’esterno del palazzo del Gran Maestro dei Cavalieri di Malta, poi ci avviamo verso il Cordina, dove avevamo appuntamento con Giorgio.
Durante il pomeriggio, vi era stato un continuo scambio di sguardi, sorrisi e sfioramenti delle braccia fra me e Catherine. Eravamo tesi e piacevolmente eccitati da quell’incontro e dalla nostra reciproca presenza. Le chiesi se era contenta del fatto che ero venuto a trovarla ed il suo sorriso fu la risposta più esauriente. Le luci cominciavano ad accendersi. Ci ritrovammo in uno spiazzo, con un palazzo illuminato alle spalle, mentre il cielo sopra di noi cominciava a scurire e ci baciammo. Era bella, con quegli occhi blu intenso, luminosi e pieni di giovane vita.

Ci trovammo alle sette, come d’accordo con Giorgio, davanti al Cordina. Questo era uno dei locali storici della valletta-Un caffè ristorante dall’interno elegante, con lampadari di cristallo e dipinti art nouveau, ampiamente rimodernato e considerato dai Maltesi uno dei locali più prestigiosi dell’isola. Giorgio aveva portato con sé una ragazza inglese, che aveva conosciuto in una delle sue scorribande al porto. Una biondina esile e graziosa.
Spiegammo a Giorgio che Catherine doveva essere a casa massimo per le nove di sera e quindi i programmi per la serata erano cambiati. Avremmo preso insieme qualcosa lì al Cordina e poi alle otto Catherine avrebbe preso l’autobus per Zurrieq.
Restammo così insieme e spiegai a Giorgio che sarebbe stato difficile programmare un nuovo incontro, considerati i vari impegni delle ragazze e nostri. Ad ogni modo, mi lasciò il numero di telefono per ogni eventualità. Ci salutammo ed accompagnai Catherine alla piazzetta da cui partivano tutti gli autobus per le varie località dell’isola.
Eravamo contenti di essere di nuovo soli! Il tempo passò in fretta e dovette andare via non senza esserci dato l’appuntamento per l’indomani pomeriggio. Un raggio di luce nei suoi occhi fu l’ultima cosa che ricordo mentre saliva di corsa sull’autobus in partenza.

Prima di tornare in albergo, rimasi un po’ a godermi la sera passeggiando per Kings way. Arrivai in una piazza, quasi in fondo alla strada, dove c’era un bar con una miriade di tavoli all’aperto, in cui si poteva consumare qualcosa, ascoltando musica dal vivo. C’erano sempre dei complessi   di giovani o, qualche volta, dei cantanti con repertorio swing ecc. Era piacevole ascoltare i successi del momento seduti tranquillamente in un tavolino, per il tempo che volevi, consumando solamente una Seven up. Ascoltai due, tre canzoni e poi mi recai a prendere l’autobus per il ritorno.
L’albergo era sulla costa ed era piacevole incontrare tanti ragazzi e ragazze che passeggiavano sul lungomare. Entrai e chiesi la chiave, ma mi dissero che era stata presa da Alfio che mi aspettava in stanza. Passando per la galleria, vista mare, che conduceva alla mia stanza, rimasi stordito dalla visione di una splendida bionda che stazionava quasi davanti alla porta della nostra stanza. Era la porta prima. la nostra vicina di camera. Passando le sorrisi e sbirciando nella sua stanza vidi che c’era una sua amica che si stava cambiando per la notte. Di bene in meglio!
Alfio hai visto le nostre vicine di stanza? - dissi entrando nella mia camera-
No, chi sono? - mi chiese Alfio.
Due biondone-risposi- vieni. Così facendo mi affacciai in galleria sorridendo alla vicina che scoprii parlava esclusivamente l’inglese. Insieme ad Alfio, tentammo di scambiare qualche parola nell’unica lingua straniera che avevamo studiato a scuola: il francese; ma, considerati i risultati, fu meglio augurare la buona notte nell’unica parola conosciuta in inglese: Good night!
Rientrammo così in stanza, esattamente come le inglesine a fianco.
Alfio mi raccontò del pomeriggio. Era andato tutto bene e l’indomani stesso potevamo essere ospitati dalla zia di Maria. Decidemmo così che la mattina avremmo saldato l’albergo e ci saremmo catapultati a Dingli, dove Maria ci aspettava per le 11 del mattino.
Come primo giorno non potevamo lamentarci. La serata era splendida e rimasi un po’ a fumare la pipa, affacciato nella galleria a guardare il mare. Pensavo a Catherine, a casa, a quella notte magnifica. Malta, Giorgio che avevo rivisto, l’Università che mi aspettava al ritorno ed anche Elena. Poi, pian piano, mi misi a seguire con gli occhi una barca, con una luce che si allontanava, e pensai alla luce degli occhi di Catherine quando mi sorrideva.
Che notte splendida!
CONTINUA