sabato 6 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO - Parte 7



Qualche tempo dopo, durante l’estate, Sandro ed Antonio organizzarono una passeggiata pomeridiana al Luna Park con alcune ragazze che abitavano vicino  a casa di Sandro. Una delle due ragazze si chiamava Lina, abitava proprio nel suo stesso palazzo e si conoscevano sin da piccoli. L’altra ragazza, amica di Lina, abitava poco distante, in un villino a due piani degli anni ‘50 ,e si chiamava Laura. Era molto carina; anzi, nel gergo che si usava tra maschi, si poteva affermare che era proprio “bbona”.
Era una giornata calda, ma con il cielo terso che rendeva sopportabile la temperatura elevata. Ben diversa dalle giornate di scirocco, quando il termometro saliva insieme ad un alto grado d’umidità rendendo il caldo insopportabile. Il Luna Park si trovava sul lungo mare nuovo dopo Piazza Europa dalla parte della costa verso Ognina, Aci Castello ecc. I ragazzi si organizzarono per andarci con  la macchina di Sandro,  con Antonio a lato e le due ragazze dietro.
Sembravano tornati bambini quando gridavano eccitati sull’Otto Volante. Dopo, dall’altezza della grande ruota poterono ammirare romanticamente il tramonto sul mare e quindi si tuffarono in una sparatoria al bersaglio dove Antonio, con il suo fucile, diede prova di una grande mira e, dopo aver collezionato un innumerevole numero di centri, vinse uno splendido orsacchiotto che regalò a Laura.
Al ritorno, la composizione dell’equipaggio in macchina  fu diversa. Sandro sempre alla guida ma con accanto Lina ; mentre, Antonio  fece compagnia , nel sedile posteriore, a Laura. Antonio sentiva la vicinanza della ragazza accanto a sé ed il suo calore lo eccitava. Non poté fare a meno, quindi,  di avvicinare la sua coscia a quella di Laura e contemporaneamente prenderle la mano. Laura non disse niente ma non ritirò la mano , lasciandola in quella di Antonio. Per tutto il tragitto non parlarono , mentre il cuore di Antonio batteva all’impazzata, la sua mano accarezzava quella di Laura e le due cosce continuavano a mantenersi strettamente attaccate.
-Ciao a presto- gli disse Laura-come se non fosse successo niente-
-Ciao  ti telefono -rispose Antonio.
Nei giorni seguenti,  Sandro confidò ad Antonio  di aver avuto sentore da   Lina circa  una richiesta di notizie di Laura su di lui.
In particolare, voleva sapere che tipo eri – gli disse Sandro- Se sei un pazzo, un farfallone , uno… stronzo.. in poche parole, che si diverte a prendere in giro le ragazze per prenderle e poi lasciarle.
-E Lina che le ha detto? - chiese  questo punto Antonio
- Che ti conosce da sempre -rispose Sandro- Che puoi dare l’impressione di essere impulsivo, ma che sei un bravo ragazzo. Laura a questo punto si è tranquillizzata e sembra che sia in attesa di una tua telefonata. Che aspetti?
-Niente. Hai ragione. Oggi la chiamo- concluse Antonio
Quel pomeriggio la chiamò e comprese, con piacere, che Laura ne era rimasta contenta.

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venerdì 5 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO-Parte 6




Durante quelle giornate, Antonio si vedeva più spesso con Alberto e Sandro. Alberto era un collega dell’università con cui erano diventati amici sia sul piano politico, ma soprattutto su quello personale, confidandosi la delusione per i due grandi amori sfortunati di cui erano stati protagonisti. Antonio, durante quegli anni universitari, aveva amato Francesca e con la stessa intensità Arturo aveva amato Silvana. Sandro invece era un amico d’infanzia. Con lui aveva frequentato la scuola elementare, la media e il Liceo Scientifico. Sandro era l’amico con cui Antonio si vedeva separatamente dall’ambiente dell’università ed anche dalle frequentazioni relative alla militanza politica di quegli anni. Con lui aveva fatto i primi viaggi fuori dall’Italia ed era una presenza costante della sua vita.
Antonio ed Alberto facevano spesso coppia per conoscere nuove ragazze ed i commenti seduti in macchina a fine serata, sotto casa di Antonio, duravano anche delle ore.
Antonio aveva la patente ma non l’automobile. Non era molto appassionato della guida, ma non aveva del resto i mezzi economici per acquistare un’auto. Il pilota ufficiale era, pertanto. Alberto che, al contrario, era un grande appassionato di motori ed affezionatissimo alla sua Cinquecento. Una sera, tornando da una serata con pizza in un paesino sulle pendici dell’Etna, gli equipaggi amici, man mano che si scendeva lunghe le strade tortuose che portavano in città, si sfidarono in una pazza corsa. Nella Cinquecento di Alberto, stava seduto a lato Antonio, mentre, nell’altra auto, c’erano Mimmo e Marcello, due colleghi ed amici universitari. Man mano che si andava avanti, Alberto prese un vantaggio sull’altra macchina. I volti dei due giovani erano tesi ed eccitati. Nell’ultimo tratto, prima di arrivare in Città, il percorso era a senso unico ma con una strada stretta e tortuosa. Le curve si succedevano l’una all’altra rapidamente, mentre la macchina avversaria incalzava da vicino. Ad un tratto, subito dopo una curva, ecco che l’auto di Alberto ed Antonio si ritrovò improvvisamente   con un muro davanti che copriva una curva a gomito. La Cinquecento era lanciata e frenare sarebbe stato un disastro, con uno schianto certo. Non c’era abbastanza spazio.
Alberto, senza pensarci su, entrò nella curva a gomito e di controsterzo portò la macchina fuori da quell’incubo. Antonio era rimasto freddo e vigile, teso come un arco. Un boato uscì dalle gole di Alberto ed Antonio misto ad una risata che squarciava il silenzio assordante di qualche istante prima. Non riuscivano a credere di esserne usciti fuori senza danno e, subito, alla tensione subentrò un senso di trionfo e di potenza. L’altra macchina, che li seguiva, si accostò con calma alla Cinquecento di Alberto, che ora procedeva lentamente.
- Ma siete pazzi? - gridò Mimmo- affacciato dal finestrino della sua auto
- Si, è stato pazzesco – rispose Antonio – mentre Alberto gridava e rideva!
Tutti, dopo, scesero dalle macchine per abbracciarsi e ridere senza fine.

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giovedì 4 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO -Parte 5




I ricordi estivi di Antonio erano disseminati fra quelle località dove era abitudine quasi ogni sera, per i giovani catanesi, recarsi a cercare qualche locale dove passare la serata o ritrovarsi insieme nella casa di villeggiatura di qualcuno dei genitori. Quasi nessuno rimaneva la sera a Catania Centro perché offriva poco   per i giovani. A parte qualche locale di livello elevato e qualche cinema, non c’erano situazioni attraenti per passare la serata. Solo da qualche anno, grazie alla frequentazione dei giovani studenti di sinistra alternativi, le antiche osterie si erano pian piano trasformate in accoglienti trattorie dove, ad un prezzo contenuto, potevi gustare le specialità della cucina tradizionale.
Antonio ed i suoi amici avevano scoperto e fatto sviluppare una piccola osteria nel quartiere Borgo che ormai era diventata un punto alla moda e ben frequentato. In fondo, in giro trovavi sempre le stesse persone. Le trovavi nelle manifestazioni politiche, in quelle sportive, al cinema, all’università, a passeggio ecc. ecc.
Ad Antonio piaceva andare anche a gustare le bistecche di carne di cavallo arrosto cotta su piccoli bracieri piazzati sulla stessa strada accanto alle osterie ad esempio di Via Plebiscito, vicino al quartiere popolare di San Cristoforo.
Lì, ricordava Antonio, aveva vissuto una delle situazioni più comiche della sua militanza politica. Insieme ad altri compagni di uno dei cosiddetti “gruppuscoli extraparlamentari” doveva organizzare un comizio in una piazzetta di quel quartiere. Erano arrivati con diverse auto piene di manifesti d’appendere sui muri, con i megafoni e l’attrezzatura di legno per predisporre una specie di piccolo palco.
 Era ormai sera e ,qualche minuto dopo aver cominciato ad affiggere i manifesti e disporre le barre di legno per il palco, una piccola folla di persone del quartiere cominciò ad aggirarsi intorno, curiosa ed infastidita della loro presenza, considerata sostanzialmente estranea. Mentre cominciavano a formarsi dei piccoli capannelli di discussione e di protesta, nel frattempo, erano arrivati un nugolo di bambini-ragazzi di quell’età pericolosissima compresa fra gli otto e i dodici anni che, in men che non si dica, cominciarono a distruggere tutto quello che i “compagni” avevano realizzato, portandoselo via, fuggendo da tutti i lati e ritornando da mille altre parti fra le risate degli abitanti del quartiere.
 I “compagni” provarono inizialmente a protestare ed anche a minacciare, ma furono letteralmente travolti dal combinato fra adulti minacciosi e bambini/ragazzi velocissimi distruttori e rapinatori.
La figuraccia era ormai consumata ed il comizio improponibile!
La versione ufficiale fu di sconforto e di rabbia; ma, bisogna confessare che Antonio ed i suoi più cari “compagni” non riuscivano a smettere di ridere, commentando la serata all’interno dell’auto che li trasportava a casa.

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mercoledì 3 ottobre 2018

MAMMA MIA! CI RISIAMO



Certo, non era facile  fare il sequel di “Mamma mia”, lo splendido film del 2008  con le musiche degli Abba che  narrava  la delicata storia di Donna , della figlia e dei suoi possibili tre padri  raccontata nella rarefatta atmosfera della  sperduta isola greca di Kalokairi( in realtà, le riprese di questo film sono state effettuate nell’isola di Lissa in Croazia) .
Se per un attimo, tuttavia, cerchiamo di non  fare paragoni  e proviamo a vedere questo film come una creatura unica, possiamo apprezzarne, soprattutto, la carica vitale e sensuale che caratterizza le pagine della sua narrazione. Il film ripercorre la storia  di Donna Sheridan facendola rivivere dopo la sua morte  prematura nel ricordo della figlia Sophie. Sono passati cinque anni dagli avvenimenti narrati nel film precedente, Donna è morta da un anno   e Sophie  ha deciso   di restare nell’isola,  dove è cresciuta con la madre, e trasformare il suo Bred & Breakfast in un hotel: il “ Bella Donna”.



La storia scorre insieme alle musiche degli Abba sui problemi legati all’inaugurazione dell’Hotel e sulle scelte di vita  di Sophie e del marito circondati sempre dall’affetto dei tre possibili padri e delle amiche della madre. Sarà il ricordo della madre, della sua voglia di scoprire il senso della vita seguendo sempre  il suo desiderio, anche quando  il buon senso indicherebbe il contrario, che l’aiuteranno a continuare la sua impresa,  rimanendo legata alla sua isola e ai suoi affetti . La sua scoperta maternità sarà poi un motivo di ulteriore  identificazione con la madre e con il suo modo di vivere. Nove mesi dopo, quando  battezzerà il figlio nella stessa chiesa in cui venticinque anni prima Donna battezzava la neonata Sophie,durante la cerimonia , apparirà  Donna nelle sembianze  amate di Meryl Streep e in un insieme di fantasia e di realtà darà l'ultimo saluto a Sophie ,al nipotino e a tutti noi spettatori.
Il film scritto e diretto da Ol Parker aggiunge al riconfermato cast precedente una fantastica  Lily James  nel ruolo di Donna giovane, Jeremy Irvine, Hugh Skinner, Josh Dylan, Alwexa Davies e Jessica Keenan Wynn, , rispettivamente nei ruoli  Sam, Harry, Bill, Rosie e Tanya da giovani. Al cast stellare precedente si aggiungono ancora  Cher  nel ruolo di Ruby Sheridan , la madre di Donna,  e Andy Garcia nel ruolo  di  Fernando Cienfuegos, scelto da Sophie  come direttore del nascente albergo e che, all’arrivo della nonna Ruby, si scopre essere stato un suo grande amore. Bello a questo proposito il duetto di Cher e Garcia sulle note della canzone “ Fernando”.




UN MONDO NUOVO-Parte 4



L’estate era nel suo pieno splendore. Antonio era solo a casa. La madre aveva accettato l’invito del fratello,  che abitava a Roma, di passare un periodo in quella città, per non stare troppo sola dopo la morte del marito.
Certo, c’era Antonio , ma Lui non poteva starle dietro tutto il giorno e  Lei neanche lo desiderava. Preferiva vederlo riprendere la sua vita con i suoi amici ed i suoi interessi per superare anche Lui quel brutto momento.
No, era meglio così!
Era partita per Roma con il fratello, che era venuto a Catania  per i funerali insieme alla moglie, e sarebbe tornata agli inizi di ottobre.
Le giornate di Antonio passavano così, senza un impegno preciso.   Spesso andava al mare,  dove l’estate era nel suo pieno splendore. Faceva delle lunghe nuotate e prendeva il sole,  anche se era naturalmente “ abbronzato”. Quella era una battuta che utilizzava spesso anche con i suoi amici e soprattutto con le ragazze  per esaltare la sua tintarella naturale rispetto al colorito bianchiccio di chi cominciava a prendere il sole ad inizio stagione e rischiava pesanti scottature. Oltre che nella  lunga striscia di sabbia della “plaia” che continuava , senza soluzione di continuità fino ad oltre la foce del Simeto e poi ancora verso Siracusa, gli piaceva, forse ancora di più, bagnarsi nell’altro lato della costa. Nel tratto di mare  a Nord, in direzione di Messina .
Quella era, al contrario, una costa rocciosa. Una costiera  formata dalle eruzioni laviche dell’Etna giunte sino al mare. Gli scogli di pietra lavica si succedevano l’uno dietro l’altro, con forme diverse, creando un ambiente naturale all’interno del quale era facile trovare minuscole forme di vita. Spesso, si trovavano sulla superficie degli scogli delle cozze nere o delle “patelle” , piccole conchiglie che si attaccano a ventosa .
Se poi si guarda sotto il livello dell’acqua, la costa  è un pullulare  di piccoli pesci , ricci di mare, qualche polpo che trova facilmente la sua tana  tra gli anfratti degli scogli. Un vero paradiso!

I ricci di mare erano una delle passioni di Antonio. Gli piaceva assaggiare quelle gustose ed aromatiche uova arancioni con qualche goccia di limone spremuta sopra.  Quando era bambino , i suoi genitori lo portavano a volte nella vicina Acitrezza, dove vi era un’intera piazza attrezzata con tavolacci e panche di legno in cui le famiglie  catanesi, la sera della domenica, si rimpinzavano di cozze nere e ricci di mare. La quota media  dei ricci si aggirava almeno sulla trentina a persona!

Un altro rito domenicale, che ricordava con altrettanto piacere, era invece costituito dalla salita a Zafferana Etnea , un paese sulle pendici dell’Etna , dove, nella piazza principale prospiciente all’ingresso dei giardini comunali, erano posti una miriade di tavoli  per far gustare ai golosi catanesi le famigerate pizze siciliane :dei calzoni fritti ripieni di “tuma” ( formaggio fresco di pecora)  e acciuga.
 Si poteva poi concludere la cena assaggiando una specialità tipica di quel locale: i biscotti chiamati “sciatore”. Una specie di biscotto Regina gigante , della lunghezza di ca. dieci centimetri, interamente ricoperto di cioccolato. Si dice che il nomignolo “ sciatore” sia dovuto al fatto che gli sportivi appassionati di sci , prima di procedere più avanti sulla strada verso le piste, si fermassero  a Zafferana  per fare colazione,  appunto con quei biscotti. Dall’altro lato della piazza si stagliava poi la chiesa principale del paese conferendo a quel posto un pizzico di maestosità.

Vi erano due strade principali per arrivare sull’Etna.
La prima  passava per Nicolosi e saliva al rifugio Sapienza ed oltre  da dove, accanto  al “cratere vecchio”, partiva la funivia che portava alle piste di neve.
La seconda passava per  “i monti rossi” e proseguiva verso Zafferana oltre la quale si saliva, attraverso una strada panoramica, da cui si poteva vedere anche il mare, su di un versante boscoso  e naturale all’interno del quale sorgeva l’albergo “ Emmaus” .
Lì si poteva passare  un  bel soggiorno in mezzo alla natura  ed al verde incontaminato dei boschi . Da Zafferana poi si poteva prendere  una strada che da Santa Venerina scendeva serpeggiante verso la costa  all’interno di un panorama mozzafiato.


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martedì 2 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO - Parte 3



Ripensava a tutto questo mentre, seduto di fronte al mare di Capo Mulini, s’interrogava sul proprio futuro confrontandosi con quello degli altri.
-Penso che cercherò al più presto di trovare un lavoro -disse Antonio-
-E l’università? -chiesero gli altri- e la laurea?
- No, non penso di lasciare. Al contrario, cercherò di sbrigarmi a prendere le ultime materie. Addirittura, voglio partecipare alla selezione per un corso privato esterno che sta organizzando il Dipartimento di Sociologia sui temi dello sviluppo del Mezzogiorno. Sembra che sarà un corso molto qualificante, con lezioni tenute da professori come Michele Salvati e Vianello. Vi saranno poi tutti i professori di Sociologia economica della Facoltà e lo stesso Preside. Oltre a questo, però, voglio cercare di partecipare il prima possibile a dei concorsi. Considerati i tempi che ci sono  fra la data degli esami ,i risultati e le successive assunzioni  è meglio iniziare subito. Adesso in famiglia i soldi sono pochi anche se mia madre ha la pensione di reversibilità e non abbiamo affitto da pagare.
-Hai ragione! È meglio per tutti darsi una mossa  e sbrigarsi. Ormai il Movimento è finito ed ognuno di noi deve trovare la sua strada
-Si ma è importante restare amici -rispose Antonio – Non possiamo perderci e fare come se tutto quello che abbiamo fatto fosse stato niente. Io penso che dovremmo parlare fra di noi e capire insieme come affrontare questa fase della nostra vita in un modo nuovo.
-Che vuoi dire? Risposero gli altri
- Perché non dobbiamo aiutarci a comprendere se è possibile vivere  nella società in un modo nuovo? Negli USA vi sono stati   e vi sono ancora gli Hippies che vivono in comunità e si dividono tutto. Molti giovani hanno un nuovo modo di pensare alla vita . al lavoro , all’amore , al sesso.
-Si ma sono fuori dalla realtà  e non hanno coscienza politica – rispose Bruno- Noi siamo molto più avanti di loro. Noi abbiamo partecipato al movimento rivoluzionario degli studenti e degli operai. Noi abbiamo una visione  del materialismo storico che  questi non sanno neanche che cos’è. Questi non hanno storia alle spalle . Vuoi mettere  la lezione della Resistenza? Le lotte operaie? La lezione di Lenin  di Gramsci e Togliatti .Le ultime considerazioni di Mao e la rivoluzione culturale.
-Lo capisco, hai ragione -disse Antonio- Io non metto in discussione tutto questo. Credo nell’importanza del partito e del sindacato e di continuare il nostro impegno politico ma non siamo più nella fase del Movimento . Oggi sugli aspetti della vita personale siamo abbastanza soli. Per esempio vuoi prendere la musica ? Io non me la sento di ascoltare solo le canzoni popolari e dire che tutto il resto è reazionario . A me piacciono le canzoni di Lucio Battisti  che non si possono ascoltare perché è fascista.
- Va beh! rispose Carlo , certo non è un esempio di progressismo. Ma l’hai sentito mai  quando canta “ Emozioni”? Ma che caspita di senso hanno le sue canzoni? Ascolta qua “ ……”sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare un sottile dispiacere”  …. E poi senti questa….”.E stringere le mani per fermare qualcosa che è dentro me, ma nella mente tua non c’è” .- Ma di che sta parlando?- Ascolta, ascolta……..”Capire tu non puoi …..tu chiamale se vuoi emozioni “ – Ma finiamola!
- Eppure ti posso dire che le sue canzoni mi hanno accompagnato in questi anni  al pari di  quelle rivoluzionarie-rispose Antonio- Quando ero innamorato di Francesca  la sua canzone  dallo stesso titolo mi sembrava  una cosa mia. E i giardini di marzo”?  Ascolta, lasciamo perdere per un attimo Battisti. E di Woodstock? Che ne pensi?
- Che vuoi che ne pensi? Non la condivido -rispose Carlo- Questo affidare alla droga e alla musica  il motivo per stare insieme è una cosa che non mi piace. Queste adunate gigantesche per fare che? Dove è l’impegno sociale di queste persone?
-Carlo , io non voglio copiare queste persone e ti ho detto che non rinnego l’impegno sociale. Sono solo curioso di capire anche questi aspetti delle società diverse dalla nostra. Voglio sentire quella musica. Voglio capire cos’è quel nuovo modo di vivere di cui parlano. Tutto qua. E poi ricordati le loro lotte per i diritti civili e contro la guerra. Il primo movimento degli studenti è nato a Berkeley
Io non parto da posizioni predefinite, voglio solo, insieme a voi, cercare di capire se è possibile tornare alla vita comune,  comportandosi diversamente dai nostri genitori? Non so se sia giusto o sbagliato . Voglio capirlo.
-Non m’interessa Antonio - rispose Carlo- Non so che ne pensate voi, ma a me interessa altro. Ho l’opportunità di partecipare   ad uno spettacolo teatrale  di  Giorgio Gaber e penso di andare a vivere a Milano per qualche tempo.
- Bravo Carlo! – esclamarono tutti in coro-Come hai fatto? Come lo hai conosciuto?
-È successo quando Giorgio è venuto a presentare il suo ultimo spettacolo, questo inverno. Ha chiesto di conoscere qualcuno del Movimento  che si occupasse anche di spettacolo ed abbiamo passato una serata insieme alla sua Compagnia. Mi ha sentito cantare e mi ha proposto di partecipare con alcune canzoni al nuovo spettacolo a cui sta lavorando; … io ho accettato. Dovrei partire per Milano  a settembre.
La serata finì così. Sull’entusiasmo suscitato dalle parole di Carlo, con la prospettiva del suo soggiorno a Milano e della partecipazione  allo spettacolo di Gaber, che ci sembrava un sogno di buon augurio per il futuro di tutti.
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lunedì 1 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO- Parte 2



Nei giorni seguenti, Carlo e gli altri amici rimasero spesso a fargli compagnia.
La sera si stava fuori fino a tardi. Spesso, si andava fuori città nei paesi limitrofi. In riva al mare o sulle pendici dell’Etna, il vulcano che sovrasta Catania.
Una volta, si ritrovarono a Capo Mulini.
C’era una piccola trattoria in riva al mare, con i tavoli posti proprio su di una piattaforma di legno piazzata fra gli scogli di pietre laviche. Era un piacere assaporare quella pepata di cozze, sorseggiando il vino bianco freddo della casa, sotto un cielo profondamente nero ma punteggiato dalle mille luci delle stelle e rischiarato da quel quarto di luna.
Si parlava del passato e del futuro. Delle lotte all’università, del Movimento, che ormai era in riflusso, e di ciò che li aspettava. Carlo aveva una bella voce, suonava da sempre la chitarra ed aveva spesso cantato in pubblico con successo.
Cantava le canzoni della Resistenza, i canti del lavoro e di lotta del movimento operaio e contadino.
La prima volta che Antonio lo aveva conosciuto era stato proprio ad un concerto tenuto presso la sede di una libreria considerata uno dei centri  culturali e progressisti di Catania. Erano i primi mesi che frequentava l’università ed un collega, che lavorava all’Einaudi come venditore, gli aveva segnalato che nei locali della libreria vi sarebbe stato quel concerto per voce e chitarra.
La sede era abbastanza vicina a casa di Antonio. Era al primo piano di un palazzetto di Via Etnea vicino alla Villa Bellini.
Per ironia della sorte, da un portone vicino si accedeva anche alla sede  provinciale del Movimento Sociale Italiano . La sede dei “fascisti” come li definivano gli studenti di sinistra. Molti di loro erano anche conosciuti come “ picchiatori” per le loro azioni di disturbo e scontro fisico  nei confronti delle attività politiche del Movimento degli Studenti.
Quella sera, Antonio si diresse da solo a quel concerto, che iniziava nel tardo pomeriggio .
Nessuno dei suoi amici si era mostrato interessato e così aveva deciso di andare comunque a vedere. La sala era abbastanza piccola. In un angolo era stato ricavato lo spazio per il gruppo musicale composto da tre persone : Carlo, voce e chitarra, Franca , voce e Cesare voce.
Era la prima volta che Antonio ascoltava dei canti popolari e rimase colpito per l’intensità dei testi e per la passione racchiusa pur nella semplicità delle melodie. Canti appassionati, quasi gridanti la sofferenza e la volontà di riscatto dei loro protagonisti. Franca cantò, con una voce acuta  e  allo stesso tempo melodiosa, “ la mondina”. Carlo si esibì anche in una canzone  celebrativa della figura del rivoluzionario sudamericano Simon Bolivar ed in una canzone della guerra civile spagnola,  accompagnando il canto alternando il suono della chitarra a delle battute a tamburo sulla stessa, con il dorso della mano. Fu una bella serata ed un successo.
Antonio rivide pertanto con piacere Carlo quando si presentò, come neo studente, davanti al picchetto di compagni che presidiava l’ingresso della facoltà occupata.
Con piacere Antonio garantì per la sua identità e Carlo fu fatto passare. Col tempo e nel corso delle lotte studentesche poi diventarono compagni ed amici, come tutti i componenti del Movimento degli studenti della Facoltà. Quello era forse uno degli aspetti più belli di quella situazione. Il numero relativamente modesto dei frequentanti e degli attivisti permetteva di vivere quella realtà d’impegno politico anche come una grande occasione d’amicizia personale. Dopo il rito delle assemblee e dei collettivi, le stesse persone si rincontravano nei gruppi di studio, che avevano sostituito nella maggior parte dei casi le lezioni cattedratiche.
Non era raro rivedersi poi all’interno delle sale di lettura, dove si cercava di studiare, e che alla fine si trasformavano in una grande riunione di amici, arricchita da risate e chiacchiericci.
Spesso, dopo, si andava insieme a cercare una delle vecchie osterie, frequentate una volta solo da muratori, meccanici o altri operai in pausa pranzo, ed ora meta ambita di tanti studenti.
Sui tavolacci arrivavano così delle salsicce arrosto fumanti, spesso aromatizzate con semi di finocchio, che venivano annaffiate col robusto vino rosso della casa. E dire che Antonio fino a qualche anno prima non aveva mai assaggiato un sorso di vino né bevuto un caffè!

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