sabato 13 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO -Parte 14







Ma allora non si canta più? – gridarono tutti ad Antonio che teneva ancora la chitarra in mano.
Certo -rispose- questa la conosciamo tutti ed attaccò la strofa della ballata del “ CHE GUEVARA”………………..Aprendimos a quererte……… desde la historica altura…………….
Suonava tamburellando contemporaneamente la chitarra con il dorso della mano   alla maniera spagnola o sudamericana ed il coro si levò forte nel salone della casa di Marisa. La figura del CHE era una di quelle che non si dimenticano ed era stata per tutti  romantica e allo stesso tempo sfidante. Continuarono così ancora per un po'. Poi, arrivarono le prime ore del mattino e uno alla volta si andò via non senza ringraziare Marisa per la sua ospitalità.
Antonio passò la notte a casa di Eugenio con altri quattro compagni del suo gruppo. Si accomodarono come capitava anche su materassi buttati a terra ma dotati tutti di calde coperte.
Si svegliò che era quasi mezzogiorno con una gran fame. Era troppo tardi per fare colazione e così insieme ad un Eugenio in stato di sonnambulismo decisero di passare direttamente a delle bistecche da fare arrosto sulla piastra. Antonio si offrì di prepararle mentre Eugenio si rifugiava in bagno per riprendere conoscenza. La cucina era di quelle antiche ma abbastanza grande per contenere un tavolo. Sulla sedia stava accoccolato il gatto di Eugenio che seguiva con interesse i movimenti di Antonio. Questi prese dal frigorifero due bistecche e le pose su di un piatto. Poi si mise a cercare la piastra e quando si voltò gli apparve una scena che non avrebbe mai dimenticato: la sua bistecca non era più sul piatto ad aspettarlo. Si trovava a penzolare dalla bocca del gatto che scappava via trionfante ed incredulo della sua preda che solo uno stolto poteva lasciare così incustodita. Antonio si affrettò così a prendere subito l’altra bistecca e metterla sul fuoco. Quando Eugenio fu di ritorno trovò una bella bistecca fumante sul suo piatto - Bravo Antonio e la tua? -chiese Eugenio_
-Scusa, sai avevo fame e non ho resistito a mangiarla subito. La frutta invece la mangiamo insieme. Ho visto che hai delle belle noci e poi ci mangiamo anche il panettone, che ne dici? -rispose Antonio.
Ma certo, -confermò Eugenio-
E fu così che il gatto fece un succulento pranzo di Capodanno e Antonio non dimenticò mai più quella lezione.
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venerdì 12 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO Parte 13




La villa era fuori città. Aveva un giardino attorno e si entrava in casa salendo una piccola scalinata. C’erano almeno quaranta persone fra i componenti del gruppo di Antonio, quello di Eugenio ed altri amici di Marisa. La villa aveva un salone immenso che sarebbe stato il cuore della festa; ma, anche altre stanze erano disponibili. La casa era completamente a disposizione. Marisa volle subito accompagnare gli ospiti a conoscere una delle meraviglie di quella struttura. Passando attraverso la cantina e scendendo da una piccola scala, si arrivava in un’autentica tomba etrusca. Antonio non aveva mai visto nessun reperto archeologico di quel popolo, che con la sua cultura aveva dominato l’Italia centrale prima dell’affermazione di Roma, e ne rimase affascinato. Tra la meraviglia di tutti, Marisa descrisse brevemente le caratteristiche del monumento ed i dettagli del suo ritrovamento. Era stata una esperienza importante e tutti risalirono nei piani superiori della casa, pensando in cuor proprio di essere stati fruitori di un grande privilegio. Ci si riuniva in piccoli gruppi per discutere e conoscersi meglio mentre, nel frattempo, le ragazze avevano preparato un ampio buffet da cui si attingeva per trovare da mangiare e da bere. Il vino toscano scendeva giù proprio bene. Tutti erano contenti e l’atmosfera era calda. Le risate risuonavano insieme alle note della musica immancabile di sottofondo dietro le cui note ritmate alcuni ballavano. Francesca, una ragazza del gruppo di Antonio, lo invitò a ballare. Era molto tempo che mostrava interesse nei suoi confronti ma, da quel punto di vista, Antonio non si era mostrato disponibile. Approfittò del contatto fisico per baciarlo ma, con un sorriso, Antonio, finito il ballo, si allontanò, cercando di non ferirla. Scoccò la mezzanotte e fra brindisi ed abbracci fu salutato l’anno nuovo; quindi, si sedettero tutti per terra nel grande salone e spuntarono le chitarre. Cominciarono a cantare e suonare per un po’. A questo punto, Antonio prese coraggio e chiese di poter suonare delle canzoni popolari. Gli fu data la chitarra e attaccò un suo cavallo di battaglia: “Sento il fischio del vapore”.
-        Ascoltate tutti! Prima canto solo io la frase musicale e dopo la ripetiamo tutti in coro. Ci state?
-        Siiii! – risposero tutti in coro.
E così Antonio cominciò:
- Sento il fischio del vapore è il mio amore che va vi..iaaaa! – ripetuto subito dopo da tutti     insieme in coro.
- Ed è partito per l’Albania, chissà quando ritornerà………………………………………………………………………………………………………………………………………………………cantò ancora Antonio
La seconda canzone fu “Nina, ti te ricordi “ed Antonio ebbe la sorpresa di essere accompagnato dalla stupenda voce di Conception.
-sai, io sono assistente all’Università della Sapienza a Roma nella cattedra di Economia del sottosviluppo - gli disse la ragazza mentre parlavano dopo essersi scambiati i complimenti per come avevano interpretato quella canzone.
- Io invece mi debbo ancora laureare e spero di farlo al più presto. Dobbiamo avere la stessa età perché io ho perso qualche anno alle elementari prima di essere adottato.
- non so quanti anni hai tu, ma io ne ho ventisei
- vedi che avevo ragione?  Abbiamo la stessa età e siamo entrambi di colore anche se probabilmente di origini diverse. Il tuo nome mi sembra di lingua spagnola. Di dove sei?
- Sono nata in Brasile e poi la mia famiglia è venuta, tanti anni fa in Italia insieme ad un sacerdote che li aveva conosciuti a Rio. Io potevo avere cinque anni ma ricordo tutto. Padre Giovanni ha trovato un lavoro ai miei genitori presso una famiglia agiata che conosceva e ci siamo sistemati bene. Io ho potuto completare gli studi e sono riuscita a rimanere a lavorare all’Università.
- A me piacerebbe, ma capisco che è difficile e sono disposto a fare qualsiasi lavoro: Mio padre adottivo è morto da qualche mese: Mia madre è anziana e in questo periodo è proprio a Roma a casa di suo fratello.
- che bello! Allora possiamo rivederci a Roma-disse Conception- Io parto domani mattina presto e tu?
- No io mi fermo un altro giorno e poi vengo proprio a Roma a salutare mia madre e mio zio.
- Dai, allora scambiamoci  i telefoni.
Così fecero e dopo altri minuti passati piacevolmente insieme  ,,,,,,
-Adesso vado perché è tardi e devo preparare ancora la valigia…. Ciao! - gli disse sorridendo Conception
- Ciao- rispose Antonio
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giovedì 11 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO - Parte 12




Da quel giorno nulla fu più lo stesso.
Quello che era successo aveva colpito gli animi profondamente e rafforzato in molti la convinzione della necessità di prendere le distanze da un atteggiamento troppo disponibile nei confronti dell’utilizzo delle sostanze stupefacenti.
In quel momento, fu accolta con un certo sollievo la possibilità di accettare l’invito di Eugenio di passare il Capodanno a Firenze, realizzando in tal modo l’incontro con il suo gruppo. Eugenio aveva parlato con i suoi amici del gruppo di Antonio e tutti erano molto curiosi d’incontrarli. Per la maggior parte erano studenti; ma, qualcuno lavorava. Vi era la possibilità di essere ospitati, in qualche modo, a casa di qualcuno; mentre, per la notte di capodanno, c’era a disposizione la villa fuori città dei genitori di una delle componenti del gruppo. La casa disponeva di un salone molto grande e diverse camere da letto vuote.
Insieme ad Antonio arrivarono a Firenze altri sei amici, fra cui due ragazze. Le ragazze furono ospitate a casa della compagna di Eugenio e di una sua amica; mentre, Antonio e gli alti ragazzi si divisero fra la casa di Eugenio e quella di un suo amico. Questi  divideva l’appartamento con degli studenti fuori sede che, in quel momento, erano rientrati nella propria città.
Erano arrivati a Firenze la mattina del trentuno ,viaggiando in treno di notte, e già, in quelle prime ore del giorno, avevano avuto modo di presentarsi agli amici di Eugenio e discutere a lungo delle proprie esperienze e dei propri interessi.
Nel pomeriggio, si era andati poi in giro per Firenze. Passare sul Ponte Vecchio fu un’esperienza suggestiva. Camminare tra quella fila di piccole botteghe, ai due lati del ponte, intravedendo il fiume. Antonio si guardava intorno e fu impressionato dalla folta presenza di giovani. La percentuale di ragazzi era molto superiore di quella che era abituato a vedere, passeggiando per le strade della sua città. Gli spiegarono che la presenza di studenti fuori sede a Firenze era moto alta e questo spiegava questa alta percentuale di giovani per le strade. Passo dopo passo, si avviarono verso il centro, nella splendida piazza dominata dal campanile di Giotto e dalla basilica di Santa Maria del Fiore. Si diressero poi verso gli Uffizi e Piazza della Signoria dove era possibile ammirare una copia del David di Michelangelo e infine tornarono a casa per prepararsi   per la sera.
Quel pomeriggio, si era unito al gruppo di Antonio,  Eugenio e i suoi amici anche Aristide, un compagno di lotte e collega universitario. Era un ragazzo abbastanza socievole ed un po' timido; ma, allo stesso tempo, molto determinato nelle sue convinzioni. Sentiva con dispiacere il riflusso del movimento che si era ormai realizzato; ma, riteneva che tutto questo fosse accompagnato da una reazione forte e precisa dei ceti dominanti nei confronti della lotta dei movimenti giovanili ed operai.
-        Stanno cercando in tutti i modi di riconquistare gli spazi di autonomia, libertà e di coscienza che ci siamo guadagnati in questi anni. Aiutati anche da un colpevole distacco nei nostri confronti dei partiti revisionisti- diceva Aristide-
-        Pensavamo di poter cambiare le cose sollevando una grande partecipazione popolare, almeno operaia; ma, mi sembra che oggi siamo di fatto isolati e presi fra due alternative impraticabili. Fra le forze politiche tradizionali che hanno abbandonato il progetto socialista ed una radicalizzazione estremista armata, riservata a dei gruppi ristretti che mi sembrano al di fuori dalla realtà. – rispose Antonio-
-        Tenete presente che, comunque,  la vita va avanti. Noi abbiamo bisogno di lavorare e trovare una nostra collocazione nella società. Capire se potremo avere un rapporto con una donna talmente importante  da avere dei figli oppure no e vivere diversamente. Questi sono problemi nuovi che ci riguardano. - aggiunse Eugenio
-        Ma non capite che non c’è spazio per noi se non facciamo i conti con chi ci comanda? Sembra che gli estremisti siano i gruppi armati che si stanno organizzando per resistere. E come la vogliamo chiamare la violenza silenziosa e perbene che strazia la povera gente? Abbiamo visto le cariche della polizia alle manifestazioni studentesche e anche nei confronti degli scioperi operai. Abbiamo visto “compagni “chiusi in galera per resistenza, dopo essere stati picchiati dai poliziotti. Quella non è violenza? Come chiamare i signori delle industrie che tengono bassi i salari operai, aumentano i ritmi di lavoro e guadagnano soldi a palate sulle loro spalle? Vogliamo parlare poi delle condizioni della povera gente nei paesi sottosviluppati? Spogliati e rapinati delle loro materie prime dalle multinazionali?
-        Aristide, le cose che dici le vediamo tutti ma non sono evitabili   o risolvibili con un atto di forza di poche persone. È necessario che la gente prenda coscienza dell’importanza di modificare gli equilibri della società. È un processo lungo di trasformazione che deve coinvolgere le persone, la loro mentalità i valori in cui credono. Solo così si possono spostare veramente i rapporti di forza e perseguire gli obiettivi di equità sociale e di giustizia che desideriamo. Dobbiamo ottenere il consenso delle persone. Proporre nuove esperienze, modelli culturali, obiettivi immediati. – rispose Antonio
-        No Antonio- rispose Aristide- Le strutture di potere non cambiano da sole né si faranno cambiare da una popolazione che controllano e manipolano come vogliono. Bisogna rompere il “gioco” e c’è chi si sta preparando a farlo.
-        Che vuoi dire? - chiese Eugenio-
-        Non lo so – rispose in maniera elusiva Aristide- lasciamo stare questi discorsi. Piuttosto, a che ora ci vediamo stasera per festeggiare il nuovo anno?
-        Ci vediamo tutti nella villa in campagna di Marisa verso le undici di sera. Ognuno porta qualcosa da mangiare e da bere e così ci divertiamo e stiamo insieme. Saremo una trentina di persone e per una buona parte c’è la possibilità di restare a dormire. - disse Eugenio
A quel punto si salutarono e ognuno si diresse a casa per prepararsi.
Durante la strada per il ritorno, Antonio ed Eugenio procedevano silenziosi, chiusi nei loro pensieri. Le frasi dette da Aristide erano state pesanti. Antonio non avrebbe mai pensato che una persona così mite e gentile potesse giustificare delle posizioni così estreme. Gli faceva male tutto questo e si sentiva in dovere di riflettere su quello che poteva significare per la vita di molte persone. Ripensò anche alla recente scomparsa di Massimo che, per certi versi, gli sembrava simile a quello che poteva comportare una scelta estrema di lotta armata.
La realtà era che per molti giovani di quella generazione era estremamente difficile trovare una strada praticabile e degna d’inserimento in una società di cui non  condividevano le forme e le espressioni. Troppe cose erano state dissacrate e viste nella loro incoerenza ed ipocrisia rispetto a quanto veniva ufficialmente dichiarato, per poterci ancora credere. D’altra parte, ognuno di quei ragazzi desiderava in ogni modo di poter vivere con entusiasmo la propria vita. Ognuno sperava di poter trovare  una strada praticabile per il  cambiamento ed il progresso di una società di cui aveva visto e provato le contraddizioni. La stessa attività politica dei cosiddetti gruppuscoli “extraparlamentari” sembrava ad Antonio priva di reali prospettive sia teoriche che pratiche. Sarebbe stata auspicabile una grande capacità di trasformazione dei partiti popolari ed un ricambio della classe dirigente con l’inserimento di quella che si era formata nel corso delle lotte studentesche ed operaie. Sarebbe avvenuto? Era troppo presto per saperlo. Nel frattempo, la situazione era quanto mai complicata. In fondo, anche il progetto del gruppo di Antonio aveva a che fare con queste problematiche. In qualche modo si cercava di capire come relazionarsi in un modo diverso con la necessità di inserirsi nel mondo sociale adulto  senza rinunciare ai propri valori ed alle cose che si erano comprese.
Qual era lo spazio per il cambiamento? In che direzione doveva andare?
Capodanno era alle porte e tutti i ragazzi erano arrivati alla villa di Marisa

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mercoledì 10 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO - Parte 11




Nei giorni seguenti Antonio ebbe modo di parlare con Giorgio di quella sera e così scambiarono le loro opinioni sul “ fumo” . Giorgio  gli raccontò che la sua esperienza era stata molto gradevole e che sicuramente l’avrebbe ripetuta . Anche Paolo e molti altri erano d’accordo su questo punto . Paolo poi era una persona intelligente e molto curiosa . Diventato più intimo di Fabrizio , questi gli aveva fatto provare l’acido e Giorgio era un po' preoccupato  per Paolo che, spinto dalla curiosità, era pronto a superare ogni limite  e provare qualunque cosa.  Antonio venne poi a sapere che il “ fumo” era la parte minima del problema. Vi erano diverse persone nuove che facevano uso di eroina e Giorgio aveva trovato una siringa  nello scantinato. Questo poneva dei problemi seri ed Antonio decise di discuterne  in  una riunione riservata solo ai fondatori del gruppo.
-Ragazzi , premetto che non faccio un discorso di ordine morale _ esordì Antonio- anche se personalmente ritengo che l’uso della droga pesante sia dannoso per la salute fisica e mentale. Non mi venite  a dire che un percorso di riscatto personale e di libertà passino attraverso la  dipendenza da sostanze . Questo è il contrario esatto e penso che tutto quello che volevamo fare, da quando ci siamo impegnati anche politicamente,  era l’opposto .
- Si ma non starei a giudicare – rispose Paolo- ognuno segue un percorso originale e deve essere libero anche di sbagliare, se vuole farlo. Se non si prova , se non si hanno esperienze  nuove, non si cresce.
- Ho capito – rispose Antonio- ma non si deve provare per forza tutto  per crescere . Se sai che qualcosa ti fa male ti fermi;
-E chi lo dice che fa male se non lo provi? – disse Paolo
- Ragazzi non fermiamoci su questo punto- disse Giorgio-Il motivo della riunione  non è se sia giusto o meno drogarsi. Questo lo discuteremo  dopo. Intanto, dobbiamo capire come comportarci. Non possiamo permettere che venga usato lo scantinato per drogarsi in santa pace. Possiamo essere oggetto di perquisizione da parte della polizia  e finire tutti in grosse difficoltà .Dobbiamo stare attenti ed evitare di trovarci in una situazione non gestibile.
- Io sono d’accordo - disse Antonio- dobbiamo garantire che il progetto vada avanti e così mettiamo tutti in pericolo .
-Che dobbiamo fare  secondo voi?- Chiese Paolo
-Posso dire la mia ? chiese Pippo, che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio.
-Certo – dissero tutti
-Bene! Propongo che le chiavi d’ingresso siano affidate solo a poche persone-disse Pippo-   che garantiscono l’apertura del locale in determinate ore e giorni assicurando un controllo su quanto avviene, grazie alla loro presenza. Capisco che comporterà un impegno  gravoso e quindi dobbiamo immaginare di ridurre la possibilità di utilizzo di questi locali; ma , per il momento, farei in questo modo
- Io direi anche di parlarne alla prima occasione -aggiunse Antonio- anche a costo di sollevare malumori e obiezioni . È meglio chiarirsi le idee ed affrontare il problema.
Decisero di procedere in questo modo . Ognuno dei quattro  si assunse il compito di custodire una copia delle chiavi e di gestire un giorno a turno la settimana sotto la propria responsabilità. Tre giorni restavano non coperti  e lasciati all’iniziativa libera  di ciascuno. Avevano lasciato non coperti proprio  il fine settimana  e cioè venerdì , sabato e domenica , quando  era facile che potessero essere presenti in più di una persona.
Decisero di parlarne con gli altri proprio  quel sabato  quando, verso sera, sapevano che sarebbero stati tutti insieme .
Avevano organizzato un incontro in cui ognuno avrebbe portato qualcosa da mangiare e da bere,  per passare insieme la serata. Quando l’atmosfera era già rilassata  e tutti stavano a proprio agio, seduti a piccoli gruppi chiacchierando fra di loro , Giorgio chiese un attimo d’attenzione  e provò a spiegare le ragioni della loro decisione, pregando tutti di astenersi dall’utilizzare  droga in quei locali . Inevitabilmente,  pur accettando quella decisione, molti ne criticarono il significato implicito.
-Questo è un modo di dirci che non siamo graditi – disse Margherita, una delle ragazze  che erano entrate  nel gruppo di recente e che era una delle “alternative “ che occupavano “ i gradini della scalinata di Villa  Bellini.- vi spacciate per progressisti , dite di voler essere aperti e che desiderate un mondo nuovo ma siete vecchi dentro.
- Margherita – rispose Pippo-  questo luogo , il nostro gruppo può essere sorvegliato dalla polizia . Gran parte di noi è schedata dalla polizia politica che controlla le attività giovanili in città e può guardare  con attenzione al nostro gruppo. Dobbiamo stare attenti ed evitare che possano trovare sostanze in questo scantinato o persone in stato  tossico. Lo  capisci?
- Si ma Margherita pone un problema più grosso – intervenne  Fabrizio-  Voi non tollerate  chi di noi fa uso di droghe. Ho paura che non solo siate contrari    all’eroina o all’acido, ma anche all’erba, che fa solo che bene! Ti rilassa, ti fa stare bene con te e con gli altri.
-È vero -confermò Margherita seguita da  tanti altri.
-Ragazzi   io , personalmente sono contrario all’uso di droghe -disse Antonio – ma qui non stiamo parlando di questo; ma, di non usarle in questi locali. Poi , fuori di qui, ognuno è libero di fare quello che vuole. Io non lo condivido;  ma, questo non significa che non voglio che stiate nel gruppo, esattamente come gli altri.

La discussione andò avanti così senza una reale intesa; ma, per lo meno, passò il principio di come dovevano essere utilizzati  quei locali.
Uscendo,  Antonio si trovo a fare un pezzo di strada con  Massimo , un ragazzone di quasi un metro e novanta, amico di Giorgio e di ca. due anni più piccolo di Antonio. Aveva frequentato   il Liceo Scientifico ed ora la sua stessa università.
- Insomma,  non lo sopporti proprio chi si droga? – cominciò Massimo
- No, non è vero- rispose  Antonio- non lo condivido ed in alcuni casi mi dispiace per chi lo fa , specialmente quando è una persona a cui tengo.
Seguì un momento di silenzio. Poi , Antonio continuò dicendo
-Massimo  , ancora, ancora riesco a capire l’uso dell’erba quando è saltuario; ma, ho dei dubbi che presto o tardi non si crei dipendenza e, a quel punto, diventa una schiavitù che ti cambia e ti rende diverso. Non mi piacerebbe caderci dentro. Ma , lasciamo perdere l’erba! Quello che non posso  accettare è che un amico cada nella spirale della droga pesante. A quel punto per me è come se si ammalasse. Come fai a dire  che è positivo, che ti allarga  la mente , che ti rende più libero?
- Antonio, fortunato tu che non ne hai bisogno!-rispose Massimo _ ogni vita è però diversa. Ognuno di noi può avere dentro un dolore insopportabile da cui riesce ad uscire solo in quel modo. Finalmente stai bene , sei in pace  ! Non soffri più! Ti pare niente?
- Massimo io non sto a giudicare nessuno. Mi dispiace invece, profondamente, che per uscire dalla sofferenza si debba farlo in questo modo. Hai tanti amici che ti vogliono bene e ti stimano . Non ti sentire solo. Tu poi credi in cose belle,  che illuminano la vita. Perché devi lasciarti andare  a questa nebbia? A questa visione nera della vita?
-Antonio sei fortunato , te l’ho detto. Non sempre è così! A volte, ti porti dentro dolori antichi che non se ne vanno e ti tormentano ad ogni passo. Poi, l’importante è riuscirne a fare a meno delle sostanze, se lo vuoi . Non diventarne schiavo sempre. Darti delle regole  e  cercare di controllarti, per non aumentarne troppo la necessità.
- Ma tu ci riesci?- gli chiese Antonio-
- Ci provo -rispose Massimo.- Ciao , io vado da questa parte
- Ed io per di qua – disse Antonio scherzando- le nostre strade si dividono!
- Hai visto? Te lo dicevo io! -rispose Massimo e si allontanò a grandi falcate nella notte.
Antonio non avrebbe mai pensato in cuor suo che quella era l’ultima volta che lo vedeva e che gli parlava.
Massimo, da quel giorno  non si vide più nello scantinato perché aveva ottenuto un lavoro temporaneo come venditore di una collana di libri e girava tutto il giorno per la città .
La sera, era stanco morto e rimaneva a casa.
Tutto normale , tutto regolare ! Passato quel periodo, si sarebbe rifatto vivo, pensarono tutti, ricordando la simpatia di quel ragazzone.
Ma la vita è particolare – come ripeteva spesso Massimo – e quel ragazzone non tornò più nei locali di quello scantinato affittato dai componenti di un gruppo di ragazzi che volevano  contribuire a realizzare un mondo nuovo.
Quel mondo, per Massimo, non c’era più o forse l’aveva già raggiunto in anticipo, giovane  vittima di una dose eccessiva o mal tagliata o chissà che cosa.
Tutto il gruppo  partecipò in profondo silenzio ai funerali di quel  “compagno” andato via troppo, troppo presto.
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lunedì 8 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO - Parte 10




Da quel giorno le adesioni al gruppo aumentavano sempre di più. L’interesse cresceva e un giorno c’era tanta di quella gente che la riunione fra amici diventò in realtà l’assemblea di un gruppo. Si erano aggiunte diverse persone e soprattutto un’area alternativa che fino a quel momento non aveva trovato contatti con il mondo della contestazione politica giovanile. Questi ragazzi avevano sviluppato parallelamente una rete di attività e di comportamenti alternativi più legati alla musica ed allo stile di vita. Molti frequentavano sempre gli stessi posti della città per ritrovarsi e conoscersi. Uno era tipicamente costituito dalla scalinata d’ingresso della Villa Bellini. A fare da tramite fra gli amici di Antonio e queste nuove persone erano state, in particolar modo, alcune ragazze simpatizzanti del Movimento Studentesco ma sempre rimaste sostanzialmente ai margini. Una sera, discutendo della situazione fra gli amici più stretti, sembrò opportuno cercare una sede dove incontrarsi perché ormai, considerato   il numero delle persone interessate all’iniziativa, sembrava impossibile riunirsi a turno a casa di qualcuno. Si trovò così a buon prezzo uno scantinato, in una zona abbastanza centrale. Si accedeva da un ingresso a livello stradale e subito dopo con una piccola scaletta si   entrava in un primo vano di disimpegno con bagno attiguo e subito dopo in una grande sala. Era uno spazio più che sufficiente. Ci si mise subito all’opera per pulirlo e ripitturarlo di bianco ed alla fine, almeno alla vista, l’aspetto era soddisfacente. Ognuno poi cercò di portare qualche pezzo di mobilio non più utile e destinato ad essere eliminato. Delle sedie, dei materassi vecchi dove sdraiarsi, un tavolo. Antonio portò anche dei quadri che aveva dipinto qualche tempo prima per colorare un po' l’aspetto delle pareti. A questi si aggiunsero diversi manifesti.
Era bello poter avere un luogo d’incontro dove sapevi che avresti trovato quasi sempre qualcuno intento a leggere o ad ascoltare la musica o a discutere con altri. L’allargamento del gruppo a nuove persone, con un vissuto diverso, poneva tuttavia non pochi problemi sia di ordine culturale ed ideale, che pratici. Per la prima volta, quella che era stata l’omogeneità culturale del gruppo veniva messa in discussione e questo creò non pochi problemi e divisioni. Molte delle nuove persone che si erano unite al gruppo non avevano un vissuto di militanza politica ed anzi lo rifiutavano. Sottolineavano, al contrario, l’importanza di comportamenti che fino a quel momento erano stati considerati da quasi tutti come sbagliati. In particolare, Antonio ed i suoi amici si trovarono a doversi confrontare e decidere come comportarsi di fronte persone che facevano uso di droghe e sostenevano l’idea di un comportamento sessuale totalmente libero. Una di quelle sere, mentre si ascoltava la musica seduti tutti insieme per terra su dei cuscini, Antonio vide che in una parte della stanza alcuni cominciavano a passarsi l’un l’altro una sigaretta accesa, aspirandola profondamente. Poi, dopo, avvertì un odore particolare ed intenso; mentre, qualcuno cominciava a gesticolare in maniera strana, come se si muovesse al rallentatore. Giorgio e Paolo, ragazzi più giovani   fra i militanti del Movimento Studentesco e che fin dall’inizio erano stati fra i protagonisti del gruppo, stavano partecipando anche loro a quel rito e dopo un po' cominciarono a ridere come se fossero ubriachi. Giorgio si alzò, un po' barcollando, e cominciò a muoversi cercando di danzare, seguendo la musica, ed aspirando contemporaneamente lunghe boccate di fumo. Si avvicinò e sorridendo con voce impastata offrì il “fumo” ad Antonio che tuttavia rifiutò. Quella era una delle cose da cui non era attirato. Non lo interessava completamente provare quella forma di rilassamento o di euforia (supponeva) prodotta da sostanze. In quel periodo, semmai, si era interessato a forme di meditazione orientale ed aveva sperimentato su di sé delle tecniche di respirazione e di meditazione. Più volte aveva provato la meditazione in assoluto silenzio, per molto tempo, in un ambiente naturale che a lui piaceva molto come davanti al mare al tramonto ed aveva provato quello che nei libri che aveva letto definivano come “compassione”. Un sentimento di appartenenza e di compenetrazione nella realtà naturale interna ed esterna al proprio corpo, accoppiato ad una sensazione di piacere e di emozione.
Giorgio lasciò Antonio e, danzando, si diresse verso Paolo che “fumava” seduto accanto ad un ragazzo nuovo, Fabrizio e a delle ragazze che non conosceva. Quel gruppetto si andava allargando e ben presto alcuni si trovarono a giacere per terra persi nelle loro emozioni, altri continuavano a ridere in maniera irrefrenabile, altri ancora cominciarono a toccarsi ed accarezzarsi. Antonio ebbe la sensazione che per lui la serata era finita e che desiderava uscire a prendere una boccata d’aria fresca. Si allontanò inosservato e si ritrovo per strada all’interno di una notte ormai silenziosa. Passeggiava tranquillo andando verso casa accompagnato saltuariamente dal passaggio di qualche auto. Quante volte era passato per quelle strade! Conosceva quasi la forma ed il disegno di ogni pietra. Da ragazzo, spesso, i suoi spostamenti avvenivano di corsa. Gli piaceva correre per la strada per raggiungere un appuntamento o spostandosi verso una meta. Adesso invece era bello camminare, solo nella notte, andando verso casa.

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UN MONDO NUOVO- Parte 9




Si cominciarono a trovare a casa di Antonio, perché la madre era ripartita per Roma e così si era tutti più liberi. Si vedevano dopo cena e la prima grande passione comune era rappresentata dalla musica e dal modo di viverla insieme. Ognuno portava dei “long playing” e si ascoltava la musica liberamente sdraiati sul pavimento del salone della casa di Antonio, utilizzando i cuscini del divano e di altre stanze, per stare più comodi. Si spegnevano le luci centrali, mantenendo solo quella della lampada ad angolo, e si ascoltava la musica in sottofondo, entrando contemporaneamente in una fase di rilassamento e di meditazione.
I dischi preferiti erano quelli dei Pink Floyd e specialmente  “Atom Earth Mother” èThe Dark Side of the Moon”.
Erano molto apprezzati anche i King Crimson ed i Genesis…Emerson, Lake e Palmer ma anche i cantori della West Coast a cominciare da Crosby, Still, Nash e Joung. Piacevano anche i Traffic ,i Jefferson Airplanes, gli Hot Tuna, gli Yes e Simon e Garfunkel , gli Eagles e tra gli italiani soprattutto la PFM ed il Banco del Mutuo Soccorso, di cui alcuni avevano ammirato il concerto tenuto all’interno del festival dell’Unità  a Roma.
Era stato definitivamente sdoganato Battisti, amato praticamente da tutti. Si fumava tanto e spesso. Quando qualcuno rimaneva senza sigarette, si fumava la stessa girandosela gli uni con gli altri. Poi, quasi inavvertitamente, cominciavano le discussioni. Prima interessavano magari i due più vicini. Dopo, qualcuno si avvicinava  seguito da un  altro ancora e così via.
In quella dimensione,  confidenziale e di amicizia personale, era più facile mostrare il proprio animo e parlare di sé stessi e dei propri problemi. Il gruppo iniziale, sempre presente in quelle serate, non superava le  tredici , quattordici persone fra ragazzi e ragazze. Si era valutata l’ipotesi di ripetere l’esperienza delle comunità Hippies americane; ma, alla fine,  si era stati tutti contrari.
Non c’erano le condizioni  per un’esperienza di quel tipo.  Nessuno aveva una particolare abilità artistica, artigianale o lavorativa che potesse dare vita immediatamente ad un percorso comune di lavoro autonomo, con degli introiti  da dividere, per tentare  l’avvio di una comunità. No, era meglio non porsi quell’obiettivo e limitarsi, per il momento, a discutere su come vivere, ad esempio, i sentimenti più intimi in maniera diversa dal passato. Senza sottomettersi all’idea di ripetere i ruoli  sociali prefigurati.
Le discussioni più sentite riguardavano  soprattutto i sentimenti , l’amicizia , il sesso , l’amore.
Se la proprietà privata era un furto come si poteva concepire che si avesse la proprietà di una persona ? L’amore doveva essere libero e seguire sempre il proprio libero impulso. Senza obblighi  e costrizioni. La fedeltà non aveva senso, se era un obbligo.
L’istituzione familiare aveva un senso? Forse, per garantire i figli, si poteva fare un compromesso; ma, solo dopo una normale convivenza e sempre che,  nel frattempo, non si avessero nuovi rapporti.
Antonio seguiva con attenzione questi discorsi e li condivideva;  ma, come tutti, poneva poi il problema di accettare l’evidenza dell’innamoramento.
Non c’era dubbio che  ci si innamorasse  ed allora che senso aveva parlare di libero amore?  Forse, si poteva dire che la libertà non poteva negare  il sentimento particolare nei confronti di una persona speciale. Così tutti accettarono il concetto  che si potesse avere un rapporto “privilegiato”. Un rapporto di coppia speciale che, comunque, doveva essere vissuto in piena libertà da parte dei componenti della coppia  e senza escludere le altre persone, isolandosi.
In quei giorni era  tornato  da Firenze Eugenio, un amico fraterno di Antonio , suo compagno di banco  al Liceo, che si era trasferito in quella città per iscriversi alla facoltà di Architettura.
A tempo perso s’interessava di yoga, meditazione e psicologia di gruppo. Con i suoi amici, a Firenze, aveva sviluppato discorsi molto simili a quelli del gruppo di Antonio. Avevano  vissuto un’esperienza interessante,  chiamata “ psicodramma”, di cui Eugenio era entusiasta, e subito propose ad Antonio di sperimentarla  insieme ai suoi amici.
La proposta fu subito accettata da tutti che, curiosi, aspettarono con impazienza la sera stabilita per provare questa nuova esperienza. Come sempre, l’appuntamento era a casa di Antonio, approfittando della lunga assenza della madre e del fatto che  l’appartamento aveva un ingresso  autonomo ed i vicini , anziani , non venivano disturbati più di tanto.
La musica di sottofondo era d’obbligo e come sempre la preferenza fu accordata ai Pink Floyd. In prima battuta, tuttavia , questa volta  Eugenio  diede disposizione di mantenere le luci centrali del salone tutte accese. Dovevano vedersi bene  e sentirsi. Dovevano, infatti,  lasciarsi andare al ritmo lento della musica  e ,dondolandosi  l’uno davanti all’altro, cominciare a toccarsi per conoscersi , scambiando poi il compagno o la compagna della coppia. Poteva dare l’impressione di un “ tuca tuca” di  Raffaelliana memoria;  ma, lo scopo era quello di superare la barriera del contatto fisico per creare un nuovo più alto livello di confidenza, che avesse anche una componente corporale. Quando l’ambiente si era disteso e ammorbidito. Eugenio fece stendere a turno delle persone per terra chiedendo poi a tutti di toccarle contemporaneamente. Di carezzarle per tutto il corpo , evitando solo le parti intime. Anche Antonio ebbe lo stesso trattamento di tutti e non poté negare la piacevolezza della cosa  unita, per certi versi, ad un certo imbarazzo. Non ebbe tuttavia il tempo di definire meglio le sue emozioni perché, a quel punto, Eugenio diede l’indicazione di separarsi tutti , di spegnere le luci e rimanere  al buio nel più totale silenzio.
Era una sensazione strana. Non c’era niente di cui preoccuparsi. Erano tutti amici ; tuttavia, si avvertiva un sentimento misto fra inquietudine ed empatia. Il tempo passava e l’emozione aumentava. Ad un certo punto, Antonio cominciò a star male e ,quando Eugenio chiese se c’era qualcuno che voleva parlare , non seppe trattenersi dall’esprimere il proprio malessere.
- Cosa senti? Cosa provi? - gli chiese Eugenio?
- Non so perché…. ma sto male. Ho una sensazione di fastidio e di oppressione, qui nel buio. Mi sento a disagio- rispose Antonio
- Cerca di parlare di questo disagio- insistette Eugenio- di che si tratta?
- Ho come la sensazione di sentirvi distanti. Di non essere capito. Come se mi sopportaste, ma  non vi trovaste bene insieme a me -continuò allora Antonio
- Pensi che non ti vogliamo bene? Che non ti consideriamo? - gli chiese Eugenio
- Si…. ho questa sensazione e mi fa stare male. Mi dispiace e mi sento solo.
A quel punto tutti cominciarono a parlare e spiegare ad Antonio che, in realtà, lo apprezzavano e gli volevano bene. Poi, anche altri vollero manifestare il proprio disagio   che fino a quel momento avevano taciuto. La discussione si trasformò così in una vera confessione   collettiva. Il risultato fu che, alla fine, si sentirono tutti molto più amici di prima e uniti da un vincolo quasi di fratellanza. La musica continuava a riscaldare l’atmosfera secondo uno stile “New Age”. Tuti si sentivano più rilassati e cominciarono ad alzarsi ed a ballare sia da soli che in gruppo, muovendosi liberamente. Le coppie si formavano e si alternavano con facilità. Antonio si trovò a ballare in gruppo con Alessandra, una ragazza amica di  Alberto con cui erano usciti alcune volte, con lo stesso Alberto e con  Carla , amica di Alessandra.  Antonio e Alessandra cominciarono a guardarsi più intensamente e rimasero a ballare da soli. Poi, senza neanche pensarci, Antonio baciò profondamente Alessandra che lo corrispose . Continuarono a ballare ancora un po' insieme,   ma dopo si staccarono per ballare autonomamente in mezzo al gruppo in una sinuosa danza  collettiva .
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domenica 7 ottobre 2018

UN MONDO NUOVO - Parte 8





Si videro un pomeriggio, per una passeggiata ed un cinema. Lei era venuta con la sua cinquecento bianca. Lasciarono l’auto vicina al cinema Odeon  in una traversa di Via Umberto e decisero di fare due passi a piedi, visto che mancava una mezz’ora per l’inizio del film.
Laura accettò che Antonio la prendesse sotto braccio  e lui ne approfittò per sfiorarle il seno. Il contatto fra di loro era magico e carico di passione. Svoltarono in una viuzza secondaria , senza gente, e si baciarono a lungo. Non riuscivano a staccarsi e così   fu anche durante tutta la proiezione del film. Il contatto, seduti l’uno accanto all’altra nel buio della sala cinematografica, era ancora più intenso. Antonio  non riusciva a trattenersi e Laura non si tirava indietro. Da quel giorno la loro confidenza diventò sempre più forte e per tutto il tempo che stavano insieme erano appiccicati l’uno all’altra.  Antonio confidò a Laura che per lui era la prima volta e che la desiderava tanto. Lei ne fu contenta e gli confidò che aveva già fatto l’amore con il suo precedente fidanzato. Approfittarono del fatto che la madre di Antonio era in viaggio a Roma dal fratello e andarono a casa sua. La prima volta di Antonio fu  così ,proprio a casa sua. Nel suo letto e amorevolmente guidato da Laura. Quella ragazza lo faceva impazzire! Il piacere di Antonio aumentava, senza che potesse controllarlo, nel seguire la passione di Laura , i cui gemiti diventavano grida seguendo il ritmo dell’amore. Antonio si ritrovò così a fare di nuovo l’amore con Lei e questa volta a lungo , desiderando che non finisse mai e trovando quindi la felicità insieme .
Da quel giorno , ovunque si trovassero erano un corpo solo , una sola passione che li travolgeva. La madre di Antonio stava per tornare a casa e così diventò necessario trovare un posto dove incontrarsi. Antonio trovò una piccola casetta di un vano con bagno  e con la porta d’ingresso affacciata in un cortile di un quartiere popolare a due passi  dalla via  che portava alla Plaja. L’anziana signora  proprietaria lo aveva accolto con simpatia ed avevano concordato un prezzo accettabile per l’affitto. Alberto lo aiutò a portare un letto ed un  materasso nella casetta .Quella mattina , prima di chiedergli la cortesia di aiutarlo, quando Alberto aveva bussato per venirlo a prendere , Antonio , sulla porta di casa , sorridendo gli aveva detto:“ fatto”. Alberto aveva capito subito di cosa si trattava e  sorridendo lo aveva abbracciato forte.
-Bravo Antonio . Ce l’hai fatta! Raccontami com’è stato ?
- Non c’è cosa più bella Alberto e quando la vedi godere ti fa impazzire: È come se trovassi finalmente la casa che hai sempre desiderato! Adesso però mi devi aiutare a traslocare.
Antonio cominciò a raccontargli della casa  presa in affitto e della necessità del trasporto almeno di un letto e di un materasso. Facendo un sondaggio fra gli amici, trovarono una rete pieghevole adatta allo scopo ed un materasso. Così, in un baleno, la casa era arredata.
Antonio e Laura divennero  degli assidui frequentatori di quella casa,  donandosi i loro corpi e la loro passione.
Qualche tempo dopo, Laura invitò Antonio a casa sua  e gli fece conoscere i suoi genitori . Erano persone simpatiche ed aperte. Certo,  fu per loro una sorpresa  vedere che il ragazzo della figlia era di colore. Parlando con il padre di Laura , Antonio  fu contento di capire che era un  progressista e sindacalista . Parlarono a lungo, ma discretamente. Gli chiese quali fossero i suoi progetti per l’avvenire . Antonio gli raccontò che era rimasto senza padre da poco e che contava di laurearsi al più presto e trovare lavoro, cominciando anche dal basso se era necessario. Aveva anche delle aspirazioni per la carriera universitaria, ma la cosa era molto difficile. Certo, era ben conosciuto e stimato da tutti i professori ma non era detto che accettassero di avere come assistente un contestatore . Laura, dopo un po', lo tolse dall’imbarazzo per fargli vedere la sua stanza e si baciarono appassionatamente anche con i genitori di lei a due passi, nell’altra stanza. Laura era molto contenta di quell’incontro ed il giorno dopo volle parlare  con Antonio del loro futuro.
-Antonio  che ne pensi di noi due? Stiamo bene insieme , vero?-disse Laura
- Si! Io ti amo -rispose Antonio
- Anch’io disse Laura e voglio vivere con te. Fidanziamoci  e appena avrai un lavoro potremo sposarci.
- Laura io non credo nella famiglia tradizionale- rispose Antonio- Io voglio essere libero e seguire i miei sentimenti senza ipocrisia: Noi staremo insieme, vivremo insieme fino a quando ci ameremo  ma dobbiamo essere liberi di lasciarci se il nostro amore un giorno dovesse finire: Non possiamo esser schiavi di un’ istituzione ipocrita. Non ne abbiamo bisogno. Il nostro amore e la nostra passione sono più forti di ogni regola.
- Antonio , io non voglio essere la tua amante o qualche cosa di peggio,  che usi e lasci quando vuoi- disse Laura- Io voglio un avvenire  con una persona  che si voglia prendere cura di me. Una persona che si prenda degli impegni importanti per stare con me.
- Laura non ci capiamo- rispose Antonio- Io voglio stare con te. Io ti amo e mi voglio prendere cura di te in un modo nuovo: Noi dobbiamo esser dei compagni di vita , liberi ed uniti affrontando insieme il futuro fino a quando ne saremo convinti : Senza finzioni od obblighi al di fuori del nostro  amore.
Laura non rispose ma era cambiata in volto.
- Così non m’interessa Antonio – gli disse- pensiamo ad una vita diversa ed è meglio che ci pensiamo sopra  tutti e due.

Da quel momento Laura non accettò più di uscire con Antonio, nonostante lui glielo chiedesse ogni giorno ed ogni volta che Lei rispondeva al telefono. Poi cominciò a negarsi . Rispondeva sempre la madre o qualche volta la sorella più piccola . Antonio era distrutto. Vagava per la città  come un cane randagio. Poi ricominciò a parlare con i suoi amici di quello che era successo. Alberto gli diede torto. Se si aveva la fortuna di una passione come quella  perché non pensare al matrimonio? Gli altri invece , specialmente  Maurizio , Mimmo e Beppe erano d’accordo con Antonio. Non si potevano  tornare a seguire le regole della  società che avevano contestato. Dovevano vivere in un modo nuovo. Dovevano capire insieme come si poteva costruire un mondo nuovo!



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