giovedì 28 gennaio 2021

NOMADLAND

 


I nuovi abitanti  di quelle vaste praterie,   dove è nato il sogno d’indipendenza e di libertà  americano per tanti coloni venuti dalla vecchia Europa nel nuovo mondo , oggi sono sempre più rappresentati da  persone che scelgono una vita nomade perché non possono più permettersi di pagare un affitto di casa e condurre una vita “ cosiddetta” normale.

Sono loro i cittadini  di “ Nomadland” il libro di Jessica Bruder  nato  dall’inchiesta  «Dopo la pensione» (vincitrice del Premio Aronson 2015 per il giornalismo sulla giustizia sociale) da cui è stato tratto l’omonimo film del 2020 scritto, diretto, co-prodotto e montato da Chloé Zhao.

 Nonostante siano uno dei paesi più ricchi del mondo, gli USA continuano a non avere una assistenza sanitaria pubblica generalizzata e una valida previdenza sociale . Questa situazione, unita alla crisi economica del 2007, ha accentuato la difficoltà di molte persone, portandole a decidere di vivere la propria marginalità in maniera diversa, mettendosi sulla strada,  spostandosi da una parte all’altra del paese su mezzi di trasporto  dove stabiliscono la propria abitazione, alternando diversi lavori precari e momenti di sosta in cui le persone s’incontrano, si parlano e si raccontano.

 L’idea del film nasce nel corso dell’incontro fra Frances McDormand e Chloé Zhao agli Independent Spirit Awards 2018, a cui entrambe erano candidate.

Le due donne iniziano le riprese nel corso del 2018 e ripropongono all’interno del film anche le storie di personaggi veri,  tratti dalle pagine del libro inchiesta della Bruder,  chiamandoli a recitare se stessi .

La protagonista Fern , interpretata da Frances McDormand, dopo aver perso il marito ed il lavoro ,lascia la casa provvisoria nella città aziendale di Empire, nel Nevada , per attraversare gli Stati Uniti occidentali sul suo furgone, incontrando altre persone che, come lei, hanno deciso o sono state costrette a vivere una vita da nomadi .Nel corso del suo viaggio, Fern incontrerà quindi la vera  Linda May, una grigia sessantaquattrenne che vive viaggiando su di un furgone,  Bob Wells che, provato da tanti anni di sofferenze personali,  è diventato un  punto di riferimento della comunità nomade ed un altro personaggio femminile  come Charlene Swankie.

Questa vita marginale, ma autentica,  ci mostra l’altro lato della società americana. Quello degli ultimi , dei non integrati, di persone che, tuttavia, non accettano di restare in un ruolo secondario , anche se assistito, ma cercano ancora la propria autenticità  e non intendono rinunciare ad uno sguardo libero sul futuro che li aspetta,   anche a costo di condizioni di vita molto difficili.

Questa storia, come tante altre in questo periodo, ci ricorda  la responsabilità che noi  tutti abbiamo  verso coloro che sono rimasti indietro all’interno dei paesi più ricchi o verso quelli che scappano dalla miseria , dalle guerre e dai disastri ecologici.

E’ interessante il fatto che a parlarci dell’America e del suo sogno infranto per tanti suoi cittadini sia una giovane regista cinese come Chloé Zhao, pseudonimo di Zhao Ting,  che opera ormai da anni negli USA all’interno del cinema indipendente, quasi a mostrarci e ricordarci come l’interdipendenza culturale ed umana  all’interno del mondo conosciuto rappresenti sempre un’opportunità di crescita e non un problema.

La storia è disegnata con una bella rappresentazione del senso del viaggio , dei momenti d’incontro fra le persone e della silenziosa riflessione contemplativa dei  grandi spazi naturali  arricchiti dalla intensa colonna sonora curata da Ludovico Einaudi.

Francesc McDormand ci regala un’altra intensa ed essenziale interpretazione del suo personaggio che la pone come sicura candidata al premio Oscar per migliore attrice protagonista.

“ Nomadland” è stato presentato in anteprima l'11 settembre 2020  alla 77° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia  ,vincendo il Leone d’oro per il miglior film.

 La pellicola diretta da Chloé Zhao è stata inoltre  premiata recentemente  da “La National Society of Film Critics”   come “ Miglior Film”  ed anche per le categorie  'Miglior Fotografia', 'Miglior Regista' e 'Miglior Attrice' (Frances McDormand).


martedì 5 gennaio 2021

SOUL (2020)


 

Soul è il nuovo film d’animazione prodotto dalla Pixar Animation Studios (gruppo Disney)  e distribuito, a causa della pandemia in atto,   dal 25 dicembre 2020 sulla piattaforma digitale streaming Disney+.

Il film è diretto da Pete Docter che ha già vinto  due volte l’Oscar  per il miglior film d’animazione  con “UP” nel 2010 e “ Inside Out” nel 2016 . Lo stesso Docter ha curato  anche la sceneggiatura  insieme a Kemp Powers ( co-regista del film)  e Mike Jones.

Come nelle sue opere precedenti,  Docter affronta temi che sono oggetto della riflessione  di ognuno di noi e scava nelle pieghe dell’animo umano  personalizzando le nostre emozioni e sentimenti che, spesso , nelle sue storie ,acquistano delle sembianze viventi.

In questo film , seguendo la storia  di Joe Gardner, un insegnante di musica  delle scuole medie  grande innamorato della musica jazz ed ottimo  pianista,  si addentra in quelle che sono le spinte vitali, le passioni ed il modo di essere     che ci permettono di vivere con pienezza la nostra esistenza.

Proprio nel momento in cui ha la possibilità di coronare il suo sogno di entrare nella band di una leggenda del jazz come Dorothea Williams , lasciando il suo lavoro stabile come insegnante che non lo soddisfa, Joe Gardner si troverà improvvisamente, in seguito ad un incidente, proiettato fuori dal mondo reale e con la sua anima separata dal corpo.

Solo riuscendo a riunirle  potrà tornare sulla terra e suonare nella band.

 La favola  e la storia animata ci consentono quindi, seguendo le gesta ed i problemi di Joe,  di riflettere metaforicamente sulle condizioni che devono essere realizzate per permettere  di vivere in armonia il tempo della nostra vita .

Seguiremo Joe nell’Al di là  dove alla fine riuscirò ad arrivare nell’Ante Mondo dove entrerà nel ruolo di “ Mentore” cercando di motivare l’anima numero  "22", che per oltre mille anni  non ha mai trovato la propria passione per la vita sulla terra  dove si rifiuta di andare.

Sarà proprio l’incontro fra queste due personalità, così diverse e a tratti opposte,  e la casualità, che permetterà ad ognuna delle due di ritrovarsi a vivere la vita dell’altro,  a consentire la riunificazione dell’anima e del corpo  di Joe in un nuovo equilibrio ed armonia con cui vivrà la sua nuova vita,  mantenendo la sua passione per il jazz senza tuttavia  isolarsi in essa.

In questo modo riuscirà ad amare anche le cose e le persone più semplici e tutti gli altri momenti ed aspetti  della sua nuova vita.

Un film quindi che, pur restando nel gioco dell’animazione  caro ai bambini, si dimostra interessante e toccante anche per il mondo adulto.

 Un’occasione quindi ,  per godere della magia del cinema ,tutti insieme , grandi e piccoli , davanti al piccolo schermo, come è accaduto spesso, anche nel passato, nei confronti  del mondo Disney.

venerdì 1 gennaio 2021

The Midnight Sky

 



Le immagini  di un pianeta avvolto da una coltre di atmosfera a tratti irrespirabile ci trasmettono il grido di dolore e la richiesta di aiuto di un’umanità che rischia la propria estinzione.

La lotta per la sopravvivenza della specie umana vede una possibile speranza nella colonizzazione di un nuovo pianeta il K-23 di cui la spedizione  della nave spaziale Aether ha verificato le condizioni di accoglienza per la vita umana.

Il film ci trasmette  anche un altro concetto importante : quello della responsabilità nei confronti dei nostri cari che non può essere mai trascurata anche quando siamo impegnati in compiti che giudichiamo importanti  o addirittura indispensabili .

Nessuno può sostituirci in questo compito e ,nel momento della verità, la nostra responsabilità è stare vicini a loro o per offrire una possibilità di salvezza o per passare insieme quello che resta ancora da vivere.

Augustine Lofthouse ( George Clooney)  è un astronomo che  ha dedicato la sua intera  vita alla ricerca scientifica  ed è uno degli artefici della individuazione del pianeta K-23 , un satellite di Giove, come  possibile  ambiente vivibile per gli esseri umani , con la  presenza di un’atmosfera  e di un clima adatti. Siamo nel 2049 e Augustine vive, ormai malato terminale, da solo all’interno di una stazione  scientifica del Polo Nord. Una  delle poche zone ancora abitabili, dove si è rifugiato  dopo aver deciso di non seguire gli altri esseri umani nei rifugi sotterranei, creati per sfuggire all’aria irrespirabile presente  in superficie.

Da quella posizione , egli  cerca di mettersi in contatto con la nave spaziale Aether, di ritorno dalla sua missione spaziale,  per avvisare l’equipaggio  che una serie di cataclismi ha reso ormai la vita sulla terra impraticabile  e che l’unica speranza per loro è il ritorno verso il pianeta K-23

All’interno di questo racconto, che  è l' adattamento cinematografico del romanzo del 2016 “ La distanza tra le stelle (Good Morning, Midnight)” scritto da Lily Brooks-Dalton, l’attenzione  si sposta  poi sulla psicologia ed il sentimento dei diversi protagonisti,  mostrandoci quelli che sono i loro affetti più cari, come li hanno vissuti e la responsabilità della loro cura  che diventa , in questo momento, il motore delle loro azioni.

Il rapporto di Augustine con la propria  figlia, ad esempio, è stato sempre complesso ed è uno dei temi centrali del racconto. Alla fine, tuttavia,   egli lo  recupererà pienamente  e sarà felice  del fatto che tutte le sue ricerche scientifiche ed i suoi sforzi  avranno contribuito a trovare la strada per la  sua salvezza . 

Forse, la sceneggiatura di Mark L. Smith poteva essere più avvincente,  curando maggiormente la complessità dei dialoghi , specialmente durante i flashback. La stessa sequenza delle scene finali poteva essere  più evidente e chiara per regalare, anche allo spettatore meno attento, il senso del contenuto trasmesso.

Rimane comunque un film che riesce a smuovere l’animo di chi lo guarda verso una maggiore attenzione al tema della sostenibilità della vita nel nostro pianeta ,che deve diventare  centrale all’interno delle scelte sociali e politiche del nostro tempo.

Da sottolineare la bella fotografia e la colonna sonora di Alexandre Desplat , già vincitore nella sua carriera di due premi Oscar per la colonna sonora dei  film  “Grand Budapest Hotel” e “La forma dell’acqua”.

Ottimo il cast che, oltre a George Clooney, vede la presenza di  Felicity Jones, Kyle Chandler, Demian Bichir e David Oyelowo.

George Clooney, in questi ultimi anni, ha  fatto dell’impegno umanitario uno dei cardini della sua vita e ad esso  ha unito la denuncia del grave problema ecologico che interessa l’intero pianeta.

 In questo modo si è collocato all’interno di quello che è ,a mio parere, un grande movimento mondiale di opinione che sta progressivamente assumendo i caratteri della richiesta di un vero cambio di civiltà e che vede protagonisti esponenti  del  mondo intellettuale , religioso  e politico per la realizzazione di un nuovo grande “Green New Deal”.

 

 


mercoledì 16 dicembre 2020

L'incredibile storia de l'Isola delle Rose


 

Quando Gabriella , interpretata da una bravissima Matilda De Angelis, si rivolge a Giorgio ( Elio Germano) con la  frase : “L’importante é cambiare il mondo ….. no..?  O almeno provarci! “ , Sydney Sibilia esprime con chiarezza il sentimento che ha guidato quei giovani nella loro pazza impresa e che è poi il punto centrale del film. Non a caso era il 1° maggio del 1968 quando la “ Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj “( nome in esperanto dell’isola delle rose)  dichiarò unilateralmente la propria indipendenza , con Giorgio Rosa come "Presidente". Contemporaneamente tutta l’Europa era attraversata dalla contestazione studentesca  e proprio quel mese di maggio sarebbe rimasto nella storia come “il maggio francese” , indicando i giorni della rivolta studentesca in Francia.

 

Quell’atmosfera di sfida nei confronti delle regole  e delle istituzioni  in nome dell’immaginazione , della creatività , del perseguimento della piena libertà e della possibilità di essere felici erano uno dei valori guida di quella generazione di giovani. Quegli stessi valori sono il motore che guida il giovane ingegnere Giorgio Rosa  a tentare di realizzare la sua impresa: la creazione  di un mondo nuovo, una piccola isola al di fuori delle acque territoriali Italiane e quindi della sua giurisdizione.

Un posto dove essere totalmente liberi di realizzare la vita che si desidera anche se non  si sa bene in cosa consista.

Il fatto “ incredibile” è che il film “ L'incredibile storia de l'Isola delle Rose,diretto da Sydney Sibilia è ispirato da una storia vera, quella dell’isola delle rose,  la piattaforma artificiale creata dall'ingegnere Giorgio Rosa  al largo di Rimini , divenuta micronazione il 1º maggio 1968 e demolita  dal Governo Italiano nel febbraio del 1969 con un atto che potremmo definire di guerra . Nei titoli di coda  del film  si rivela inoltre come il Consiglio d'Europa,  avesse  rifiutato di pronunciarsi sulla questione giudicandola un contenzioso ristretto a due entità sovrane, riconoscendo in questo modo, seppure implicitamente, l’indipendenza dell'Isola delle Rose.

Sydney Sibilia,  che ha curato la sceneggiatura  del film insieme  a Francesca Manieri (con cui ha collaborato in precedenza in diversi film della serie “ Smetto quando voglio”), ci conduce nella parte iniziale della storia con una gradevole leggerezza sottolineando la creatività e la genialità del protagonista e contemporaneamente il suo relativo disadattamento nei confronti di una vita secondo delle regole che spesso considera superate ed inutili. Sarà successivamente l’importanza dell’impresa realizzata a far prendere coscienza ai protagonisti ed agli spettatori della necessità del confronto con le strutture istituzionali esistenti, che non possono essere evitate o addirittura ignorate se si vuole “ cambiare il mondo”. Alla leggerezza della fase iniziale del film fa dunque da contraltare l’emozione e la tensione della parte finale  sostenuta anche dall’utilizzo della grande musica del brano  di Barry McGuire “ Eve of distruction” , una delle canzoni simbolo dei movimenti pacifisti degli  anni sessanta /settanta. Bello anche risentire, alla fine , il brano “ Sole spento” di Caterina Caselli .

Ottimo il cast del film che vede la presenza di Elio Germano ( Giorgio Rosa) Matilda De Angelis( Gabriella) Fabrizio Bentivoglio( On. Franco Restivo), Luca Zingaretti ( il Presidente Giovanni Leone) e la partecipazione del grande attore francese François Cluzet ( Jean Baptiste Toma , il presidente del Consiglio d’Europa).

 


giovedì 3 dicembre 2020

ELEGIA AMERICANA

 



Elegia  americana “ è il titolo  italiano del film “ Hillbilly Elegy”(2020) diretto da Ron Howard  e distribuito sulla piattaforma Netflix , che, in questo periodo di pandemia,  consente ancora la visione della nuova produzione cinematografica, in attesa di poterla gustare di nuovo  nelle sale fisiche .

Il film è l’adattamento cinematografico dell’omonimo libro  autobiografico di J.D. Vance  del 2016, con la sceneggiatura  di Vanessa Taylor , che può annoverare  fra i suoi lavori  anche  quella del film  la “ Forma dell’acqua”.

Nello stesso titolo del  libro ,da cui è tratto il film, ci sono alcuni elementi importanti che caratterizzano l’opera. Il primo fa riferimento al termine “elegia”  che si lega  ad un tipo di componimento con forti componenti autobiografiche , malinconiche e compassionevoli. Il secondo fa riferimento agli “ Hillbilly” , i protagonisti della storia, un termine con cui sono identificati i   grossolani montanari della regione dei monti Appalachi. Il terzo è presente nel sottotitolo del libro  in cui si parla della  “Biografia di una famiglia e una cultura in crisi” .

La storia raccontata non è quindi solo quella di una famiglia;  ma, per assonanza, quella di un’intera comunità. Essa ci racconta,  in breve, la sua cultura , la sua storia,  la sua crisi ed i termini delle scelte che stanno alla base della sua  possibile evoluzione .

L’America raccontata da J.D. Vance è quella degli Hillbillies  , termine con cui vengono identificati  i componenti della comunità che vive nella zona degli Appalachi, la catena montuosa che corre parallela alla costa orientale del Nordamerica, dal Canada sino all’Alabama. La maggior parte di essi  è di origine  nordirlandese e scozzese, di religione protestante, con un  forte senso della famiglia  ed un attaccamento alle proprie tradizioni culturali  che si ritrovano anche nel  bluegrass, la musica tradizionale degli Appalachi.

La regione e i suoi abitanti,   fino alla metà  del XX secolo, avevano goduto di un benessere economico legato alla  produzione del ferro e dell’acciaio; ma .successivamente , in seguito alla crisi del settore , le condizioni di vita  erano peggiorate costringendo molte famiglie ad emigrare  o a rassegnarsi ad una costante  marginalità e povertà.

Questa è anche la storia della famiglia  Vance  che da Jackson, in Kentucky, si trasferisce a Middletown, Ohio dove  dopo un periodo di inziale benessere  la situazione peggiorerà  enormemente .

Il film ci mostra, infatti, un giovane J.D. Vance crescere insieme alla sorella  in un ambiente dominato dalla miseria e dalla violenza domestica, con una madre instabile psicologicamente e tossicodipendente, dei patrigni  disoccupati ( che la madre cambia continuamente) , vicini di casa alcolisti capaci solamente di sopravvivere con i sussidi e lamentarsi del governo, in una regione con alti tassi di disoccupazione e di abbandono scolastico.

 Per il giovane Vance ,invece, tutto cambia quando la famiglia passa dei periodi di tempo dai nonni, a Jakson nel Kentucki.

Lì, la cultura della comunità , prevalentemente dedita a lavoro agricolo , è più compatta e più salda e la figura della nonna ,pur  di carattere irascibile e violento, è assertiva e rappresenta un valido punto di riferimento.

La lezione fondamentale che la nonna cerca d’impartire al nipote è quella di uscire dalle dinamiche di marginalità ed autocommiserazione, per assumere un atteggiamento positivo tendente al  miglioramento ed alla  mobilità sociale: “il sogno americano” .

Il film ,come il libro, ci  raccontano  la storia di un riscatto personale : quello di J.D Vance. Egli , dopo il diploma, decide di prendersi una pausa dagli studi  ed entra nel corpo dei Marine , dove rafforza la fiducia in se stesso ed impara ad apprezzare l’importanza del duro lavoro e della disciplina  che, successivamente, gli consentiranno  di entrare nella prestigiosa  Scuola di legge di Yale e marciare verso l’obiettivo di diventare un avvocato di prestigio.

Questo riscatto , tuttavia, non può prescindere dalla necessità di rapportarsi in maniera positiva con la propria famiglia di origine e la comunità di appartenenza. Sia il romanzo che il film cercano di sviluppare  in maniera ampia questo aspetto,  riaffermando la tesi della possibilità della mobilità sociale .

 Questo, forse, è il punto più controverso  e  che si presta maggiormente  al dibattito ed alla riflessione  per niente ovvia o scontata .

 Secondo Vance  la strada del riscatto può essere quella vincente  anche per la sua comunità di appartenenza ; ma in questo,  forse, non sono sufficientemente  considerate le condizioni strutturali  che, in qualche modo secondo diversi economisti, impediscono a questo meccanismo di funzionare .

 Probabilmente, i due aspetti sono entrambi presenti . Da un lato c’ è una responsabilità  della  classe degli emarginati e dei poveri  a cadere in uno stato di  autocommiserazione, di rabbia , di autodistruzione;  ma, dall’altro, è anche probabile che non vi siano le premesse  per un miglioramento delle condizioni di vita generali di quella comunità  se non si procede ad un cambiamento strutturale della situazione.

Nel suo libro  Vance  insiste  sulla  negatività dell’atteggiamento di autocommiserazione  che  autoesclude la maggior parte della comunità povera  da un processo di mobilità sociale  e dice : “C’era, e c’è ancora, l’idea che quelli che ce la fanno si possano dividere sostanzialmente in due categorie. La prima è quella dei fortunati: vengono da famiglie ricche che hanno i contatti giusti (…). La seconda è quella dei meritevoli: sono nati con un cervello fino e non potrebbero fallire neanche se ci provassero».

Il film e la storia si soffermano pertanto  maggiormente sull’aspetto personale  ed individuale  senza considerare a sufficienza le condizioni strutturali e le loro problematiche presenti. L’aspetto positivo è comunque rappresentato dal fatto che il protagonista si senta comunque parte di una comunità, anche quando ne contesta gli aspetti che non condivide e riesca,, attraverso il perdono dei comportamenti negativi della madre che lo hanno più volte penalizzato, ad assumere una nuova responsabilità ed un ruolo di guida all’interno del suo gruppo familiare. E’ questo il momento più  vivo del film che per il resto, in certe sue parti,  pecca per l’eccessiva caratterizzazione stereotipata dei personaggi.

 Tutto questo penalizza, a mio parere,  anche le  buone interpretazioni di Glenn Close ( Mamaw Vance) e Amy Adams ( Bev Vance). Interessanti e positive le prove di  Gabriel basso ( J.D.Vance )  e Haley Bennet( Lindsay Vance). Sempre di buon livello la colonna sonora con le musiche di Hans Zimmer e David Fleming.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


venerdì 27 novembre 2020

Mayrig- Quella strada chiamata Paradiso


 

 Dopo diversi anni di silenzio cinematografico, il regista Henri Verneuil ,ormai settantenne, ha realizzato fra il 1991 ed il 1992 due film, di carattere sostanzialmente autobiografico , che ripercorrono le vicende  di una famiglia armena  che , sfuggita al genocidio  compiuto dall’Impero ottomano agli inizi del secolo scorso, si rifugia in Francia, nella città di Marsiglia.

Il primo film “ Mayrig “, che in lingua armena significa madre, è dedicato , nella prima parte, alla rappresentazione delle scene del martirio subito da quella popolazione,  costretta ad estenuanti marce  verso il proprio sterminio.

Paradossalmente in una scena il regista ci mostra proprio dei cavalieri Curdi ( oggetto di successive persecuzioni da parte dei governi turchi) massacrare insieme a componenti dell’esercito turco  i prigionieri armeni che, assetati , dopo lunghe giornate di marcia cercavano di dissetarsi, bevendo da una pozza d’acqua del terreno. Arresti e deportazioni coinvolsero circa 1.200.000 persone nelle cosiddette marce della morte e  centinaia di migliaia di loro morirono per fame, malattia o sfinimento.

Il film, successivamente, si concentra  sulle vicende della  famiglia Zakarian  che , sfuggita  alla persecuzione turca, arriva a Marsiglia , grazie ai buoni rapporti esistenti  fra la Francia e la popolazione armena nel periodo della prima guerra mondiale e successivo.

 Ci mostra le sue difficoltà d’inserimento , i sacrifici e gli sforzi del  loro percorso d’integrazione, costellato  anche da umiliazioni, ma vissuto con una grande forza d’animo ed assistito da una cultura profonda radicata nelle  proprie origini che rimarrà sempre un punto di forza della loro vita.

 La madre Mayrig e le sue sorelle  saranno di grande aiuto alla sopravvivenza familiare con la loro abilità nel cucito che le porterà ad ottenere  commesse di lavoro  come camiciaie e successivamente a mettere in  proprio l’attività con un laboratorio aperto al pubblico.

Come non ricordare, per affinità, l’abilità delle nostre madri e sorelle nella riparazione degli indumenti , nella cucitura degli orli , nella realizzazione degli abiti  femminili  negli anni cinquanta e sessanta del novecento !

Grazie a tutto questo il piccolo Azad Zakarian ( il vero nome del regista Henri  Verneuil) frequenterà una ottima scuola di Marsiglia e alla fine del suo percorso  scolastico  conseguirà la laurea in ingegneria che festeggerà in famiglia  con un dolcissimo valzer ballato  con la madre( Claudia Cardinale) in quella strada chiamata paradiso dove si trova la loro abitazione , sotto gli occhi commossi del padre Hagop ( Omar Sharif).

Il secondo film continua la storia mostrandoci  un Azad ormai adulto che è diventato un autore teatrale di successo, che vive il privilegio e le lusinghe della fama e della ricchezza, ma che ha  cambiato il proprio nome in  quello di Pierre  Zakar, accettando di mettere in una sorta di  penombra  le proprie origini.

La narrazione ci mostrerà invece il percorso di riappropriazione da parte  di Pierre Zakar  della propria cultura familiare  e delle proprie origini armene fino alla ripresa del proprio cognome originario , tanto desiderato dai propri piccoli figli.

La bellezza è che tutto questo , come del resto è accaduto nel primo film , ci viene narrato privilegiando un senso di ricerca dell’armonia e di quei tratti culturali della propria origine familiare che sono il vero valore ritrovato nella vita di Azad ( che in Armeno significa “ Libero”).

E’ una cultura semplice , formalmente rispettosa delle persone e che vede nella famiglia il centro della vita sociale e degli affetti.

La cultura  di un popolo del medio oriente, come quello Armeno,  che ci mostra come   sia sempre possibile  l’integrazione   fra persone di cultura diversa, mantenendo il valore delle proprie origini ,nel segno del rispetto e della ricerca comune  dell’armonia nella propria vita.

Due film che, insieme, rappresentano una storia  che ci lascia momenti di riflessione e di verità.

Piena di sentimento e partecipazione è  l’interpretazione dei tre principali protagonisti :  Claudia cardinale ( Mayrig), Omar Sharif ( Hagop)  e Richard Berry ( Azad Zakarian -Pierre)  

Con queste opere Daniel Verteuil, ritornando in qualche modo a guardare agli anni della sua vita , conclude la sua carriera di regista cinematografico .

Nel 1996 a riconoscimento del suo valore artistico gli verrà conferito un premio  César onorario  (premio alla carriera) ed entrerà a far parte dell'Accademia delle Belle Arti.

 

 

 

 

 

 

 

 


venerdì 20 novembre 2020

NIAGARA

Le cascate del Niagara River erano sempre state nella mia fantasia uno dei simboli degli USA e una delle mete immancabili di un possibile viaggio in quel paese. Quante volte ne avevo parlato , soffermandomi anche su di un film del 1953 ( Niagara) ambientato proprio in prossimità di quel luogo magico. Ricordavo sempre, a tal proposito ,la bellezza prorompente e provocante di Marilyn Monroe e le scene drammatiche incorniciate dallo scorrere dell’acqua delle cascate.



Dopo tanti anni il sogno stava per avverarsi . Quel  giorno la mattina  , partiti da New York, avevamo già lasciato alle nostre spalle il Watkins Glen State Park, nel cuore della regione dei Fingers Lakes, dove avevamo attraversato nel corso di una passeggiata il Watkins Glen Canyon per visitarne le belle cascate. Dopo , superando il lago Seneca, eravamo ormai in prossimità del Niagara e delle sue cascate dalla parte del versante americano dove si visitano le Goat island e la Luna Island che separano la parte delle cascate americane da quelle canadesi.

Il Niagara River, che congiunge i laghi Erie e Ontario, si allarga infatti moltissimo  formando ben 3 cascate: le Horseshoe Falls, sul versante canadese, le American Falls, sul versante americano, separate da quelle canadesi dalla Goat Island, un isolotto in mezzo al fiume che divide il corso d’acqua e le Bridal Veil Falls, divise, anche se vicinissime, dalle americane da un sottile lembo di terra detto Luna Island.

Nel primo ‘pomeriggi arriviamo al Niagara Falls State Park  per iniziare la visita delle cascate.

 



Il Niagara Falls State Park ,un parco statale della Contea di Niagara nello Stato di New York , è forse uno dei più antichi degli Stati Uniti e contiene  le American Falls e le Bridal Veil Falls. Al suo ingresso possiamo  subito osservare la statua del grande scienziato Nikola Tesia   che  realizzò il primo motore a sfruttare l'energia idroelettrica delle cascate. Questa  è stata la prima centrale idroelettrica di  più grande  potenza al mondo.

 




E subito dopo ecco  esplodere  la visione della bellezza naturale  del Niagara  che scorre impetuosamente davanti a noi







e subito dopo il suo incredibile salto





E’ un fragore di suoni ed un lampeggiare d’immagini nella mente questo primo approccio con le cascate .E’ già pomeriggio e ci spostiamo verso la cittadina  di Niagara Falls passando il confine con il Canada dove passeremo la sera e la notte  e potremo ammirare  i meravigliosi giochi di luci e colori delle cascate sia del lato americano che canadese.

 

Niagara Falls è una  cittadina situata  nella provincia dell' Ontario lungo la sponda del  fiume Niagara , di fronte alle omonime cascate. Il fiume Niagara la separa  dalla omonima città gemella   degli Stati Uniti. La località ha avuto un grande sviluppo turistico  e vi sono tantissimi alberghi, bar , ristoranti , parchi gioco e casinò che l’hanno trasformato in una specie di Las Vegas canadese.













Ma lo spettacolo più affascinante è costituito dalle cascate  illuminate . Ecco   le Horseshoe Falls




E  quelle del versante americano. Le American Falls e le Bridal Veil Falls





Splendido e suggestivo!


L’indomani  ci organizziamo per  osservare da vicino la maestosità delle cascate imbarcandoci  sul battello  Maid of the Mist. 

Scendiamo lungo la scala di accesso all’imbarco ed eccoci a bordo



Indossiamo tutti le impermeabili rosse per proteggerci dagli spruzzi  ed eccoci  subito in partenza  per le  Horseshoe Falls







Quindi ci dirigiamo verso le American Falls e le Bridal Veil Falls










Siamo stati davanti ad una delle meraviglie e degli spettacoli naturali più belli del mondo.

 

Completiamo il nostro giro  di visita del Niagara  dirigendoci verso la cittadina di Niagara-on-the-Lake, nella provincia canadese dell’Ontario, e situata sulle rive del fiume Niagara ed il lago Ontario.

E’ una località tranquilla ed immersa nella natura dove  concluderemo la nostra  giornata .

Ecco alcune immagini della cittadina





E quelle del lago Ontario



IL nostro viaggio  lungo  ed attorno al Niagara  si conclude qui.